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23/11/2022
Come possiamo compensare le nostre EMISSIONI? A cena con Marco Magini di South Pole
Ospiti della cucina di @Chef in Camicia abbiamo invitato Marco Magini di South Pole per farci raccontare cosa vuol dire compensare le proprie emissioni di CO2 e come un'azienda può ridurre l'impatto ambientale delle proprie attività Ai fornelli un inedito Alessandro Tommasi (CEO e Co-founder di Will) che, insieme alla nostra autrice Luna Esposito, ci propone un'alternativa a un tradizionale piatto cardine della cucina romana... la carbonara di zucchine! ♻️ Will ha deciso di intraprendere un percorso di misurazione, riduzione e compensazione delle emissioni con Carbonsink (a South Pole company), leader nello sviluppo di strategie climatiche, con l’obiettivo di implementare una vera strategia climatica a lungo termine e ridurre il nostro impatto in termini di emissioni. ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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21/11/2022
Com'è andata la COP27?
Nel post pubblicato a novembre 2021 commentavamo gli scarsi progressi della COP26, l'edizione di Glasgow del vertice mondiale sul clima, che lasciava diverse questioni aperte. Dicevamo che avremmo scoperto di più il suo valore dopo questa COP27 a Sharm el-Sheikh. La COP27 ora è finita, e si è chiusa con un mix di risultati incoraggianti e scoraggianti. Si è riusciti a siglare un accordo finora mai raggiunto, che assegna ai maggiori inquinatori la responsabilità di pagare i danni per la distruzione climatica dei Paesi che hanno contribuito di meno a creare e alimentare questa crisi. Ci vorranno un altro paio di anni di trattative per riuscire a mettere effettivamente in pratica questo accordo. Per esempio non è ancora chiaro chi avrà il dovere di contribuire e chi potrà beneficiarne. Ma aver dedicato uno spazio a questo tema nel testo finale dell'accordo si può considerare già una conquista. Per il resto, si è ottenuto poco. Non si è trovato un accordo sulla riduzione dell'uso dei combustibili fossili, e il testo finale non solo si concentra solo sull'eliminazione graduale del carbone, ma considera il gas – prodotto ed esportato in misura massiccia dal Paese ospitante, l'Egitto – come una fonte di energia alternativa a basso impatto. Si è poi parlato poco o niente di rafforzamento delle ”nationally-determined contributions” (NDCs), cioè gli impegni climatici che ogni Paese deve rispettare per stare dentro l'obiettivo di contenimento dell'aumento delle temperature entro 1,5°C. E così anche quest'anno lo chiudiamo in attesa di accordi politici più incisivi, dicendoci che vedremo cosa succederà l'anno prossimo. COP28 si terrà a Dubai, negli Emirati Arabi: un altro Paese che gioca un ruolo importante nella scacchiera internazionale delle emissioni. #COP27 #Ambiente #Sostenibilità #Clima ... Leggi di più Leggi meno
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19/11/2022
Le conferenze sul CLIMA servono a qualcosa?
Sì è appena conclusa la COP27. Ma in generale, nella storia, queste conferenze sono mai servite a qualcosa? Risponde il nostro Mattia Battagion.
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18/11/2022
Abbiamo già SALVATO IL MONDO una volta, possiamo rifarlo
Vi ricordate del buco dell'ozono? È stata l'ultima grande crisi climatica, in cui siamo riusciti a fare qualcosa che oggi sembra impossibile: il mondo intero si è seduto al tavolo delle trattative. Il protocollo di Montreal, per l’eliminazione graduale dei CFC, è forse il trattato internazionale più riuscito di tutti: è l’unico a essere stato firmato da tutti i paesi del mondo. La produzione e l’utilizzo di CFC sono stati resi illegali nei paesi ad alto reddito dal 1996, e nei paesi a basso reddito dal 2010. Questo vuol dire che abbiamo chiuso il buco dell’ozono? Non ancora. Il CFC infatti resta nell’atmosfera per circa 50 anni, e una volta eliminata la sua produzione ci vorrà un po’ prima che smetta di interferire con l’ozono. Proprio la scorsa estate è stato scoperto un buco nell’ozono tra i più gran di mai registrati. Ma questo non vuol dire che gli sforzi sono stati inutili. Vuol dire, semplicemente, che dovremo avere pazienza. È utile però riflettere su cosa sarebbe successo se non avessimo fatto niente: entro il 2040 tutto l’ozono sarebbe scomparso dall’atmosfera. La nostra Silvia Lazzaris ripercorre la storia dell'ultima volta in cui abbiamo salvato il mondo, o meglio, in cui abbiamo salvato noi stessi e la nostra sopravvivenza sul Pianeta. Ora fronteggiamo un'altra crisi, quella climatica: perché non provarci di nuovo? ... Leggi di più Leggi meno
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15/11/2022
Studiare la crisi climatica all'Università di Barcellona
Dal 2024 tutti gli studenti e lo staff (docente e non) dell'Università di Barcellona dovranno frequentare un corso obbligatorio sulla crisi climatica. Una decisione arrivata dopo che l'Università ha accettato le richieste degli attivisti dell'organizzazione End Fossil Barcelona che occupavano la sede storica da una settimana chiedendo maggiore attenzione e urgenza su questo tema. La novità principale di questo corso rispetto ad altre iniziative simili riguarda il fatto che sarà obbligatorio per tutti: 14 mila studenti più 6 mila membri dello staff. Una corretta formazione sulla crisi climatica è un passo fondamentale per creare consapevolezza riguardo il consenso scientifico attorno al cambiamento climatico e l'urgenza di agire su tutti i settori. Secondo uno studio del King's College, infatti, nei Paesi europei in media la popolazione pensa che solo il 68% degli scienziati sia d’accordo sul fatto che il cambiamento climatico che stiamo vivendo è causato dall’uomo. Quel numero nella realtà è il 99,9%. Per questo la decisione dell'Università di Barcellona è vista come apripista per tante altre istituzioni che hanno da tempo dichiarato la volontà di formare trasversalmente sulla crisi climatica e che ora hanno un precedente autorevole da cui prendere esempio. Per decidere i contenuti del corso si riunirà un comitato di esperti e accademici, per il 60% nominato dagli attivisti, che spazierà da professori di economia e scienze sociali ad esperti dell'IPCC, l'organizzazione tecnica delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Se il primo passo per trasformare un sistema è educare e informare correttamente sui cambiamenti in atto, questa mossa dell'Università di Barcellona è sicuramente un passo avanti verso questa direzione. ... Leggi di più Leggi meno
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14/11/2022
Sforeremo gli 1,5°C
C'è una cattiva notizia e una piccola buona notizia. La cattiva: non stiamo facendo abbastanza. Dovremmo fare di più, molto di più. UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, nel suo ultimo rapporto ha dimostrato che con gli attuali impegni dei governi non riusciremo a contenere l’aumento delle temperature entro l’ultima soglia considerata sostenibile: +1,5° C rispetto all’era pre-industriale. Secondo le stime, con le politiche attuali la traiettoria di aumento della temperatura media è di +2,8°C. L'impegno deve essere decisamente maggiore, soprattutto quello da parte dei governi nello stabilire e rispettare line guida più stringenti ed efficaci Ma i dati ci raccontano anche che nel 2022 le emissioni globali da combustibili fossili sono cresciute molto meno di quanto ci si sarebbe aspettato in uno scenario di pandemia, crisi energetica e guerra. La nuova analisi delle emissioni dell'UE dimostra infatti che la produzione di CO2 è diminuita del 5% negli ultimi tre mesi, con addirittura un'accelerata di -8% in ottobre. Questa, oltre ad essere una buona notizia, ci dimostra che siamo in grado di cambiare. Siamo in grado di invertire il trend per contrastare la crisi climatica. Il punto è mettere in atto queste azioni, fin da subito e coinvolgere tutti i settori. I lavori della COP27 in corso in questi giorni in Egitto, da questo punto di vista, sono fondamentali. Ci riusciremo? ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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14/11/2022
E se studiare la crisi climatica fosse obbligatorio?
Dal 2024 tutti gli studenti e lo staff (docente e non) dell'Università di Barcellona dovranno frequentare un corso obbligatorio sulla crisi climatica. Una decisione arrivata dopo che l'Università ha accettato le richieste degli attivisti dell'organizzazione End Fossil Barcelona che occupavano la sede storica da una settimana chiedendo maggiore attenzione e urgenza su questo tema. La novità principale di questo corso rispetto ad altre iniziative simili riguarda il fatto che sarà obbligatorio per tutti: 14 mila studenti più 6 mila membri dello staff. Una corretta formazione sulla crisi climatica è un passo fondamentale per creare consapevolezza riguardo il consenso scientifico attorno al cambiamento climatico e l'urgenza di agire su tutti i settori. Secondo uno studio del King's College, infatti, nei Paesi europei in media la popolazione pensa che solo il 68% degli scienziati sia d’accordo sul fatto che il cambiamento climatico che stiamo vivendo è causato dall’uomo. Quel numero nella realtà è il 99,9%. Per questo la decisione dell'Università di Barcellona è vista come apripista per tante altre istituzioni che hanno da tempo dichiarato la volontà di formare trasversalmente sulla crisi climatica e che ora hanno un precedente autorevole da cui prendere esempio. Per decidere i contenuti del corso si riunirà un comitato di esperti e accademici, per il 60% nominato dagli attivisti, che spazierà da professori di economia e scienze sociali ad esperti dell'IPCC, l'organizzazione tecnica delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Se il primo passo per trasformare un sistema è educare e informare correttamente sui cambiamenti in atto, questa mossa dell'Università di Barcellona è sicuramente un passo avanti verso questa direzione. ... Leggi di più Leggi meno
Policies
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14/11/2022
E se studiare la crisi climatica fosse obbligatorio?
Dal 2024 tutti gli studenti e lo staff (docente e non) dell'Università di Barcellona dovranno frequentare un corso obbligatorio sulla crisi climatica. Una decisione arrivata dopo che l'Università ha accettato le richieste degli attivisti dell'organizzazione End Fossil Barcelona che occupavano la sede storica da una settimana chiedendo maggiore attenzione e urgenza su questo tema. La novità principale di questo corso rispetto ad altre iniziative simili riguarda il fatto che sarà obbligatorio per tutti: 14 mila studenti più 6 mila membri dello staff. Una corretta formazione sulla crisi climatica è un passo fondamentale per creare consapevolezza riguardo il consenso scientifico attorno al cambiamento climatico e l'urgenza di agire su tutti i settori. Secondo uno studio del King's College, infatti, nei Paesi europei in media la popolazione pensa che solo il 68% degli scienziati sia d’accordo sul fatto che il cambiamento climatico che stiamo vivendo è causato dall’uomo. Quel numero nella realtà è il 99,9%. Per questo la decisione dell'Università di Barcellona è vista come apripista per tante altre istituzioni che hanno da tempo dichiarato la volontà di formare trasversalmente sulla crisi climatica e che ora hanno un precedente autorevole da cui prendere esempio. Per decidere i contenuti del corso si riunirà un comitato di esperti e accademici, per il 60% nominato dagli attivisti, che spazierà da professori di economia e scienze sociali ad esperti dell'IPCC, l'organizzazione tecnica delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Se il primo passo per trasformare un sistema è educare e informare correttamente sui cambiamenti in atto, questa mossa dell'Università di Barcellona è sicuramente un passo avanti verso questa direzione. ... Leggi di più Leggi meno
Policies
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12/11/2022
I parcheggi coperti da pannelli solari in Francia
Il Senato francese ha approvato un disegno di legge che prevede che i parcheggi all’aperto con più di 80 posti auto dovranno essere ricoperti di pannelli solari su almeno la metà della loro superficie. Secondo le stime del governo, questa misura potrebbe arrivare a installare fino a 11 Gigawatt totali di potenza sul territorio nazionale. Stando al testo approvato dal Senato, l’entrata in vigore di queste disposizioni varierà a seconda della dimensione dei parcheggi. A partire dal 1 luglio 2023 quelli con più di 400 posti auto dovranno essere messi a norma entro tre anni, mentre quelli con un numero di posti compreso tra gli 80 e 400 avranno a disposizione 5 anni. Saranno esclusi dal dover applicare questa legge i parcheggi che si trovano in prossimità di siti di rilievo, siano essi zone protette o meno. Sono esentati anche i parcheggi per i mezzi che superano le 7,5 tonnellate. Il testo ora dovrà ricevere l’approvazione dell'Assemblea Nazionale, dove sarà discusso il 5 dicembre. Questa misura fa parte di un più ampio programma di investimenti promosso dal governo francese per recuperare il ritardo del Paese in termini di produzione di energia solare ed eolica. A inizio anno il presidente Macron aveva fissato l’obiettivo di decuplicare entro il 2050 la potenza fotovoltaica installata e di aumentare significativamente la quantità di energia prodotta dai parchi eolici terrestri e offshore Oltre ai parcheggi, il governo sta valutando la possibilità di costruire grandi parchi solari su terreni liberi a fianco di autostrade, binari ferroviari e aree agricole. Nel frattempo la società di Stato che gestisce le ferrovie francesi ha annunciato che entro il 2025 installerà circa 190.000 metri quadri di pannelli solari nelle 156 stazioni del Paese. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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11/11/2022
C'è una nuova direttiva UE anti-greenwashing
Giovedì 10 novembre il Parlamento europeo ha votato a favore della "Corporate Sustainability Reporting Directive", la direttiva proposta ad aprile 2021 dalla Commissione che mette le informazioni sulla sostenibilità sullo stesso piano delle informazioni finanziarie. In che modo? Le grandi aziende multinazionali (con più di 500 dipendenti) dal 2024 saranno obbligate a divulgare regolarmente informazioni sul loro impatto ambientale, sui diritti umani, sugli standard sociali e sull'etica del lavoro sulla base di standard comuni e definiti a livello comunitario. Dal 2025 gli obblighi si estenderanno anche alle aziende con oltre 250 dipendenti e/o un fatturato di 40 milioni di euro. Questa direttiva interviene per colmare le carenze dell'attuale normativa che riguarda le informazioni di "carattere non finanziario", ritenuta ormai insufficiente e troppo vaga. Finora le norme riguardavano solo 11 mila aziende, questa direttiva negli anni si applicherà a oltre 50 mila aziende. Le informazioni raccolte e condivise saranno poi revisionate da enti di certificazione indipendenti. Secondo il Parlamento europeo l'obiettivo finale di questa direttiva, che dovrebbe essere adottata dal Consiglio dell'Ue il 28 novembre, è quello di porre fine al greenwashing, mettendo le basi per gli standard di rendicontazione della sostenibilità a livello globale. Nelle direttiva sono incluse anche le imprese extra-UE ma con un fatturato superiore a 150 milioni di euro nell'UE. Questa direttiva toccherà anche le piccole e medie imprese che fanno parte della filiera di una delle grandi aziende tenute rendicontare il proprio impatto. Secondo quanto stabilito dal Parlamento europeo, la direttiva coinvolgerà le imprese in tre momenti diversi: 1️⃣ Dal 1° gennaio 2024 le grandi imprese con oltre 500 dipendenti già soggette alla precedente direttiva sulla rendicontazione non finanziaria 2️⃣ Dal 1° gennaio 2025 le grandi imprese attualmente non soggette alla precedente direttiva sulla rendicontazione non finanziaria e con più di 250 dipendenti con 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di totale attivo 3️⃣ Dal 1° gennaio 2026 le PMI quotate Sarà davvero la svolta per porre fine al greenwashing? ... Leggi di più Leggi meno
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10/11/2022
Sforeremo gli 1,5°C
C'è una cattiva notizia e una piccola buona notizia. La cattiva: non stiamo facendo abbastanza. Dovremmo fare di più, molto di più. UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, nel suo ultimo rapporto ha dimostrato che con gli attuali impegni dei governi non riusciremo a contenere l’aumento delle temperature entro l’ultima soglia considerata sostenibile: +1,5° C rispetto all’era pre-industriale. Secondo le stime, con le politiche attuali la traiettoria di aumento della temperatura media è di +2,8°C. L'impegno deve essere decisamente maggiore, soprattutto quello da parte dei governi nello stabilire e rispettare line guida più stringenti ed efficaci Ma i dati ci raccontano anche che nel 2022 le emissioni globali da combustibili fossili sono cresciute molto meno di quanto ci si sarebbe aspettato in uno scenario di pandemia, crisi energetica e guerra. La nuova analisi delle emissioni dell'UE dimostra infatti che la produzione di CO2 è diminuita del 5% negli ultimi tre mesi, con addirittura un'accelerata di -8% in ottobre. Questa, oltre ad essere una buona notizia, ci dimostra che siamo in grado di cambiare. Siamo in grado di invertire il trend per contrastare la crisi climatica. Il punto è mettere in atto queste azioni, fin da subito e coinvolgere tutti i settori. I lavori della COP27 in corso in questi giorni in Egitto, da questo punto di vista, sono fondamentali. Ci riusciremo? ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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10/11/2022
E se i parcheggi all'aperto dovessero per legge essere coperti da pannelli solari?
Il Senato francese ha approvato un disegno di legge che prevede che i parcheggi all’aperto con più di 80 posti auto dovranno essere ricoperti di pannelli solari su almeno la metà della loro superficie. Secondo le stime del governo, questa misura potrebbe arrivare a installare fino a 11 Gigawatt totali di potenza sul territorio nazionale. Stando al testo approvato dal Senato, l’entrata in vigore di queste disposizioni varierà a seconda della dimensione dei parcheggi. A partire dal 1 luglio 2023 quelli con più di 400 posti auto dovranno essere messi a norma entro tre anni, mentre quelli con un numero di posti compreso tra gli 80 e 400 avranno a disposizione 5 anni. Saranno esclusi dal dover applicare questa legge i parcheggi che si trovano in prossimità di siti di rilievo, siano essi zone protette o meno. Sono esentati anche i parcheggi per i mezzi che superano le 7,5 tonnellate. Il testo ora dovrà ricevere l’approvazione dell'Assemblea Nazionale, dove sarà discusso il 5 dicembre. Questa misura fa parte di un più ampio programma di investimenti promosso dal governo francese per recuperare il ritardo del Paese in termini di produzione di energia solare ed eolica. A inizio anno il presidente Macron aveva fissato l’obiettivo di decuplicare entro il 2050 la potenza fotovoltaica installata e di aumentare significativamente la quantità di energia prodotta dai parchi eolici terrestri e offshore Oltre ai parcheggi, il governo sta valutando la possibilità di costruire grandi parchi solari su terreni liberi a fianco di autostrade, binari ferroviari e aree agricole. Nel frattempo la società di Stato che gestisce le ferrovie francesi ha annunciato che entro il 2025 installerà circa 190.000 metri quadri di pannelli solari nelle 156 stazioni del Paese. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici (Clima),Policies (Clima)
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10/11/2022
Sforeremo gli 1,5°C
C'è una cattiva notizia e una piccola buona notizia. La cattiva: non stiamo facendo abbastanza. Dovremmo fare di più, molto di più. UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, nel suo ultimo rapporto ha dimostrato che con gli attuali impegni dei governi non riusciremo a contenere l’aumento delle temperature entro l’ultima soglia considerata sostenibile: +1,5° C rispetto all’era pre-industriale. Secondo le stime, con le politiche attuali la traiettoria di aumento della temperatura media è di +2,8°C. L'impegno deve essere decisamente maggiore, soprattutto quello da parte dei governi nello stabilire e rispettare line guida più stringenti ed efficaci Ma i dati ci raccontano anche che nel 2022 le emissioni globali da combustibili fossili sono cresciute molto meno di quanto ci si sarebbe aspettato in uno scenario di pandemia, crisi energetica e guerra. La nuova analisi delle emissioni dell'UE dimostra infatti che la produzione di CO2 è diminuita del 5% negli ultimi tre mesi, con addirittura un'accelerata di -8% in ottobre. Questa, oltre ad essere una buona notizia, ci dimostra che siamo in grado di cambiare. Siamo in grado di invertire il trend per contrastare la crisi climatica. Il punto è mettere in atto queste azioni, fin da subito e coinvolgere tutti i settori. I lavori della COP27 in corso in questi giorni in Egitto, da questo punto di vista, sono fondamentali. Ci riusciremo? ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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10/11/2022
E se i parcheggi all'aperto dovessero per legge essere coperti da pannelli solari?
Il Senato francese ha approvato un disegno di legge che prevede che i parcheggi all’aperto con più di 80 posti auto dovranno essere ricoperti di pannelli solari su almeno la metà della loro superficie. Secondo le stime del governo, questa misura potrebbe arrivare a installare fino a 11 Gigawatt totali di potenza sul territorio nazionale. Stando al testo approvato dal Senato, l’entrata in vigore di queste disposizioni varierà a seconda della dimensione dei parcheggi. A partire dal 1 luglio 2023 quelli con più di 400 posti auto dovranno essere messi a norma entro tre anni, mentre quelli con un numero di posti compreso tra gli 80 e 400 avranno a disposizione 5 anni. Saranno esclusi dal dover applicare questa legge i parcheggi che si trovano in prossimità di siti di rilievo, siano essi zone protette o meno. Sono esentati anche i parcheggi per i mezzi che superano le 7,5 tonnellate. Il testo ora dovrà ricevere l’approvazione dell'Assemblea Nazionale, dove sarà discusso il 5 dicembre. Questa misura fa parte di un più ampio programma di investimenti promosso dal governo francese per recuperare il ritardo del Paese in termini di produzione di energia solare ed eolica. A inizio anno il presidente Macron aveva fissato l’obiettivo di decuplicare entro il 2050 la potenza fotovoltaica installata e di aumentare significativamente la quantità di energia prodotta dai parchi eolici terrestri e offshore Oltre ai parcheggi, il governo sta valutando la possibilità di costruire grandi parchi solari su terreni liberi a fianco di autostrade, binari ferroviari e aree agricole. Nel frattempo la società di Stato che gestisce le ferrovie francesi ha annunciato che entro il 2025 installerà circa 190.000 metri quadri di pannelli solari nelle 156 stazioni del Paese. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici (Clima),Policies (Clima)
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08/11/2022
Idee per riutilizzare fondi e capsule del caffè
Ne beviamo tanto - chi più e chi meno - ma è sempre un buon momento per una tazzina di caffè! Noi italiani ne beviamo poco più di due al giorno, ma globalmente ogni anno consumiamo quasi 10 miliardi di chili di caffè. Ci sembra un gesto scontato, eppure per produrlo si passa dalla piantagione, alla raccolta, fermentazione, essiccazione, macinatura, tostatura, distribuzione, imballaggio, fino alla sua preparazione - in moka o in cialda - che noi poi gustiamo. Una volto bevuto, però, non è tutto finito. I fondi di caffè, così come le cialde da cui lo beviamo, possono essere utilizzate ancora. E gli usi sono i più svariati. Queste azioni possono essere sia un modo per mettere in pratica un'economia circolare nel nostro piccolo, sia per dare ancora più valore a questa commodity di cui conosciamo poco. Per esempio il fatto che più di 125 milioni di persone in tutto il mondo dipendono dal caffè per il proprio sostentamento. Oppure che esistono 25 milioni di piccole aziende agricole che producono l'80% del caffè mondiale. O, ancora, che spesso i soggetti più sfruttati in questa filiera sono le donne. Per questo è fondamentale avere informazioni chiare e trasparenti riguardo la sua filiera, da dove proviene e come è coltivato. Come è altrettanto fondamentale sforzarsi di riutilizzare quello che, troppo spesso, consideriamo scarto. Un'altra idea per rendere il tutto un po' più circolare è quella di scegliere le cialde compostabili, che possono quindi essere gettate con i rifiuti organici, oppure scegliere le capsule in acciaio ri-utilizzabili. Voi avete altri consigli utili? ... Leggi di più Leggi meno
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08/11/2022
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Ne beviamo tanto - chi più e chi meno - ma è sempre un buon momento per una tazzina di caffè! Noi italiani ne beviamo poco più di due al giorno, ma globalmente ogni anno consumiamo quasi 10 miliardi di chili di caffè. Ci sembra un gesto scontato, eppure per produrlo si passa dalla piantagione, alla raccolta, fermentazione, essiccazione, macinatura, tostatura, distribuzione, imballaggio, fino alla sua preparazione - in moka o in cialda - che noi poi gustiamo. Una volto bevuto, però, non è tutto finito. I fondi di caffè, così come le cialde da cui lo beviamo, possono essere utilizzate ancora. E gli usi sono i più svariati. Queste azioni possono essere sia un modo per mettere in pratica un'economia circolare nel nostro piccolo, sia per dare ancora più valore a questa commodity di cui conosciamo poco. Per esempio il fatto che più di 125 milioni di persone in tutto il mondo dipendono dal caffè per il proprio sostentamento. Oppure che esistono 25 milioni di piccole aziende agricole che producono l'80% del caffè mondiale. O, ancora, che spesso i soggetti più sfruttati in questa filiera sono le donne. Per questo è fondamentale avere informazioni chiare e trasparenti riguardo la sua filiera, da dove proviene e come è coltivato. Come è altrettanto fondamentale sforzarsi di riutilizzare quello che, troppo spesso, consideriamo scarto. Un'altra idea per rendere il tutto un po' più circolare è quella di scegliere le cialde compostabili, che possono quindi essere gettate con i rifiuti organici, oppure scegliere le capsule in acciaio ri-utilizzabili. Voi avete altri consigli utili? ... Leggi di più Leggi meno
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07/11/2022
Per compensare le nostre emissioni di CO2, dovremmo piantare alberi su una superficie grossa come l'intera Europa
Quanto tutta l'Europa, o come 4 volte l'India: questa è la superficie che dovremo riservare alla piantumazione di alberi e ad altre misure per rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni che ci siamo presi. È quello che sostiene uno studio pubblicato dalle Nazioni Unite, che mette in guardia dai piani – apertamente definiti ”irrealistici” – di riduzione delle emissioni di carbonio attraverso la riforestazione. Domenica 6 novembre quasi 200 Paesi hanno a discutere sul futuro delle politiche climatiche, alla Conferenza delle Parti sul clima, la COP27, di Sharm el-Sheikh, mentre i danni di inondazioni, ondate di calore e siccità si continuano a far sentire in tutto il mondo. Sarà centrale quindi discutere della fattibilità delle soluzioni per contenere l'aumento di temperatura globale, perché se è estremamente importante piantare alberi è altrettanto essenziale capire dove – realisticamente – metterli. ... Leggi di più Leggi meno
Foreste
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07/11/2022
Per compensare le nostre emissioni di CO2, dovremmo piantare alberi su una superficie grossa come l'intera Europa
Quanto tutta l'Europa, o come 4 volte l'India: questa è la superficie che dovremo riservare alla piantumazione di alberi e ad altre misure per rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni che ci siamo presi. È quello che sostiene uno studio pubblicato dalle Nazioni Unite, che mette in guardia dai piani – apertamente definiti ”irrealistici” – di riduzione delle emissioni di carbonio attraverso la riforestazione. Domenica 6 novembre quasi 200 Paesi hanno a discutere sul futuro delle politiche climatiche, alla Conferenza delle Parti sul clima, la COP27, di Sharm el-Sheikh, mentre i danni di inondazioni, ondate di calore e siccità si continuano a far sentire in tutto il mondo. Sarà centrale quindi discutere della fattibilità delle soluzioni per contenere l'aumento di temperatura globale, perché se è estremamente importante piantare alberi è altrettanto essenziale capire dove – realisticamente – metterli. ... Leggi di più Leggi meno
Foreste
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07/11/2022
Cambiamento CLIMATICO: come capirlo, come raccontarlo e come invertire la rotta
Perché facciamo fatica a comunicare e a capire l’importanza del cambiamento climatico? Ma prima ancora, cos’è questo cambiamento climatico e come possiamo invertire la rotta ed evitare di distruggere noi, e tutto il Pianeta? O forse, forse solo noi, il Pianeta molto probabilmente andrà avanti comunque. #CambiamentoClimatico #Ambiente #Will ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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05/11/2022
Il biglietto unico per i mezzi pubblici in Germania
Da inizio 2023 i cittadini tedeschi potranno acquistare un biglietto unico al costo di 49 euro per poter viaggiare su tutti i mezzi pubblici urbani e treni regionali a breve e lunga percorrenza. L'introduzione di questo abbonamento fa parte di un più ampio pacchetto di misure voluto dal governo per aiutare i cittadini tedeschi in vista di un generale aumento del costo della vita, in particolare quello dei prezzi del gas e dell'energia nel periodo invernale. Il costo del biglietto è stato infatti presentato come transitorio, ed è destinato ad aumentare in un secondo momento. La misura dà continuità a un progetto estivo portato avanti dal governo tedesco che dava la possibilità di acquistare l'abbonamento ai mezzi pubblici a soli 9 euro. Un progetto che aveva riscosso molto successo, dato che il biglietto è stato acquistato da 52 milioni di abitanti e ha portato a ridotto le emissioni di 1,8 tonnellate di CO2, grazie a un minor utilizzo delle automobili. Nonostante il nuovo abbonamento sia stato accolto positivamente da molti osservatori, diversi attivisti per i diritti sociali e ambientali hanno alzato voci critiche. Michaela Englemeier, presidente della associazione sociale Sozialverband Deutschland, ha fatto notare come molte persone non riusciranno comunque a permettersi il biglietto e che - per questo motivo - continueranno a battersi per ottenere un abbonamento a 365 euro all’anno, cioè un euro al giorno. Altri attivisti ambientali sottolineano invece che il costo del nuovo biglietto è ancora troppo elevato e per questo non avrà un grande impatto sulle scelte dei cittadini, che continueranno a preferire l'automobile. #Germania #Treni #Ambiente #Sostenibilità #MezziPubblici ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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04/11/2022
Dimmi cosa mangi e ti dirò se è falso
Il giro d’affari dei prodotti che sembrano Made in Italy ma non lo sono è aumentato del 70% in 10 anni e il suo impatto sull’economia italiana è sempre più pesante. Ma di cosa si tratta esattamente?
Industria
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02/11/2022
Cosa sono i gas serra?
Ondate di calore, siccità, scioglimento dei ghiacciai e aumento dei fenomeni meteorologici estremi: sono tutte facce della stessa medaglia, il riscaldamento globale provocato dall'effetto serra. L'Agenzia Internazionale per l’Energia ha recentemente dichiarato che le emissioni globali di anidride carbonica legati ai combustibili fossili aumenteranno di poco meno dell'1% quest'anno, molto meno rispetto a quanto previsto. Nonostante questa notizia possa sembrare parzialmente positiva in un contesto di una crisi energetica, in realtà non è abbastanza. Secondo l'UNEP con le attuali politiche globali, infatti, non riusciremo a contenere l’aumento della temperatura globlae entro +1,5° C rispetto ai livelli pre industriali, nostro obiettivo per evitare effetti ancora più disastrosi. Capire cosa sono i gas serra e perché influiscono così tanto sugli equilibri del nostro pianeta è fondamentale per contrastare l'aumento della temperatura. #climatechange #globalwarming #cambiamentoclimatico #riscaldamentoglobale #thereisnoplanetB #gasserra #CO2 #ozone ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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02/11/2022
Quali sono le città con più piste ciclabili in rapporto alla superficie?
Sì, c'è un evidente problema di distribuzione se le 10 città italiane con più piste ciclabili rispetto alla propria superficie sono tutte al Nord. Ma il problema è diffuso, purtroppo: i capoluoghi del Nord hanno in media 56,3 km di piste ciclabili ogni 100 kmq di superficie, al centro sono 14,8, al sud solo 5,2. Anche per contrastare questa disparità, il ministero delle infrastrutture ha recentemente pubblicato il Piano Generale della Mobilità Ciclistica, un piano da 1,1 miliardi di euro per incentivare l'uso della bici, ridurre le emissioni legate ai trasporti e dare una spinta allo sviluppo di infrastrutture soprattutto nelle zone ad oggi meno coperte. #bici #bicicletta #bicycle #pistaciclabile #cicloturismo ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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01/11/2022
Come cambierebbe il mondo a seconda della nostra alimentazione
Siamo una specie ingombrante. Con le nostre attività abbiamo notevolmente modificato tre quarti dell’ambiente terrestre e più del 60% di quello marino. È sfamarci, con la conversione di foreste e praterie in colture e pascoli, l'attività che più di tutte ci spinge a modificare gli habitat. Perdere habitat, poi, è solo l'inizio di una catena di problemi. Significa perdere le specie che li abitano e rinunciare a quei servizi silenziosi e invisibili che un ecosistema funzionante ci garantisce ogni giorno – per esempio la nostra salute e quella delle piante che coltiviamo per sfamarci e curarci. Facciamo ancora fatica ad accorgercene, ma stiamo erodendo le fondamenta stesse delle nostre economie e dei nostri mezzi di sussistenza. La buona notizia è che possiamo farci qualcosa. Uno studio pubblicato su Nature Sustainability ha mappato la possibile espansione dei terreni dedicati alla produzione alimentare entro il 2050 e ha valutato l'impatto di diverse soluzioni. Tra queste l'adozione di una dieta che riduca il consumo di alimenti di origine animale, il dimezzamento dello spreco alimentare e l'ottimizzazione di commercio e produzione. Gli studiosi hanno concluso che continuando sulla stessa rotta – con la crescita prevista della popolazione mondiale e nessuna variazione negli stili di vita e nell’ottimizzazione della produzione – nei prossimi trent’anni avremmo bisogno di oltre un quarto in più dell’attuale terreno utilizzato per produrre cibo. La perdita di biodiversità in Africa e America Latina sarebbe drammatica. Adottare ciascuna delle soluzioni, in particolare l'ottimizzazione della produzione, potrebbe risolvere in parte il problema. La strategia vincente, però, sarebbe adottare tutte le soluzioni insieme: non solo ridurremmo al minimo la perdita di habitat, ma in molti Paesi il bisogno di terreno diminuirebbe nonostante un aumento della popolazione. Lo studio, insomma, conferma ciò che sappiamo da tempo: non sarà una singola soluzione o tecnologia salvifica a risolvere i problemi ambientali di cui siamo responsabili, ma un insieme di approcci e un ripensamento dei sistemi produttivi e degli stili di vita. #sostenibilità #thereisnoplanetb #futuro ... Leggi di più Leggi meno
Foreste (Ambiente),Policies (Clima),Animali (Fauna),Insetti (Fauna)
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01/11/2022
Come cambierebbe il mondo a seconda della nostra alimentazione
Siamo una specie ingombrante. Con le nostre attività abbiamo notevolmente modificato tre quarti dell’ambiente terrestre e più del 60% di quello marino. È sfamarci, con la conversione di foreste e praterie in colture e pascoli, l'attività che più di tutte ci spinge a modificare gli habitat. Perdere habitat, poi, è solo l'inizio di una catena di problemi. Significa perdere le specie che li abitano e rinunciare a quei servizi silenziosi e invisibili che un ecosistema funzionante ci garantisce ogni giorno – per esempio la nostra salute e quella delle piante che coltiviamo per sfamarci e curarci. Facciamo ancora fatica ad accorgercene, ma stiamo erodendo le fondamenta stesse delle nostre economie e dei nostri mezzi di sussistenza. La buona notizia è che possiamo farci qualcosa. Uno studio pubblicato su Nature Sustainability ha mappato la possibile espansione dei terreni dedicati alla produzione alimentare entro il 2050 e ha valutato l'impatto di diverse soluzioni. Tra queste l'adozione di una dieta che riduca il consumo di alimenti di origine animale, il dimezzamento dello spreco alimentare e l'ottimizzazione di commercio e produzione. Gli studiosi hanno concluso che continuando sulla stessa rotta – con la crescita prevista della popolazione mondiale e nessuna variazione negli stili di vita e nell’ottimizzazione della produzione – nei prossimi trent’anni avremmo bisogno di oltre un quarto in più dell’attuale terreno utilizzato per produrre cibo. La perdita di biodiversità in Africa e America Latina sarebbe drammatica. Adottare ciascuna delle soluzioni, in particolare l'ottimizzazione della produzione, potrebbe risolvere in parte il problema. La strategia vincente, però, sarebbe adottare tutte le soluzioni insieme: non solo ridurremmo al minimo la perdita di habitat, ma in molti Paesi il bisogno di terreno diminuirebbe nonostante un aumento della popolazione. Lo studio, insomma, conferma ciò che sappiamo da tempo: non sarà una singola soluzione o tecnologia salvifica a risolvere i problemi ambientali di cui siamo responsabili, ma un insieme di approcci e un ripensamento dei sistemi produttivi e degli stili di vita. #sostenibilità #thereisnoplanetb #futuro ... Leggi di più Leggi meno
Foreste (Ambiente),Policies (Clima),Animali (Fauna),Insetti (Fauna)
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30/10/2022
Nel mondo, per fare attivismo ambientale qualcuno perde la vita
Dal 2012 al 2021 più di 1700 attivisti ambientali sono stati uccisi mentre difendevano la propria terra dalla distruzione, dalla deforestazione e dalla contaminazione portata avanti da aziende che si occupano principalmente di estrazione di minerali, agricoltura industriale e (persino) di energia idroelettrica. Solo lo scorso anno, secondo l'ultimo report di Global Witness, sono morti oltre 200 attivisti. In tre quarti dei casi, i loro omicidi sono avvenuti nell'area latinoamericana, dove la diffusa mancanza di libertà di espressione e la dilagante corruzione premettono che gli attivisti ambientali vengano messi a tacere in favore dell'ampia libertà d'azione - distruttiva - delle aziende. In tutti i Paesi, i soggetti presi principalmente di mira fanno parte delle popolazioni indigene, che rappresentano il 40% delle vittime totali, pur essendo solamente il 5% della popolazione globale. Queste ultime sono infatti le popolazioni più colpite dalle azioni distruttive delle aziende, che spesso occupano illegalmente le aree protette, come successo spesso durante la presidenza del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. A questo proposito, il 22 aprile 2021 è entrato in vigore l'Accordo di Escazú, un trattato regionale sull'ambiente e sui diritti umani in America Latina e nei Caraibi e del primo strumento giuridicamente vincolante al mondo che include disposizioni sui difensori dell'ambiente. Il punto più significativo è che gli Stati sono tenuti a prevenire e indagare sugli attacchi contro i difensori dell'ambiente. Molti Stati hanno ratificato il trattato, ma devono ancora renderlo effettivo nei propri sistemi. ... Leggi di più Leggi meno
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28/10/2022
Chi si deve occupare di contrastare il cambiamento climatico?
Attualmente il Pianeta è circa 1,1°C più caldo rispetto a fine 1800 e le emissioni continuano ad aumentare. Per non superare la soglia degli 1,5°C, prevista dall'Accordo di Parigi del 2015, le emissioni devono essere ridotte del 45% entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro il 2050. Come? E soprattutto chi deve farlo? Questa domanda è stata posta a 108.946 utenti di Facebook in 110 aree nel mondo. Dal sondaggio internazionale condotto nel 2022 dal programma "Climate change communication" sono emersi diversi dati molto interessanti. Primo fra tutti che in 42 Paesi (su 110) le persone ritengono che il governo sia il maggio responsabile nel ridurre l'inquinamento che causa il cambiamento climatico, in 25 Paesi gli utenti pensano che le maggiori responsabili siano le imprese e nelle restanti aree gli utenti ritengono che siano proprio le singole persone le principali responsabili di tale riduzione. Anche in Italia la maggior parte degli intervistati ritiene sia il governo il principale responsabile di un'azione concreta per ridurre le emissioni. Un altro dato interessante riguarda la preoccupazione nei confronti del cambiamento climatico. In molti Paesi, tra cui Messico e Cile, la percentuale di persone preoccupata superava il 90%. In Yemen e Giordania, invece, hanno dichiarato di essere meno preoccupati. E in Italia? Il 48% delle persone, la maggior parte, è "piuttosto preoccupata", il 38% si dichiara "molto preoccupato", l'11% "non è molto preoccupata" e il restante 3% non è assolutamente preoccupato. Voi? Come rispondereste a queste domande? ... Leggi di più Leggi meno
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28/10/2022
La Germania ha installato 5 volte i pannelli fotovoltaici installati in Italia
Le fonti di energia rinnovabile sono fondamentali per combattere la crisi energetica di oggi e assicurasi maggiore stabilità per il futuro. Eppure fatichiamo ancora ad accelerare la crescita di questo tipo di impianti per diversi motivi. Al ritmo degli ultimi tre anni infatti raggiungeremo l'obiettivo di produzione del 72% di elettricità da rinnovabili nel 2146, invece che nel 2030. Ad oggi infatti siamo al 40%. I problemi principali per il ritardo accumulato sono due. Il primo riguarda le autorizzazioni, che a causa di lungaggini burocratiche fanno slittare a 7 anni la media per approvare un impianto. Il secondo problema è quello che in gergo si chiama NIMBY (Not in My Back Yard, cioè “non nel mio giardino di casa”), il fenomeno per cui organizzazioni locali, amministrazioni o soprintendenze culturali si oppongono alla costruzione di impianti rinnovabili perché in contrasto con alcuni canoni estetici o regole riguardanti l'uso del territorio a livello locale. Che sono sicuramente necessarie per tutelare le bellezze del nostro Paese ma che non possono essere un ostacolo così importante alla transizione energetica verso le rinnovabili. Nonostante queste sfide molte aziende continuano a investire e sviluppare impianti di rinnovabili, fornendo una spinta ulteriore alla pubblica amministrazione a velocizzare i tempi e a stare al passo con l'innovazione sul territorio nazionale. Un esempio di questa spinta è il parco fotovoltaico di Iren a Troia, Foggia, inaugurato nel 2020 e oggi il più potente d'Italia. Per stimolare la conoscenza e la cultura della sostenibilità in Italia il Gruppo Iren ha deciso di istituire il Premio “ESG Challenge Iren 2023” destinato alle dieci migliori tesi prodotte da laureandi, laureati, dottorandi o dottori di ricerca che raccontino la transizione ecologica in atto e promuovano soluzioni innovative per far crescere ancora l’economia sostenibile. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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27/10/2022
Entro il 2050 potremmo perdere la metà dei terreni più adatti alla produzione di caffè
Il caffè non è solo tra le bevande più consumate al mondo, ma anche un settore economico multimiliardario che coinvolge una lunga catena di approvvigionamento - catena di cui spesso conosciamo molto poco. Il caffè, però, è una delle specie più minacciate dal cambiamento climatico perché estremamente suscettibile all'aumento delle temperature. Il Vietnam, per esempio, il secondo produttore mondiale di caffè, entro il 2050 potrebbe perdere metà delle sue terre attualmente più idonee alla coltivazione del caffè. Assicurarsi che il caffè che beviamo venga coltivato e prodotto rispettando la sostenibilità ambientale, economica e sociale è sempre più fondamentale. Come? Un primo passo può essere quello di scegliere aziende che rendono trasparenti le proprie strategie di sostenibilità. Un secondo criterio: scegliere aziende che promuovono programmi di agricoltura rigenerativa potrebbe essere un modo concreto per mitigare le conseguenze della crisi climatica. Dopotutto, saremmo in grado di fare a meno del caffè? #caffè #sostenibilità #dietasostenibile #climatechange #cambiamentoclimatico #riscaldamentoglobale ... Leggi di più Leggi meno
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26/10/2022
I settori che emettono più gas serra in Italia
Inutile girarci attorno: il settore energetico, tra produzione e consumo di energia, è di gran lunga il settore maggiormente responsabile delle emissioni di gas serra. Ma se per l'industria pesante il passaggio a fonti rinnovabili si presenta più lungo e complesso, per quanto riguarda elettricità, riscaldamento e trasporti i margini per una transizione più veloce ci sono. Anche all'interno di questi tre settori ci sono delle differenze importanti. Se per l'elettricità l'azione fondamentale da fare è una, ovvero costruire impianti che generino elettricità da fonti rinnovabili, i settori del riscaldamento e dei trasporti richiedono invece uno step in più da fare: elettrificare. Prima di produrre energia elettrica per scaldare i nostri edifici e alimentare le nostre auto, quindi, è essenziale che le nostre caldaie e le nostre auto passino all'elettrico. Aumentare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili non è importante solo per ridurre le nostre emissioni e contenere l'aumento di temperatura globale. È un passo fondamentale anche per renderci più indipendenti da forniture estere e quindi meno vulnerabili a ricatti o oscillazioni di prezzo che hanno portato all'aumento in bolletta che stiamo vedendo in questo momento. La sfida è strutturale, tecnologica e anche culturale. Ma partendo dalla consapevolezza di quali sono i settori che emettono di più possiamo agire individualmente e chiedere alla politica un maggiore impegno su questo tema fondamentale per il futuro del nostro Paese. #energia #energy #transport #gas #russia #gasserra #greenhouse ... Leggi di più Leggi meno
CO2 (Inquinamento)
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26/10/2022
Questo weekend torneremo all'ora solare
La notte tra sabato 29 e domenica 30 ottobre passeremo dall'ora legale all'ora solare. Ma sono già partite le discussioni sul risparmio energetico che si potrebbe ottenere questo inverno se mantenessimo l'ora legale. Del resto, l'ora legale era stata introdotta proprio per questo motivo e anche un recente studio di Terna mostra che l'ora legale consente una reale riduzione dei consumi elettrici e quindi un risparmio economico, grazie al migliore sfruttamento delle ore di luce della giornata. Ci sono però anche aspetti critici del passaggio all'ora legale. Una ricerca del New England Journal of Medicine 2008, American Psychological Association 2009 ha infatti mostrato come ogni volta che si passa all'ora legale si alterano i cicli di sonno e questo fa aumentare leggermente i tassi di infarti (+1,1%), incidenti stradali (+12%) e infortuni sul lavoro (+5,7%) nelle due settimane successive. Tuttavia è tanto mantenere l'ora solare o l'ora legale, quanto piuttosto il fatto di cambiare due volte l'anno, a poter causare scompensi e disagi. Secondo una consultazione della Commissione Europea del 2018 che ha coinvolto 4,6 milioni di europei, ben l'84% sarebbe favorevole all'abolizione del cambio dell'ora. ... Leggi di più Leggi meno
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24/10/2022
In Italia ci sono più di 5 milioni di edifici abbandonati
L'edificio più sostenibile è quello che non devi costruire da zero. Ma ancora prima, la sostenibilità nel settore dell’edilizia parte dalle politiche di rigenerazione urbana, ovvero da un insieme di azioni volte al recupero e alla riqualificazione di uno spazio prima abbandonato o inefficiente. Gli edifici più sostenibili infatti sono quelli che riescono a recuperare uno stabile non utilizzato: rigenerare costa meno di demolire e ricostruire, sia in termini di impatto ambientale e utilizzo delle risorse, sia in termini economici. Se le circostanze non permettono la ristrutturazione di edifici già esistenti, anche costruirne di nuovi può essere un'occasione per rendere meno impattante questo settore. Questo si fa principalmente attraverso tre modi: rendendo l’edificio il più efficiente possibile dal punto di vista energetico, alimentando la struttura con energia da fonti rinnovabili e scegliendo materiali più durevoli e riciclabili alla fine del loro utilizzo. I rifiuti legati alla costruzione e demolizione degli edifici rappresentano infatti quasi un terzo di tutti i rifiuti generati nell'UE. Per questo a livello di edificio si sta affermando il concetto “building as material bank” che guarda l’edificio come se fosse un “magazzino” temporaneo di materiali e prodotti da costruzione che a fine utilizzo potranno essere disassemblati e riutilizzati altrove, come materia prima per costruirne di nuovi #bonus #casa #urban #primacasa #sostenibilità #zeroemissions ... Leggi di più Leggi meno
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21/10/2022
La crescita delle rinnovabili sta coprendo l'aumento della domanda globale di elettricità
La domanda di elettricità nei primi sei mesi di quest'anno è aumentata del 3%. Un dato che può non sembrare significativo, ma che diventa un segnale positivo quando scopriamo che quella crescita è stata coperta interamente da rinnovabili. Il dato elaborato dal think-tank Ember è globale e le differenze tra Paesi sono ampie. In Cina per esempio l'aumento della domanda di elettricità è stato di 122 Terawattora (TWh) e le nuove rinnovabili hanno generato 212 TWh, quasi il doppio dell'aumento della domanda. In India, invece, l'aumento della domanda di elettricità è stato di 70 TWh ed è stata coperta quasi interamente dal carbone, con le fonti rinnovabili che hanno generato solo 18 TWh in più dell'anno scorso. Ma veniamo al dato europeo. Da noi l'aumento di domanda di elettricità non c'è stato, ma c'è stato invece un calo rispetto all'anno scorso di –17 TWh. Anche la produzione da rinnovabili è aumentata e ci è servita a ridurre la nostra dipendenza dalla Russia: solo l'aumento del solare installato nel primo semestre di quest'anno infatti ha evitato l'importazione di 8 miliardi di metri cubi di gas, per un valore di 11 miliardi di euro. Così, nel primo semestre 2022, le rinnovabili hanno coperto il 24% del fabbisogno energetico dell'UE: il massimo storico per questo semestre. La siccità che ha colpito il nostro continente ha però anche determinato un nettissimo calo (–47%) dell'offerta di energia idroelettrica. La produzione di energia è responsabile di oltre tre quarti dei gas serra emessi dall'UE, quindi l'aumento della quota di energia rinnovabile è una parte essenziale dello sforzo per ridurre le nostre emissioni e arrivare a generare il 40% della nostra energia da fonti rinnovabili entro il 2030. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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20/10/2022
Pianura Padana non respira
Si avvicina l'inverno e tornano le polveri sottili, lo smog e quella cappa biancastra che chi vive in Pianura Padana conosce fin troppo bene. Forse ormai non ci stupiamo più di questa situazione, ma non per questo è meno allarmante. Secondo un report di Legambiente, delle 102 città analizzate nessuna rispetta tutti i valori suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il problema dell’inquinamento atmosferico non è solo ambientale, ma soprattutto sanitario. I tre principali inquinanti presenti nelle nostre città, il PM10, il PM2.5 e il NO2, determinano infatti l'aumento di problemi al sistema respiratorio e cardiovascolare, che si traducono in oltre 50mila morti premature all’anno solo in Italia, 400 mila a livello europeo. Nonostante negli ultimi anni ci sia stato un netto miglioramento, la strada è ancora lunga per rientrare nei limiti dell'OMS: nei prossimi anni dovremmo ridurre le concentrazioni di PM10 del 33% e del 61% per il PM2.5. #pollution #CO2 #airquality #inquinamento #siccità #riscaldamentoglobale #globalwarming ... Leggi di più Leggi meno
CO2,Idrocarburi,Mobilità,Industrie
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20/10/2022
Lo smog in Pianura Padana
Si avvicina l'inverno e tornano le polveri sottili, lo smog e quella cappa biancastra che chi vive in Pianura Padana conosce fin troppo bene. Forse ormai non ci stupiamo più di questa situazione, ma non per questo è meno allarmante. Secondo un report di Legambiente, delle 102 città analizzate nessuna rispetta tutti i valori suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il problema dell’inquinamento atmosferico non è solo ambientale, ma soprattutto sanitario. I tre principali inquinanti presenti nelle nostre città, il PM10, il PM2.5 e il NO2, determinano infatti l'aumento di problemi al sistema respiratorio e cardiovascolare, che si traducono in oltre 50mila morti premature all’anno solo in Italia, 400 mila a livello europeo. Nonostante negli ultimi anni ci sia stato un netto miglioramento, la strada è ancora lunga per rientrare nei limiti dell'OMS: nei prossimi anni dovremmo ridurre le concentrazioni di PM10 del 33% e del 61% per il PM2.5. #pollution #CO2 #airquality #inquinamento #siccità #riscaldamentoglobale #globalwarming ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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19/10/2022
La sostenibilità della dieta mediterranea
Non mangiamo più come mangiavano i nostri nonni: con il tempo le nostre abitudini sono profondamente cambiate. La dieta mediterranea, però, ci ricorda che è più semplice di quello che pensiamo riportare alcune vecchie e sane abitudini a tavola, consumando alimenti che impattano meno sull’ambiente e mangiando più cibi a basso contenuto di grassi saturi. 
 Ne abbiamo parlato anche sul nostro video riguardo la “Nudge theory” che ci dimostra quanto facilmente possiamo compiere azioni che fanno meglio a noi e all’ambiente. Ad esempio, privilegiando la varietà dei cibi, oppure moderando quelli che a livello produttivo hanno un maggior impatto sull’ambiente. Se vogliamo avere altri spunti, la Fondazione Barilla ha creato anche il libro “100 Food Facts" nel quale troviamo piccole azioni quotidiane che possiamo adottare per impattare meno sull’ambiente e sulla nostra salute. Il libro è disponibile gratuitamente al sito Fondazionebarilla.com
 #foodfacts #Sostenibilità #climatechange #green ... Leggi di più Leggi meno
Dieta
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19/10/2022
Le comunità energetiche rinnovabili
Le comunità energetiche rinnovabili potrebbero essere una delle soluzioni, o almeno un’inizio, alla crisi energetica e climatica? Una comunità energetica è un’ associazione di cittadini, imprese, enti locali che si alimenta con energia da fonti rinnovabili: quindi da pannelli solari, impianti idroelettrici, biomassa ed eolico. Ma come funziona? Quali vantaggi dà? Quali modelli diversi ci sono in Italia? Per capirlo provare a capirlo siamo stati con la nostra Giulia Bassetto a Magliano Alpi, dove si trova la prima comunità energetica rinnovabile nata in Italia, e in Valle Grana, in Valle Maira e in Valle Po. #Energia #Rinnovabili #Sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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19/10/2022
Perché ci sono ancora le zanzare?
Stai passando le notti a dare la caccia a una zanzara in camera da letto? Non sei solo. Dopo mesi caldissimi e un inizio dell'autunno con temperature piuttosto alte le zanzare continuano a proliferare. Sebbene per molti di noi le zanzare possano sembrare solo un'inutile fastidio, in realtà hanno un ruolo importante nell'ecosistema: sono cibo per molte specie tra cui pesci, uccelli, pipistrelli e rane e i maschi di alcune alcune specie di zanzare impollinano come le api. In mancanza (o in eccesso) di zanzare però gli equilibri ambientali e la catena alimentare vengono compromessi. Ormai quasi tutti gli studi e fonti affidabili mettono in relazione l'aumentare di malattie trasmesse da zanzare con il cambiamento climatico. Le malattie trasmesse dalle zanzare uccidono più di un milione di persone e ne infettano fino a 700 milioni ogni anno - quasi una persona su dieci. Con il riscaldamento del pianeta e il cambiamento climatico che allunga la stagione estiva, le zanzare stanno ampliando il proprio raggio d'azione e alcune specie emergono in aree in cui non erano presenti. Un esempio su tutti, la zanzara tigre, o coreana: arrivata in Veneto qualche anno fa, è in grado di tollerare le basse temperature e ora si sta diffondendo in tutta Italia. Finiremo per avere le zanzare tutto l'anno? ... Leggi di più Leggi meno
Animali
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18/10/2022
I pannelli fotovoltaici trasparenti
L'adozione del solare continua a crescere: a fine 2020, in Italia risultavano installati circa 936.000 impianti fotovoltaici, in grado di soddisfare la domanda annuale di energia di più di 8000 famiglie. Ad oggi, però, la produzione di questo tipo di energia richiede grandi spazi per poter installare i pannelli fotovoltaici che trasformano i raggi solari in elettricità (per esempio, un tetto o un campo aperto). Inoltre, i prezzi spesso sono ancora troppo alti: per una casa di circa 100 mq un impianto standard da 3 kW ha un prezzo di circa €9.000 e i costi investiti nell’installazione spesso riescono ad essere coperti solo in una decina di anni. Per questa ragione, la ricerca si sta concentrando sulla costruzione e installazione di pannelli fotovoltaici su una gamma più ampia di materiali e tecnologie di uso comune, per esempio sul tettuccio di una auto (elettrica) o addirittura sulle strade. Un'altra soluzione innovativa potrebbero essere pannelli trasparenti con i quali è possibile trasformare ogni finestra (o gli schermi degli smartphone) in superfici che generano energia elettrica. Nel corso degli anni, sono stati molti i tentativi di costruzione di questo tipo di pannelli ma si sono rivelati tutti troppo costosi o fallimentari. Ora, però, potremmo aver trovato una soluzione. I pannelli trasparenti, nonostante, ad oggi, non siano tanto efficienti quanto i classici pannelli fotovoltaici, potrebbero diventare molto più diffusi. installati in modo discreto sulle finestre ampliando ulteriormente la portata della tecnologia e aiutando le nostre città a diventare sempre più carbon neutral. Se si riuscisse a renderli effettivamente trasparenti, i pannelli solari potrebbero essere collocati in modo discreto su finestre ampliando ulteriormente la portata della tecnologia. #solare #pannellisolari ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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18/10/2022
In viaggio nelle comunità energetiche rinnovabili: una soluzione per la crisi energetica e climatica?
La crisi energetica derivante dall’inflazione e dallo scoppio delle guerra in Ucraina e la necessità di produrre sempre più energia da fonti rinnovabili per far fronte alla crisi sono due problemi che devono spingerci a trovare soluzioni alternative. Le comunità energetiche rinnovabili potrebbero essere una delle soluzioni, o almeno un’inizio. Una comunità energetica è un’ associazione di cittadini, imprese, enti locali che si alimenta con energia da fonti rinnovabili: quindi da pannelli solari, impianti idroelettrici, biomassa ed eolico. Ma come funziona? Quali vantaggi dà? Quali modelli diversi ci sono in Italia? Per capirlo provare a capirlo siamo stati con la nostra Giulia Bassetto a Magliano Alpi, dove si trova la prima comunità energetica rinnovabile nata in Italia, e in Valle Grana, in Valle Maira e in Valle Po. Nel nostro viaggio abbiamo intervistato: Marco Bailo (Sindaco di Magliano Alpi), Luca Barbero (Coordinatore Gruppo Operativo Comunità Energetiche Rinnovabili), Sergio Olivero (Energy Center - Politecnico di Torino), Matteo Defilippi (cittadino di Magliano Alpi), Marco Margaria (Presidente BIM), Silvano Ribero (Energy Manager Azienda Cuneese Dell’Acqua), Filippo Crisantemo (Ingegnere energetico Azienda Cuneese dell’Acqua) ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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16/10/2022
Sprechiamo troppo cibo
Siamo degli spreconi. Quando buttiamo via del cibo, troppo spesso, non ci rendiamo nemmeno conto dell'implicazione economica e ambientale che ha quell'azione. Già nel 2013 l’ONU dichiarava che il 28% della superficie agricola mondiale veniva utilizzata per produrre del cibo che poi veniva sprecato. Inoltre, sempre secondo l'ONU, il cibo prodotto ma non consumato ogni anno assorbe un volume d'acqua equivalente al flusso annuale del fiume Volga, il più lungo fiume europeo. Esistono però leggi nazionali e aziende che, per fortuna, sempre più spesso cercano di porre rimedio a questa situazione: nel nostro Paese, per esempio, dal 2016 le aziende che non buttano via ma regalano alimenti possono pagare meno tasse. Anche Francia e Spagna hanno leggi simili che obbligano i rivenditori a donare gli alimenti vicini alla propria data di scadenza alle associazioni di beneficenza. Ma oltre alle leggi nazionalini ci sono anche aziende che contribuiscono alla lotta contro lo spreco alimentare fornendo a noi consumatori la possibilità di preferire quello che spesso viene scartato dalla grande distribuzione per questioni prettamente estetiche e per eccesso di produzioneper questioni prettamente estetiche, cioè la frutta e la verdura con piccoli difetti che non corrispondono agli standard dei tradizionali canali di distribuzione. Fra queste anche Babaco Market, l’e-grocery antispreco che rimette in circolo prodotti italiani che per logiche di mercato faticano a trovare uno sbocco commerciale e rischiano di essere sprecati. E voi come riducete lo spreco di cibo a casa? #savefood #climatechange #babaco #sustainability #foodwaste ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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14/10/2022
Cos'è il flexitarianesimo?
Cosa vuol dire essere flexitariani? Il termine deriva da flessione che indica un atteggiamento morbido [io con un bastonicino del gelato] Chi segue una dieta flexitariana non segue una dieta rigida ma consuma molti prodotti di origine vegetale, senza però evitare totalmente quelli animali. [greenscreen soia e animali] I flexitariani, di solito, mangiano poca carne rossa, evitano carni processate, e stanno attenti a che carne mangiano e a dove la comprano. [greenscreen mucche] Questa dieta è interessante per almeno 4 ragioni: 1- seguirla significa non rinunciare categoricamente a nessun alimento [emoji di cibo che spuntano] 2- ha meno impatto ambientale delle diete onnivore. Come vediamo qui tutte le diete a basso consumo di carne hanno un ridotto impatto ambientale [grafico da riprodurre] 3- riduce di circa il 19% la mortalità legata a malattie croniche 4- è più costosa di una dieta vegana, ma meno costosa di una dieta pescetariana [grafico globale da riprodurre] Quindi è meglio questa o una dieta vegana? Dal punto di vista ambientale la dieta vegana ha un minor impatto, MA hanno un maggior impatto tante persone che modificano gradualmente la loro dieta piuttosto che pochi che la modificano radicalmente. Considerando che la dieta vegana può essere un po’ più restrittiva e difficile da seguire, essere flexitariani potrebbe essere un modo realistico per coinvolgere più persone nel ridurre l’impatto sull’ambiente [io con il bastonicino / elastico iniziale] SOTTOPANCIA Cosa vuol dire essere flexitariani? Flex = atteggiamento morbido No dieta rigida Molti vegetali Poca carne rossa, no carni processate Stanno attenti a dove e quale carne comprano 1: Non si rinuncia a nessun alimento 2: Ha meno impatto delle diete onnivore 3: Riduce del 19% la mortalità legata a malattie croniche 4: É meno costosa di una dieta pescetariana Più persone che modificano di poco la loro dieta hanno più impatto rispetto a poche che la modificano radicalmente Con la dieta flexitariana si possono coinvolgere più persone ... Leggi di più Leggi meno
Dieta
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14/10/2022
Mai sentito parlare di prodotti ricondizionati?
Solo il 15% della popolazione associa il riuso e la riparazione alla sostenibilità ambientale, mentre il 37% considera principalmente il riciclo. Come ci ricorda l’Europa però, per raggiungere la circolarità del nostro sistema produttivo non è sufficiente riciclare, ma anche ridurre e riparare. Per questo la Commissione europea, a fine marzo, ha presentato una proposta di regolamento sulla progettazione ecocompatibile per i prodotti sostenibili. Tra le iniziative c’è anche quella del nuovo “Digital Product Passport”, una specie di carta d’identità dei prodotti con informazioni chiave riguardo il suo ciclo di vita, la produzione e l'eventuale riparazione. Del resto i dati globali parlano chiaro: tra il 2018 e il 2020 la quota di materie prime provenienti da materiali di scarto riciclati è diminuita: dal 9,1% siamo passati all’8,6%. Ma l'economia circolare è uno dei mezzi più concreti e accessibili che tutti abbiamo a nostra disposizione per ridurre l'uso delle risorse e le emissioni globali di gas serra nel breve periodo. Come? Per esempio scegliendo prodotti ricondizionati. In questo modo non solo risparmiamo, ma contribuiamo anche a ridurre le emissioni e i rifiuti generati. Ci sono aziende che in questo contesto hanno deciso di incentivare ancora di più l'economia circolare. Whirlpool ha infatti deciso di aprire un centro per il ricondizionamento dei propri elettrodomestici a Carinaro (CE), in Campania. La prossima volta che ci si rompe un elettrodomestico, prima di buttarlo, ricordiamoci che c'è una valida alternativa. ... Leggi di più Leggi meno
Industrie
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14/10/2022
Come si compensano le emissioni?
Di cambiamento climatico, di energia rinnovabile e di emissioni di CO2 si parla sempre di più. Per alcuni non abbastanza ma è innegabile che questi termini siano entrati nel linguaggio comune dei media e nelle strategie delle aziende. E non è solo un modo per intercettare consensi e cavalcare quello che a molti può sembrare solo un trend. Se infatti il comportamento di una parte dei consumatori si sta orientando verso scelte più sostenibili, dall'altro le aziende saranno tenute, in maniera sempre più stringente, a occuparsi del proprio impatto ambientale e delle emissioni generate dalla loro attività. Per farsi trovare preparate di fronte a questi cambiamenti, sempre più aziende hanno cominciato ad integrare strategie di riduzione delle emissioni all'interno del proprio business, e a comunicare questi sforzi. Come per ogni nuovo argomento che entra nel dibattito pubblico però, è complesso capire chi fa sul serio e sta riducendo le proprie emissioni e chi invece utilizza questo tema come strumento per mostrarsi più sostenibile senza avere però una strategia concreta dietro. Anche per la compensazione infatti ci sono regole da rispettare e certificati che autenticano gli sforzi delle aziende in materia. Questi certificati sono chiamati "crediti di carbonio" e le aziende che li acquistano certificano in questo modo la realizzazione di progetti che compensano le loro emissioni. Progetti che possono essere impianti di rinnovabili e attività di riforestazione e che hanno spesso altri obiettivi oltre a quello di ridurre le emissioni: portare un impatto sociale ed economico positivo nell'area in cui vengono sviluppati. ... Leggi di più Leggi meno
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14/10/2022
Navighiamo in acque agitate
Dopo mesi di siccità e incendi, stiamo entrando nella stagione delle alluvioni. L’Italia è uno dei Paesi più esposti al dissesto idrogeologico, ma come siamo arrivati a questo punto e cosa possiamo fare per migliorare la situazione? ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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13/10/2022
Biodiversità non significa solo api: il Living Planet Report
É chiaro: se vogliamo continuare a vivere in un Pianeta che sia in grado di offrire le risorse basilari per noi e per la vita di chi verrà, dobbiamo agire e dobbiamo farlo ora. Questo è quello che emerge dal risultato del Living Planet Report 2022, (LPR), il documento biennale pubblicato per la prima volta nel 1998 dal WWF e che anche quest’anno ha coinvolto la Zoological Society of London (ZSL). Lo studio analizza approfonditamente le tendenze della biodiversità globale e dimostra che nel mondo e in particolare in America Latina e nelle regioni tropicali le popolazioni di vertebrati selvatici monitorati stanno crollando. Nello specifico emerge che tra il 1970 e il 2018 c’è un calo medio del 69% nell’abbondanza delle popolazioni di specie selvatiche monitorate in tutto il mondo. Attualmente in Europa e in Nord America l’indice che analizza la diminuzione dell’abbondanza delle specie appare migliore solo perché la pressione sulla natura è cominciata ben prima del 1970, data di inizio dei monitoraggio. Infatti come si vede nei grafici, l'Europa ha un indice di integrità della biodiversità con i punteggi più bassi al mondo. Al contrario, le regioni tropicali prima del 1970 avevano una situazione più intatta, ma da allora hanno subito cambiamenti più rapidi nei loro ecosistemi. Invertire il trend è possibile. Uno degli esempi più emblematici è quello del lupo, quasi estinto in Europa nel secolo scorso. Poi però, grazie agli sforzi di conservazione e l’espansione degli habitat idonei i numeri sono cresciuti del 1.871% dal 1965. Con la pubblicazione di questo report il WWF ce lo ricorda: cambiare è possibile, ma dobbiamo farlo ora. Come? Le azioni sono molteplici, non solo a livello individuale ma anche a livello istituzionale e di sistema, ricordando che l'azione per la biodiversità è strettamente connessa a quella per il cambiamento climatico, la giustizia e l'equità sociale. Tutte le soluzioni del WWF si possono leggere nel #LivingPlanet report dove troviamo tutti gli approfondimenti e le analisi condotte per valutare la salute del Pianeta. #LivingPlanetReport #LivingPlanetReport22 #sustainability ... Leggi di più Leggi meno
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13/10/2022
Esiste un caffè sostenibile? Come sarà prodotto il caffè del futuro?
In collaborazione con Illy abbiamo provato a capire quanto ne sappiamo di caffè. È un bene che consumiamo di tutti i giorni, ma veramente conosciamo questa bevanda? Abbiamo provato a fare qualche domanda per le strade, per capire quanto effettivamente la gente sappia cos'è il caffè: è emerso che ne sappiamo relativamente poco, sia in termini culturali sia riguardo alle sfide legate alla sostenibilità di un settore sempre più messo alla prova dai cambiamenti climatici. Per approfondire e conoscere meglio il mondo del caffè abbiamo ospitato, insieme all'Head of Strategy di Will Riccardo Haupt, Federica Ciccullo (docente e ricercatrice dell'Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano) e Lorenzo Cazzulini (Sales manager di Esperanto Specialty Coffee). Di quanti litri d’acqua abbiamo bisogno per produrre i chicchi di caffè per un caffè espresso? Cosa si può fare per ridurre l’impronta idrica del caffè? Cosa ci possiamo aspettare per il futuro del caffè? A queste e tante altre domande e curiosità proviamo a rispondere in questo video. #Caffè #Illy #Will ... Leggi di più Leggi meno
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12/10/2022
La spinta gentile e le nostre scelte alimentari
La nudge theory può essere un valido aiuto per capire come è possibile generare un cambio di rotta a livello ambientale senza necessariamente stravolgere le nostre vite e senza imporre divieti, attraverso piccole azioni o comportamenti che ci vengono suggeriti. L'aspetto forse più bello della teoria della spinta gentile è che, se utilizzata correttamente, si basa sempre su una libera scelta. Esempi di “spinta gentile” ne troviamo quotidianamente, se ci fate caso: avete mai notato le orme dei passi nei marciapiedi pubblici per indicarci dove buttare via la spazzatura? Ci sono anche molte realtà che stanno “spingendo” le persone a compiere liberamente piccole azioni quotidiane, che hanno però un impatto concreto. E non solo attraverso la nudge theory. Fondazione Barilla, per esempio, ha recentemente pubblicato il libro “100 Food Facts", una raccolta di piccole azioni quotidiane basate su informazioni scientifiche e approfondimenti che tutti noi possiamo adottare per avere un miglior impatto sulla nostra salute e il Pianeta. Il libro è disponibile gratuitamente al sito Fondazionebarilla.com
 #foodfacts #nudgetheory #Sostenibilità #climatechange #green ... Leggi di più Leggi meno
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12/10/2022
Greta Thunberg sulle centrali nucleari
In un'intervista a uno dei principali canali tv tedeschi, l'attivista Greta Thunberg, esponente di punta del movimento ambientalista Fridays For Future, si è dichiarata favorevole a mantenere attive le centrali nucleari se questo significa evitare di riaccendere le centrali a carbone. Paesi come Giappone, Belgio e Germania negli ultimi anni avevano infatti cominciato a chiudere le centrali nucleari (il cosiddetto “phase-out” nucleare) per focalizzarsi su altre fonti rinnovabili, con l'obiettivo di produrre energia a basse emissioni. Ma con l'aumento dei prezzi di gas ed elettricità, questi Paesi hanno sospeso la chiusura delle centrali nucleari per garantirsi una produzione di energia nazionale a basse emissioni ed evitare di comprare gas dalla Russia. Perché dati alla mano il nucleare, a parità di energia prodotta nel ciclo di vita di una centrale, è tra le fonti che genera meno emissioni di CO2, secondo solo all'eolico on-shore. Il carbone, al contrario, è il combustibile che causa le maggiori emissioni di CO2 ed è una fonte da cui ci stavamo piano piano allontanando. Ecco: proprio per la crisi in corso, in questi mesi alcuni Paesi hanno riaperto le centrali a carbone per contenere i costi dell'energia. In primis la Germania, che ad oggi produce quasi il 20% della sua elettricità dal carbone ed è il primo Paese europeo per consumo di questo combustibile. Ma anche l'Italia, che è passata dal 6% dell'elettricità prodotta dal carbone del 2021 al 12% attuale. Le parole di Thunberg, insomma, sono coerenti con la linea ambientalista tenuta dall'attivista svedese nei suoi interventi: guardare i dati e scegliere la fonte che genera meno emissioni. ... Leggi di più Leggi meno
Nucleare
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11/10/2022
Un piano per incentivare l'uso della bici in Italia
Se vogliamo davvero ridurre le emissioni dei trasporti nel nostro Paese c'è un modo efficace, economico, sicuro e a emissioni zero che a volte ci dimentichiamo: la bici. In molti casi gli ostacoli a un utilizzo più frequente della bici sono due: poche piste ciclabili che rendono poco sicuri i percorsi casa-scuola o casa-lavoro e una cultura radicata che induce a spostarci a tutti i costi in auto, evidenziata chiaramente dal dato in grafica. In Europa, secondo stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, circa un terzo degli spostamenti in auto nell'UE è inferiore a 3 chilometri. Per questi motivi il ministero delle infrastrutture ha recentemente pubblicato un piano per incentivare l'uso della bici da concretizzare entro il 2026. I soldi non sono pochi: 754 milioni stanziati con vari decreti dal 2018 e 400 milioni dal PNRR. Un miliardo e 154 milioni di euro in tutto. Le azioni sono diverse e vanno dall'aggiunta di piste ciclabili a incentivi per promuovere servizi di bike sharing, fino a limiti di velocità per le auto in centro città. In generale l'obiettivo è spingere l'integrazione delle infrastrutture dei trasporti in modo che si abbia una rete organica che copra l'intero Paese, così da poter ridurre l'uso della macchina nei tragitti brevi. Tre quarti degli spostamenti in Italia riguarda infatti distanze entro i 10 km. Se è vero che spesso mancano le infrastrutture, e che per altri motivi a volte non si può utilizzare la bici, è davvero sempre necessaria l'auto nei nostri spostamenti? ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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11/10/2022
I settori che emettono più gas serra in Italia
Inutile girarci attorno: il settore energetico, tra produzione e consumo di energia, è di gran lunga il settore maggiormente responsabile delle emissioni di gas serra. Ma se per l'industria pesante il passaggio a fonti rinnovabili si presenta più lungo e complesso, per quanto riguarda elettricità, riscaldamento e trasporti i margini per una transizione più veloce ci sono. Anche all'interno di questi tre settori ci sono delle differenze importanti. Se per l'elettricità l'azione fondamentale da fare è una, ovvero costruire impianti che generino elettricità da fonti rinnovabili, i settori del riscaldamento e dei trasporti richiedono invece uno step in più da fare: elettrificare. Prima di produrre energia elettrica per scaldare i nostri edifici e alimentare le nostre auto, quindi, è essenziale che le nostre caldaie e le nostre auto passino all'elettrico. Aumentare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili non è importante solo per ridurre le nostre emissioni e contenere l'aumento di temperatura globale. È un passo fondamentale anche per renderci più indipendenti da forniture estere e quindi meno vulnerabili a ricatti o oscillazioni di prezzo che hanno portato all'aumento in bolletta che stiamo vedendo in questo momento. La sfida è strutturale, tecnologica e anche culturale. Ma partendo dalla consapevolezza di quali sono i settori che emettono di più possiamo agire individualmente e chiedere alla politica un maggiore impegno su questo tema fondamentale per il futuro del nostro Paese. #energia #energy #transport #gas #russia #gasserra #greenhouse ... Leggi di più Leggi meno
CO2 (Inquinamento)
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11/10/2022
Spugne di poliuretano come soluzione agli sversamenti di petrolio
A volte le soluzioni più efficaci ai problemi ambientali le abbiamo già davanti a noi. Come nel caso delle spugne di poliuretano: un materiale molto economico, utilizzato nell'arredamento e nell'isolamento delle case, che grazie a una piccola modifica chimica della superficie potrebbe diventare un alleato efficace per assorbire il petrolio sversato in mare. ... Leggi di più Leggi meno
Idrocarburi
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10/10/2022
L'impatto ambientale del latte
Due terzi dei consumatori approvano l’idea di avere un’etichetta che dimostri l'impronta ambientale del prodotto, secondo un sondaggio svolto nel 2020 da Carbon Trust che ha coinvolto oltre 10.000 persone in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Leggere, per esempio, che un litro di latte di mandorla utilizza meno acqua rispetto a quello vaccino ma molta di più di quello di soia, potrebbe influenzare le nostre scelte alimentari. Secondo il sondaggio, in Francia e in Italia l’80% dei consumatori sosterrebbe l'iniziativa e, anche per questo, stanno nascendo sempre più app per calcolare gli impatti ambientali dei prodotti che acquistiamo, così come sempre più aziende si stanno impegnando per ridurre le proprie emissioni. Del resto i dati parlano chiaro: il latte di mucca inquina di più rispetto a tutte le alternative vegetali, anche se quest'ultime non sono tutte uguali come abbiamo visto. I dati riportati si basano su una meta-analisi di studi sull'impatto del sistema alimentare che considera tutta la catena di approvvigionamento: utilizzo del suolo, produzione, lavorazione, trasporto e packaging. Per quanto riguarda le etichette, intanto, ci sono Paesi che si stanno già muovendo. La Danimarca, per esempio, ha annunciato che diventerà il primo Paese ad avere un’etichetta che dichiari le emissioni e l'impronta climatica dei prodotti. Il Ministro dell’agricoltura danese ha affermato infatti che i consumatori devono essere in grado di fare scelte ecologiche in modo più facile quando comprano i prodotti alimentari. Per questo lo Stato sta stanziando circa 1,2 milioni di euro per sviluppare un progetto su larga scala e, nel corso di un anno, ottenere una proposta d'azione concreta. A voi piacerebbe avere un’etichetta climatica sui prodotti che comprate al supermercato? ... Leggi di più Leggi meno
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08/10/2022
La rivoluzione urbanistica del porto di Rio de Janeiro
Que maravilha! Tra i diversi progetti urbanistici sviluppati a Rio per le Olimpiadi del 2016, c'era anche Porto Maravilha, il più grande programma di rigenerazione urbana della città degli ultimi 60 anni. Fino agli anni '70 l'area del porto aveva avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e sociale della città. Con la modernizzazione del trasporto marittimo, l'arrivo massiccio delle navi container e l'industrializzazione del porto la zona è però caduta in declino, diventando pericolosa e poco attrattiva. Con la successiva costruzione della superstrada, l'area diventò definitivamente una zona di passaggio con scarso uso commerciale o residenziale. Per tutti questi motivi il governo di Rio nel 2008 decise di investire, assieme a partner privati, 2 miliardi di dollari, con l'obiettivo di migliorare la qualità dei servizi pubblici e rendere l'area verde e completamente pedonale, creando un centro turistico e commerciale. Oggi Porto Maravilha è passato da avere meno del 2% di aree verdi all'11%. L'inquinamento idrico, atmosferico e acustico si sono ridotti significativamente stando ai rapporti governativi. L'area è quindi effettivamente diventata una meta turistica e si è popolata di pedoni e ciclisti che la usano per passeggiare o andare a fare sport. Se dal punto di vista dell'impatto ambientale e dell'attrattività commerciale il progetto di Porto Maravilha ha portato risultati importanti, diversi membri del governo cittadino hanno però criticato duramente l'amministrazione per gli scarsi risultati in termini di inclusione sociale. Secondo alcune organizzazioni locali il progetto avrebbe infatti privilegiato lo sviluppo immobiliare e commerciale, lasciando indietro la costruzione di alloggi sociali per la popolazione a basso reddito che viveva all'interno dell'area o nelle zone limitrofe. Nonostante la legislazione brasiliana obblighi le autorità a dare priorità all'uso di terreni pubblici per la costruzione di alloggi sociali, queste organizzazioni hanno evidenziato come la maggior parte dei nuovi sviluppi su terreni precedentemente pubblici nella regione siano commerciali. ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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05/10/2022
Before and after: Rio de Janeiro
Tra i diversi progetti urbanistici sviluppati a Rio de Janeiro in vista delle Olimpiadi 2016, c'era anche Porto Maravilha, il più grande programma di rigenerazione urbana della città degli ultimi 60 anni. Fino agli anni '70 l'area del porto aveva avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e sociale di Rio. Con la modernizzazione del trasporto marittimo, l'arrivo massiccio delle navi container e l'industrializzazione del porto, però, la zona è nel tempo caduta in declino diventando pericolosa e poco attrattiva. Con la costruzione di una superstrada di fianco, l'area del porto poi diventò definitivamente una zona di passaggio con scarse attrattive commerciali o residenziali. Per tutti questi motivi il governo di Rio nel 2008 decise di investire, assieme a partner privati, 2 miliardi di dollari con l'obiettivo di migliorare la qualità dei servizi pubblici e rendere l'area verde e completamente pedonale, creando un centro turistico e commerciale. Oggi Porto Maravilha è passato da avere meno del 2% di aree verdi all'11%. L'inquinamento idrico, atmosferico e acustico si sono ridotti significativamente stando ai rapporti governativi. L'area è quindi effettivamente diventata una meta turistica e si è popolata di pedoni e ciclisti che la usano per passeggiare o andare a fare sport. Se dal punto di vista dell'impatto ambientale e dell'attrattività commerciale il progetto di Porto Maravilha ha portato risultati importanti, diversi politici locali hanno però criticato duramente l'amministrazione per gli scarsi risultati in termini di inclusione sociale. Secondo alcune organizzazioni locali il progetto avrebbe privilegiato lo sviluppo immobiliare e commerciale, lasciando indietro la costruzione di alloggi sociali per la popolazione a basso reddito che viveva all'interno dell'area o nelle zone limitrofe. Nonostante infatti la legislazione brasiliana obblighi le autorità a dare priorità all'uso di terreni pubblici per la costruzione di alloggi sociali, queste organizzazioni hanno evidenziato come la maggior parte dei nuovi sviluppi su terreni precedentemente pubblici nella regione siano commerciali. Ispirato da un post di Geopizza e Marco Tebrooommmm ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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03/10/2022
Quando si accendono i riscaldamenti?
L'inverno sta arrivando e le bollette non sembrano destinate a scendere. Pochi giorni fa, venerdì 30 settembre, i ministri dell'energia dei diversi Paesi dell'Unione europea si sono riuniti e hanno approvato un pacchetto di misure per ridurre i consumi energetici e tutelare consumatori e aziende dall'aumento preoccupante dei prezzi di gas ed elettricità. Nel nostro Paese, il ministero della transizione ecologica (MITE) già a inizio settembre aveva pubblicato il Piano Nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, un documento che faceva il punto della situazione suggerendo soluzioni per ridurre i consumi. Tra queste c'erano misure ad hoc che toccavano il settore del riscaldamento domestico e aziendale. Quanto al riscaldamento, in particolare, il piano del MITE prevede limiti alla temperatura massima e alla durata di accensione dei termostati. Per la temperatura i limiti sono di 17°C, con 2°C di tolleranza per le attività industriali, artigianali e 19°C, con 2°C di tolleranza per tutti gli altri edifici. Non essendo ovviamente possibili controlli capillare a livello nazionale, verranno eseguiti controlli a campione. Il ministero comunque prevede che, come è già successo nelle ultime settimane, i consumi calino anche prima delle misure, dal momento che sia i cittadini sia le aziende stanno già mettendo in atto misure per limitarli e cercare di contenere l'aumento molto pesante delle proprie bollette. #riscaldamento #gas #bollette #energia ... Leggi di più Leggi meno
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02/10/2022
Francia e Germania spengono i monumenti
La crisi energetica si sta facendo sentire ovunque in Europa. I governi dei diversi Paesi stanno creando piani e misure per aiutare cittadini e aziende a ridurre il consumo di gas ed elettricità e risparmiare sulle bollette, che hanno raggiunto prezzi spesso insostenibili. Il consumo di gas in Italia si è già ridotto del 7% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Se prendiamo solo il settore industriale questo dato arriva a -18%. I Paesi, oltre a fornire incentivi e sgravi per le fasce di popolazione in difficoltà, stanno pensando anche a misure simboliche per dare per primi il buon esempio e creare maggiore consapevolezza su un problema che non può essere sottovalutato, visti anche gli ultimi sviluppi della guerra in Ucraina e delle posizioni russe, sempre più aggressive. Francia e Germania, ad esempio, stanno implementando misure per spegnere le luci dei monumenti e degli edifici pubblici entro mezzanotte. L'idea alla base è che utilizzare così tanta elettricità per dei monumenti che nelle ore notturne invernali verranno visti da pochissime persone non ha molto senso. Ma al netto dell'effetto comunicativo che una misura del genere può avere, l'illuminazione di monumenti, strade ed edifici pubblici rappresenta in realtà una parte non molto significativa per quanto riguarda l'uso di energia legato all'illuminazione. I maggiori responsabili sono infatti uffici ed edifici commerciali, che in una tipica città europea consumano circa la metà dell'energia prodotta dall'illuminazione. Un altro 30% lo prendono le abitazioni. Una delle soluzioni migliori a lungo termine, quindi, passa per l'installazione di sistemi di illuminazione intelligenti che rilevino automaticamente quando fuori è buio o quando c'è qualcuno nella stanza, per accendersi solo quando è veramente necessario. Uno studio dell'Università di Losanna stima che nel caso medio di un lampione, se questo si accendesse nelle ore notturne solo quando c'è qualcuno sotto, potrebbe consumare il 95% di energia in meno. ... Leggi di più Leggi meno
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02/10/2022
Energia dagli scarti di cibo
La Commissione europea ha recentemente approvato 4,5 miliardi di finanziamenti all'Italia per sostenere la produzione di biometano. La misura rientra nella strategia dell’Italia per ridurre la dipendenza dal gas russo e aumentare la quota di energia rinnovabile nel mix energetico. Ma di che si tratta? ll biometano è una fonte di energia rinnovabile molto importante, soprattutto per il settore dei trasporti. Deriva dal trattamento del biogas che viene prodotto dalla fermentazione di letame, residui dei raccolti agricoli, scarti alimentari, foglie e erba tagliata. Una fonte di energia rinnovabile che sfrutta la degradazione di materiali che se lasciati nell’ambiente o nei campi libererebbero dei gas serra nell’atmosfera. Se avviene invece in ambienti controllati e anaerobici, questo processo permette di trasformarli in energia, assorbendo e fissando la CO2 nel carburante che poi quando viene bruciato la rilascia. Il contributo netto è però molto vicino allo 0. #biometano #biogas #rinnovabili #energia #energiarinnovabile #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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29/09/2022
Crescono i posti di lavoro nelle rinnovabili
Nel 2021, nonostante la pandemia e la crescente crisi energetica, c'è stata un'evidente crescita dell'occupazione nel settore delle energie rinnovabili. Lo dice un recente rapporto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, realizzato in collaborazione con l'Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite. L'occupazione mondiale nel settore delle energie rinnovabili ha infatti raggiunto 12,7 milioni l'anno scorso: un balzo di 700.000 nuovi posti di lavoro in soli 12 mesi. Secondo il report la crescita è dovuta anche ad una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro e, più in generale, alla qualità del posto di lavoro stesso. L'energia solare, secondo i dati, è il settore in più rapida crescita: nel 2021 ha fornito 4,3 milioni di posti di lavoro, più di un terzo dell'attuale forza lavoro globale nel settore delle energie rinnovabili. La Cina è il big player in questo mercato: da sola rappresenta il 63% dei posti di lavoro, seguita da Stati Uniti e India. Secondo il report, però, anche altri Paesi del sud-est asiatico stanno diventando importanti centri di produzione del solare fotovoltaico e produttori di biocarburanti. L'India, per esempio ha aggiunto più di 10 Gigawatt di solare fotovoltaico; questo ha generato un notevole aumento dell'occupazione, ma l'India rimane ancora fortemente dipendente dall'importazione di pannelli. In Italia, invece, la forza lavoro impegnata nel settore fotovoltaico coinvolgeva circa 15.000 persone nel 2021. Per quanto riguarda l'energia eolica, invece, i primi cinque Paesi con i più alti livelli di occupazione sono Cina, Germania, Stati Uniti, Brasile e Vietnam. Per l'energia idroelettrica, invece, i principali Paesi sono Cina, India e Brasile. Il ruolo dell'Africa, come evidenzia il report, è ancora limitato. Ciò nonostante crescono le opportunità di lavoro anche in questo continente, soprattutto per quanto riguarda gli impianti di energia rinnovabile decentralizzati. Oltre alle ragioni ambientali, stiamo registrando questa crescita anche perché le rinnovabili sono tecnologie ad alta intensità di occupazione, i cui impatti ricadono sul territorio in modo più diffuso rispetto alle fossili, che, al contrario, sono ad alta intensità di capitale. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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27/09/2022
Cos'è la dieta mediterranea?
Domani ricercatori, esperti, ministri, e organizzazioni di diversi paesi del Mediterraneo si incontreranno a Bari in occasione della terza conferenza mondiale sulla rivitalizzazione della dieta mediterranea. Perché però abbiamo bisogno di rivitalizzarla? Secondo diversi studi, il modello alimentare mediterraneo avrebbe più benefici rispetto ad altre diete occidentali: non solo da un punto di vista salutistico, ma soprattutto perché rispetto ad altri modelli alimentari ha un minore impatto sul cambiamento climatico e problemi ambientali come l'utilizzo eccessivo di suolo e acqua, e lo spreco di cibo. Ma non solo. L'Unesco ha dichiarato questo modello "patrimonio intangibile dell'umanità", e ritiene che si debba salvaguardare per il suo valore culturale all'interno del Mediterraneo. La dieta mediterranea infatti sottolinea i valori della convivialità, del dialogo interculturale e intergenerazionale e di uno stile di vita guidato dal rispetto della diversità. Negli ultimi anni però sempre più persone in Italia hanno smesso di seguirla, prediligendo un'alimentazione più ricca di prodotti di origine animale e dolci, e uno stile di vita più sedentario e concentrato sull'individuo. E ora, nel Mediterraneo come nel mondo, coesistono problemi di malnutrizione e di eccessi calorici che aumentano il rischio di malattie croniche. ... Leggi di più Leggi meno
Dieta (Cibo)
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23/09/2022
Il cambiamento climatico va contrastato con scelte radicali? | Will incontra la community
In vista delle elezioni, abbiamo creato SWING: una serie di eventi per incontrare la nostra community, confrontarci sul futuro dell'Italia e scoprire come informazione e pregiudizi influenzano la nostra visione del mondo e del dibattito politico. Nel nostro tour in giro per l'Italia siamo stati a Conversano, Roma, Treviso, Cagliari, Torino e Milano e abbiamo chiesto ai partecipanti di prendere posizione rispetto a una serie di statement su alcuni temi fondamentali (lavoro, ambiente, equità intergenerazionale, media/innovazione) del dibattito pubblico: favorevole, senza una posizione forte o contro? In questo episodio raccontiamo com'è andata e quali sono le posizioni della nostra community su cambiamento climatico, transizione ecologia e sostenibilità. #Ambiente #Elezioni #Will ... Leggi di più Leggi meno
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16/09/2022
Sulle rinnovabili siamo in ritardo di un secolo
La produzione di energia rinnovabile è al centro dei programmi ambientali di tutti i partiti. Non è ovviamente un caso: la nostra dipendenza dal gas per produrre elettricità ha fatto salire le bollette a prezzi record e il tempo che abbiamo per ridurre le nostre emissioni e contenere l'aumento di temperatura globale è poco. Il problema è che negli ultimi tre anni siamo stati molto al di sotto del ritmo necessario per raggiungere i nostri obiettivi sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, che ci chiedono di produrre il 72% di energia elettrica da queste fonti entro il 2030. In tutto il 2021 abbiamo infatti installato circa 1300 megawatt tra solare, eolico e idroelettrico. Mentre ce ne servirebbero quasi 2000 ogni anno solo di eolico per rispettare gli obiettivi che ci siamo posti. I problemi principali per il ritardo che abbiamo accumulato sono due. Il primo riguarda le autorizzazioni, che a causa di lungaggini burocratiche fanno slittare a 7 anni la media per approvare un impianto. A causa di questi ritardi, ad oggi, appena il 3,2% dei 20 GigaWatt di progetti eolici per i quali è stata richiesta l'autorizzazione dal 2017 è stato autorizzato. L'altro problema è quello che in gergo si chiama NIMBY (Not in My Back Yard, cioè “non nel mio giardino di casa”), il fenomeno per cui organizzazioni locali, amministrazioni o soprintendenze culturali si oppongono alla costruzione di impianti rinnovabili perché in contrasto con alcuni canoni estetici o regole riguardanti l'uso del territorio a livello locale. Ma spingere la produzione di rinnovabili non è impossibile. Nel 2011, per esempio, siamo stati i primi al mondo per installazione di nuovi impianti fotovoltaici. Dietro questo boom c'erano incentivi statali per creare nuovi impianti, in particolare il “Conto Energia”, un fondo che attingeva dalle bollette di tutti i consumatori per finanziare la costruzione di nuovi impianti. E se tornassimo a investire fortemente sulle rinnovabili? ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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16/09/2022
Supereremo la plastica monouso?
Dai rasoi e gli spazzolini ai cotton fioc, il settore della cura della persona è uno di quelli che usa di più la plastica monouso. La buona notizia è che, anche grazie alla tecnologia, per tutti questi prodotti oggi esistono alternative sostenibili. ... Leggi di più Leggi meno
Plastica (Inquinamento)
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16/09/2022
Cosa propongono i partiti per il nucleare?
L'aumento dei costi per l'energia degli ultimi mesi, oltre all'acuirsi degli effetti causati dai cambiamenti climatici, hanno riportato il tema dell'energia tra le priorità del nostro Paese. Così, oltre al gas, il dibattito sul nucleare è tornato nell'agenda di diversi partiti in vista delle prossime elezioni. Ad oggi il nostro Paese è l'unico tra quelli del G7 a non produrre energia nucleare sul suolo nazionale a seguito del referendum del 1987 - avvenuto un anno dopo l'incidente della centrale di Chernobyl - che ha decretato la chiusura dei cinque impianti nucleari in funzione in Italia. Uno stop confermato dall'esito positivo del referendum del 2011 che ha abrogato nuove norme che consentivano la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare. La produzione di elettricità derivata dal nucleare è quella che genera il minore volume di emissioni di CO2 nell'atmosfera e per questo alcuni partiti la propongono come una fonte da affiancare alle rinnovabili per arginare gli effetti dei cambiamenti climatici, raggiungendo più rapidamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030. Altri schieramenti politici fanno però notare che la progettazione e la realizzazione di nuove centrali richiedono tempi molto lunghi e costi ingenti. Per fare un esempio, l’ultimo impianto entrato in servizio in Finlandia nel gennaio 2022 (Olkiluoto 3) è costato 11 miliardi di euro (circa 10 volte più di centrali a gas per pari potenza e 5 volte più di parchi eolici terrestri per pari potenza in Italia) e ha richiesto 17 anni di lavori, senza includere i tempi di progettazione e autorizzazione. Alcuni partiti mostrano inoltre dubbi sulla sostenibilità ambientale complessiva della produzione, in particolare il complesso smaltimento delle scorie. #Nucleare #Energia #Transizione #Partiti #Politica #25settembre ... Leggi di più Leggi meno
Nucleare
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15/09/2022
Cosa stiamo facendo con le tasse ambientali? Ma soprattutto, cosa sono?
Mentre il tema delle tasse si dibatte in campagna elettorale, la crisi climatica ci impone di occuparci di tasse ambientali. L'Unione Europea, per esempio, sta rivedendo le sue direttive sulla tassazione dell'energia, per assicurarsi che le attività più inquinanti siano anche quelle a essere tassate di più. Il paradosso è che in Italia, ad oggi, solo meno dell'1% delle tasse ambientali vengono reinvestite nell'ambiente. C'è chi argomenta che questo sia un uso secondario, che le tasse ambientali servano anzitutto a disincentivare quelle attività e consumi che hanno un impatto più alto su ambiente e clima. Ma in questo caso, i settori più responsabili per la crisi climatica e ambientale dovrebbero essere i più tassati. Sembra però che queste tasse non rispettino il principio del ”chi inquina paga”. Un rapporto del Senato (l'ultimo disponibile, risalente ormai al 2017 su dati 2013) ha rivelato che le famiglie pagano molte più tasse rispetto ai settori più inquinanti. Abbiamo confrontato i dati del rapporto del Senato (l'ultimo disponibile) con i dati Istat degli ultimi anni, e abbiamo notato che la quantità di tasse pagate dai settori più inquinanti è rimasta pressoché invariata da allora. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili,Fonti fossili
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15/09/2022
Cosa propongono i partiti sull'energia?
L'energia è tra gli argomenti più discussi delle ultime settimane ed è ormai al centro della campagna elettorale, dal momento che aziende e consumatori sono in difficoltà causa per l'aumento preoccupante delle bollette di gas ed elettricità. Il tema dell'approvvigionamento energetico è centrale, per evitare conseguenze sociali ed economiche disastrose come l'aumento di quella che viene definita ”povertà energetica”: l’impossibilità di pagare servizi fondamentali come riscaldamento, illuminazione e gas per cucinare. Non solo. Pianificare cambiamenti nel settore energetico è fondamentale anche per proteggerci da crisi energetiche future. Accelerare sulla produzione di energia rinnovabile e investire sulla riduzione della domanda interna di energia, rendendo più efficienti i nostri edifici e i nostri trasporti, sono le due azioni più importanti per ridurre nel lungo termine la nostra dipendenza da fonti estere e limitare quindi l'impatto che scelte di altri Paesi hanno sull'Italia. Puntare sulla produzione di energia rinnovabile nazionale, infine, è fondamentale per ridurre il nostro impatto in termini di emissioni e contrastare la crisi climatica che quest'estate ci ha mostrato chiaramente come non sia un fenomeno distante, ma già molto impattante nel nostro Paese. ... Leggi di più Leggi meno
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13/09/2022
L'Italia è l'unico Paese del G7 a non avere centrali nucleari
L'aumento dei costi per l'energia degli ultimi mesi, oltre all'acuirsi degli effetti causati dai cambiamenti climatici, hanno riportato il tema dell'energia tra le priorità del nostro Paese. Così, oltre al gas, il dibattito sul nucleare è tornato nell'agenda di diversi partiti in vista delle prossime elezioni. Ad oggi il nostro Paese è l'unico tra quelli del G7 a non produrre energia nucleare sul suolo nazionale a seguito del referendum del 1987 - avvenuto un anno dopo l'incidente della centrale di Chernobyl - che ha decretato la chiusura dei cinque impianti nucleari in funzione in Italia. Uno stop confermato dall'esito positivo del referendum del 2011 che ha abrogato nuove norme che consentivano la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare. La produzione di elettricità derivata dal nucleare è quella che genera il minore volume di emissioni di CO2 nell'atmosfera e per questo alcuni partiti la propongono come una fonte da affiancare alle rinnovabili per arginare gli effetti dei cambiamenti climatici, raggiungendo più rapidamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030. Altri schieramenti politici fanno però notare che la progettazione e la realizzazione di nuove centrali richiedono tempi molto lunghi e costi ingenti. Per fare un esempio, l’ultimo impianto entrato in servizio in Finlandia nel gennaio 2022 (Olkiluoto 3) è costato 11 miliardi di euro (circa 10 volte più di centrali a gas per pari potenza e 5 volte più di parchi eolici terrestri per pari potenza in Italia) e ha richiesto 17 anni di lavori, senza includere i tempi di progettazione e autorizzazione. Alcuni partiti mostrano inoltre dubbi sulla sostenibilità ambientale complessiva della produzione, in particolare il complesso smaltimento delle scorie. ... Leggi di più Leggi meno
Nucleare
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12/09/2022
Cosa propongono i partiti sui trasporti?
Quale mezzo di trasporto scegliamo per gli spostamenti quotidiani è una decisione dettata da molte variabili, frutto di un calcolo costi-benefici in cui si incrociano esigenze di tempo, condizioni meteo, disponibilità di mezzi pubblici affidabili e accessibili. Una scelta individuale ma che ha conseguenze collettive per la nostra vita e per l'ambiente, e in cui le politiche pubbliche giocano un ruolo fondamentale. Secondo i dati Eurostat del 2021, l'Italia è il secondo Paese dell'Unione dove ci sono più automobili: ben 670 ogni mille abitanti. Questo vuol dire che uno dei mezzi di trasporto più inquinanti è ancora uno dei più utilizzati nel nostro Paese, se è vero che a gennaio 2022 risultavano, in circolazione in Italia 244.944 auto elettriche (127.789 a batteria e 119.155 ibride plug-in) su un totale di circa 38 milioni di auto. Nel 2020 meno del 5% delle nuove auto immatricolate in Italia nel 2020 era elettrica o ibrida, contro il 10% della Francia o il 15% della Germania. Ma cosa propongono i partiti candidati alle elezioni in materia di mobilità e trasporti, nell'ottica di rispondere alle diverse esigenze di mobilità dei cittadini e al contempo di accelerare la transizione verso un futuro più sostenibile? #Politica #Elezioni #Trasporti #Mobilità #Infrastrutture ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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09/09/2022
L'utilizzo di auto in Italia e le proposte dei partiti per la mobilità
Quale mezzo di trasporto scegliamo per gli spostamenti quotidiani è una decisione dettata da molte variabili, frutto di un calcolo costi-benefici in cui si incrociano esigenze di tempo, condizioni meteo, disponibilità di mezzi pubblici affidabili e accessibili. Una scelta individuale ma che ha conseguenze collettive per la nostra vita e per l'ambiente, e in cui le politiche pubbliche giocano un ruolo fondamentale. Secondo i dati Eurostat del 2021, l'Italia è il secondo Paese dell'Unione dove ci sono più automobili: ben 670 ogni mille abitanti. Questo vuol dire che uno dei mezzi di trasporto più inquinanti è ancora uno dei più utilizzati nel nostro Paese, se è vero che a gennaio 2022 risultavano, in circolazione in Italia 244.944 auto elettriche (127.789 a batteria e 119.155 ibride plug-in) su un totale di circa 38 milioni di auto. Nel 2020 meno del 5% delle nuove auto immatricolate in Italia nel 2020 era elettrica o ibrida, contro il 10% della Francia o il 15% della Germania. Ma cosa propongono i partiti candidati alle elezioni in materia di mobilità e trasporti, nell'ottica di rispondere alle diverse esigenze di mobilità dei cittadini e al contempo di accelerare la transizione verso un futuro più sostenibile? ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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07/09/2022
Gli obiettivi di energia rinnovabile
La produzione di energia rinnovabile è ormai centrale, non solo per ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera e contrastare il cambiamento climatico. Sei mesi di guerra in Ucraina ci hanno mostrato che sviluppare un'infrastruttura forte di produzione di energia rinnovabile ci rende anche molto più indipendenti dal punto di vista energetico e riduce la nostra vulnerabilità alle oscillazioni di prezzo. Ad oggi però la produzione di energia rinnovabile sta andando a rilento nel nostro Paese. Nel 2021 infatti la crescita della produzione di rinnovabili ha fatto segnare solo un +1,3% rispetto al 2020. In tutto il 2021 abbiamo installato circa 1300 megawatt di rinnovabili. Ce ne servono 1500 ogni anno solo di eolico per rispettare gli obiettivi che ci siamo posti a livello nazionale. Ad oggi infatti produciamo il 41% di elettricità da rinnovabili: secondo il Piano per la Transizione Ecologica, adottato dal Ministero omonimo, dobbiamo arrivare al 72% entro il 2030 e al 95-100% entro il 2050. I dati però ci mostrano un trend molto al di sotto di quelli che dovrebbero essere i nostri obiettivi annuali. Il rallentamento è in parte causato dalla pandemia, ma gli ostacoli più grossi arrivano dal sistema lento e complesso di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione dei progetti. La prima nota positiva è che nel 2022 le autorizzazioni stanno procedendo a un buon ritmo. La seconda è che stanno crescendo anche i numeri per quanto riguarda l'autoproduzione e lo scambio di energia attraverso le Comunità Energetiche, un modello collaborativo e decentralizzato di produzione di energia rinnovabile. La transizione energetica dai combustibili fossili alle rinnovabili sarà un punto centrale su cui si giocherà la battaglia elettorale delle prossime settimane. Tutti i partiti e le coalizioni infatti la inseriscono come punto centrale nei loro programmi ma ognuno con dei focus diversi: dal nucleare ai termovalorizzatori, passando per lo sviluppo delle rinnovabili e l'abbandono graduale del gas. Voi di cosa vorreste sentire parlare le forze politiche, nell'ambito della transizione energetica? ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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07/09/2022
Quando possiamo accendere i termosifoni?
Ieri il Ministero della Transizione Ecologica ha pubblicato il Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale. L’obiettivo del governo è diminuire i consumi per un totale di 5,3 miliardi di metri cubi di gas. Il piano prevede di ridurre di un’ora l’orario di accensione invernale dei riscaldamenti e di abbassare di un grado la temperatura, da 20 a 19 (17 per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili). Il periodo di accensione sarà inoltre ridotto di 15 giorni (posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 giorni la data di fine esercizio). Il piano include anche la sensibilizzazione per comportamenti più consapevoli sui consumi energetici, in vista del risparmio di gas ma anche della futura decarbonizzazione. Questi comprendono semplici scelte quotidiane: abbassare la temperatura della doccia, usare lavastoviglie e lavatrice solo se a pieno carico, staccare le spine elettriche quando gli elettrodomestici non sono in funzione, non lasciare accesi Tv o decoder e spegnere le luci se non necessarie. #Consumi #Riscaldamento #CrisiEnergetica #Energia #Gas #inverno #risparmioenergetico ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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07/09/2022
Le fonti energetiche in Italia e le proposte dei partiti a riguardo
L'energia è tra gli argomenti più discussi delle ultime settimane ed è ormai al centro della campagna elettorale, dal momento che aziende e consumatori sono in difficoltà causa per l'aumento preoccupante delle bollette di gas ed elettricità. Il tema dell'approvvigionamento energetico è centrale, per evitare conseguenze sociali ed economiche disastrose come l'aumento di quella che viene definita ”povertà energetica”: l’impossibilità di pagare servizi fondamentali come riscaldamento, illuminazione e gas per cucinare. Non solo. Pianificare cambiamenti nel settore energetico è fondamentale anche per proteggerci da crisi energetiche future. Accelerare sulla produzione di energia rinnovabile e investire sulla riduzione della domanda interna di energia, rendendo più efficienti i nostri edifici e i nostri trasporti, sono le due azioni più importanti per ridurre nel lungo termine la nostra dipendenza da fonti estere e limitare quindi l'impatto che scelte di altri Paesi hanno sull'Italia. Puntare sulla produzione di energia rinnovabile nazionale, infine, è fondamentale per ridurre il nostro impatto in termini di emissioni e contrastare la crisi climatica che quest'estate ci ha mostrato chiaramente come non sia un fenomeno distante, ma già molto impattante nel nostro Paese. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili,Fonti fossili
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05/09/2022
Il piano della mobilità ciclistica
Se vogliamo davvero ridurre le emissioni dei trasporti nel nostro Paese c'è un modo efficace, economico, sicuro e a emissioni zero che a volte ci dimentichiamo: la bici. In molti casi gli ostacoli a un utilizzo più frequente della bici sono due: poche piste ciclabili che rendono poco sicuri i percorsi casa-scuola o casa-lavoro e una cultura radicata che induce a spostarci a tutti i costi in auto, evidenziata chiaramente dal dato in grafica. In Europa, secondo stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, circa un terzo degli spostamenti in auto nell'UE è inferiore a 3 chilometri. Per questi motivi il ministero delle infrastrutture ha recentemente pubblicato un piano per incentivare l'uso della bici da concretizzare entro il 2026. I soldi non sono pochi: 754 milioni stanziati con vari decreti dal 2018 e 400 milioni dal PNRR. Un miliardo e 154 milioni di euro in tutto. Le azioni sono diverse e vanno dall'aggiunta di piste ciclabili a incentivi per promuovere servizi di bike sharing, fino a limiti di velocità per le auto in centro città. In generale l'obiettivo è spingere l'integrazione delle infrastrutture dei trasporti in modo che si abbia una rete organica che copra l'intero Paese, così da poter ridurre l'uso della macchina nei tragitti brevi. Tre quarti degli spostamenti in Italia riguarda infatti distanze entro i 10 km. Se è vero che spesso mancano le infrastrutture, e che per altri motivi a volte non si può utilizzare la bici, è davvero sempre necessaria l'auto nei nostri spostamenti? ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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31/08/2022
Il biglietto unico mensile per i trasporti in Germania
Introdotto l'1 giugno, il biglietto unico mensile permetteva a chiunque di viaggiare per tre mesi in tutta la Germania con bus, tram e treni regionali a 9 euro al mese. L'obiettivo del governo era ridurre il consumo di carburante e contenere gli effetti negativi della crisi energetica. L'adesione è stata massiccia: 52 milioni i biglietti venduti. L'Ufficio federale di statistica tedesco ha rilevato che un quinto della popolazione ha utilizzato regolarmente i trasporti pubblici per la prima volta grazie a questa misura e ha riscontrato un aumento del 42% dei viaggi in treno nei mesi di giugno e luglio rispetto allo stesso periodo del 2019. Non solo: uno studio dell'Istituto di ricerca economica di Colonia afferma che l'eliminazione del costo dei trasporti dai bilanci delle famiglie (un abbonamento mensile per il solo centro di Berlino costa di solito 86 euro) ha contribuito a ridurre l'impennata dell'inflazione fino a 2 punti percentuali. Una ricerca dell'Università di Potsdam ha inoltre mostrato come il biglietto unico a 9 euro abbia portato a una diminuzione del 6-7% dei livelli di inquinamento atmosferico in Germania, con un effetto più significativo durante la settimana lavorativa e nelle aree urbane. Il ministro delle finanze tedesco Christian Lindner sostiene però che sarebbe troppo costoso mantenere a questo prezzo la misura, sovvenzionata con 2,5 miliardi di spesa pubblica, e le stime migliori parlano di un prezzo sei volte superiore se la misura rimarrà in vigore nei prossimi mesi. A chi sostiene sia una misura troppo costosa, le organizzazioni ambientali hanno risposto che secondo l'Agenzia tedesca per l'ambiente il danno derivante da una tonnellata di emissioni di CO2 vale circa 180 euro e che quindi il biglietto unico è una misura sensata a livello economico. Una critica arrivata dai passeggeri è che la misura ha causato un sovraffollamento dei treni, soprattutto in città. Altri hanno osservato che un pezzo basso per questo biglietto significa meno soldi per i trasporti nelle aree rurali che ad oggi sono poco sviluppati. Le vendite del biglietto unico sono state più basse in queste zone anche a causa della mancanza di infrastrutture. ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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30/08/2022
In Corea del Sud costruiranno una città galleggiante: com'è fatta? #Shorts
In Corea del Sud costruiranno una città galleggiante: com'è fatta? #Shorts
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29/08/2022
L'aumento del prezzo del gas: cosa aspettarci
Ormai non si parla d'altro: il prezzo del gas è alle stelle. Tra le proposte per limitare i danni economici, quelle per azzerare l'import di gas russo e spingere la transizione energetica verso le rinnovabili, l'energia è al centro della campagna elettorale. Ma perché? Cosa c'entrano i rigassificatori e cosa può fare l'Italia nel breve termine? Insieme a Matteo Villa, Head of DataLab di @ispigram, abbiamo provato a rispondere alle domande più frequenti sui temi legati al gas nell'ultima puntata del nostro podast #Actually. La crisi in corso ci ricorda che l'energia è la spina dorsale della nostra società: i rischi legati a potenziali carenze energetiche comprendono non solo pesanti ricadute economiche, ma anche tensioni sociali e politiche. ... Leggi di più Leggi meno
Fonti fossili
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28/08/2022
Le emissioni della Formula 1
Ogni anno la Formula 1 genera emissioni per 256 mila tonnellate di CO2. La federazione automobilistica ha annunciato che dal 2026 introdurrà nuove regole per diventare meno impattante a livello ambientale e raggiungere le emissioni nette zero entro il 2030: grazie a nuove regole sui motori, le auto consumeranno molta meno energia e produrranno zero emissioni nette di CO2, compensando quindi quelle prodotte. ... Leggi di più Leggi meno
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25/08/2022
Gli obiettivi di energia rinnovabile
La produzione di energia rinnovabile è ormai centrale, non solo per ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera e contrastare il cambiamento climatico. Sei mesi di guerra in Ucraina ci hanno mostrato che sviluppare un'infrastruttura forte di produzione di energia rinnovabile ci rende anche molto più indipendenti dal punto di vista energetico e riduce la nostra vulnerabilità alle oscillazioni di prezzo. Ad oggi però la produzione di energia rinnovabile sta andando a rilento nel nostro Paese. Nel 2021 infatti la crescita della produzione di rinnovabili ha fatto segnare solo un +1,3% rispetto al 2020. In tutto il 2021 abbiamo installato circa 1300 megawatt di rinnovabili. Ce ne servono 1500 ogni anno solo di eolico per rispettare gli obiettivi che ci siamo posti a livello nazionale. Ad oggi infatti produciamo il 41% di elettricità da rinnovabili: secondo il Piano per la Transizione Ecologica, adottato dal Ministero omonimo, dobbiamo arrivare al 72% entro il 2030 e al 95-100% entro il 2050. I dati però ci mostrano un trend molto al di sotto di quelli che dovrebbero essere i nostri obiettivi annuali. Il rallentamento è in parte causato dalla pandemia, ma gli ostacoli più grossi arrivano dal sistema lento e complesso di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione dei progetti. La prima nota positiva è che nel 2022 le autorizzazioni stanno procedendo a un buon ritmo. La seconda è che stanno crescendo anche i numeri per quanto riguarda l'autoproduzione e lo scambio di energia attraverso le Comunità Energetiche, un modello collaborativo e decentralizzato di produzione di energia rinnovabile. La transizione energetica dai combustibili fossili alle rinnovabili sarà un punto centrale su cui si giocherà la battaglia elettorale delle prossime settimane. Tutti i partiti e le coalizioni infatti la inseriscono come punto centrale nei loro programmi ma ognuno con dei focus diversi: dal nucleare ai termovalorizzatori, passando per lo sviluppo delle rinnovabili e l'abbandono graduale del gas. Voi di cosa vorreste sentire parlare le forze politiche, nell'ambito della transizione energetica? ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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25/08/2022
Dagli scarti di cibo possiamo produrre energia?
La Commissione europea ha recentemente approvato 4,5 miliardi di finanziamenti all'Italia per sostenere la produzione di biometano. La misura rientra nella strategia dell’Italia per ridurre la dipendenza dal gas russo e aumentare la quota di energia rinnovabile nel mix energetico. Ma di che si tratta? ll biometano è una fonte di energia rinnovabile molto importante, soprattutto per il settore dei trasporti. Deriva dal trattamento del biogas che viene prodotto dalla fermentazione di letame, residui dei raccolti agricoli, scarti alimentari, foglie e erba tagliata. Una fonte di energia rinnovabile che sfrutta la degradazione di materiali che se lasciati nell’ambiente o nei campi libererebbero dei gas serra nell’atmosfera. Se avviene invece in ambienti controllati e anaerobici, questo processo permette di trasformarli in energia, assorbendo e fissando la CO2 nel carburante che poi quando viene bruciato la rilascia. Il contributo netto è però molto vicino allo 0. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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24/08/2022
Che fine fanno i nostri rifiuti?
Quando si parla di rifiuti, siamo abituati a pensare che vada sempre tutto male, che la differenziata non serva a nulla, ma non è così. In 10 anni in Italia il numero di rifiuti raccolti con la differenziata è quasi raddoppiato, passando dal 35% sul totale raccolto del 2010 al 63% del 2020. Guardando i dati relativi a diversi materiali, l'Italia occupa i primi posti in Europa per percentuali riciclate: ricicliamo per esempio l'87,4% di carta, a fronte di una media europea del 73,9%. Per il vetro invece siamo ad un tasso di riciclo del 78%, contro il 74% della media europea. Ovviamente si può fare di più, soprattutto per quanto riguarda le discariche. L'obiettivo europeo, per esempio, è scendere al 10% del totale dei rifiuti che arriva in discarica entro il 2035: oggi in Italia siamo ancora a più del 20%. Se spingere l'acceleratore sul riciclo è sicuramente una delle soluzioni, ce ne sono altre due, ai due estremi, che possono aiutarci a ridurre le percentuali di rifiuti che finiscono in discarica, in assoluto la destinazione peggiore possibile per un rifiuto. La prima, a monte, è ridurre il numero di rifiuti che produciamo: questo si può fare comprando alimenti senza imballaggi, utilizzando dove possibile contenitori riutilizzabili e evitando di comprare oggetti monouso. Una possibile seconda soluzione passa dal migliorare la nostra rete di termovalorizzatori: bruciare i rifiuti per produrre energia non è la soluzione ideale, ma è un modo tutto sommato efficiente per ridurre la quantità di rifiuti che finisce in discarica o, ancora peggio, dispersa nell'ambiente. Un'opzione che però ancora oggi incontra perplessità e resistenze. #Rifiuti #RaccoltaDifferenziata #Termovalorizzatore #Ambiente ... Leggi di più Leggi meno
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24/08/2022
Le città galleggianti del futuro
Dal 1880 a oggi il livello medio del mare è aumentato di circa 22 centimetri e un terzo di questo aumento è avvenuto negli ultimi 25 anni. Con la temperatura globale in aumento, infatti, i ghiacciai si stanno sciogliendo sempre più velocemente e l'acqua del mare si sta scaldando, portando gli oceani ad alzarsi. Per far fronte ai rischi causati da questo fenomeno, molte città costiere si stanno attrezzando con sistemi di contenimento e barriere naturali. La società americana Oceanix ha invece deciso di affrontare il problema da un'altra prospettiva, costruendo un pezzo di città galleggiante di fronte alla città coreana di Busan. Il primo prototipo inizierà la costruzione nel 2023, coprirà una superficie di 75 ettari (più di 100 campi da calcio) e costerà, secondo stime attuali, attorno ai 600 milioni. I materiali utilizzati nella costruzione permetteranno la crescita della flora e della fauna marina su tutta la superficie subacquea e ogni piattaforma sarà assicurata al fondo dell'oceano in modo da potersi alzare e abbassare con l'acqua - un movimento che grazie a particolari soluzioni di design non sarà percepito delle persone in superficie. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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23/08/2022
Il pavimento che assorbe energia
Quanti di noi, durante le vacanze, hanno camminato chilometri e chilometri, visitando città italiane o estere? Come sarebbe se ci fosse un sistema in grado di ricavare energia da tutti quei passi? Una sperimentazione in questo senso c'è, come ci raccontano gli amici di @ingegneria.italia ... Leggi di più Leggi meno
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22/08/2022
Come El Paso contrasta la siccità
Già oggi il 40% della popolazione mondiale è colpito dalla scarsità d'acqua. Negli anni il numero delle persone che hanno iniziato ad emigrare dal proprio Paese a causa del cambiamento climatico è cresciuto, e continuerà a farlo. Eppure l'80% delle acque reflue del mondo, prodotte dallo sciacquone dei servizi igienici, dal lavaggio delle stoviglie e dalle attività commerciali come ristoranti e bar viene spesso scaricato in fiumi, laghi e oceani. Ma c'è un modo di riutilizzare quell'acqua? Sì, e alcune città come El Paso (Stati Uniti) fortemente colpite dalla siccità hanno trovato una soluzione: un trattamento di purificazione avanzato che trasforma le acque reflue in acqua potabile, reinserendole direttamente nel sistema idrico della città. L'innovazione tecnologica ci può quindi aiutare a trovare soluzioni a problematiche come la siccità, ricordiamoci però che alla base deve esserci l'uso consapevole di questa vitale risorsa naturale. ➡️ Nel video ”Siccità e scarsità d'acqua sono arrivate. Quali sono le soluzioni?” abbiamo analizzato gli esempi di Cile, Sudafrica, Israele, Stati Uniti per capire come altri Paesi agiscono per rispondere alla scarsità d’acqua sempre più frequente: lo trovi sul nostro canale YouTube (link in bio!) ... Leggi di più Leggi meno
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21/08/2022
Quest'estate raccogli queste
Piuttosto che raccogliere conchiglie, perché non raccogliamo rifiuti? La prossima volta che prendi una conchiglia dalla spiaggia e la porti via con te come souvenir, pensaci due volte: stai alterando l'ambiente marino. Le conchiglie sono una parte importante degli ecosistemi costieri: forniscono materiali per i nidi degli uccelli, una casa o una superficie di attacco per alghe, spugne marine e una miriade di altri microrganismi. Inoltre, i gusci delle conchiglie sono usati anche dai pesci per nascondersi dai predatori e come rifugi temporanei per i paguri. Le conchiglie sono fatte di carbonato di calcio, un nutriente utile a garantire la stabilità dell’ambiente marino e a controllare l'acidità del suolo oltre che a rallentare l'erosione del litorale. Insomma, un gesto che probabilmente abbiamo fatto tutti da bambini senza pensarci può rivelarsi dannoso per il nostro pianeta. #conchiglia #estate #pianeta #mare ... Leggi di più Leggi meno
Mare
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19/08/2022
Voleremo ancora low-cost?
Tra cancellazioni, scioperi e attese infinite, la stagione dei voli low-cost per come li conoscevamo sembra sempre più vicina alla fine. I biglietti sono troppo economici per essere sostenibili, sia economicamente che in termini di impatto ambientale. Ma come siamo arrivati a questo punto e cosa dobbiamo aspettarci? ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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19/08/2022
Terreno siccitoso vs terreno umido
Più il terreno è secco, meno acqua assorbe. Di conseguenza, meno piove, più è probabile che i nostri terreni diventino talmente aridi da non riuscire ad assorbire la pioggia, quando poi arriva. Secondo i dati del CNR, i mesi di marzo, aprile e maggio del 2022 sono stati caratterizzati dai più alti livelli di siccità mai registrati negli ultimi 22 anni. Questo ha contribuito a preparare le condizioni per un aumento del numero di incendi nei mesi estivi: e infatti i dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi da gennaio al 15 agosto 2022 mostrano che gli ettari bruciati in Italia sono già 42.000. Anche gli interventi dei vigili del fuoco sono aumentati del 36% rispetto al 2021. E mentre gli incendi divampano, iniziamo ad assistere a nubifragi e inondazioni. Sono di questi giorni i video in cui si vedono i vaporetti di Venezia bloccati da onde e vento forte o le strade di Firenze trasformate in fiumi. Il motivo è quello: se non piove per tanto tempo, il terreno si secca a tal punto che quando la pioggia cade in abbondanza e per un tempo prolungato il suolo non riesce più ad assorbirla, così l'acqua scorre così in superficie. Questi scenari sono tutti stati previsti dagli esperti dell'IPCC che, ormai da anni, avvertono che a causa del cambiamento climatico non solo vivremo periodi di siccità più lunghi, ma assisteremo sempre più frequentemente a precipitazioni più intense e conseguenti inondazioni. ... Leggi di più Leggi meno
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19/08/2022
Perché mangiamo la carne se diciamo di amare gli animali?
Siamo ipocriti a dire che amiamo gli animali se poi mangiamo la carne? Secondo il filosofo australiano Peter Singer siamo ipocriti perché esercitiamo lo "specismo": non solo ci sentiamo superiori al resto del mondo animale, ma nel mondo animale scegliamo anche, sulla base delle nostre credenze culturali, quali animali dovrebbero avere più diritti. Il nostro comportamento è un paradosso perché se da un lato diciamo che amiamo e rispettiamo gli animali, e magari ci scandalizziamo anche davanti alle immagini cruente degli allevamenti intensivi, dall’altro continuiamo a mangiare carne. E ci giustifichiamo attribuendo meno diritti morali, come anche meno intelligenza e capacità di soffrire, agli animali che consideriamo "da carne". Ma quindi, perché mangiamo carne anche se diciamo di amare gli animali? Insieme a Silvia Lazzaris scopriamo cos'è il paradosso della carne. ... Leggi di più Leggi meno
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18/08/2022
Parliamo di agricoltura idroponica
Metà della superficie abitabile a livello globale è utilizzata per l'agricoltura. Di questa, più di tre quarti viene utilizzata per la produzione di bestiame, ma anche la coltivazione di frutta e verdura ha il suo peso. Ecco perché abbiamo sempre più bisogno di sistemi innovativi e produttivi che utilizzino meno suolo possibile e ne prevengano il degrado: da questo punto di vista, la coltivazione idroponica, così come quella acquaponica, rappresentano interessanti alternative. Non solo perché utilizzano meno terreno, ma anche perché - nel caso dell'acquaponica - possono essere una soluzione ”win-win” che dà benefici sia alle piante coltivate sia ai pesci presenti negli impianti. Anche questi sistemi, comunque, non sono privi di criticità, a partire dal costo di realizzazione, alla vulnerabilità a interruzioni di corrente e alla necessità di monitoraggio costante. ... Leggi di più Leggi meno
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17/08/2022
Le isole di calore nelle nostre città
L’assenza di vegetazione e la prevalenza di asfalto e inquinamento possano causare l’aumento della temperatura nelle città: è il fenomeno dell'isola di calore urbana. Avviene in alcune aree delle città dove la temperatura può arrivare fino a 6 gradi in più rispetto alle zone più verdi e meno edificate, o alle aree rurali. Le città sono strutturalmente predisposte a trattenere il calore e quindi a raggiungere temperature più alte. Palazzi di cemento e strade di asfalto assorbono il calore e lo ributtano fuori ad una temperatura ancora più alta. Infrastrutture e mezzi di trasporto, inoltre, contribuiscono direttamente alla produzione di calore. Le isole di calore urbane non sono però causate solo dai materiali e dall’inquinamento, ma anche dalla geometria urbana. Infatti i cosiddetti “urban canyons”, strette strade di asfalto in mezzo ad edifici molto alti, contribuiscono a trattenere il calore assorbito dai palazzi. Ad oggi circa il 55% della popolazione mondiale vive in zone urbane ed è esposta al rischio delle isole di calore e a tutto quello che ne consegue in termini di minacce per la salute. Ma che cosa possono fare le città per prevenirle? Per contrastare l'innalzamento della temperatura le aree urbane possono innanzitutto dare più spazio alla vegetazione, realizzando tetti verdi e “cool roofs” che riflettono la luce del sole, contrastando così il surriscaldamento degli edifici. Piantare più alberi è una soluzione ancora più immediata: oltre a ridurre l’inquinamento, le piante creano ombra e per raffreddarsi espellono acqua che evapora, abbassando anche la temperatura circostante. ... Leggi di più Leggi meno
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17/08/2022
Le conseguenze ambientali e sociali della produzione di avocado
Nell’ultimo ventennio, le importazioni di avocado dell’Unione Europea sono quintuplicate – e l’intensificazione nel consumo di questo frutto non è arrivata senza conseguenze ambientali e sociali. L’Europa infatti importa avocado principalmente da Perù, Cile, Sud Africa, Israele, Messico e Kenya, tutti paesi con climi piuttosto aridi. Proprio in queste regioni l’avocado richiede enormi quantità di acqua d’irrigazione per essere prodotto – tanta che, in regioni come Petorca in Cile, i proprietari di alcune grandi piantagioni hanno installato tubature e pozzi illegali per deviare l’acqua dai fiumi e irrigare i raccolti, togliendo l’acqua ai cittadini e causando siccità regionali. Gli alberi di avocado poi richiedono parecchia distanza tra di loro nei campi, incentivando la deforestazione illegale. I problemi sono anche sociali: la coltivazione messicana dell’avocado è spesso nelle mani di mafie locali, che hanno iniziato a estorcere gli introiti dagli agricoltori tenendoli a lavorare nei campi. Per finire, le lunghe distanze che l’avocado deve percorrere per raggiungerci in Europa si traducono non solo in emissioni ma anche in sprechi. Sulla base di una ricerca effettuata su avocado provenienti dal Kenya, si potrebbe stimare che per ogni avocado che consumiamo, è probabile che un altro sia stato buttato. Gli avocado infatti sono delicatissimi, e durante i loro lunghi tragitti marciscono perché spesso maneggiati nel modo scorretto o refrigerati a temperature troppo basse. I cambiamenti climatici potrebbero però presto spostare le zone calde della produzione di avocado proprio in Europa. L’aumento delle temperature nel mediterraneo sta infatti rendendo paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Grecia sempre più adeguati per la produzione di frutti tropicali. Una produzione più vicina e più regolamentata potrebbe mitigare alcuni dei problemi attuali legati al consumo di questo frutto. Finché però non sarà facile trovare avocado prodotto vicino a noi, il consiglio rimane di consumarlo con moderazione e trattarlo come uno sfizio. ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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17/08/2022
Gli OGM sono una soluzione?
Insieme ad Aureliano Stingi parliamo di un tema molto attuale in diverse parti del mondo: la sicurezza alimentare e la fragilità del nostro sistema alimentare. Da questo punto di vista, gli OGM potrebbero rappresentare una soluzione. Ma cosa sono gli OGM, che ruolo potrebbero avere all'interno del nostro sistema alimentare e quali sono i rischi? #Will #OGM #Alimentazione #Actually è il podcast di Will rivolto ai grandi cambiamenti che stanno stravolgendo il mondo, attraverso le voci e le storie di chi questo cambiamento lo sta vivendo da dentro. Partendo dall'attualità discutiamo di come il cambiamento ci sorprende ma non dovrebbe spaventare, grazie a una crescente consapevolezza dei temi e delle parole del quotidiano. ... Leggi di più Leggi meno
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16/08/2022
La siccità colpisce anche i laghi montani
Fiumi, ghiacciai e laghi in tutta Italia si stanno prosciugando. Le immagini che vediamo del Lago Azzurro di Madesimo, in provincia di Lecco, ne sono la dimostrazione. E purtroppo non sono le uniche che vediamo. Le ondate di calore che stanno attraversando il nostro continente sono un chiaro effetto della crisi climatica. L'IPCC, del resto, lo ripete da anni: gli eventi meteorologici estremi, come le ondate di calore e le grandi tempeste stanno diventando più frequenti e più intensi, a causa del cambiamento climatico provocato dall'uomo. Secondo gli scienziati, l'aumento delle ondate di caldo, della siccità e delle inondazioni sta superando la soglia di tolleranza non solo delle persone, ma anche di animali che di piante. Queste condizioni meteorologiche estreme, scrive l’IPCC, “si verificano simultaneamente, causando impatti a cascata sempre più difficili da gestire". Cosa possiamo fare noi? Prima di tutto usare consapevolmente l'acqua e scegliere prodotti che ne richiedono un minore consumo. Senza smettere di chiedere un'azione politica concreta per la gestione delle infrastrutture idriche del nostro Paese e la tutela delle fonti. ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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16/08/2022
E se sfruttassimo il vento generato da macchine e camion in autostrada per produrre energia pulita?
E se sfruttassimo il vento generato da macchine e camion in autostrada per produrre energia pulita?
Energie rinnovabili
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14/08/2022
Come nascono le spiagge e come spariscono
Quasi il 20% delle coste italiane si sta erodendo: secondo i dati ISPRA, la Sicilia ha circa il 12% di coste erose, il Veneto il 28%, l'Emilia-Romagna il 32%, la Basilicata il 50%. L'innalzamento del livello del mare è un fenomeno che, però, non coinvolge solo il nostro Paese, ma tutto il mondo. Proteggere e conservare le spiagge e i luoghi che ci permettono di vivere il mare significa garantire anche alle generazioni future di godersi alcune fra le parti più belle del nostro Paese ☀️⛱️ ... Leggi di più Leggi meno
Mare
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11/08/2022
Stelle cadenti: expectation vs reality
Come ogni anno torna la notte delle stelle cadenti e noi, come ogni anno, alzando gli occhi al cielo pronti ad esprimere infinità di desideri rischiamo di restare delusi. E vederne davvero poche di stelle cadenti, soprattutto se viviamo in città. Questo dipende dall'inquinamento luminoso: la luce che l'attività umana genera e che rende difficile vedere nel cielo durante notte. Secondo uno studio, già nel 2016 più dell'80% della popolazione mondiale viveva sotto cieli inquinati dalla luce e più di un terzo della popolazione mondiale non riusciva mai a vedere la Via Lattea durante l’anno. Oltre a rappresentare uno spreco di energia e denaro non indifferente, l'eccesso di luce nelle ore notturne ha potenziali impatti negativi sulla salute, con l'alterazione dei nostri cicli di sonno. Ne risentono anche animali notturni, come pipistrelli o tartarughe, che vedono alterato il proprio ambiente abituale trasformando la notte in giorno. Molti insetti, poi, vengono attratti dalla luce e questo porta ad un calo delle popolazioni di insetti in natura con un impatto negativo a cascata su tutte le specie che ne dipendono per il cibo o l'impollinazione. ... Leggi di più Leggi meno
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11/08/2022
5 trucchi per ridurre lo spreco in casa
5 cose che non compro più per evitare lo spreco in casa #sostenibilità #crisiclimatica #cambiamentoclimatico #ambiente
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11/08/2022
In città gli alberi fanno la differenza
L’assenza di vegetazione e la prevalenza di asfalto e inquinamento possano causare l’aumento della temperatura nelle città: è il fenomeno dell'isola di calore urbana. Avviene in alcune aree delle città dove la temperatura può arrivare fino a 6 gradi in più rispetto alle zone più verdi e meno edificate, o alle aree rurali. Le città sono strutturalmente predisposte a trattenere il calore e quindi a raggiungere temperature più alte. Palazzi di cemento e strade di asfalto assorbono il calore e lo ributtano fuori ad una temperatura ancora più alta. Infrastrutture e mezzi di trasporto, inoltre, contribuiscono direttamente alla produzione di calore. Le isole di calore urbane non sono però causate solo dai materiali e dall’inquinamento, ma anche dalla geometria urbana. Infatti i cosiddetti “urban canyons”, strette strade di asfalto in mezzo ad edifici molto alti, contribuiscono a trattenere il calore assorbito dai palazzi. Ad oggi circa il 55% della popolazione mondiale vive in zone urbane ed è esposta al rischio delle isole di calore e a tutto quello che ne consegue in termini di minacce per la salute. Ma che cosa possono fare le città per prevenirle? Per contrastare l'innalzamento della temperatura le aree urbane possono innanzitutto dare più spazio alla vegetazione, realizzando tetti verdi e “cool roofs” che riflettono la luce del sole, contrastando così il surriscaldamento degli edifici. Piantare più alberi è una soluzione ancora più immediata: oltre a ridurre l’inquinamento, le piante creano ombra e per raffreddarsi espellono acqua che evapora, abbassando anche la temperatura circostante. ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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10/08/2022
Come si stanno sciogliendo i ghiacciai
Poco più di un mese fa le drammatiche immagini del ghiacciaio della Marmolada che si staccava ci ricordavano che la crisi climatica non riguarda il futuro, ma è qui ed ora. Il trend che si vede dalle immagini di Copernicus, elaborate da adamplatform, è abbastanza chiaro: il ghiacciaio dell'Adamello – il più grande delle nostre Alpi – si sta restringendo a causa di nevicate inferiori alla media e delle temperature in aumento che la fanno sciogliere più in fretta. Oggi il ghiacciaio si estende su una superficie di oltre 16 km quadrati tra Lombardia e Trentino-Alto Adige. A inizio Novecento, la superficie era quasi doppia. Qualcuno avrà notato che nel 2019 il ghiacciaio sembrava tornato a livelli precedenti al 2015, ma purtroppo un anno un po' più freddo e piovoso della media non cambia il trend climatico, che misura i cambiamenti a livello di clima su un periodo di 30 anni. Su questo tutti gli studi climatici ci mostrano che le temperature sono effettivamente in costante aumento. I ghiacciai che si sciolgono non sono solo un problema per la sicurezza umana: i ghiacciai sono riserve di acqua estremamente preziose, che sciogliendosi tra la primavera e l'estate forniscono acqua nei campi a valle. Se durante l'inverno nevica meno, quindi, si rischiano periodi di siccità come quello di quest'estate nel Nord Italia, il più lungo degli ultimi 70 anni, con ripercussioni importanti su tutto il settore dell'agricoltura. ➡️ Se vuoi approfondire le cause della siccità e cosa possiamo fare per contrastare questo fenomeno, ne abbiamo parlato in ”Senza Acqua”, il nostro documentario su YouTube ➡️ https://lnkd.in/de2jZd8u #Clima #Ambiente #CambiamentoClimatico #Ghacciai ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici,Temperature
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10/08/2022
Più usiamo i condizionatori perché fa caldo, più fa caldo perché usiamo i condizionatori
Il Pianeta sta diventando più caldo a causa del cambiamento climatico. Allo stesso tempo, la popolazione mondiale cresce e così anche i redditi medi nei Paesi meno industrializzati. Sommate questi fattori e si spiega il boom dell'aria condizionata: il numero di climatizzatori è raddoppiato negli ultimi 20 anni, superando nel 2020 la soglia dei 2 miliardi totali. Un numero che è destinato a crescere ulteriormente, secondo le proiezioni dell'Agenzia internazionale per l'energia: nel 2050 saranno oltre 5,6 miliardi in tutto. L'uso dell'aria condizionata in sé non va demonizzato: i condizionatori sono uno strumento che può aiutarci a far fronte al caldo estivo (specie per i soggetti più fragili), sempre più grave per via del peggioramento degli effetti del cambiamento climatico. D'altro lato, è responsabile del 4% delle emissioni di gas serra, che sono alla base del riscaldamento globale. Insomma, un circolo vizioso da cui è complesso uscire. C'è poi una disparità a livello di distribuzione. Se in Paesi come Stati Uniti e Giappone il 90% della popolazione possiede un condizionatore, in India – dove le temperature medie lo richiederebbero di più – questo numero scende al 10%. In generale, solo il 12% delle persone che vive nei Paesi più caldi, ovvero con temperature medie giornaliere superiori ai 25°, possiede un condizionatore ed è per questo che la domanda è destinata schizzare in alto nei prossimi 20 anni. Questi infatti sono anche i Paesi che economicamente si stanno sviluppando più velocemente e che stanno riscontrando un aumento di temperatura più forte. Per questo dobbiamo agire velocemente per rendere più efficienti i nostri sistemi di raffreddamento e, se possibile, limitarne l'uso alle ore più calde. ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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09/08/2022
Il ghiacciaio dell'Adamello sta sparendo sotto i nostri occhi
Poco più di un mese fa le drammatiche immagini del ghiacciaio della Marmolada che si staccava ci ricordavano che la crisi climatica non riguarda il futuro, ma è qui ed ora. Il trend che si vede dalle immagini di Copernicus, elaborate da @platformadam, è abbastanza chiaro: il ghiacciaio dell'Adamello – il più grande delle nostre Alpi – si sta restringendo a causa di nevicate inferiori alla media e delle temperature in aumento che la fanno sciogliere più in fretta. Oggi il ghiacciaio si estende su una superficie di oltre 16 km quadrati tra Lombardia e Trentino-Alto Adige. A inizio Novecento, la superficie era quasi doppia. Qualcuno avrà notato che nel 2019 il ghiacciaio sembrava tornato a livelli precedenti al 2015, ma purtroppo un anno un po' più freddo e piovoso della media non cambia il trend climatico, che misura i cambiamenti a livello di clima su un periodo di 30 anni. Su questo tutti gli studi climatici ci mostrano che le temperature sono effettivamente in costante aumento. I ghiacciai che si sciolgono non sono solo un problema per la sicurezza umana: i ghiacciai sono riserve di acqua estremamente preziose, che sciogliendosi tra la primavera e l'estate forniscono acqua nei campi a valle. Se durante l'inverno nevica meno, quindi, si rischiano periodi di siccità come quello di quest'estate nel Nord Italia, il più lungo degli ultimi 70 anni, con ripercussioni importanti su tutto il settore dell'agricoltura. ➡️ Se vuoi approfondire le cause della siccità e cosa possiamo fare per contrastare questo fenomeno, ne abbiamo parlato in ”Senza Acqua”, il nostro documentario su YouTube ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici (Clima),Temperature (Clima)
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09/08/2022
Tappetini di capelli per assorbire petrolio
Le perdite di petrolio sono molto dannose per gli ecosistemi: possono causare danni cronici alla nostra salute e a quella degli animali, impedendo lo sviluppo di alcuni organismi in natura e minacciando la biodiversità. Una piccola buona notizia è che i disastri petroliferi nel mondo sono in diminuzione: se nel 1991 si erano verificati 37 disastri petroliferi, nel 2021 sono stati in totale 6 in tutto il mondo. E diminuita anche la quantità di petrolio disperso: siamo passati da una media di più di 100 mila tonnellate di petrolio disperso negli anni '90, a circa 16 mila tonnellate tra il 2010 e il 2020. Il che non toglie che i disastri, quando avvengono, abbiano conseguenze molto gravi. Basti pensare a episodi come quello accaduto al largo di Genova nell'aprile 1991, tra i disastri petroliferi più gravi della storia, quando la petroliera Heaven esplose. Bruciò per tre giorni disperdendo 220 mila tonnellate di petrolio e poi affondò. O all'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, aprile 2010: 4 milioni di barili di petrolio si dispersero nel mare nel corso di 87 giorni. Un'invenzione molto recente e decisamente creativa per limitare i danni all'ecosistema sono i sistemi assorbenti fatti con i...capelli. Il 99,9% dei capelli che vengono tagliati non sono utilizzabili per le parrucche perché sono troppo corti. Negli Stati Uniti stanno nascendo diverse imprese che producono questi tappetini: anziché buttarli dopo averli tagliati, si possono donare a loro. #sostenibilità #ambiente #crisiclimatica #capelli ... Leggi di più Leggi meno
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09/08/2022
L'Arabia Saudita vuole costruire una città futuristica
Sembra una città uscita da un film di fantascienza e molte cose di fatto sembrano ad oggi irrealizzabili. Eppure l'Arabia Saudita sembra veramente intenzionata a costruire The Line, la mega città-grattacielo iper tecnologica in mezzo al deserto. Secondo le parole di Mohammad bin Salman, principe ereditario e leader informale del Paese, the Line rappresenta infatti un tassello fondamentale per decarbonizzare l'economia saudita e allontanare l'immagine del Paese dal petrolio. In molti stanno però criticando il progetto in quanto i costi di costruzione fanno presagire che sarà accessibile solo alle fasce più ricche della popolazione. Altri evidenziano che se il Paese volesse diventare davvero più sostenibile dovrebbe innanzitutto pensare a come ridurre le emissioni nel breve termine e affrontare la questione del rispetto dei diritti umani, ad oggi ancora molto controversa. Di una cosa siamo certi: non vorremmo essere al posto di chi dovrà pulire i 340 km di specchi durante le estati non particolarmente fresche che caratterizzano il Paese. #TheLine #ArabiaSaudita #città #deserto #tecnologia #tech ... Leggi di più Leggi meno
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06/08/2022
Come ci sposteremo in futuro?
In questi giorni migliaia di persone sono rimaste a terra negli aeroporti di tutta Europa. È la situazione peggiore che poteva crearsi a oltre due anni dallo scoppio della pandemia ma ci dice anche molto su come il trasporto di passeggeri e merci vaida rivoluzionato. Oggi stiamo vivendo l'inizio di una trasformazione fondamentale in questo settore che è destinata a concretizzarsi nei prossimi decenni. @silviabocc, giornalista di @will_ita, ci racconta come ci sposteremo in futuro per essere sempre più sostenibili nella nuova puntata di What's Next, il progetto frutto della collaborazione tra @skytg24 e Will: una serie di video settimanali, in onda sul canale di Sky TG24 e online sui social di Sky TG24 e di Will, che affrontano i temi più discussi. #Trasporti #Viaggi #Sostenibilità #Futuro #SkyTg24 ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità (Inquinamento)
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06/08/2022
L'Orto di Nemo
Secondo la FAO entro il 2050 la produzione alimentare dovrà aumentare di circa il 70% per soddisfare il fabbisogno di 9,8 miliardi di persone. Oggi metà di tutta la terra abitabile è già destinata all'agricoltura, attività che insieme ad allevamento, deforestazione e urbanizzazione ha causato il degrado di circa il 40% dei suoli. Che fare? Esempi di soluzioni sono le vertical farming e le colture idroponiche, tecniche di coltivazione fuori dal suolo che permettono di ridurre del 70% il consumo d'acqua e fino al 90% il consumo del suolo. Ma un'intuizione ancora più innovativa è arrivata nel 2012 a Sergio Gamberini, fondatore dell'Ocean Reef Group, che ha brevettato il primo orto subacqueo al mondo, @nemos_garden_official, che si trova al largo di Noli, in Liguria, tra gli 8 e i 10 metri di profondità: sei sfere di plexiglass dentro cui si coltivano alcune piante che tipicamente vediamo in orti e balconi, come il basilico. ... Leggi di più Leggi meno
Mare (Ambiente)
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05/08/2022
Il primo treno a idrogeno d'Italia
Il 28% della rete ferroviaria italiana funziona ancora con i treni a diesel, vecchi e inquinanti. Una possibile soluzione per modernizzare le tratte non ancora elettrificate – spesso situate in territori come montagne o zone costiere – la offrono i treni a idrogeno: poco impattanti, necessitano solo di riempire il loro serbatoio man mano che si consuma il carburante. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanzia la realizzazione di 8 tratte a idrogeno, in sostituzione di vecchie linee diesel. La sfida è che, per una sostenibilità reale, l'idrogeno utilizzato dovrà essere prodotto da fonti rinnovabili. È proprio di questa settimana la notizie che il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili ha firmato il decreto per la sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto ferroviario in Italia. Si tratta di un investimento di 300 milioni di euro per convertire all’idrogeno le linee ferroviarie non elettrificate, presenti soprattutto in Lombardia, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Calabria, Umbria e Basilicata. Il cronoprogramma completo prevede di realizzare almeno dieci stazioni di stoccaggio e rifornimento a base di idrogeno lungo sei linee ferroviarie, entro il 30 giugno 2026, prevedendo l’assegnazione delle risorse entro il 31 marzo 2023. ... Leggi di più Leggi meno
Idrogeno (Innovazione)
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05/08/2022
Soluzioni per combattere il caldo in città
No, non è una vostra impressione: camminando per strada soffriamo molto di più il caldo rispetto a camminare in un prato. Il cemento della strada, infatti, butta fuori tanto calore. Molti dei materiali di cui sono fatti gli edifici e le strade, infatti, assorbono e trattengono l'energia dai raggi solari e riscaldano ulteriormente l'ambiente circostante. Per questo le città, soprattutto quelle in cui il cemento e i mattoni sono più presenti rispetto ai parchi verdi, accentuano ancora di più questo effetto definito “isola di calore”. I modelli climatici dimostrano che le ondate di calore che stiamo vivendo in tutta Europa saranno sempre più frequenti ed intense a livello globale. Anche per questo, le città devono cambiare struttura e aspetto per far sì che i propri cittadini possano viverci in modo sicuro e confortevole. Questo richiede molta pianificazione, ma soprattutto investimenti molto costosi. Sempre più spesso, però, le amministrazioni locali si stanno accorgendo che anche adottando interventi più piccoli la salute dei propri cittadini migliora. Infatti il design intelligente, come le persiane all'esterno delle finestre, oppure gli alberi lungo i marciapiedi, o ancora, l'utilizzo di risorse locali come l'acqua del mare, possono ridurre notevolmente il calore e possono fare una grande differenza. Questi sono solo alcuni esempi di come alcune città nel mondo si stanno adattando alle estati sempre più calde. Ne conoscete altri? ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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05/08/2022
L'economia circolare
Sempre più spesso sentiamo parlare di economia circolare, quel modello produttivo che mira a far vivere un prodotto e i materiali che lo compongono il più a lungo possibile. L'economia circolare minimizza gli sprechi e incentiva la riparazione, il ricondizionamento e il riciclo dei materiali. Ma ne parliamo - e soprattutto lo mettiamo in pratica - a sufficienza? I numeri sembrano suggerire di no: non solo più del 90% delle materie prime non rientra nella filiera produttiva, ma soltanto il 15% delle persone associa la riparazione e il riuso alla sostenibilità, il resto pensa principalmente al riciclo. Eppure, utilizzando e smaltendo responsabilmente i nostri prodotti potremmo avere numerosi vantaggi economici ed ambientali. Secondo lo studio Ambrosetti-Erion, dal riciclo dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) potremmo ricavare oltre 7 mila tonnellate di materie prime da riutilizzare. Queste cifre si raggiungeranno se l'Italia centra il target europeo di raccolta Raee del 65% rispetto a quanto immesso sul mercato, circa 10 kg/abitante. Oggi, seppur il tasso stia aumentando di anno in anno, raccogliamo poco più di 6 kg. Anche per questo, sempre più aziende cercando di adottare un approccio circolare in attesa che l’Europa implementi nuove proposte. Non solo il diritto alla riparazione, a marzo la Commissione ha anche rivisto una direttiva esistente che riguarda la sostenibilità dei prodotti. Si chiama Sustainable Products Initiative ed è una proposta che prevede che tutti i prodotti sul mercato soddisfino dei requisiti minimi di progettazione ecocompatibile per migliorare, la longevità, la quantità di parti riutilizzabili, la durata degli aggiornamenti, l’uso delle risorse e le parti di contenuto riciclato. La proposta dovrà essere approvata da Consiglio e Parlamento In attesa delle politiche europee, noi possiamo già iniziare ad adottare alcuni accorgimenti, primo fra tutti una corretta manutenzione del prodotto e poi, a fine vita, il corretto smaltimento. ... Leggi di più Leggi meno
Industrie
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05/08/2022
La storia del fast fashion: come nascono i vestiti a basso costo
Ogni anno introduciamo nel mondo più di 100 miliardi di nuovi capi di abbigliamento, e ogni secondo un camion pieno di tessuti è bruciato o buttato in discarica, dove nella maggior parte dei casi impiegherà più di un secolo per biodegradarsi. È una della conseguenze della cosiddetta "moda istantanea", o "fast fashion". Ma come nasce l'industria dei vestiti a basso costo? E perché è un problema? Con Silvia Lazzaris scopriamo la storia del fast fashion. #FastFashion #abbigliamento #vestiti #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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04/08/2022
9 soluzioni che le città nel mondo hanno adottato per combattere il caldo
No, non è una vostra impressione: camminando per strada soffriamo molto di più il caldo rispetto a camminare in un prato. Il cemento della strada, infatti, butta fuori tanto calore. Molti dei materiali di cui sono fatti gli edifici e le strade, infatti, assorbono e trattengono l'energia dai raggi solari e riscaldano ulteriormente l'ambiente circostante. Per questo le città, soprattutto quelle in cui il cemento e i mattoni sono più presenti rispetto ai parchi verdi, accentuano ancora di più questo effetto definito “isola di calore”. I modelli climatici dimostrano che le ondate di calore che stiamo vivendo in tutta Europa saranno sempre più frequenti ed intense a livello globale. Anche per questo, le città devono cambiare struttura e aspetto per far sì che i propri cittadini possano viverci in modo sicuro e confortevole. Questo richiede molta pianificazione, ma soprattutto investimenti molto costosi. Sempre più spesso, però, le amministrazioni locali si stanno accorgendo che anche adottando interventi più piccoli la salute dei propri cittadini migliora. Infatti il design intelligente, come le persiane all'esterno delle finestre, oppure gli alberi lungo i marciapiedi, o ancora, l'utilizzo di risorse locali come l'acqua del mare, possono ridurre notevolmente il calore e possono fare una grande differenza. Questi sono solo alcuni esempi di come alcune città nel mondo si stanno adattando alle estati sempre più calde. Ne conoscete altri? ... Leggi di più Leggi meno
Temperature (Clima)
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04/08/2022
Perché mangiamo la carne se diciamo di amare gli animali?
Siamo ipocriti a dire che amiamo gli animali se poi mangiamo la carne? Secondo il filosofo australiano Peter Singer siamo ipocriti perché esercitiamo lo "specismo": non solo ci sentiamo superiori al resto del mondo animale, ma nel mondo animale scegliamo anche, sulla base delle nostre credenze culturali, quali animali dovrebbero avere più diritti. Secondo alcune ricerche il nostro comportamento "ipocrita" sarebbe da ricondurre a una dissonanza cognitiva chiamata "il paradosso della carne". Il nostro comportamento è un paradosso perché se da un lato diciamo che amiamo e rispettiamo gli animali, e magari ci scandalizziamo anche davanti alle immagini cruente degli allevamenti intensivi, dall’altro continuiamo a mangiare carne. E ci giustifichiamo attribuendo meno diritti morali, come anche meno intelligenza e capacità di soffrire, agli animali che consideriamo "da carne". Ma quindi, perché mangiamo carne anche se diciamo di amare gli animali? Insieme a Silvia Lazzaris scopriamo cos'è il paradosso della carne. ... Leggi di più Leggi meno
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04/08/2022
I tappetini di capelli che assorbono il petrolio
Le perdite di petrolio sono molto dannose per gli ecosistemi: possono causare danni cronici alla nostra salute e a quella degli animali, impedendo lo sviluppo di alcuni organismi in natura e minacciando la biodiversità. Una piccola buona notizia è che i disastri petroliferi nel mondo sono in diminuzione: se nel 1991 si erano verificati 37 disastri petroliferi, nel 2021 sono stati in totale 6 in tutto il mondo. È diminuita anche la quantità di petrolio disperso: siamo passati da una media di più di 100 mila tonnellate di petrolio disperso negli anni '90, a circa 16 mila tonnellate tra il 2010 e il 2020. Il che non toglie che i disastri, quando avvengono, abbiano conseguenze molto gravi. Basti pensare a episodi come quello accaduto al largo di Genova nell'aprile 1991, tra i disastri petroliferi più gravi della storia, quando la petroliera Heaven esplose. Bruciò per tre giorni disperdendo 220 mila tonnellate di petrolio e poi affondò. O all'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, aprile 2010: 4 milioni di barili di petrolio si dispersero nel mare nel corso di 87 giorni. Un'invenzione molto recente e decisamente creativa per limitare i danni all'ecosistema sono i sistemi assorbenti fatti con i...capelli. Il 99,9% dei capelli che vengono tagliati non sono utilizzabili per le parrucche perché sono troppo corti. Negli Stati Uniti stanno nascendo diverse imprese che producono questi tappetini: anziché buttarli dopo averli tagliati, si possono donare a loro. ... Leggi di più Leggi meno
Idrocarburi
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03/08/2022
A cosa servono i cereali raccolti nel mondo?
Meno della metà dei cereali coltivati in tutto il mondo mondo viene usata direttamente per l'alimentazione umana. La maggior parte, infatti, serve ad alimentare gli animali da allevamento, in particolare suini e bovini. Una soluzione che alcune aziende stanno adottando è allevare i polli con mangime derivato da scarti alimentari. In questo modo si risolvono due problemi: ✔️ si combatte lo spreco alimentare - da cui ogni anno derivano tra l'8 e il 10% delle emissioni di gas serra ✔️ si riducono la coltivazioni di cereali Un'altra soluzione ancora più immediata è ridurre il consumo di carne: così facendo si riduce anche la produzione di cereali utilizzati per la loro alimentazione, e di conseguenza di riduce il nostro impatto sul Pianeta. ... Leggi di più Leggi meno
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02/08/2022
Le parole del cambiamento climatico
L'estate 2022 ci sta dando dei segnali che non possiamo più permetterci di ignorare. Temperature sopra la media, periodi di siccità anomali e la stagione degli incendi iniziata molto prima del previsto sono segno che qualcosa nel Pianeta non sta funzionando regolarmente. In un momento chiave come questo pensiamo sia importante fare chiarezza sui termini legati alla crisi che stiamo vivendo, per affrontarla in maniera più consapevole e agire di conseguenza per risolverla. E tu hai domande sul cambiamento climatico? Cosa vorresti sapere? #Clima #CambiamentoClimatico #ClimateChange #RiscaldamentoGlobale #CrisiClimatica #Ambiente ... Leggi di più Leggi meno
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31/07/2022
L'energia solare che colpisce la terra in un'ora è più di quella che consumiamo in un anno
Il fotografo @tomhegen.de ha viaggiato tra Stati Uniti, Francia e Spagna per documentare questi giganteschi impianti fotovoltaici, tra i più grandi e innovativi del mondo. Per Hegen, fotografare questi impianti è un modo di mostrare come potrebbe apparire un futuro alimentato a rinnovabili in alcune zone del mondo. L'energia solare non basterà a soddisfare la nostra domanda energetica, e da sola non può essere una soluzione alla crisi climatica, ma questi parchi solari ci fanno riflettere su come la sfida non sia solo tecnologica ma anche culturale. In Italia per esempio per autorizzare la costruzione di un impianto a rinnovabili vanno messi in conto circa 66 mesi di ritardo rispetto ai tempi previsti. Per gli impianti fotovoltaici, il numero di progetti in attesa di approvazione supera di quattro volte il numero degli impianti installati sul territorio. Non c'è dubbio che sia fondamentale tutelare il paesaggio bloccando i progetti che non rispettano i vincoli fissati dalla legge ma troppo spesso la guerra tra compagnie energetiche e sovrintendenze regionali finisce per creare ritardi significativi che non ci possiamo permettere se vogliamo rispettare gli obiettivi che ci siamo dati in termini di riduzione delle emissioni. ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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30/07/2022
il cibo del futuro
La popolazione mondiale è in continua crescita ma siccità, inondazioni, temperature estreme e le continue interruzioni dell'approvvigionamento dettate da pandemia e conflitti stanno minacciando l'agricoltura e i nostri fragili sistemi alimentari. Il nostro rapporto con il cibo dovrà inevitabilmente cambiare nei prossimi decenni ma in che modo? @silviabooc, giornalista di @will_ita, ci racconta quali sono i cibi che mangeremo in futuro e in che modo riusciremo a produrli, nella nuova puntata di What's Next, il progetto frutto della collaborazione tra @skytg24 e Will: una serie di video settimanali, in onda sul canale di Sky TG24 e online sui social di Sky TG24 e di Will, che affrontano i temi più discussi. #Cibo #Siccità #Agricoltura #Futuro #SkyTg24 ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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29/07/2022
L'Arabia Saudita vuole costruire una città futuristica
Sembra una città uscita da un film di fantascienza e molte cose di fatto sembrano ad oggi irrealizzabili. Eppure l'Arabia Saudita sembra veramente intenzionata a costruire The Line, la mega città-grattacielo iper tecnologica in mezzo al deserto. Secondo le parole di Mohammad bin Salman, principe ereditario e leader informale del Paese, the Line rappresenta infatti un tassello fondamentale per decarbonizzare l'economia saudita e allontanare l'immagine del Paese dal petrolio. In molti stanno però criticando il progetto in quanto i costi di costruzione fanno presagire che sarà accessibile solo alle fasce più ricche della popolazione. Altri evidenziano che se il Paese volesse diventare davvero più sostenibile dovrebbe innanzitutto pensare a come ridurre le emissioni nel breve termine e affrontare la questione del rispetto dei diritti umani, ad oggi ancora molto controversa. Di una cosa siamo certi: non vorremmo essere al posto di chi dovrà pulire i 340 km di specchi durante le estati non particolarmente fresche che caratterizzano il Paese. #TheLine #ArabiaSaudita #città #deserto #tecnologia #tech ... Leggi di più Leggi meno
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28/07/2022
Cambiamento climatico, riscaldamento globale o crisi climatica? Che definizione usare?
L'estate 2022 ci sta dando dei segnali che non possiamo più permetterci di ignorare. Temperature sopra la media, periodi di siccità anomali e la stagione degli incendi iniziata molto prima del previsto sono segno che qualcosa nel Pianeta non sta funzionando regolarmente. In un momento chiave come questo pensiamo sia importante fare chiarezza sui termini legati alla crisi che stiamo vivendo, per affrontarla in maniera più consapevole e agire di conseguenza per risolverla. E tu hai domande sul cambiamento climatico? Cosa vorresti sapere? ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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27/07/2022
Le anomalie delle temperature
È un'estate di temperature record inEuropa: 46 gradi in Portogallo, 40 in Inghilterra, 39 in Olanda. Queste anomalie stanno generando grandi preoccupazioni nei governi europei, che non eranopreparati a temperature simili. I vari Paesi si stanno quindi attrezzando con misure d'emergenza per proteggere le categorie più vulnerabili dal caldo estremo, dai periodi prolungati di siccità e dagliincendi sempre più frequenti. Il caldo anomalo di quest'estate è un segnaleinequivocabile dell'emergenza climatica in cui ci troviamo: le misure a breve termine per tamponare i danni sono fondamentali, ma è necessario spingere da subito l'acceleratore sulle politiche di adattamento per evitare di trovarci in uno stato di emergenza continua. #crisiclimatica #caldo #cambiamentoclimatico #ambiente #mare ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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27/07/2022
La pesca può essere sostenibile?
Negli ultimi anni sono diventati sempre più evidenti i danni ambientali di una pesca industriale che si comporta come un predatore insaziabile e che invece di fermarsi quando una specie scarseggia, ci specula su. Oggi il 75% degli stock ittici del Mediterraneo è pescato in modo insostenibile. Ma la pesca, nei nostri mari, potrebbe mai diventare sostenibile? La nostra Silvia Lazzaris prova a rispondere, cercando di capire in che modo noi consumatori siamo parte del problema – e della soluzione. A partire proprio dalla pesca del tonno, il cosiddetto "oro rosso". Video realizzato in collaborazione con @Chef in Camicia. #Pesca #Sostenibilità #Will ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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26/07/2022
Non possiamo ignorare il riscaldamento globale
È un'estate di temperature record in Europa: 46 gradi in Portogallo, 40 in Inghilterra, 39 in Olanda. Queste anomalie stanno generando grandi preoccupazioni nei governi europei, che non erano preparati a temperature simili. I vari Paesi si stanno quindi attrezzando con misure d'emergenza per proteggere le categorie più vulnerabili dal caldo estremo, dai periodi prolungati di siccità e dagli incendi sempre più frequenti. Il caldo anomalo di quest'estate è un segnale inequivocabile dell'emergenza climatica in cui ci troviamo: le misure a breve termine per tamponare i danni sono fondamentali, ma è necessario spingere da subito l'acceleratore sulle politiche di adattamento per evitare di trovarci in uno stato di emergenza continua. #caldo #caldorecord #cambiamentoclimatico #riscaldamentoclimatico #climatechange #globalwarming #estate #crisiclimatica #clima #siccità #incendi ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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26/07/2022
L'aumento delle temperature
È un'estate di temperature record in Europa: 46 gradi in Portogallo, 40 in Inghilterra, 39 in Olanda. Queste anomalie stanno generando grandi preoccupazioni nei governi europei, che non erano preparati a temperature simili. I vari Paesi si stanno quindi attrezzando con misure d'emergenza per proteggere le categorie più vulnerabili dal caldo estremo, dai periodi prolungati di siccità e dagli incendi sempre più frequenti. Il caldo anomalo di quest'estate è un segnale inequivocabile dell'emergenza climatica in cui ci troviamo: le misure a breve termine per tamponare i danni sono fondamentali, ma è necessario spingere da subito l'acceleratore sulle politiche di adattamento per evitare di trovarci in uno stato di emergenza continua. #Caldo #CrisiClimatica #CambiamentoClimatico #ClimateChange ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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22/07/2022
Vienna chiude le strade alle auto e le persone di riprendono gli spazi
Dove una volta c'erano auto, oggi ci sono passanti e ciclisti. Dove c'erano parcheggi, oggi negozi e ristoranti. Anche Vienna qualche anno fa ha deciso di chiudere al traffico la più grande via dello shopping della città, Mariahilferstraße, 1,6 chilometri di negozi, bar e supermercati. E la scelta ha pagato: il traffico si è ridotto del 90% e i pedoni che percorrono la strada sono più che raddoppiati. La strada in realtà non è chiusa del tutto al traffico ma alcuni mezzi pubblici e i residenti possono passarci a velocità ridotta. È un percorso iniziato nel 2013, con la proposta del partito dei Verdi di chiudere una parte di strada, e confermato dal referendum del 2014 quando i cittadini hanno scelto di continuare ed espandere il progetto proposto dal partito ecologista. Come sempre per queste soluzioni, il processo non è stato lineare e all'inizio della trasformazione molti commercianti si opponevano all'idea di chiudere la strada. Con il tempo però la zona ha cominciato ad attrarre sempre più persone, cittadini e turisti, e il risultato è stato un boom commerciale che si è allargato anche alle strade vicine. La strada è quindi diventata non solo la principale arteria commerciale della città ma anche un luogo di svago e incontro grazie a fontane, zone verdi, parchi giochi e panchine. Il progetto di trasformazione di Mariahilferstrasse è stato un caso di successo per la città che grazie a questo ha poi avuto il supporto pubblico per sviluppare diversi altri progetti di pedonalizzazione. ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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22/07/2022
Il futuro degli edifici
Se questo dato ti sembra alto, pensa che nel 2100 il 70% della popolazione mondiale vivrà in città. Ecco perché progettare e costruire edifici sostenibili oggi, vuol dire migliorare la qualità della nostra vita domani. E c’è chi lo sta già facendo. Scopri di più ... Leggi di più Leggi meno
Materiali,Rinnovabili
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20/07/2022
Gli incendi in Europa sono a un livello allarmante
Gli incendi in Europa quest'estate sono iniziati prima del solito. E non riguardano solo il sud del continente: da giorni il Regno Unito, i Paesi Bassi e diversi Paesi dell'est Europa stanno assistendo alla diffusione di incendi a causa delle temperature record raggiunte e alle piogge scarse. Le temperature sopra la media e la siccità eccezionale hanno infatti creato le condizioni perfette per il propagarsi degli incendi: da inizio anno l'area bruciata è quattro volte superiore alla media del periodo 2006-2021. Ma anche rispetto all'anno scorso siamo messi male. Eppure non era stato un anno tranquillo: Italia e Grecia avevano registrato gli incendi peggiori da un decennio con più di 400 mila ettari bruciati in 4 settimane da fine di luglio. Così come gli effetti del cambiamento climatico creano reazioni a catena, anche le soluzioni sono legate tra di loro: affrontare la siccità e contenere l'aumento di temperatura globale riduce la probabilità che gli incendi aumentino e di conseguenza i rischi per la salvaguardia degli ambienti naturali e della nostra sicurezza. ... Leggi di più Leggi meno
Foreste
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19/07/2022
Che fine fanno i nostri rifiuti?
La gestione dei rifiuti è un tema sempre più caldo anche politicamente, se è vero che tra i progetti che più dividono le forze della maggioranza che fino a giovedì 14 luglio ha sostenuto il governo Draghi c'è proprio la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore a Roma. Quando si parla di rifiuti, peraltro, siamo abituati a pensare che vada sempre tutto male, che la differenziata non serva a nulla, ma non è così. In 10 anni in Italia il numero di rifiuti raccolti con la differenziata è quasi raddoppiato, passando dal 35% sul totale raccolto del 2010 al 63% del 2020. Guardano i dati relativi a diversi materiali, l'Italia occupa i primi posti in Europa per percentuali riciclate: ricicliamo per esempio l'87,4% di carta, a fronte di una media europea del 73,9%. Per il vetro invece siamo ad un tasso di riciclo del 78%, contro il 74% della media europea. Ovviamente si può fare di più, soprattutto per quanto riguarda le discariche. L'obiettivo europeo, per esempio, è scendere al 10% del totale dei rifiuti che arriva in discarica entro il 2035: oggi in Italia siamo ancora a più del 20%. Se spingere l'acceleratore sul riciclo è sicuramente una delle soluzioni, ce ne sono altre due, ai due estremi, che possono aiutarci a ridurre le percentuali di rifiuti che finiscono in discarica, in assoluto la destinazione peggiore possibile per un rifiuto. La prima, a monte, è ridurre il numero di rifiuti che produciamo: questo si può fare comprando alimenti senza imballaggi, utilizzando dove possibile contenitori riutilizzabili e evitando di comprare oggetti monouso. Una possibile seconda soluzione passa dal migliorare la nostra rete di termovalorizzatori: bruciare i rifiuti per produrre energia non è la soluzione ideale, ma è un modo tutto sommato efficiente per ridurre la quantità di rifiuti che finisce in discarica o, ancora peggio, dispersa nell'ambiente. Un'opzione che però ancora oggi incontra perplessità e resistenze. #rifiuti #termovalorizzatore #green #cicoulari ... Leggi di più Leggi meno
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18/07/2022
Come l'Italia vuole rendersi indipendente dal gas russo
L'ultimo viaggio istituzionale da presidente del Consiglio di Mario Draghi potrebbe essere quello in corso ad Algeri. Obiettivo: trattare con il governo locale un possibile aumento delle forniture di gas dall'Algeria al nostro Paese. Il che la dice lunga sul momento che stiamo attraversando. Dall'inizio della guerra in Ucraina, il mercato dell'energia europeo è cambiato radicalmente a causa delle sanzioni e l'Italia è stato probabilmente il Paese che ha subito la trasformazione più significativa. Se a gennaio la #Russia rappresentava il 40% di tutto il gas importato, con lo scoppio della guerra il nostro Paese ha avviato un piano di riduzione totale della dipendenza dal gas russo entro il 2024, piano in cui l'Algeria gioca un ruolo centrale. In pochi mesi è diventata il nostro primo fornitore, arrivando a coprire il 30% delle importazioni di gas, con la Russia scesa al 25%. Dopo questa settimana si stima che possa essere chiuso l'accordo per aumentare l'export algerino di altri 4 miliardi di metri cubi di gas, arrivano a 30 miliardi, circa il 40% del nostro import. Negli ultimi mesi, così, i rapporti strategici tra Italia e Algeria sono diventati sempre più stretti: a novembre 2021 c’era stata la visita del Presidente della Repubblica Sergio #Mattarella, poi ad aprile il viaggio di Draghi, insieme al ministro Cingolani e all'amministratore delegato di ENI Descalzi per siglare un accordo che aumentava la fornitura di metano algerino di 10 miliardi di metri cubi, cioè un terzo di quello che importavamo dalla #Russia. A fine maggio, infine, il presidente algerino Tebboune è venuto in visita di Stato a Roma. Il #gas algerino ci sta aiutando ad avere scorte necessarie per l'inverno, ma da solo non basterà. Serve trovare altre forniture. Che significa anche dialogare con Paesi dove spesso manca un sistema democratico. Serve, soprattutto, ridurre la nostra dipendenza dal gas in generale, spingendo l'acceleratore sullo sviluppo di impianti rinnovabili. Anche se sul tema energetico non ci sono risposte semplici. Ne avevamo parlato con il ministro della transizione ecologica Roberto #Cingolani poche settimane fa: l'intervista completa sul nostro canale YouTube. ... Leggi di più Leggi meno
Fonti fossili
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18/07/2022
Le temperature del Mar Mediterraneo sono sempre più alte
A causa del riscaldamento globale anche l'acqua di mari e oceani è sempre più calda e le implicazioni per le specie marine sono gravi. Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente, tutti e cinque i mari europei si sono riscaldati in modo significativo a partire dalla fine degli anni Settanta. Lo si vede chiaramente in queste mappe elaborate da @cmccclimate nell'ambito del Mediterranean Forecasting System di @copernicus_eu Marine Service. Il Mar Mediterraneo, nello specifico, negli ultimi anni si sta riscaldando più velocemente della media globale. A giugno 2022, le temperature nel Mar Ligure e nel golfo di Taranto hanno toccato quasi 5°C sopra la media stagionale. #caldo #caldorecord #cambiamentoclimatico #riscaldamentoclimatico #climatechange #globalwarming #estate #crisiclimatica #clima ... Leggi di più Leggi meno
Mare
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18/07/2022
Emergenza siccità: cosa sta succedendo e come possiamo prevenirla in futuro?
Da settimane sentiamo parlare della siccità che sta colpendo il nostro paese. Ma l'abbiamo davvero capita? Sappiamo rispondere a domande come: quanto è eccezionale la situazione che stiamo vivendo? Potrebbe ripetersi con più frequenza in futuro? Quali sono le conseguenze più serie, e quali soluzioni potremmo adottare per prevenire (e reagire a) future siccità? Silvia Lazzaris e Mattia Battagion sono partiti per vedere la siccità con i loro occhi e hanno parlato con climatologi, agricoltori, giornalisti e politici per cercare risposte che possano servirci anche al di là delle prossime settimane. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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15/07/2022
Gli obiettivi di energia rinnovabile
La produzione di energia rinnovabile è ormai centrale non solo per ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera e contrastare il cambiamento climatico. Gli ultimi mesi di guerra in Ucraina ci hanno mostrato che sviluppare un'infrastruttura forte di produzione di energia rinnovabile ci rende anche molto più indipendenti dal punto di vista energetico e riduce la nostra vulnerabilità alle oscillazioni di prezzo. Ad oggi però la produzione di energia rinnovabile sta andando a rilento nel nostro Paese. Nel 2021 infatti la crescita della produzione di rinnovabili ha fatto segnare solo un +1,3% rispetto al 2020, e abbiamo bisogno di numeri molto più alti per arrivare agli obiettivi che ci siamo posti a livello energetico. Ad oggi infatti produciamo il 41% di elettricità da rinnovabili: secondo il Piano per la Transizione Ecologica, adottato dal Ministero omonimo, dobbiamo arrivare al 72% entro il 2030 e al 95-100% entro il 2050. I dati però ci mostrano un trend molto al di sotto di quelli che dovrebbero essere i nostri obiettivi annuali. Il rallentamento è in parte causato dalla pandemia, ma gli ostacoli più grossi arrivano dal sistema lento e complesso di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione dei progetti. La nota positiva è che i numeri per quanto riguarda l'autoproduzione e lo scambio di energia attraverso le Comunità Energetiche, un modello collaborativo di produzione di energia rinnovabile, sono in costante aumento. Che siano questi sistemi decentralizzati la chiave di volta per raggiungere i nostri obiettivi di riduzione delle emissioni? ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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15/07/2022
Un futuro senza acqua in bottiglia
In Italia 7 famiglie su 10 bevono l’acqua in bottiglia anche a casa, nonostante sia la scelta più costosa e meno sostenibile per il Pianeta. Ma la soluzione è a portata di mano.
Plastica
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13/07/2022
Questa città ha eliminato le auto dal centro storico
Pontevedra, 83mila abitanti, nord-ovest della Spagna, ha deciso: niente più auto nel centro storico. Una scelta radicale: voi la vorreste nella vostra città?
CO2 (Inquinamento)
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13/07/2022
Perché comprare elettrodomestici nuovi costa meno che ripararli?
Quante volte ci sentiamo dire "Ma se alla fine spendi uguale, tanto vale che lo compri nuovo, no?" Quando ci si rompe un elettrodomestico, scegliere se riparalo o cambiarlo può non essere così semplice e immediato. Soprattutto perché ci scontriamo con problemi relativi all'obsolescenza programmata e all'obsolescenza percepita, che ci porta a pensare che cambiare il prodotto sia meno dispendioso sia economicamente che in termini di tempo. Ma è sempre così? In questo video realizzato in collaborazione con Whirlpool, con la nostra Giulia Bassetto, scopriamo che dovremmo andare verso un approccio più circolare, come per esempio scegliere quelle aziende che ci permettono di cambiare solo il pezzo guasto, oppure i prodotti ricondizionati. E se proprio non c'è più nulla da fare, invece? Dove buttare un elettrodomestico che non funziona più? Perché comprare elettrodomestici nuovi costa meno che ripararli? ... Leggi di più Leggi meno
Industrie
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09/07/2022
Smetteremo di sprecare cibo?
Sprechiamo circa un terzo di tutto il cibo che produciamo. E le conseguenze sono molto gravi. Oltre ai costi economici, al cibo prodotto e non consumato sono associate emissioni di gas serra per un valore tra l’8 e il 10% delle emissioni globali e uno spreco d'acqua pari al flusso annuale del fiume Volga, il più lungo fiume europeo. E quindi? Siamo destinati a sprecare o ci sono dei modi per ridurre questa dispersione? @silviabocc, giornalista di @will_ita ci racconta quali potrebbero essere delle soluzione innovative per affrontare il problema mondiale dello spreco di cibo nella nuova puntata di What's Next, il progetto frutto della collaborazione tra @skytg24 e Will: una serie di video settimanali, in onda sul canale di Sky TG24 e online sui social di Sky TG24 e di Will, che affrontano i temi più discussi. #foodwaste #cibo #sprechi #carne ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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08/07/2022
La miniera nel cassetto
Il consumo di risorse naturali e la produzione di rifiuti hanno raggiunto livelli insostenibili. Quelli tecnologici sono la categoria che cresce più rapidamente in Europa, ma oggi esiste una soluzione. Scopri di cosa si tratta
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08/07/2022
La nostra rete idrica fa acqua da tutte le parti
È dall'inizio dell'anno che parliamo di siccità senza precedenti e cerchiamo soluzioni per risolverla. Il livello dei maggiori fiumi italiani è ai minimi storici, con il Po che è a un livello tra il 30% e il 70% inferiore alla media stagionale. L'agricoltura è il settore che più sta soffrendo da questa mancanza di pioggia: secondo la Confederazione Italiana Agricoltori si rischia una riduzione tra il 30 e il 40% della produzione di frutta come i meloni e le angurie e del 50% di mais e soia. Sicuramente ridurre il consumo d'acqua domestico e agricolo è essenziale per prepararci a eventi di questo genere che in futuro torneranno con più frequenza ma c'è una misura, spesso poco citata, che potrebbe contribuire in maniera importante a risolvere il problema della siccità: ridurre le perdite del nostro sistema idrico. Ogni anno i capoluoghi di Regione italiani disperdono più di un terzo del totale dell'acqua immessa in rete, a causa di tubature vecchie e poco efficienti. Per affrontare questo problema nel PNRR sono previsti 4,4 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi al Sud, per ridurre le perdite, rinnovare la rete e gestire in maniera più efficiente una risorsa preziosa che sta diventando più scarsa. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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08/07/2022
Il Mar Mediterraneo è pieno di plastica. Cosa possiamo fare?
In occasione della Giornata internazionale del Mar Mediterraneo, ecco "Mare di plastica", il nuovo documentario di Will per raccontare il problema dei rifiuti di plastica nei nostri mari. Il Mar Mediterraneo è pieno di plastica. Cosa possiamo fare? Quanto è grave questa situazione e che possibili soluzioni ci sono? Per rispondere a queste domande la nostra Luna Esposito è andata su una barca nel mar Ligure, partendo da Santa Margherita Ligure con un gruppo di pescatori, e ha fatto delle scoperte interessanti… Ogni anno finiscono in mare circa 560mila tonnellate di plastica. L’equivalente di 4000 balene di plastica. È come dire che 34.000 bottiglie di plastica vengono scaricate in mare ogni minuto. Per la realizzazione di questo contenuto ringraziamo Ogyre. Puoi partecipare alle loro iniziative di raccolta dei rifiuti marini cliccando su questo link: https://ogyre.com/pages/ffl?utm_source=will-social&utm_medium=Willita&utm_campaign=fishingforlitter&utm_content=fishingforlittersantamargherita ... Leggi di più Leggi meno
Mare (Ambiente),Plastica
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07/07/2022
A chi vanno i soldi del cioccolato?
In occasione della Giornata mondiale del cioccolato, vediamo chi si mette in tasca i ricavi di una barretta realizzata con cacao proveniente dalla Costa d’Avorio. La Costa d’Avorio è il primo produttore di cacao al mondo, e insieme al Ghana produce quasi il 70% delle fave di cacao mondiali. Si potrebbe pensare che la produzione di cacao porti benefici a questi paesi: in realtà oltre la metà dei produttori di cacao ivoriani vive sotto la soglia di povertà assoluta, guadagnando poco più di 1 dollaro al giorno. Il sistema della filiera tende infatti a favorire gli attori che si trovano più vicini al consumatore, a scapito di chi produce la materia prima e ha meno potere negoziale. Senza una paga adeguata, per i produttori diventa impossibile sostenere i costi di produzione e questo li spinge a impiegare tecniche dannose per l’ambiente e a sfruttare il lavoro di bambini nei campi, specialmente nei periodi di raccolta. Finalmente però qualcosa inizia a muoversi. Nel 2019, i governi di Costa d’Avorio e Ghana si sono uniti per cercare di imporre un metodo per determinare i prezzi e aiutare i coltivatori a guadagnare un salario dignitoso. E ci sono riusciti: sospendendo le vendite di fave di cacao per un mese, i due paesi hanno convinto commercianti e produttori a versare una tassa di 400 dollari per ogni tonnellata di fave acquistate, che sarà spesa per tutelare i contadini a rischio di fame e povertà. La Commissione europea sta poi proponendo l’introduzione di una legge che tra un paio di anni potrebbe richiedere a tutte le compagnie europee di prendersi la responsabilità per i diritti umani e ambientali lungo la catena produttiva. Per ora, per scommettere sul fatto che i braccianti siano stati pagati almeno il salario minimo, possiamo comprare prodotti di commercio equo e solidale, per esempio prodotti etichettati Fairtrade. ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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05/07/2022
Le immagini della siccità
Le immagini che arrivano dai satelliti Sentinel-2 del programma Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Unione europea elaborate dalla piattaforma adamplatform, parlano da sole. Fiumi, ghiacciai e laghi in tutta Italia si stanno prosciugando. Le immagini che vediamo del Po, per esempio, fotografano la zona di Pontelagoscuro in provincia di Ferrara, la stazione di rilevamento dove è stato rilevato – triste record – il livello più basso del fiume. Alcuni dei suoi affluenti, come il torrente Sangone situato tra le località di Rivalta di Torino e Orbassano, sono ormai totalmente a secco. La foto del Piave, invece, arriva dalla provincia di Treviso, dalla località Colbertaldo a 7 km a nord di Montebelluna, uno dei primi comuni a razionare l’acqua. Le ondate di calore che stanno attraversando il nostro continente (così come India, Pakistan e Stati Uniti) sono un chiaro effetto della crisi climatica. L'IPCC, del resto, lo ripete da anni: gli eventi meteorologici estremi, come le ondate di calore e le grandi tempeste stanno diventando più frequenti e più intensi, a causa del cambiamento climatico provocato dall'uomo. Secondo gli scienziati, l'aumento delle ondate di caldo, della siccità e delle inondazioni sta superando la soglia di tolleranza non solo delle persone, ma anche di animali che di piante. Queste condizioni meteorologiche estreme, scrive l’IPCC, “si verificano simultaneamente, causando impatti a cascata sempre più difficili da gestire". Cosa possiamo fare noi? Prima di tutto usare consapevolmente l'acqua e scegliere prodotti che richiedono un minore consumo d'acqua. Senza smettere di chiedere un'azione politica concreta per la gestione delle infrastrutture idriche del nostro Paese e la tutela delle fonti. #Acqua #Siccità #Fiumi #Ghiacciai #Ambiente #Clima ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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05/07/2022
La moda può essere sostenibile? A cena con Matteo Ward
Con gli amici di @Chef in Camicia ci siamo chiesti se la moda può davvero essere sostenibile e cosa c'è dietro il problema del fast fashion e del greenwashing. Per capirlo, Alessandro Tommasi (Will) e Nicolò Zambello (Chef in Camicia) hanno ospitato a cena Matteo Ward, founder di WRÅD, brand, studio di consulenza e un'agenzia creativa incentrata sulla sostenibilità nel campo della moda. Una cena "svuota-frigo", con tacos di zucchine, in cui abbiamo affrontato il tema della sostenibilità all'interno del moda, il fast fashion e il green washing, cercando di capire in che modo questo settore può ridurre il proprio impatto sull'ambiente e sulla società. #Moda #Sostenibilità #Will ... Leggi di più Leggi meno
Greenwashing
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04/07/2022
Siamo a secco
Le immagini che arrivano dai satelliti Sentinel-2 del programma Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Unione Europea elaborate dalla piattaforma @platformadam, parlano da sole. Fiumi, ghiacciai e laghi in tutta Italia si stanno prosciugando. Le immagini che vediamo del Po, per esempio, fotografano la zona di Pontelagoscuro in provincia di Ferrara, la stazione di rilevamento dove è stato rilevato – triste record – il livello più basso del fiume. Alcuni dei suoi affluenti, come il torrente Sangone situato tra le località di Rivalta di Torino e Orbassano, sono ormai totalmente a secco. La foto del Piave, invece, arriva dalla provincia di Treviso, dalla località Colbertaldo a 7 km a nord di Montebelluna, uno dei primi comuni a razionare l’acqua. Le ondate di calore che stanno attraversando il nostro continente (così come India, Pakistan e Stati Uniti) sono un chiaro effetto della crisi climatica. L'IPCC, del resto, lo ripete da anni: gli eventi meteorologici estremi, come le ondate di calore e le grandi tempeste stanno diventando più frequenti e più intensi, a causa del cambiamento climatico provocato dall'uomo. Secondo gli scienziati, l'aumento delle ondate di caldo, della siccità e delle inondazioni sta superando la soglia di tolleranza non solo delle persone, ma anche di animali che di piante. Queste condizioni meteorologiche estreme, scrive l’IPCC, “si verificano simultaneamente, causando impatti a cascata sempre più difficili da gestire". Cosa possiamo fare noi? Prima di tutto usare consapevolmente l'acqua e scegliere prodotti che richiedono un minore consumo d'acqua. Senza smettere di chiedere un'azione politica concreta per la gestione delle infrastrutture idriche del nostro Paese e la tutela delle fonti. #acqua #water #siccità #po ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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04/07/2022
La siccità in Italia
In Italia stiamo vivendo la peggiore #siccità degli ultimi 30 anni #sostenibilità #ambiente #crisiclimatica #climatechange
Fenomeni climatici
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04/07/2022
Negli ultimi 12 anni la superficie dei ghiacciai alpini in Italia è diminuita del 13%
Domenica 4 luglio sulla Marmolada, il gruppo montuoso più alto delle Dolomiti, un pezzo di ghiaccio largo decine di metri si è staccato travolgendo diverse persone. Le prime stime parlano di 6 morti, diversi dispersi e altrettanti feriti. Il distacco è dovuto alle temperature anomale che dall'inizio dell'anno sono di molto superiori alla media stagionale. Anche questa è una conseguenza del cambiamento climatico. La riduzione del ghiacciaio della Marmolada, però non è cosa nuova. Negli ultimi cento anni questo ghiacciaio dolomitico ha visto ridursi il suo volume dell’85% e secondo uno studio del 2019 scomparirà del tutto entro il 2050. Secondo un rapporto di Legambiente, negli ultimi 150 anni la superficie dei ghiacciai alpini si è ridotta del 60%. Le temperature medie in aumento stanno aumentando la velocità con cui i ghiacciai si sciolgono d'estate, riducendone la capacità di rigenerarsi d’inverno (la siccità di quest'anno non aiuta, anzi) e ne stanno aumentando la frammentazione, aumentando così la possibilità che pezzi molto grossi si stacchino scivolando verso valle. Purtroppo, secondo gli esperti, quello della Marmolada non sarà un evento isolato ma il fenomeno si rivedrà su tutto l'arco alpino. Ecco perché è necessario agire. Da una parte sviluppando sistemi di allerta che tengano conto dell'aumento di questi fenomeni, dall'altra attuare velocemente misure di mitigazione per contenere l'aumento di temperatura ed evitare che nei prossimi anni questo tipo di eventi si presenti con più frequenza. #ghiacciai #climatechange #globalwarming #siccità #caldo #surruscaldamentoclimatico ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici,Temperature
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04/07/2022
Lo scioglimento di ghiacciai in Italia
https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6949706309894082560
Fenomeni climatici (Clima),Montagna
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02/07/2022
Soluzioni innovative contro la siccità
In tutto il mondo registriamo temperature sempre più alte, con picchi di oltre 50 gradi. Negli ultimi vent’anni, la siccità ha provocato nel mondo perdite economiche per 124 miliardi di dollari. Solo negli ultimi 2 anni, sono stati oltre 200 conflitti per l’acqua e si prevede che 700 milioni di persone siano costrette a sfollare per questo motivo nei prossimi 8 anni. E quindi ci dobbiamo rassegnare a un mondo con sempre meno acqua? @silviabocc ci racconta quali potrebbero essere delle soluzioni innovative per affrontare il problema della siccità. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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02/07/2022
La Posidonia è la pianta più grande del mondo
Il fastidio per le alghe e le piante marine che troviamo sulla spiaggia ci accomuna tutti: a chi non è capitato di lamentarsene? Eppure i banchi di piante marine secche che vediamo sul bagnasciuga sono come le foglie colorate che cadono dagli alberi in autunno: un ricambio necessario che le piante utilizzano per continuare a fare quello che sanno fare meglio, assorbire CO2 e liberare ossigeno. Si tratta in prevalenza di esemplari di posidonia oceanica. È questo il nome scientifico di una pianta marina fondamentale per il nostro ecosistema: compatta la sabbia e riduce l’erosione derivante dalle maree e dal vento, aumenta la trasparenza delle acque marine intrappolando i sedimenti presenti nel mare e ospita molti organismi animali e vegetali che trovano nutrimento e protezione tra le sue “fronde”. Questa settimana, a Lisbona, si è svolta la UN Ocean Conference che ha lo scopo di mobilitare la comunità internazionale per trovare soluzioni sostenibili per salvaguardare gli ecosistemi marini. Un'occasione in più per ricordarci che l'oceano, così come tutti gli altri ecosistemi, deve essere preservato, se vogliamo garantire la nostra sopravvivenza. #oceano #SaveOurOcean #UNOC2022 ... Leggi di più Leggi meno
Mare
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30/06/2022
L'Italia sta vivendo la peggiore siccità degli ultimi 30 anni
«Non è escluso il fatto che il razionamento dell’acqua porti a una chiusura temporanea anche nelle ore diurne», ha detto lunedì sera il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. Molte regioni italiane infatti si trovano in una condizione di siccità estrema. E la siccità al momento non è solo al nord: in ogni regione italiana si sta registrando un calo estremo nella disponibilità di acqua rispetto alla media degli ultimi trent'anni. È tutto iniziato a gennaio, con una siccità moderata in Piemonte e Veneto. La situazione di carenza di precipitazioni si è poi espansa nel resto della penisola, fino al raggiungimento, entro maggio, di una condizione di siccità estrema in molte regioni. Nelle mappe che mostriamo nel post, il centro di ricerca CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) ha confrontato la situazione degli ultimi mesi con le condizioni registrate nell'ultimo trentennio. Ogni regione italiana ha un clima diverso, per questo ogni punto è stato confrontato con se stesso. La realtà che ci restituiscono i grafici è che in tutta Italia stiamo vivendo una condizione anomala. Questa condizione però, se non applichiamo il prima possibile iniziative di prevenzione e adattamento, potrebbe diventare la nuova norma. ... Leggi di più Leggi meno
Temperature (Clima),Fenomeni climatici (Clima)
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30/06/2022
La mappa della siccità in Italia
«Non è escluso il fatto che il razionamento dell’acqua porti a una chiusura temporanea anche nelle ore diurne», ha detto lunedì sera il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. Molte regioni italiane infatti si trovano in una condizione di siccità estrema. E la siccità al momento non è solo al nord: in ogni regione italiana si sta registrando un calo estremo nella disponibilità di acqua rispetto alla media degli ultimi trent'anni. È tutto iniziato a gennaio, con una siccità moderata in Piemonte e Veneto. La situazione di carenza di precipitazioni si è poi espansa nel resto della penisola, fino al raggiungimento, entro maggio, di una condizione di siccità estrema in molte regioni. Nelle mappe che mostriamo nel post, il centro di ricerca CMCC Foundation - Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha confrontato la situazione degli ultimi mesi con le condizioni registrate nell'ultimo trentennio. Ogni regione italiana ha un clima diverso, per questo ogni punto è stato confrontato con se stesso. La realtà che ci restituiscono i grafici è che in tutta Italia stiamo vivendo una condizione anomala. Questa condizione però, se non applichiamo il prima possibile iniziative di prevenzione e adattamento, potrebbe diventare la nuova norma. #Siccità #Clima #Ambiente #ClimateChange #CambiamentoClimatico ... Leggi di più Leggi meno
Temperature (Clima),Fenomeni climatici (Clima)
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30/06/2022
Soluzioni per la siccità
Vivere con 50 litri d’acqua al giorno? Non è solo un esercizio di immaginazione, ma è quello che è successo nel 2017 a Cape Town, in Sudafrica. Ed è quello che sta succedendo in sempre più città del mondo per colpa della siccità. L’ONU infatti stima che entro il 2050 il problema della scarsità d’acqua arriverà a toccare quasi il 75% della popolazione mondiale, vale a dire ben 3 persone 4. Ma la buona notizia è che nel mondo alcune soluzioni ci sono già. In questo video siamo andati ad analizzare gli esempi di Cile, Sudafrica, Israele, Stati Uniti e proviamo a capire come gli altri Paesi possono già agire, oggi, per rispondere alla scarsità d’acqua sempre più frequente. Siccità e scarsità d'acqua sono arrivate. In questo video la nostra Giulia Bassetto ci racconta alcune soluzioni che sono state adottate nel mondo. #Acqua #Siccità #Ambiente #Clima ... Leggi di più Leggi meno
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28/06/2022
Trasformare il vetro
Cone trasformare il vetro in sabbia? #sostenibilità #ambiente #inquinamento #imparacontiktok
Materiali
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28/06/2022
Siccità e scarsità d'acqua sono arrivate. Quali sono le soluzioni?
Vivere con 50 litri d’acqua al giorno? Non è solo un esercizio di immaginazione, ma è quello che è successo nel 2017 a Cape Town, in SudAfrica. Ed è quello che sta succedendo in sempre più città del mondo per colpa della siccità. L’ONU infatti stima che entro il 2050 il problema della scarsità d’acqua arriverà a toccare quasi il 75% della popolazione mondiale, vale a dire ben 3 persone 4. Ma la buona notizia è che nel mondo alcune soluzioni ci sono già. In questo video siamo andati ad analizzare gli esempi di Cile, Sudafrica, Israele, Stati Uniti e proviamo a capire come gli altri Paesi possono già agire, oggi, per rispondere alla scarsità d’acqua sempre più frequente. Siccità e scarsità d'acqua sono arrivate. Quali sono le soluzioni? Ce lo racconta la nostra Giulia Bassetto. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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24/06/2022
Usiamo sempre più acqua
L'acqua dolce disponibile scarseggia sempre di più. Negli ultimi 50 anni la quantità di acqua dolce che usiamo è triplicata per soddisfare la domanda di una popolazione in costante crescita, e si prevede che aumenterà ancora del 50% entro il 2050. Da tempo avevamo previsto questo problema, ma finora non abbiamo fatto abbastanza per gestirlo e aggirarlo. Già nel 1987 la World Commission on Environment and Development ci avvertiva che l'acqua fosse già una risorsa sovra-sfruttata e inquinata in molte parti del mondo. Eppure ancora oggi in molti Paesi la domanda supera regolarmente l'"offerta sostenibile” e in media metà dell'acqua dolce prelevata dall'uomo viene ancora sprecata. Nelle zone in cui c'è scarsa disponibilità d'acqua si ricorre alle falde acquifere profonde che, proprio come i combustibili fossili, non si rinnovano in tempi abbastanza veloci per poter continuare a soddisfare le esigenze umane. Ecco perché in tutto il mondo si stanno cercando soluzioni, tra cui cercare di impiegare metodi d'irrigazione sempre più intelligenti per usare meno acqua possibile, dissalare l'acqua del mare e trattare e riciclare le acque inquinate. Noi, dal lato nostro, potremmo cercare di aumentare la nostra consapevolezza su quali prodotti richiedono molta acqua, tenendo però conto che non tutta l'acqua è uguale. È bene tenere presente la distinzione tra acqua verde e acqua blu: l'acqua verde è acqua dolce piovana, mentre l'acqua blu è quella che viene sottratta alla rete idrica. Un esempio per capire a cosa serve conoscere questa differenza: la carne bovina ha un'impronta idrica totale maggiore di quella suina o del pollame, ma la carne suina e il pollame sottraggono in media più acqua direttamente alla rete idrica rispetto alla carne bovina. La carne bovina, però, rispetto agli altri tipi di carne contribuisce in maniera più decisiva alle emissioni di gas serra – che sono la ragione per cui anche l'acqua piovana inizia a scarseggiare per periodi sempre più lunghi. ... Leggi di più Leggi meno
Industria (Cibo),Veganismo (Cibo),Vegetarianismo (Cibo)
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24/06/2022
La prima volta del cambiamento climatico
No, non abbiamo iniziato a parlare di riscaldamento globale solo negli ultimi anni. Il 23 giugno del 1988, il fisico Jim Hansen della NASA – Goddard Intitute of Space Studies fece un discorso di fronte al Senato degli Stati Uniti che passò alla storia come il primo vero allarme della comunità scientifica sugli effetti e cause del cambiamento climatico. ⁣⁠E il 24 giugno, esattamente 34 anni fa, il cambiamento climatico era già sulla prima pagina del New York Times. ⁣⁠ "Grazie per avermi dato l’opportunità di presentare i risultati della mia ricerca, che ha tre conclusioni principali. La prima è che la terra oggi è più calda rispetto a qualsiasi altro momento nella storia delle misurazioni. La seconda è che il riscaldamento globale è ora talmente ampio che possiamo attribuire, con un alto margine di certezza, una correlazione di causa-effetto con l’effetto serra. Infine, le nostre simulazioni indicano che l’effetto serra è grave abbastanza da iniziare ad avere un impatto sulla probabilità di eventi estremi come ondate di calore estivo". ⁣⁠ ⁣⁠ Prima di Hansen, altri scienziati e altri giornali ne avevano parlato, ma la pubblicazione sul New York Times ha rappresentato una sorta di presa di coscienza. Ciò nonostante, da quel giorno, la terra ha continuato a scaldarsi registrando anni sempre più caldi. Il 2021 è stato l'ultimo dei sette anni più caldi mai registrati. Dal 2015 in poi tutti gli anni hanno registrato temperature estreme: 2016, 2019 e 2020 i più caldi in assoluto. ⁣⁠ Dopo più di 34 anni dalla pubblicazione delle parole del Prof. Hansen in prima pagina dal New York Times, gli scienziati hanno dichiarato che ormai è inconfutabile il rapporto causa-effetto tra attività umana e crisi climatica. Ciò nonostante, ancora oggi, facciamo fatica a cambiare rotta limitando le emissioni di gas serra.⁣⁠ Anche se gli effetti li stiamo vivendo ormai tutti quanti: le ondate di calore che stanno travolgendo Europa, Stati Uniti e Medio Oriente ne sono la prova. Marzo è stato il mese più caldo mai registrato in India dal 1901, si sono registrati di picchi tra i 45 e i 50°. In Francia e in Spagna la scorsa settimana alcune città hanno oltrepassato i 40 gradi, temperature solitamente previste in agosto, mentre in Iran sono stati già toccati i 50 gradi. #EmergenzaClimatica ... Leggi di più Leggi meno
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24/06/2022
La prima volta del cambiamento climatico
No, non abbiamo iniziato a parlare di riscaldamento globale solo negli ultimi anni. Il 23 giugno del 1988, il fisico Jim Hansen della NASA – Goddard Intitute of Space Studies fece un discorso di fronte al Senato degli Stati Uniti che passò alla storia come il primo vero allarme della comunità scientifica sugli effetti e cause del cambiamento climatico. ⁣⁠E il 24 giugno, esattamente 34 anni fa, il cambiamento climatico era già sulla prima pagina del New York Times. ⁣⁠ "Grazie per avermi dato l’opportunità di presentare i risultati della mia ricerca, che ha tre conclusioni principali. La prima è che la terra oggi è più calda rispetto a qualsiasi altro momento nella storia delle misurazioni. La seconda è che il riscaldamento globale è ora talmente ampio che possiamo attribuire, con un alto margine di certezza, una correlazione di causa-effetto con l’effetto serra. Infine, le nostre simulazioni indicano che l’effetto serra è grave abbastanza da iniziare ad avere un impatto sulla probabilità di eventi estremi come ondate di calore estivo". ⁣⁠ ⁣⁠ Prima di Hansen, altri scienziati e altri giornali ne avevano parlato, ma la pubblicazione sul New York Times ha rappresentato una sorta di presa di coscienza. Ciò nonostante, da quel giorno, la terra ha continuato a scaldarsi registrando anni sempre più caldi. Il 2021 è stato l'ultimo dei sette anni più caldi mai registrati. Dal 2015 in poi tutti gli anni hanno registrato temperature estreme: 2016, 2019 e 2020 i più caldi in assoluto. ⁣⁠ Dopo più di 34 anni dalla pubblicazione delle parole del Prof. Hansen in prima pagina dal New York Times, gli scienziati hanno dichiarato che ormai è inconfutabile il rapporto causa-effetto tra attività umana e crisi climatica. Ciò nonostante, ancora oggi, facciamo fatica a cambiare rotta limitando le emissioni di gas serra.⁣⁠ Anche se gli effetti li stiamo vivendo ormai tutti quanti: le ondate di calore che stanno travolgendo Europa, Stati Uniti e Medio Oriente ne sono la prova. Marzo è stato il mese più caldo mai registrato in India dal 1901, si sono registrati di picchi tra i 45 e i 50°. In Francia e in Spagna la scorsa settimana alcune città hanno oltrepassato i 40 gradi, temperature solitamente previste in agosto, mentre in Iran sono stati già toccati i 50 gradi. #EmergenzaClimatica ... Leggi di più Leggi meno
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24/06/2022
Le estati sono sempre più calde
Non è un'ondata di calore e nemmeno un inizio di estate anomalo: è il cambiamento climatico, che mostra i suoi effetti ovunque. Sia a maggio sia a giugno diversi Paesi del mondo hanno toccato i massimi mai registrati: dalla Germania all'Iraq, dalla Polonia all'India le temperature sono state da 1 a 3 gradi superiore alla media mensile. Le temperature di questo mese di giugno sono di solito registrate nel periodo più caldo dell'anno, tra luglio e agosto. Il caldo prolungato, oltre ad aumentare i pericoli per la salute umana, sta portando squilibri importanti in tutti gli ecosistemi, con reazioni a catena potenzialmente devastanti. ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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24/06/2022
L'energia nucleare è una soluzione ai problemi di energia?
C'è chi propone una nuova consultazione, con l'obiettivo di rilevare come l'opinione pubblica sia cambiata dal referendum del 2011 e dare ulteriore spinta allo sviluppo di un nuovo programma nucleare in Italia. Voi sareste favorevoli o contrari? ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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23/06/2022
Le estati sono sempre più calde
Non è un'ondata di calore e nemmeno un inizio di estate anomalo: è il cambiamento climatico, che mostra i suoi effetti ovunque. Sia a maggio sia a giugno diversi Paesi del mondo hanno toccato i massimi mai registrati: dalla Germania all'Iraq, dalla Polonia all'India le temperature sono state da 1 a 3 gradi superiore alla media mensile. Le temperature di questo mese di giugno sono di solito registrate nel periodo più caldo dell'anno, tra luglio e agosto. Il caldo prolungato, oltre ad aumentare i pericoli per la salute umana, sta portando squilibri importanti in tutti gli ecosistemi, con reazioni a catena potenzialmente devastanti. #caldo #estate #globalwarming #cambiamentoclimatico #surriscaldamentoglobale ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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22/06/2022
I vermi risolveranno il problema dello smaltimento della plastica?
Chris Rinke, ricercatore della University of Queensland in Australia ha scoperto con un team di scienziati della School of Chemistry and Molecular Bioscience che le larve dei Tenebrionidi (una specie di scarafaggi) hanno all'interno del proprio stomaco degli enzimi capaci di metabolizzare la plastica. Le larve di questi scarafaggi sono in grado il 36,7% del polistirolo in CO2 e lo studio condotto da Rinke ha l'obiettivo di capire quali siano questi enzimi per poi riprodurli in laboratorio e utilizzarli per il riciclo su larga scala. Studi simili sono stati già condotti, ma questa ricerca punta a comprendere come questi batteri producano gli enzimi capaci di degradare la plastica – e come, quindi, potrebbero essere utili per il suo riciclo. La ricerca, ancora in fase sperimentale, potrebbe farci fare un passo in avanti verso nuovi modi di smaltire la plastica in modo sostenibile: una sfida sempre più impellente, dal momento che ogni anno produciamo 300 milioni di tonnellate di inquinamento plastico. ... Leggi di più Leggi meno
Plastica (Inquinamento)
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22/06/2022
Le abitudini alimentari pesano sull'ambiente
Bruciando fonti fossili per decenni abbiamo riscaldato il Pianeta ad una velocità tale che tutti iniziamo a vivere le conseguenze. Alcuni in maniera più grave di altri. In questi ultimi giorni molti Paesi europei e mediorientali stanno registrando temperature record. Di riscaldamento globale parliamo da tempo. Già nel 1988 il fisico Jim Hansen della NASA tenne un discorso al Senato degli Stati Uniti che passò alla storia come il primo vero allarme della comunità scientifica su cause ed effetti del cambiamento climatico. ⁣⁠Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro che attività umana e riscaldamento globale sono intrinsecamente collegati. Con le nostre scelte di consumo, affiancate da politiche coraggiose, possiamo però ancora fare la differenza. ... Leggi di più Leggi meno
Dieta
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21/06/2022
Non serve comprare ciò che puoi noleggiare
Quando vogliamo aggiustare qualcosa, provare un nuovo hobby o cucinare qualcosa di particolare, il nostro primo impulso è di acquistare l'oggetto che ci serve. Se ci pensiamo bene, però, questa è la soluzione più costosa e meno efficiente. Molto spesso infatti non usiamo questi oggetti quotidianamente e quindi il prezzo che paghiamo per l'effettivo utilizzo è molto alto. Le Tool Libraries sono nate come alternativa sostenibile ed economica a questo paradosso. Si tratta di un modello di economia circolare che ci permette di noleggiare gli oggetti che ci servono solo quando ne abbiamo effettivamente bisogno e riportarli una volta utilizzati. L'idea della Tool Library non è nuova: la prima risale al 1943 in Michigan, negli Stati Uniti, dove la produzione industriale aveva rallentato a causa degli sforzi durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma in generale scambiarsi oggetti con i vicini quando non in possesso di qualcosa era una pratica comune fino alla fine degli anni '50. Grazie al boom economico degli anni '60 però la nostra fame di oggetti nuovi ha assunto una velocità mai vista prima e abbiamo accantonato l'idea di condividere e iniziato a comprare ogni oggetto di cui avevamo bisogno. Dopo la crisi finanziaria del 2008 e con l'avanzare di una nuova sensibilità sull'impatto ambientale dei nostri consumi, l'idea dietro alle Tool Libraries è tornata in voga e il modello ha cominciato a diffondersi, arrivando anche in Italia dove al momento sono ci sono tre attività operanti: Leila a Bologna, Zero a Palermo e Oggettoteca a Firenze. Grazie al modello di consumo collaborativo su cui si basano, le Tool Libraries contribuiscono anche a rafforzare il senso di comunità, creando un maggiore spirito di condivisione nei quartieri in cui vengono aperte. E voi ne avevate mai sentito parlare? Conoscete altri modelli simili nelle vostre città? ... Leggi di più Leggi meno
Plastica
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20/06/2022
Le ondate di caldo in Europa
Caldo, veramente tanto caldo. Non è un'impressione: gran parte d'Europa è attraversata da un'ondata di calore, che sta causando danni e disagi. Venerdì 17 giugno la temperatura del suolo è stata quasi ovunque di oltre 24 gradi. In Spagna gli incendi hanno bruciato quasi 9.000 ettari di boschi nella regione nord-occidentale della Sierra de la Culebra. Mentre in alcune zone della Francia si sono registrate picchi di 46 gradi. Anche in Italia il caldo si fa sentire e si incrocia con una siccità che va avanti da mesi: in 125 comuni tra Piemonte e Lombardia si sta iniziando a parlare di razionare le forniture d’acqua per garantire che ce ne sia a sufficienza per l’irrigazione dei campi. Il settore agricolo è particolarmente minacciato da questa situazione: ondata di caldo e siccità, combinate all'aumento dei prezzi di fertilizzanti a causa della guerra in Ucraina, stanno causando forti difficoltà. Non solo. Se non piove, i fiumi continuano a prosciugarsi provocando la risalita del mare nei corpi idrici e quindi di acqua salata nei fiumi: il fenomeno del cosiddetto ”cuneo salino”. La causa diretta di quest'ondata di calore è legata alla cappa di alta pressione che si è creata, che non permette all'aria calda del suolo di risalire e di addensarsi in nuvole da cui poi scaturiscono le precipitazioni. Fino a quando rimarrà questa cappa, le temperature continueranno a salire. Ma è chiaro che la ragione profonda del caldo anomalo che stiamo soffrendo è il surriscaldamento globale, determinato dalle emissioni di gas serra. #heatwave #caldo #estate #siccità #globalwarming #climatechange #cambiamentoclimatico #surriscaldamentoglobale ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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19/06/2022
Questa non è una spiaggia, è il Po
Se solo cinque anni fa ci avessero detto che in primavera avremmo potuto attraversare il Po da una sponda all'altra a piedi non ci avremmo creduto. Oggi invece si può fare, purtroppo, per via di un fenomeno che fino a qualche anno fa non avremmo mai associato al Nord Italia: la siccità. A causa di temperature sopra la media, piogge e nevicate quasi inesistenti per 5 mesi ora ci troviamo a fare i conti con fiumi come il Po, l'Adige e il Brenta mai così secchi da 70 anni. Il Po, ad esempio, a piena portata tocca quota 12 mila metri cubi al secondo. Oggi siamo a 300. Se per i primi mesi di quest'anno i ghiacciai e le sorgenti in alta quota hanno aiutato ad attenuare il disagio, per i prossimi mesi la situazione è destinata a peggiorare, poiché la richiesta di acqua per usi agricoli e industriali crescerà e le riserve di acqua dolce stanno raggiungendo limiti critici. Per questo in diverse zone i comuni e le società di gestione del servizio idrico stanno pensando a misure di razionamento durante le ore notturne, per ridurre la pressione sui bacini e tutelarsi in caso non arrivino piogge costanti nelle prossime settimane. Questa siccità sta causando danni ingenti all'agricoltura non solo però per le temperature anomale e le precipitazioni assenti, ma anche perché ci siamo fatti trovare impreparati. Nei prossimi anni sarà quindi necessario sviluppare piani per rendere più efficiente il nostro sistema idrico e ridurre i consumi, sia livello domestico che a livello agricolo. La scienza ci dice che questa siccità non è un evento eccezionale, ma sarà sempre più un evento frequente nei prossimi anni. ... Leggi di più Leggi meno
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17/06/2022
Siamo pronti per lo stop alle auto inquinanti dal 2035?
La proposta della Commissione europea di vietare la vendita di auto a carburanti fossili dal 2035 ha bisogno di essere approfondita per capire se ci sono le risorse per quella che viene definita una “transizione giusta”. In che senso? Una prima criticità è che questa scelta non basta da sola a raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni. La vera partita si gioca infatti sulla produzione dell'elettricità necessaria per alimentare le auto elettriche: se questa verrà generata da gas o carbone la riduzione delle emissioni derivata dalle auto elettriche sarà praticamente nulla. La seconda criticità è l’impatto che questa scelta potrebbe avere sull’industria italiana dell’auto. Secondo i dati dell’ Osservatorio Automotive Federmeccanica, ci sono 73 mila posti di lavoro a rischio se non si metterà in pratica una strategia alternativa a supporto di questo grande cambiamento. Questi sono solo alcuni dei punti critici su cui riflettere nei prossimi mesi, prima che il provvedimento entri definitivamente in vigore. Prima dell'approvazione definitiva, infatti, questa proposta entrerà in una fase negoziale a cui parteciperanno anche i governi dei singoli Paesi, con la Commissione e il Consiglio. Prima del 2035 ci sarà quindi bisogno di visione e coraggio, per non farsi cogliere impreparati al cambiamento. ... Leggi di più Leggi meno
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17/06/2022
Siamo pronti per lo stop alle auto inquinanti dal 2035?
La proposta della Commissione europea di vietare la vendita di auto a carburanti fossili dal 2035 ha bisogno di essere approfondita per capire se ci sono le risorse per quella che viene definita una "transizione giusta". In che senso? Una prima criticità è che questa scelta non basta da sola a raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni. La vera partita si gioca infatti sulla produzione dell'elettricità necessaria per alimentare le auto elettriche: se questa verrà generata da gas o carbone la riduzione delle emissioni derivata dalle auto elettriche sarà praticamente nulla. La seconda criticità è l’impatto che questa scelta potrebbe avere sull’industria italiana dell’auto. Secondo i dati dell’ Osservatorio Automotive Federmeccanica, ci sono 73 mila posti di lavoro a rischio se non si metterà in pratica una strategia alternativa a supporto di questo grande cambiamento. Questi sono solo alcuni dei punti critici su cui riflettere nei prossimi mesi, prima che il provvedimento entri definitivamente in vigore. Prima dell'approvazione definitiva, infatti, questa proposta entrerà in una fase negoziale a cui parteciperanno anche i governi dei singoli Paesi, con la Commissione e il Consiglio. Prima del 2035 ci sarà quindi bisogno di visione e coraggio, per non farsi cogliere impreparati al cambiamento. #Auto #Benzina #Diesel #Elettrico #EV #Mobilità ... Leggi di più Leggi meno
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17/06/2022
6 idee per ottimizzare e ridurre lo spreco d'acqua
Ormai lo abbiamo capito: le temperature aumentano e le precipitazioni diminuiscono. Oggi, però, il problema principale della pioggia è che si concentra in sempre meno giorni dell’anno causando lunghi periodi di siccità e inondazioni. Questi fattori si uniscono alla crescente cementificazione, all’uso eccessivo dell’acqua sotterranea, alla deforestazione e alle pratiche agricole che utilizzano grandi quantità di fertilizzanti chimici, creando così la ricetta perfetta per la desertificazione. Il degrado ambientale e le zone desertiche, infatti, stanno aumentando ovunque: in Italia la desertificazione sta già colpendo il 20% del territorio, il 41% di questo si trova solo nel Sud. Uno dei principali problemi della desertificazione è che si lega intrinsecamente alla produzione di cibo: in un territorio degradato non è possibile coltivare e produrre il cibo necessario a sfamare tutta la popolazione mondiale che arriverà a quasi 10 miliardi di persone entro il 2050. Per questo integrare strumenti naturali, come piante grasse o l'agricoltura rigenerativa, con l’innovazione tecnologica, come lo smart farming, ci permette di avere soluzioni per contrastare il degrado ambientale. Oggi stanno nascendo sempre più progetti per combattere la desertificazione, come “Acqua nelle nostre mani”, l’iniziativa attiva in tutto il territorio italiano, dal Cilento alla Puglia, per diffondere consapevolezza sui consumi idrici. In occasione della giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, quindi, ricordiamoci che l'importante è che anche noi ci rendiamo conto di quanto e come utilizziamo quella risorsa vitale che è l’acqua. Le azioni che possiamo mettere in pratica sono tante: non sciacquare i piatti a mano prima di metterli in lavastoviglie, ad esempio, ci fa risparmiare fino a 38 litri ad ogni lavaggio. Infine, fare docce più brevi, così come conservare l’acqua con cui sciacquiamo frutta e verdura e riutilizzarla per innaffiare le piante, sono tutte azioni che, per quanto piccole, fanno la differenza. ... Leggi di più Leggi meno
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16/06/2022
Avete notato che alcuni tappi non si staccano più?
Nonostante ci siano tante alternative, decisamente più sostenibili, alle bottiglie di plastica, queste ultime sono ancora molto utilizzate per qualsiasi tipo di bibita oltre all'acqua. Questo è vero soprattutto in Italia: siamo i primi in Europa per consumo di acqua in bottiglia, con 200 litri pro capite consumati all'anno. Molto spesso, però, i tappi vengono dispersi nell'ambiente e sono difatti tra i rifiuti più presenti sulle nostre spiagge. Dal 2024, però, seguendo una nuova regolamentazione europea tutti i tappi dovranno obbligatoriamente rimanere attaccati alle bottiglie e alcuni produttori in Italia si sono già adeguati. Voi cosa ne pensate di questa iniziativa? ... Leggi di più Leggi meno
Plastic cleaning (Innovazione)
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15/06/2022
Matrimonio, attenzione alle sorprese al momento di pagare
Oggi parliamo di matrimonio e di tutti quegli imprevisti che possono rovinare il giorno più bello: dal preventivo al contratto, senza dimenticare gli extra e le disdette.
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15/06/2022
Tappi attaccati alle bottigliette di plastica
Dal 2024 tutti i tappi dovranno essere attaccati alle bottiglie per evitare di disperdere rifiuti nell’ambiente #sostenibilità #plastica #imparacontiktok #ambiente
Plastica
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14/06/2022
Una parete verde per pulire l'aria
Una parete ricoperta di #piante per ripulire l’ambiente #sostenibilità #crisiclimatica #ambiente #notizie
CO2
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13/06/2022
Urban farming, riportare l’agricoltura in città
L’attuale modello con cui riforniamo di cibo le nostre città - incentrato sul modello del supermercato e su lunghe filiere globali - determina sprechi e inefficienze. In tutto il mondo esperimenti di agricoltura urbana stanno cercando di riportare la produzione di cibo all’interno del tessuto delle città, con un riuso creativo degli spazi vuoti. Paolo Bovio ne parla con la giornalista scientifica Silvia Lazzaris, autrice di Will sui temi di clima e ambiente ed editor di “Food Unfolded” ... Leggi di più Leggi meno
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13/06/2022
Come trasformare il vetro in sabbia
La sabbia è la risorsa naturale più sfruttata al mondo, dopo l'acqua. Verrebbe spontaneo pensare alla sabbia come una risorsa infinita: le prime cose che ci vengono in mente sono immensi deserti e lunghe spiagge. Ma c’è un ”ma”: la sabbia in realtà è un materiale sovra-sfruttato. Ad essere impiegata nelle costruzioni (strade, ponti, treni, case) infatti non è la sabbia del deserto, che sarebbe disponibile in quantità abbondantissima, ma ha una forma non adatta all’edilizia. La sabbia usata nelle costruzioni quindi si ottiene principalmente da ghiaia e roccia finemente triturate. Come ci avvertono gli scienziati, lo sfruttamento eccessivo delle riserve globali di sabbia sta danneggiando l'ambiente. La sabbia, oltre ad essere necessaria nella costruzione, è anche una risorsa utile nel ripristino dei territori colpiti dall’erosione costiera. Proprio per questo, due ragazzi dello Stato americano della Louisiana, hanno intravisto in una bottiglia di vetro una possibile soluzione: trasformare il vetro in sabbia. Hanno così lanciato una campagna GoFundMe per comprare il primo macchinario che tritura le bottiglie, avviando il progetto @glasshalffull.nola. Hanno guardato, insomma, il proverbiale bicchiere mezzo pieno. Oltre a riciclare e riutilizzare un materiale che altrimenti verrebbe semplicemente buttato via, i fondatori di ”Glass Half Full” hanno condotto esperimenti per verificare che non fosse dannoso per ambiente, animali e persone. Il risultato è stato talmente positivo che hanno già iniziato ad aiutare comunità locali a ripristinare parte delle coste colpite da erosione. #vetro #glass #sand #spiaggia #sabbia #inquinamento ... Leggi di più Leggi meno
Materiali
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12/06/2022
La siccità del Po
Se dal punto di vista dell'agricoltura questa siccità sta causando non pochi problemi, dal punto di vista dell'archeologia e della paleontologia è invece un momento di scoperte interessanti. Dal fiume più lungo d'Italia, il Po, stano infatti riemergendo pezzi di storia della Pianura Padana: dai lupi che una volta popolavano questo territorio ai carri armati e le barche usate durante la seconda guerra mondiale, fino ad antichi borghi medievali che nell'Ottocento furono spazzati via dalle alluvioni. Ogni anno, durante la fase di magra, dal Po riemergono reperti archeologici e fossili animali. Negli ultimi anni ad esempio sono riemersi scheletri di bisonti, mammut, rinoceronti e perfino un cranio ben conservato di megacero, una specie di cervo gigante vissuta 100 mila anni fa. Il periodo di magra di quest'anno è più intenso e lungo rispetto agli anni precedenti e il Po è sceso ai minimi storici, arrivando in alcuni punti ad essere quasi completamente secco. Per quanto non sia possibile correlare direttamente le due cose, gli scienziati sono d'accordo nel sostenere che l'aumento dell'intensità e delle frequenza di eventi meteorologici come la siccità che sta colpendo il Nord Italia siano causati dal cambiamento climatico. Impegnarci per una compiuta transizione ambientale e raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica è fondamentale, se come specie umana non vogliamo fare la stessa fine dei mammut ritrovati nel letto del Po. [Foto: Museo della Seconda Guerra Mondiale del Fiume Po; Museo Paleoantropologico del Po; @alessiobonin; @radiogold_alessandria] #siccità #fiume #acqua #climatechange #globalwarming ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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10/06/2022
Come Düsseldorf ha rivoluzionato la mobilità
Il progetto, presentato nel 1984 e realizzato dal 1990 al 1995, si sviluppa su un'area di 80 mila metri quadrati. Come si può vedere dalla foto, il piano della città è stato tanto semplice quanto efficace: il traffico di auto è stato spostato all'interno di un tunnel sotterraneo e al posto della strada sono stati realizzati parchi e viali per tutta la popolazione dove camminare, rilassarsi e godere del lungofiume. Il progetto si sviluppa su due livelli principali: uno inferiore utilizzato da ciclisti e skater e uno superiore per i pedoni con panchine, alberi e attività commerciali. Come per tutte le città attraversate dall'acqua, anche per Düsseldorf il lungofiume è diventato un luogo strategico per la presenza di un importante teatro e numerosi ristoranti e club. La lontananza dalle abitazioni permette infatti a molte attività di prolungare l'orario di chiusura, generando quindi maggiori entrate e una vita notturna più ricca. La varietà nelle possibilità d'uso degli spazi che permette la proiezione di film all'aperto, assemblee pubbliche, concerti ma anche semplici passeggiate, ha cambiato completamente il modo in cui la popolazione vive l'area attorno al fiume, generando benefici economici e sociali per tutti i cittadini e le attività presenti nella zona. ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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10/06/2022
Come Düsseldorf ha rivoluzionato la mobilità
Il progetto, presentato nel 1984 e realizzato dal 1990 al 1995, si sviluppa su un'area di 80 mila metri quadrati. Come si può vedere dalla foto, il piano della città è stato tanto semplice quanto efficace: il traffico di auto è stato spostato all'interno di un tunnel sotterraneo e al posto della strada sono stati realizzati parchi e viali per tutta la popolazione dove camminare, rilassarsi e godere del lungofiume. Il progetto si sviluppa su due livelli principali: uno inferiore utilizzato da ciclisti e skater e uno superiore per i pedoni con panchine, alberi e attività commerciali. Come per tutte le città attraversate dall'acqua, anche per Düsseldorf il lungofiume è diventato un luogo strategico per la presenza di un importante teatro e numerosi ristoranti e club. La lontananza dalle abitazioni permette infatti a molte attività di prolungare l'orario di chiusura, generando quindi maggiori entrate e una vita notturna più ricca. La varietà nelle possibilità d'uso degli spazi che permette la proiezione di film all'aperto, assemblee pubbliche, concerti ma anche semplici passeggiate, ha cambiato completamente il modo in cui la popolazione vive l'area attorno al fiume, generando benefici economici e sociali per tutti i cittadini e le attività presenti nella zona. ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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10/06/2022
Come Düsseldorf ha cambiato la propria mobilità
Il progetto, presentato nel 1984 e realizzato dal 1990 al 1995, si sviluppa su un'area di 80 mila metri quadrati. Come si può vedere dalla foto, il piano della città è stato tanto semplice quanto efficace: il traffico di auto è stato spostato all'interno di un tunnel sotterraneo e al posto della strada sono stati realizzati parchi e viali per tutta la popolazione dove camminare, rilassarsi e godere del lungofiume. Il progetto si sviluppa su due livelli principali: uno inferiore utilizzato da ciclisti e skater e uno superiore per i pedoni con panchine, alberi e attività commerciali. Come per tutte le città attraversate dall'acqua, anche per Düsseldorf il lungofiume è diventato un luogo strategico per la presenza di un importante teatro e numerosi ristoranti e club. La lontananza dalle abitazioni permette infatti a molte attività di prolungare l'orario di chiusura, generando quindi maggiori entrate e una vita notturna più ricca. La varietà nelle possibilità d'uso degli spazi che permette la proiezione di film all'aperto, assemblee pubbliche, concerti ma anche semplici passeggiate, ha cambiato completamente il modo in cui la popolazione vive l'area attorno al fiume, generando benefici economici e sociali per tutti i cittadini e le attività presenti nella zona. ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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10/06/2022
Quale futuro energetico ci aspetta?
Energia solare, eolica, geotermica, mareomotrice, fissione o fusione nucleare? Come coniugare transizione ecologica e disuguaglianze globali? Abbiamo incontrato Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, per capire come il suo Ministero prende le decisioni trovandosi al centro di diverse tensioni che creano attrito e rendono una transizione "giusta" più complicata: tra locale e globale, shock economici attuali e investimenti sul futuro, esigenze dell'Italia e del mondo tra oggi e domani. Per molti anni la politica è stata riluttante a occuparsi del cambiamento climatico. Da qualche anno però ci siamo resi conto che, se anche i risultati li vedranno i nostri pronipoti, gli investimenti sulle energie rinnovabili vanno fatti subito. E così la strada della transizione ecologica è tracciata, con linee guida chiare dalla scienza. Questo non vuol dire, però, che esistano soluzioni semplici né immediate, soprattutto se non siamo tutti disposti a rinunciare a qualcosa. ► Se questo video ti è piaciuto ISCRIVITI al canale: https://shor.by/iscrivitiYT #Cingolani #TransizioneEcologica #Will Will è uno spazio per i curiosi del mondo⁣, per capire ciò che ci circonda e fare un figurone a cena ;) Scopri tutti i nostri canali: ► Instagram: https://instagram.com/will_ita ► Facebook: https://facebook.com/willmediaITA ► LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/willmedia-it/ ► TikTok: https://tiktok.com/@will_ita ► Telegram: https://t.me/will_media ► LOOP, non la solita newsletter: https://shor.by/LOOP-iscriviti ► Sito: https://willmedia.it ► Podcast: https://willmedia.it/podcast/ ► Città, il podcast che racconta il cambiamento delle città: https://willmedia.it/podcast/#Citta ► Grano, il podcast che parla di soldi, senza imbarazzi: https://willmedia.it/podcast/#Grano ► Mani Pulite, il podcast a 30 anni da Tangentopoli: https://willmedia.it/podcast/#Manipulite ► Scontrini, il podcast con Massimiliano Dona che spiega in pochi minuti cosa accade nel mondo dei consumi: https://willmedia.it/podcast/#Scontrini ► Cosa resta, la storia di Falcone e Borsellino: https://willmedia.it/podcast/#cosa-resta ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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10/06/2022
Quale futuro energetico ci aspetta?
Energia solare, eolica, geotermica, mareomotrice, fissione o fusione nucleare? Come coniugare transizione ecologica e disuguaglianze globali? Abbiamo incontrato Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, per capire come il suo ministero @mite_it prende le decisioni trovandosi al centro di diverse tensioni che creano attrito e rendono una transizione ”giusta” più complicata: tra locale e globale, shock economici attuali e investimenti sul futuro, esigenze dell'Italia e del mondo tra oggi e domani. Per molti anni la politica è stata riluttante a occuparsi del cambiamento climatico. Da qualche anno però ci siamo resi conto che, se anche i risultati li vedranno i nostri pronipoti, gli investimenti sulle energie rinnovabili vanno fatti subito. E così la strada della transizione ecologica è tracciata, con linee guida chiare dalla scienza. Questo non vuol dire, però, che esistano soluzioni semplici né immediate, soprattutto se non siamo tutti disposti a rinunciare a qualcosa. #transizioneecologica #sostenibilità #ambiente #cingolani #thereisnoplianetb ... Leggi di più Leggi meno
Transizione giusta,Energie rinnovabili
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10/06/2022
L'intervista al ministro Roberto Cingolani
Energia solare, eolica, geotermica, mareomotrice, fissione o fusione nucleare? Come coniugare transizione ecologica e disuguaglianze globali? Abbiamo incontrato Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, per capire come il suo Ministero prende le decisioni trovandosi al centro di diverse tensioni che creano attrito e rendono una transizione "giusta" più complicata: tra locale e globale, shock economici attuali e investimenti sul futuro, esigenze dell'Italia e del mondo tra oggi e domani. Per molti anni la politica è stata riluttante a occuparsi del cambiamento climatico. Da qualche anno però ci siamo resi conto che, se anche i risultati li vedranno i nostri pronipoti, gli investimenti sulle energie rinnovabili vanno fatti subito. E così la strada della transizione ecologica è tracciata, con linee guida chiare dalla scienza. Questo non vuol dire, però, che esistano soluzioni semplici né immediate, soprattutto se non siamo tutti disposti a rinunciare a qualcosa. ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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09/06/2022
Ghiaccia artificiali
Una soluzione alla riduzione dei ghiacciai? #ingegneria #imparacontiktok #sostenibilità @ingegneriaitalia
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09/06/2022
C'è un edificio completamente coperto di piante
Una parete ricoperta di piante per ridurre l'inquinamento e rinfrescare l'ambiente. Geniale! Nata grazie al programma europeo CLEVER Cities, che ha finanziato la progettazione all’interno del progetto Horizon2020, questa parete ospita 24 varietà vegetali è stata appositamente selezionata per costituire un filtro naturale per la pulizia dell’aria. Oltre all’estetica il progetto ha quindi una funzione e un significato di tipo ambientale, ecologico e sociale. Conoscete altri progetti simili in altre città? ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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08/06/2022
Cresce il divario tra chi può permettersi un'auto nuova e chi no
Oggi parliamo di mobilità. Cresce il divario tra chi può permettersi un’auto nuova, più sicura ed efficiente dal punto di vista energetico e chi non ha i mezzi per farlo.
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07/06/2022
Ghiacciai artificiali in Asia
Gli effetti del riscaldamento globale sono ormai evidenti in qualunque parte del mondo. In Asia, per esempio, ce lo hanno ricordato le alte temperature che hanno recentemente coinvolto gran parte dell'India e del Pakistan. In queste zone negli ultimi anni si sta registrando una forte riduzione dei ghiacciai, specie in gran parte dell'Himalaya. In questa zona i ghiacciai non solo forniscono acqua dolce a quasi un miliardo di persone, ma rappresentano una fondamentale riserva d'acqua per i campi. Il dato preoccupante è che, secondo l’European Geoscience Union, il 70% di quei ghiacciai potrebbe scomparire entro il 2100. Ed è anche per questo che l'ingegnere indiano Sonam Wangchuk, nato nella regione a nord del Ladakh, ha ideato una potenziale soluzione: costruire piramidi di ghiaccio o ”stupe”, come vengono chiamati da quelle parti i monumenti a forma di piramide. Le piramidi, che fungono da serbatoi d'acqua, vengono costruite utilizzando tubi che sparano in verticale acqua ottenuta dai ghiacciai durante lo scioglimento primaverile. Ce lo raccontano gli amici di @ingegneria.italia #ghiacciai #ambiente #ingegneria #india ... Leggi di più Leggi meno
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06/06/2022
3 cose che non compro più per evitare sprechi
Voi quali cose non comprate più o avete sostituito con prodotti che durano di più?
Plastica
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06/06/2022
Trucchi per conservare i tuoi alimenti
Secondo la FAO gli sprechi alimentari nel mondo ammontano a più di 1,3 miliardi di tonnellate all'anno. Insomma, su 3,9 miliardi di tonnellate di alimenti prodotti, 1,3 finiscono nella spazzatura. Eppure non servono grossi sacrifici: dobbiamo mangiare e consumare in maniera più consapevole e piccoli gesti come questo possono aiutarci a combattere lo spreco alimentare!Conoscete altri trucchi? #ambiente #ecotips #climateaction #consiglieco #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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05/06/2022
Ogni anno un vestito su tre viene buttato prima ancora di essere venduto
Quando compriamo un prodotto online siamo abituati a percepire l'attesa come un fattore negativo dell'esperienza di acquisto. Ma non dev'essere per forza così. Nel modello made-to-order l'attesa è parte fondamentale dell'esperienza perché rappresenta il tempo che un artigiano impiega per produrre l'oggetto che abbiamo acquistato. Un'attesa più lunga rispetto al solito in questo caso è quindi un segnale di lavoro artigianale, di cura dei dettagli e di qualità del prodotto finale. Con le scelte di una parte di consumatori che si orientano sempre di più sull'esperienza personale e sulla sostenibilità dei processi produttivi non sorprende che diversi brand stiano puntando sul made-to-order come modello per ridurre l'impatto della loro filiera e creare un rapporto più trasparente con la propria community. Piattaforme come l'italiana @mirtaofficial funzionano al 100% con questo sistema e sono esplose durante la pandemia quando gli artigiani avevano moltissimo materiale invenduto a causa della sospensione degli ordini dei grandi marchi e hanno ripiegato su queste piattaforme per continuare a creare e vendere i loro prodotti, questa volta direttamente al cliente finale. Tra i benefici di questo tipo di modello non ci sono però solo il ridotto impatto ambientale e un legame più forte con i consumatori ma anche un vantaggio economico: producendo solo quando si conosce il numero effettivo di ordini, i piccoli produttori possono evitare gli alti costi di magazzino e ridurre a zero l'invenduto. ... Leggi di più Leggi meno
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03/06/2022
Le piste ciclabili nelle città italiane
Negli ultimi anni, il tema della mobilità sostenibile ha guadagnato sempre più spazio nel dibattito pubblico. Una crescita di rilevanza dovuta principalmente a due motivi: da una parte è aumentata l'attenzione verso il cambiamento climatico e i suoi effetti, che ha portato sempre più persone a scegliere alternative ecologiche, per spostarsi, rispetto all'auto privata. Dall'altra, con la costruzione di nuove piste ciclabili e grazie ai finanziamenti europei, sempre più persone sono invogliate a saltare in sella. In Italia, secondo un rapporto di Legambiente, negli ultimi anni c'è stato un aumento degli spostamenti in bici e una maggiore attenzione alla mobilità sostenibile da parte dei cittadini. A settembre del 2020, anche a seguito della pandemia, gli spostamenti a due ruote sono aumentati del 27,5% rispetto allo stesso mese del 2019, con 193 chilometri di nuove piste ciclabili realizzate dopo i lockdown. Nello stesso periodo, Google Maps ha registrato +69% nelle richieste di indicazioni stradali per percorsi in bicicletta. Nei prossimi anni i PUMS, i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile dei comuni italiani, prevedono il raggiungimento di un traguardo molto ambizioso, cioè la creazione di 2.626 km di nuove piste ciclabili in 22 città. Per contribuire a questo obiettivo, il PNRR stanzia in totale 600 milioni di euro, la metà dei quali destinati al Sud: entro giugno 2026 l'Italia si è quindi impegnata a realizzare 365 km di ciclabili urbane e metropolitane, più altri 1.235 km di vie ciclabili turistiche. #Bici #Mobilità #Sostenibilità #Bicicletta #worldbicycleday #GiornataMondialeDellaBicicletta ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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03/06/2022
Proteggere e rigenerare gli oceani
Il cambiamento climatico sta mettendo in pericolo le capacità degli oceani di assorbire i gas serra, per questo è importante proteggerli e rigenerarli, anche grazie a tecniche di pesca sostenibili e attività di decarbonizzazione delle aziende ittiche. ... Leggi di più Leggi meno
Mare
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03/06/2022
Come si risolve il problema degli incendi boschivi? - con Olimpia Imperiali
La lettera di Elon Musk che invita i dipendenti di Tesla a interrompere il remote working e tornare il prima possibile in presenza. Inoltre, Sheryl Sandberg, braccio destro di Mark Zuckerberg, ha annunciato che lascerà il suo ruolo di COO in Meta. Infine, nella Big Story di oggi, in collaborazione con DG ECHO, Riccardo parla con Olimpia Imperiali della Commissione Europea, del fenomeno degli incendi boschivi in Europa e delle soluzioni che stiamo adottando per contrastarli. ... Leggi di più Leggi meno
Foreste (Ambiente)
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01/06/2022
Mobilità elettrica più facile con il battery swapping?
Oggi parliamo di mobilità elettrica. E se fosse il car-sharing ad avvicinare i consumatori alle auto elettriche grazie al battery swapping?
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01/06/2022
I reati ambientali in Italia
I reati ambientali sono tutte quelle azioni che causano seri danni o rischi all’ambiente e alla salute delle persone, violando la normativa europea e italiana. In Italia sono purtroppo in crescita, fra lacune del sistema di controllo e norme mancanti: secondo l’ultimo rapporto Ecomafie di @edizioniambiente e Legambiente, solo nel 2020 i reati ambientali sono stati quasi 35.000. Nonostante siano aumentate sia le persone denunciate sia il numero di sequestri effettuati, anche a causa del lockdown, è calato il numero complessivo dei controlli. L'ambito in cui si registrano più reati è quello legato al ciclo della produzione e dello smaltimento del cemento, addirittura il 33% del totale. Ma sono numerosi anche i casi legati al caporalato e all'inquinamento degli ambienti naturali, come la dispersione di sostanze tossiche in fiumi e laghi. Dal 2015 (anno in cui è stato introdotto il ”delitto contro l'ambiente”) al 2020, il numero totale di procedimenti giudiziari legati ai reati ambientali avviati dalle Procure è stato di 4.636. Il Parlamento deve però ancora approvare i decreti attuativi mancanti alla legge del 2015 che ha istituito il sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, così come completare il quadro normativo sui reati ambientali. Nelle scorse settimane è stato approvato all'unanimità, in commissione Ambiente al Senato, il ddl per l'estensione al settore agricolo e agroalimentare delle competenze della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la commissione Ecomafie. Anche noi come cittadini e consumatori, intanto, possiamo fare qualcosa. La prima: quando riteniamo di assistere a reati ambientali, denunciamoli. La seconda: è importante, sempre, accertarci che i prodotti che acquistiamo non provengano da filiere che sfruttano ambiente e persone. #ambiente #reatiambientali #inquinamento ... Leggi di più Leggi meno
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30/05/2022
Dipingeremo l'asfalto con vernice bianca?
In città le temperature sono più alte che nelle aree rurali, a causa della ridotta presenza di verde e della maggiore densità di edifici e strade. Il fenomeno è stato ribattezzato “urban heat island”, cioè “isola di calore”. Cosa si può fare per contenere questo fenomeno? Un esperimento interessante arriva dagli Stati Uniti. La città di Los Angeles, mediamente di 3,8°C più calda della campagna circostante con punte anche di 40°C, ha avuto una idea originale per tentare di correre ai ripari e mitigare in qualche modo il fenomeno: dipingere l'asfalto di bianco! Così facendo, infatti, una parte dei raggi solari viene riflessa e non più trattenuta nel terreno. Ce lo raccontano gli amici di @ingegneria.italia #ingegneria #engineering #engineeringlife #enginerebuild #vitadaingegnere #ingegneriacivile #caldo #città #riscaldamentoglobale ... Leggi di più Leggi meno
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29/05/2022
L'agricoltura oceanica in 3D
La popolazione mondiale continua a crescere: entro il 2100 si stima che saremo 11 miliardi di persone. Abbiamo bisogno di nuovi sistemi produttivi che non utilizzino più terra di quella oggi occupata da allevamenti e raccolti, considerando che metà di tutta la terra abitabile è già destinata all'agricoltura e in parte si sta degradando. Il mare può rappresentare un'alternativa? Secondo GreenWave, una no profit americana, sì: in particolare grazie alla ”3D ocean farming”, una tecnica di acquacoltura rigenerativa. Il sistema di coltivazione in acqua che GreenWave propone è semplice: si dispongono le boe unite da corde che, assorbendo molta luce, favoriscono la crescita delle alghe. Sotto le boe si fanno scendere altre corde dove si appendono ceste con molluschi, come cozze e capesante. In fondo, dove c’è il terreno sabbioso, vengono disposte le casse per ostriche e vongole. In questo modo è possibile sfruttare, in verticale, tutta la profondità dell'area di mare dove si realizza la coltivazione di molluschi diversi. Uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo di questo sistema su più ampia scala è che oggi molluschi e alghe non sono elementi centrali nelle diete più comuni. Il mercato e la produzione però sono in crescita: secondo la FAO, infatti, appena 50 anni fa se ne coltivava circa 1 milione di tonnellate l'anno, oggi circa 34 milioni. Considerando che le alghe si possono utilizzare anche nell'abbigliamento e nel confezionamento (oltre che per il consumo umano), le previsioni di mercato dicono che entro il 2028 il mercato globale dei prodotti a base di alghe registrerà un aumento del 5%. ... Leggi di più Leggi meno
Pesci
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28/05/2022
Tesla, finanza sostenibile e ESG - con Filippo Sebastio
Continuano l’incertezza nel mercato azionario e i ritardi sul ddl concorrenza. Quali saranno gli effetti? Poi, nella Big Story di oggi, Alessandro e Riccardo si confrontano con Filippo Sebastio di S&P Hong Kong su ESG e finanza sostenibile partendo dall'esclusione di Tesla dall'indice S&P500 ESG. ... Leggi di più Leggi meno
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27/05/2022
Bottiglie di plastica o borracce?
A livello globale, ogni minuto viene venduto oltre un milione di bottiglie di plastica. ”Ma tanto vengono riciclate”, potrebbe essere l'obiezione. Va però ricordato che riciclare e riutilizzare non sono la stessa cosa. Riciclare significa trasformare rifiuti recuperati dalla raccolta differenziata in nuovi oggetti: e per produrre una bottiglia riciclata serve comunque molta energia. La situazione varia molto da Paese a Paese: negli Stati Uniti solo il 30% delle bottiglie viene riciclato, la Norvegia ne ricicla il 97%, la Svezia più dell’80%. In Italia siamo a circa il 40%. Riutilizzare, invece, significa utilizzare più volte un oggetto senza ulteriori trattamenti, riducendo quindi inquinamento e rifiuti. Per capire il materiale con cui sono fatte le bottiglie di plastica, basta guardare sotto le bottiglie dove vengono riportati diversi simboli e numeri. Generalmente le bottiglie da cui beviamo hanno il numero 1 che significa che sono in PET, una tipologia di imballaggio più facilmente selezionabile e riciclabile rispetto ad altre tipologie come il polistirolo indicato dal codice identificativo 6 (PS). Se invece troviamo scritto R-Pet significa che è già stato riciclato. Ma quante volte possiamo riutilizzare la stessa borraccia per ridurre il nostro impatto ambientale? Questo dipende da molti fattori: la marca, il luogo di produzione, il trasporto. In generale però diversi studi dimostrano che per i materiali riutilizzabili come il vetro e l’alluminio, tra il terzo e il decimo ciclo di vita, l’impatto ambientale rispetto alle bottiglie in PET o alle lattine monouso risulta drasticamente ridotto. Il consiglio quindi è di far durare la stessa borraccia in alluminio il più a lungo possibile, ricordando di lavarla adeguatamente, e una volta definitivamente rovinata, gettarla nella raccolta differenziata così che possa essere riciclata. #borraccia #alluminio #plastica #plasticfree #noplastic #ecotips ... Leggi di più Leggi meno
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27/05/2022
La crisi alimentare è un problema per tutti: dalla guerra in Ucraina al cambiamento climatico
"La catastrofe alimentare in arrivo": l'Economist ha intitolato così la sua copertina del 2021 maggio. Siamo tutti stufi di ricevere brutte notizie. Ma abbiamo pensato potesse essere utile raccontare la sfortunata catena di eventi che sta alimentando una crisi alimentare globale. Capire le dinamiche dietro alla crisi infatti, può essere il primo passo per capire cosa si può fare per aggirarla - e poi per ricostruire un sistema alimentare più solido di fronte a shock esterni, che possa garantire a tutti il diritto di nutrirsi dignitosamente. Ce ne parla Silvia Lazzaris. #CrisiAlimentare #Grano #Will ► Se questo video ti è piaciuto ISCRIVITI al canale: https://shor.by/iscrivitiYT Will è uno spazio per i curiosi del mondo⁣, per capire ciò che ci circonda e fare un figurone a cena ;) Scopri tutti i nostri canali: ► Instagram: https://instagram.com/will_ita ► Facebook: https://facebook.com/willmediaITA ► LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/willmedia-it/ ► TikTok: https://tiktok.com/@will_ita ► Telegram: https://t.me/will_media ► LOOP, non la solita newsletter: https://shor.by/LOOP-iscriviti ► Sito: https://willmedia.it ► Podcast: https://willmedia.it/podcast/ ► Città, il podcast che racconta il cambiamento delle città: https://willmedia.it/podcast/#Citta ► Grano, il podcast che parla di soldi, senza imbarazzi: https://willmedia.it/podcast/#Grano ► Mani Pulite, il podcast a 30 anni da Tangentopoli: https://willmedia.it/podcast/#Manipulite ► Scontrini, il podcast con Massimiliano Dona che spiega in pochi minuti cosa accade nel mondo dei consumi: https://willmedia.it/podcast/#Scontrini ► Cosa resta, la storia di Falcone e Borsellino: https://willmedia.it/podcast/#cosa-resta ... Leggi di più Leggi meno
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25/05/2022
La transizione energetica cancellerà e rimpiazzerà posti di lavoro
Il numero di auto elettriche in circolazione continua a crescere stabilmente in Europa ma le stazioni di ricarica sono ancora troppo poche per supportare questa transizione: secondo ACEA, il gruppo di riferimento per gli standard dell'industria automotive europea, le vendite di auto a ricarica elettrica hanno raggiunto 1,7 milioni nel 2021 (circa il 18% del mercato totale), ma la crescita di colonnine di ricarica pubbliche negli ultimi 5 anni non è stata altrettanto consistente. Sempre ACEA, basandosi su un'analisi di McKinsey, stima che sarà necessario installare 6,8 milioni di punti di ricarica pubblici entro il 2030 per raggiungere la riduzione del 55% di CO2 prevista dagli obiettivi climatici europei. Questo significa che ogni settimana dovrebbero essere installati in tutta l'Ue fino a 14.000 punti di ricarica pubblici, rispetto agli attuali 2.000. La conversione del settore automobilistico verso l'elettrico è un punto strategico non solo in ottica di transizione energetica ma anche a livello economico e industriale. Grazie a piani di sviluppo e investimento lungimiranti negli ultimi 10 anni la Cina è il Paese che oggi ha un vantaggio maggiore in questo settore. Il gigante asiatico produce infatti larga parte degli elementi chiave come batterie, microchip e software e processa il 50% di tutte le materie prime necessarie per produrre quelle componenti. Tra le notizie più simboliche di questa transizione c'è quella di Xiaomi, produttore cinese di telefoni e apparecchiature elettroniche, che nel 2024 si lancerà nel mercato delle auto elettriche con una produzione stimata di 300mila veicoli all'anno. Oggi in Cina l'industria automobilistica sta assumendo quella funzione di “driver” di sviluppo economico che ha interessato Giappone e Corea del Sud negli ultimi trenta anni, ed Europa e Stati Uniti nei precedenti settanta. Il futuro delle auto elettriche sarà dominato dalla Cina? #AutoElettriche #EV #Mobilità #Elettrico #Auto #Automotive ... Leggi di più Leggi meno
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24/05/2022
La pulizia dei pannelli solari
Per evitare che le performance degli impianti fotovoltaici non si perda nel tempo, è fondamentale lapulizia dei #pannellisolari#ingegneria#sostenibilità#[email protected]
Rinnovabili
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23/05/2022
La fibra più usata al mondo per fare vestiti è il poliestere
La fibra tessile del ventunesimo secolo è il poliestere. Sono bastati pochi decenni perché superasse di gran lunga il primato del cotone, e i motivi di questa crescita esponenziale sono diversi. Le compagnie petrolifere, consapevoli della nostra ricerca di fonti di energia e carburante alternative, considerano il poliestere un cavallo di battaglia per la loro crescita futura. L'International Energy Agency (IEA) stima che la plastica sarà il principale motore della domanda di petrolio nei prossimi due decenni. E i tessili sono già il secondo gruppo di prodotti realizzati in plastica petrolchimica dopo gli imballaggi. L'industria della moda invece è attratta dalla versatilità del poliestere, che consente di riprodurre qualsiasi tessuto – dalle giacche in pelliccia sintetica agli abiti di seta – a basso costo. Il risultato è che oggi la maggior parte degli indumenti prodotti nel mondo contiene almeno in parte questo materiale. Secondo Bloomberg, quasi ogni capo di abbigliamento di fast fashion che acquistiamo contiene poliestere, e anche i marchi di alta moda ne stanno facendo sempre più uso. Ma qual è il problema? Anzitutto, la maggior parte del poliestere è derivato da prodotti petrolchimici, e solo una minima parte è riciclato o deriva da fibre alternative. In molti casi anzi il poliestere è mescolato con altri materiali, e questo rende il suo riciclo ancora più difficile. Così la maggior parte dei vestiti realizzati in poliestere finisce in discarica. E poi la produzione di poliestere richiede più energia e produce più emissioni di gas serra rispetto ad altri materiali, come per esempio il cotone. Senza contare che, perdendo minuscoli pezzi di plastica a ogni lavaggio e usura, il poliestere è una fonte primaria di inquinamento da micro-plastiche. Forse possiamo dire che il difetto del poliestere è proprio di essere un materiale tanto versatile, efficiente, economico. Queste sue caratteristiche ci consentono di andare avanti con un ricambio continuo di vestiti di scarsa qualità venduti a basso costo e destinati alla discarica. Bisogna fare attenzione però a non dare a un materiale una responsabilità che, in fondo, è tutta del nostro modo di usarlo. ... Leggi di più Leggi meno
Plastica (Inquinamento),Economia Circolare (Fashion),Mare
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22/05/2022
In 100 anni l'Italia ha perso tre quarti della varietà di frutta
Oggi è la giornata mondiale della biodiversità. L'Italia ospita circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali presenti oggi in Europa, ma il nostro patrimonio di biodiversità è a rischio. Il fatto è che noi umani siamo una specie ingombrante. Tre quarti dell'ambiente terrestre e più del 60% di quello marino sono stati notevolmente modificati dalle attività umane. La modifiche agli habitat contribuiscono all'estinzione di specie animali e vegetali. Mitigare la perdita di biodiversità, però, è possibile: occorre l'impegno di tutti, come persone singole e come società, imprese, istituzioni. #biodiversità #biodiversity #biodiversityday ... Leggi di più Leggi meno
Foreste (Ambiente),Mare (Ambiente),Animali (Fauna),Pesci (Fauna),Insetti (Fauna)
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21/05/2022
Il ritorno degli idrocarburi, il mercato degli orologi e l'esclusione di Tesla dallo S&P500 ESG
Questa settimana Saudi Aramco, leader mondiale nella produzione di idrocarburi, è tornata ad essere la più grande azienda al mondo per capitalizzazione di mercato superando le grandi aziende tecnologiche. E poi, un'analisi del mercato degli orologi, che negli ultimi anni sta seguendo delle dinamiche tutte nuove. Infine, nella Big Story di oggi, le polemiche che hanno seguito l'esclusione di Tesla dall'indice S&P 500 ESG. ... Leggi di più Leggi meno
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20/05/2022
La startup che vuole salvare le api con un alverare high tech
Una vecchia battuta che circola tra gli studiosi delle api dice che questi insetti non sono altro che vespe hippie: sono vegetariane, hanno i capelli lunghi e sono amanti dei fiori. Le api sono un animale fondamentale per la nostra vita sul Pianeta ma diverse specie sono a rischio estinzione. All’inizio degli anni Duemila si sono infatti cominciati ad osservare fenomeni preoccupanti riguardo la morte improvvisa di intere colonie di api in diverse parti del mondo. Le cause che hanno scatenato questo fenomeno sono ancora molto discusse all'interno della comunità scientifica, ma c’è accordo sul fatto che una parte importante l'abbiano giocata le attività umane, come l'agricoltura e urbanizzazione, che hanno portato alla perdita e al degrado degli habitat naturali. Anche i cambiamenti climatici stanno contribuendo al fenomeno. L'aumento della temperatura globale contribuisce, tra le altre cose, a far sbocciare prima i fiori, quando le api non sono ancora pronte per raccoglierne il polline. Nonostante questo, il numero di alveari di api europee allevate è aumentato costantemente negli ultimi due decenni, così come la produzione di miele. Sono le api selvatiche, quelle poco conosciute e più importanti per l'impollinazione, ad essere in pericolo. #api #bees #giornatamondialedelleapi #worldbeeday ... Leggi di più Leggi meno
Animali
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20/05/2022
La grande sfida per il futuro delle rinnovabili
Ma se ci sono le fonti rinnovabili, perché continuiamo a usare le fonti fossili per produrre energia? Qualcuno direbbe che è perché non ne abbiamo abbastanza. Ma la realtà è molto diversa. Eolico e solare sono energie imprevedibili: l'energia solare si ferma di notte e quella dell'eolico viene prodotta solo quando c'è vento. ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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19/05/2022
Il nucleare può essere una soluzione ai problemi energetici dell'Italia?
Di nucleare si parla sempre di più, anche in Italia, e in questi giorni anche in Parlamento. Alla Camera, infatti, sono in discussione tre mozioni per chiedere al governo di riconsiderare – dopo le dovute verifiche di sicurezza e con il coinvolgimento della popolazione – lo sviluppo di centrali nucleari di nuova generazione, e di adottare iniziative per comprendere la produzione di energia atomica all'interno della politica energetica italiana. Le forze politiche che le sostengono sottolineano che il nucleare potrebbe essere un alleato per raggiungere gli obiettivi europei di dimezzamento delle emissioni entro il 2030 e arrivare a emissioni nette zero entro il 2050. Gran parte dei grandi progetti di rinnovabili nel nostro Paese è ancora bloccato o in via di approvazione e per questo c'è chi vorrebbe spingere sul nucleare come possibile soluzione per abbandonare le fonti fossili e raggiungere gli obiettivi UE. I dati mostrano infatti che il nucleare è paragonabile alle fonti rinnovabili per quanto riguarda le emissioni a parità di energia prodotta. Ad oggi, però, c'è un elemento che ha bloccato ogni ipotesi di qualsiasi sviluppo concreto del nucleare in Italia: nel 2011 cittadine e cittadini italiani hanno votato a larghissima maggioranza per bloccare lo sviluppo del programma nucleare nel nostro Paese e quel referendum è tuttora espressione della volontà popolare sul tema: difficile prevedere che un governo vi si voglia contrapporre. Nel frattempo però sono passati 11 anni e un sondaggio di SWG del 2021 ci mostra come il 33% degli italiani sia oggi favorevole all'utilizzo di questa tecnologia. Per questo c'è chi propone una nuova consultazione, con l'obiettivo di rilevare come l'opinione pubblica sia cambiata dal referendum del 2011 e dare ulteriore spinta allo sviluppo di un nuovo programma nucleare in Italia. Voi sareste favorevoli o contrari? #nucleare #energia ... Leggi di più Leggi meno
Nucleare
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18/05/2022
A cosa servono le sfere d'ombra?
Contrastare l'evaporazione di un bacino idrico importante per la California e, insieme, evitare la formazione di un composto cancerogeno come il bromato: per risolvere questo doppio problema è stata messa a punto una soluzione davvero ingegnosa, cioè versare nel bacino 96 milioni di ”sfere d'ombra”, come ci racconta @ingegneria.italia in questo video. Il costo di ognuna di queste sfere, realizzate in plastica (PET) mescolata al carbone, si aggira attorno a 1 dollaro. Sono state riempite per metà di acqua per evitare che una raffica di vento le porti via, dal momento che il bacino si trova nei pressi di un'autostrada. Anche il colore è stato pensato con il preciso scopo di ottimizzare il processo, in quanto il nero riduce il passaggio dei raggi ultravioletti. #ingegneria #engineering ... Leggi di più Leggi meno
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15/05/2022
In 134 giorni abbiamo finito le risorse di un anno
#OvershootDay è il giorno in cui esauriamo le risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni, e noi quest'anno le abbiamo consumate in soli 134 giorni. Questo giorno cambia di anno in anno e da Paese a Paese, e viene calcolato dal Global Footprint Network, un'organizzazione internazionale che si occupa di calcolare la nostra impronta ecologica. L'Overshoot Day di un Paese si calcola facendo un bilancio dell'impronta ecologica dei suoi abitanti sulla base delle "entrate" e delle "uscite". Queste ultime sono rappresentate dalla quantità di superficie (terrestre e acquatica) biologicamente produttiva che sarebbe necessaria a ogni individuo per produrre tutte le risorse consumate e assorbire le emissioni e i rifiuti che produce, mentre le entrate arrivano dalla biocapacità globale, ovvero la capacità del Pianeta di rigenerare risorse naturali per ogni suo abitante. Questa data che si avvicina sempre di più ci impone una riflessione: iniziare a ripensare le attività che più impattano sul consumo di risorse. Secondo il Global Footprint Network in Italia i consumi alimentari sono il 25% circa dell’impronta totale e il settore dei trasporti il 18% circa. Modificare questi trend sarà la vera ripartenza per il nostro Paese. #Sostenibilità #Ambiente #Pianeta ... Leggi di più Leggi meno
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15/05/2022
Nel Nord Italia continua a non piovere, la siccità non è finita
Un weekend di pioggia due settimane fa e poi sempre più caldo e sole. La siccità che da mesi affligge il Nord Italia è tutt’altro che superata. La situazione per l’agricoltura e per le risorse di falde, laghi e fiumi resta a livelli allarmanti: l’estate è in arrivo e con essa una maggiore richiesta d’acqua. Perché un miglioramento effettivo avvenga si devono verificare due condizioni. La prima è che le piogge cadano in modo costante e continuativo. L'effetto dei temporali improvvisi, infatti, è solo nel breve periodo: in questo momento la terra è molto secca e compatta e se la pioggia arriva tutta in un giorno il suolo non è in grado di trattenere tutta l’acqua, con una parte rilevante che viene quindi dispersa. La seconda condizione è che a questo periodo di pioggia ne seguano altri, da qui a luglio. Ma non è detto che questo si verificherà. La preoccupazione maggiore non è legata alle condizioni potenzialmente gravi di quest’estate, a cui con interventi speciali si potrà fare fronte, ma al fatto che i periodi di siccità sono sempre più frequenti e intensi. Regioni come Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia non sono pronte a far fronte a questa mancanza d'acqua, semplicemente perché non sono mai state regioni siccitose. Siamo abituati ad associare il Nord Italia ad inverni ricchi di neve e pioggia, ma negli ultimi anni tutto questo sta cambiando velocemente. La siccità in corso rende, se possibile, ancora più attuale la ricerca di politiche e soluzioni di adattamento al cambiamento climatico. I danni causati dalla siccità infatti non sono legati solo ad una condizione climatica esterna (la mancanza di pioggia), ma anche alla capacità dei nostri sistemi di ridurre il consumo d’acqua. Il cambiamento climatico ci sembra sempre distante nel tempo e nello spazio, ma fenomeni come questo periodo di siccità sono proprio quello di cui gli scienziati ci avvertono da qualche anno. Per evitare che il deficit temporaneo di acqua si trasformi in un problema permanente serve un cambiamento di paradigma: passare da una cultura di gestione della crisi, quando il disastro è già avvenuto, a una cultura di prevenzione del rischio. #acqua #italia #pioggia #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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14/05/2022
L'evoluzione del settore delle auto, tra elettrico e crisi della supply chain
E alla fine l'accordo tra Elon Musk e Twitter è stato temporaneamente sospeso. Quale sarà l'impatto di questo annuncio? Nella Big Story di oggi, insieme a Felipe Munoz, parliamo dell'evoluzione del settore automotive, tra auto elettriche, crisi dei semiconduttori e il futuro della mobilità. ... Leggi di più Leggi meno
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13/05/2022
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Negli ultimi anni sono diventati sempre più evidenti i danni ambientali di una pesca industriale che si comporta come un predatore insaziabile e che invece di fermarsi quando una specie scarseggia, ci specula su. Oggi il 75% degli stock ittici del Mediterraneo è pescato in modo insostenibile. Ma la pesca, nei nostri mari, potrebbe mai diventare sostenibile? @silvialazzaris prova a rispondere, cercando di capire in che modo noi consumatori siamo parte del problema – e della soluzione. #pesca #pesce #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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12/05/2022
Esiste una pesca sostenibile?
Negli ultimi anni sono diventati sempre più evidenti i danni ambientali di una pesca industriale che si comporta come un predatore insaziabile e che invece di fermarsi quando una specie scarseggia, ci specula su. Oggi il 75% degli stock ittici del Mediterraneo è pescato in modo insostenibile. Ma la pesca, nei nostri mari, potrebbe mai diventare sostenibile? @silvialazzaris prova a rispondere, cercando di capire in che modo noi consumatori siamo parte del problema – e della soluzione. #pesca #pesce #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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11/05/2022
Esiste una pesca sostenibile?
Negli ultimi anni sono diventati sempre più evidenti i danni ambientali di una pesca industriale che si comporta come un predatore insaziabile e che invece di fermarsi quando una specie scarseggia, ci specula su. Oggi il 75% degli stock ittici del Mediterraneo è pescato in modo insostenibile. Ma la pesca, nei nostri mari, potrebbe mai diventare sostenibile? ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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10/05/2022
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Sì, il prezzo del gas influenza il prezzo dell'elettricità, anche se il tuo fornitore ti garantisce una fornitura 100% da rinnovabili. Tutto dipende da un meccanismo che si chiama ”prezzo marginale”, che era stato creato per incentivare l'utilizzo di energia rinnovabile quando questa non erano competitiva sul mercato. Oggi però finisce per penalizzare l'energia pulita, che è diventata più economica di gas e petrolio. Per questo il Ministero della Transizione Ecologica ha presentato alla Commissione Europea alcune proposte strutturali per cambiare questo sistema. Alternative immediate e sicure, però, non ce ne sono. Quando, per esempio, il Regno Unito ha adottato un altro sistema in cui i produttori venivano pagati il prezzo offerto (“pay per bid”), questo non ha dato i frutti attesi. Il prezzo in Borsa era diminuito, ma poi i fornitori – che spesso erano anche i distributori – compensavano i minori guadagni aumentando il prezzo finale al consumatore. #energia #elettricità #rinnohvabili ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili,Fonti fossili
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10/05/2022
Gli OGM sono una soluzione?
Insieme ad Aureliano Stingi parliamo di un tema molto attuale in diverse parti del mondo: la sicurezza alimentare e la fragilità del nostro sistema alimentare. Da questo punto di vista, gli OGM potrebbero rappresentare una soluzione. Ma cosa sono gli OGM, che ruolo potrebbero avere all'interno del nostro sistema alimentare e quali sono i rischi? #Will #OGM #Alimentazione #Actually è il podcast di Will rivolto ai grandi cambiamenti che stanno stravolgendo il mondo, attraverso le voci e le storie di chi questo cambiamento lo sta vivendo da dentro. Partendo dall'attualità discutiamo di come il cambiamento ci sorprende ma non dovrebbe spaventare, grazie a una crescente consapevolezza dei temi e delle parole del quotidiano. ... Leggi di più Leggi meno
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07/05/2022
Quale potrà essere il ruolo degli OGM nel nostro sistema alimentare?
Insieme ad Aureliano Stingi parliamo di un tema molto attuale in diverse parti del mondo: la sicurezza alimentare e la fragilità del nostro sistema alimentare. Da questo punto di vista, gli OGM potrebbero rappresentare una soluzione. Ma cosa sono gli OGM, che ruolo potrebbero avere all'interno del nostro sistema alimentare e quali sono i rischi? ... Leggi di più Leggi meno
Dieta
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06/05/2022
I termovalorizzatori sono davvero una soluzione all'eccesso di rifiuti?
La proposta del sindaco di Roma Roberto Gualtieri di costruire un nuovo termovalorizzatore per smaltire i rifiuti della Capitale ha riaperto il dibattito su questi impianti, che da sempre nel nostro Paese creano diffidenza e preoccupazioni. Gli italiani hanno le loro ragioni a essere cauti quando si parla di gestione dei rifiuti, che non sempre in passato è stata corretta e trasparente. E anche i dubbi sui termovalorizzatori sono comprensibili: bruciare i rifiuti non è una soluzione perfetta. Dal punto di vista ambientale è sempre meglio produrre meno rifiuti e riuscire ad aumentare sensibilmente i tassi di riciclo dei materiali riciclabili. L’energia generata dai termovalorizzatori, inoltre, non si può considerare una fonte di energia rinnovabile, perché si basa sulla combustione di materiali derivati da scarti misti, chimici o dal petrolio. Tuttavia rimane comunque un modo intelligente per creare valore da uno scarto che altrimenti non sarebbe utilizzato. Infatti c'è una percentuale dei materiali che consumiamo che non è riciclabile: è più sostenibile produrre energia da uno scarto, come fanno i termovalorizzatori, piuttosto che mandare i rifiuti in discarica. I termovalorizzatori di ultima generazione possono quindi aiutarci a raggiungere gli obiettivi europei sulla quantità di rifiuti che finiscono in discarica: ad oggi siamo al 20% del totale, dobbiamo dimezzare questo dato entro il 2035. Da questi impianti può arrivare una spinta importante, insomma, verso l'obiettivo di arrivare a chiudere le discariche. #termovalorizzatori #rifiuti #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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06/05/2022
Risposte semplici sui termovalorizzatori
La proposta del sindaco di Roma Roberto Gualtieri di costruire un nuovo termovalorizzatore per smaltire i rifiuti della Capitale ha riaperto il dibattito su questi impianti, che da sempre nel nostro Paese creano diffidenza e preoccupazioni. Gli italiani hanno le loro ragioni a essere cauti quando si parla di gestione dei rifiuti, che non sempre in passato è stata corretta e trasparente. E anche i dubbi sui termovalorizzatori sono comprensibili: bruciare i rifiuti non è una soluzione perfetta. Dal punto di vista ambientale è sempre meglio produrre meno rifiuti e riuscire ad aumentare sensibilmente i tassi di riciclo dei materiali riciclabili. L’energia generata dai termovalorizzatori, inoltre, non si può considerare una fonte di energia rinnovabile, perché si basa sulla combustione di materiali derivati da scarti misti, chimici o dal petrolio. Tuttavia rimane comunque un modo intelligente per creare valore da uno scarto che altrimenti non sarebbe utilizzato. Infatti c'è una percentuale dei materiali che consumiamo che non è riciclabile: è più sostenibile produrre energia da uno scarto, come fanno i termovalorizzatori, piuttosto che mandare i rifiuti in discarica. I termovalorizzatori di ultima generazione possono quindi aiutarci a raggiungere gli obiettivi europei sulla quantità di rifiuti che finiscono in discarica: ad oggi siamo al 20% del totale, dobbiamo dimezzare questo dato entro il 2035. Da questi impianti può arrivare una spinta importante, insomma, verso l'obiettivo di arrivare a chiudere le discariche. #Termovalorizzatori #Rifiuti #Sostenibilità #Energia #Riciclo ... Leggi di più Leggi meno
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03/05/2022
Come conservare frutta e verdura per ridurre gli sprechi alimentari
Secondo la FAO gli sprechi alimentari nel mondo ammontano a più di 1,3 miliardi di tonnellate all'anno, pari a circa un terzo della produzione totale. Insomma, su 3,9 miliardi di tonnellate di alimenti prodotti, 1,3 finiscono nella spazzatura. Eppure non servono grossi sacrifici: dobbiamo solo mangiare e consumare in maniera più consapevole e piccoli gesti come questo possono aiutarci a combattere lo spreco alimentare! Conoscete altri trucchi? #frutta #verdura #tips #ecotips #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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02/05/2022
Che fine fanno le mascherine?
Da ieri è caduto l'obbligo di indossare una mascherina FFp2 nella maggior parte dei luoghi al chiuso. Niente più momenti di panico all'ingresso del supermercato o del ristorante perché non troviamo più la mascherina, insomma. Con l'emendamento approvato dal Parlamento negli scorsi giorni, la mascherina FFp2 rimarrà invece obbligatoria fino al 15 giugno sui mezzi di trasporto pubblico locale e a lunga percorrenza, per gli eventi e spettacoli al chiuso e per le strutture sanitarie, Rsa e ospedali. Ma che fine fanno le mascherine monouso dopo che le abbiamo utilizzate? Troppo spesso la risposta è: disperse nell'ambiente. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo 3 strutture sanitarie su 10 non dispongono di sistemi per la raccolta differenziata dei rifiuti. Gli impatti ambientali negativi sono evidenti: non solo gli animali rischiano di scambiare per cibo le mascherine monouso finendo per nutrirsi di materiali nocivi, ma le sostanze chimiche di cui sono fatte le mascherine si degradano molto lentamente, rilasciando frammenti microplastici. Ad oggi, non potendo riciclare le mascherine, dobbiamo gettarle nella raccolta indifferenziata. Da lì finiranno nell'inceneritore o in discarica, in Italia o in un altro Paese. Quando non siamo in grado di smaltire i rifiuti, infatti, li esportiamo: secondo i dati Ispra, i rifiuti urbani italiani vengono indirizzati principalmente all’Austria, Spagna e Portogallo. Non è detto che rimangano nei confini europei, però: i Paesi UE esportano ogni anno circa 33 milioni di tonnellate di rifiuti, principalmente verso Turchia, India, Indonesia e Pakistan. Dove spesso i nostri scarti finiscono per diventare delle vere e proprie montagne di rifiuti. Quindi noi che cosa possiamo fare? In attesa che venga creato un sistema di riciclo, quando butteremo l'ennesima mascherina monouso dimenticata nella tasca di qualche giacca ricordiamoci di almeno farlo correttamente, gettandola nell'indifferenziata. #mascherine #rifiuti #covid ... Leggi di più Leggi meno
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27/04/2022
Milano è la città più rumorosa d'Italia
Proviamo a fermarci un attimo e ascoltiamo il mondo che ogni giorno ci circonda. Spesso siamo immersi in un vortice di rumori che ogni giorno influiscono sul nostro benessere In Europa ogni giorno circa 100 milioni di persone sono esposte a livelli dannosi di inquinamento acustico ambientale. Parliamo in particolare del rumore del traffico stradale, uno dei principali problemi per la salute pubblica in diverse aree urbane. L’inquinamento acustico ha delle conseguenze drammatiche che spesso tutti noi sottovalutiamo: ogni anno in Europa ci sono circa 48 mila nuovi casi di malattie cardiache e 12 mila morti premature a causa dell’inquinamento acustico. 6,5 milioni di persone soffrono di disturbi del sonno cronici, causati proprio dai rumori quotidiani. Inoltre, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il rumore mette in pericolo l’udito di più di 1 miliardo di giovani nel mondo fra i 12 e i 35 anni. E allora la domanda sorge spontanea: quanto è rumorosa l’Italia? Secondo le misurazioni del rumore effettuate dagli utenti dell’app “Listen Responsibly”, Milano, Lecce e Verona sono le città più rumorose d’Italia. È evidente che, nelle città in cui viviamo, il suono di auto, tram, treni e aerei si unisce in un coro di decibel che supera il minimo raccomandato dall’Agenzia europea per l'Ambiente: 55 decibel di esposizione media giornaliera, dove non è sempre facile identificare delle “oasi del silenzio” necessarie ad allontanarsi dal rumore eccessivo. I dati non mentono: in Italia, come nel resto d’Europa, c’è un evidente problema di inquinamento acustico che non può essere sottovalutato e che influisce pesantemente sulla vita quotidiana di tutte e tutti noi. È quindi fondamentale partire dalla consapevolezza, provando ad agire nel proprio quotidiano per abbassare il livello di rumore che ci circonda e contribuendo ad abbassare il “tono di voce” dell’intero pianeta. In occasione della Giornata Internazionale di Sensibilizzazione sul Rumore, hai già trovato la tua oasi acustica? ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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26/04/2022
Posso essere sostenibile senza rinunciare alla carne?
La chiamano "dieta della salute planetaria", e dovrebbe essere la chiave per proteggere la salute nostra e del pianeta. È stata presentata nel 2019 dalla commissione EAT-Lancet, un gruppo di esperti di nutrizione e sostenibilità provenienti da università in tutto il mondo, oltre che dalla FAO e dall'Oms. Secondo la dieta, frutta e verdura dovrebbero fornirci metà delle calorie giornaliere. In generale, la maggior parte del nostro nutrimento dovrebbe provenire da piante. E il consumo di proteine animali dovrebbe essere modesto. La carne rossa – se presente – rara. La dieta raccomanda 28 grammi di carne bianca e 14 grammi di carne rossa al giorno. Cioè una bistecca da 300 grammi si potrebbe mangiare ogni tre settimane. Qualche esperto però ha espresso perplessità sul fatto che un quinto della popolazione mondiale non potrebbe adottare questa dieta per ragioni economiche e logistiche, in particolare gli abitanti di Paesi dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia orientale. E c'è anche chi ha messo in dubbio le basi scientifiche della dieta, come Gian Lorenzo Cornado, rappresentante dell'Italia presso le organizzazioni internazionali a Ginevra. In una lettera al British Medical Journal, Cornado ha sentenziato che una dieta standard per l'intero pianeta non ha alcuna giustificazione scientifica e prevede in un certo senso un controllo centralizzato delle scelte alimentari. Gli autori del rapporto hanno replicato però di aver tenuto in considerazione le prove scientifiche più aggiornate sulle diete sane e sulla sostenibilità della produzione. E hanno rimarcato che non c'è nessuna pretesa di accentramento: l'ideale sarebbe che ogni cultura interpretasse questa dieta a suo modo, integrandola flessibilmente al proprio patrimonio culinario. Una cosa è certa: noi italiani, al momento, siamo fuori dai limiti di questa dieta, soprattutto per quanto riguarda il consumo di carne. Secondo i dati disponibili (FAO, Ismea) un abitante italiano consuma in media 237 grammi di carne al giorno – anche se il consumo reale, eliminati gli scarti e gli sprechi, potrebbe essere di circa 100 grammi al giorno. Più del doppio rispetto al totale suggerito dalla commissione di scienziati. ... Leggi di più Leggi meno
Dieta (Cibo),Veganismo (Cibo),Vegetarianismo (Cibo)
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24/04/2022
Come sostituire il gas russo?
Fin dall’inizio della guerra in Ucraina, il governo italiano ha dovuto cercare di rendersi il più possibile autonomo dal gas russo e aumentare quindi le importazioni da altri Paesi. Lo scopo: trovarsi pronti nel caso di un eventuale embargo europeo all'importazione di gas naturale dalla Russia, che fino al 2021 è stata il principale fornitore dall’estero. Tra i Paesi da cui l’Italia punta ad ottenere circa il 50% dell’energia di Mosca entro il 2023 ci sono il Mozambico, l'Azerbaijan, l’Egitto, il Qatar e l'Algeria. Quest'ultima è il secondo Paese da cui l’Italia importa più gas e la sua quota aumenterà fino a un totale di 9 miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi nel 2024. Il 20 e il 21 aprile, inoltre, il ministro degli esteri Luigi Di Maio e il ministro della transizione ecologica Cingolani hanno firmato accordi con i governi di Congo e Angola. In futuro, i due Paesi dovrebbero fornite all’Italia rispettivamente 5 miliardi e 1,5 miliardi di metri di cubi aggiuntivi di gas naturale liquefatto, il GNL. Per quanto il governo si stia impegnando a diversificare in tempi stretti le fonti di approvvigionamento non sono mancate però le critiche. Innanzitutto, al momento gli accordi sono insufficienti per coprire completamente i 29 miliardi importati lo scorso anno dalla Russia. Da più parti è poi criticata la convinzione che l’unico modo per rendersi indipendenti sia tornare a bruciare combustibili fossili, quando si potrebbe promuovere con più decisione il risparmio enegetico e le fonti rinnovabili. Infine, se l'obiettivo è la ricerca di nuovi partner energetici più credibili a livello sociale e nel rispetto dello stato di diritto, di certo le scelte fatte finora – dall'Egitto al Congo – non sembrano andare in questa direzione. #gas #energia #italia #russia ... Leggi di più Leggi meno
Fonti fossili
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22/04/2022
Affrontare la crisi climatica senza perdere la speranza
La Giornata mondiale della Terra che celebriamo oggi nacque nel 1970. A seguito del disastro provocato dalla fuoriuscita di petrolio dagli impianti della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California, addirittura 20 milioni di persone negli Stati Uniti sono scese in strada manifestando per i diritti dell’ambiente. Ci vollero poi 20 anni perché questa giornata venisse riconosciuta a livello internazionale. Dal 1990, ogni anno, l’Earth Day viene celebrato il 22 marzo. Il tema scelto per quest’anno è “Investiamo sul nostro Pianeta”: un invito a impegnarsi – come cittadini, autorità pubbliche, aziende – per la salute della Terra, gravemente minacciata dalla crisi climatica. Talvolta è complicato anche solo scegliere la terminologia corretta per parlare di cambiamento climatico: la stessa comunità scientifica alterna i termini crisi, sfida, emergenza, situazione climatica. Il tono della conversazione su questo tema corre un doppio rischio: di risultare allarmista, fatalista, catastrofico, oppure eccessivamente tecnico. In ogni caso, il risultato paradossale è di allontanarci dalla conversazione, più che mai urgente, su questa sfida epocale. Non è però l'unico approccio possibile. Rebecca Solnit, scrittrice e attivista statunitense, suggerisce una modalità diversa e più costruttiva per pensare e parlare del cambiamento climatico, senza farci prendere dall’ecoansia o dalla rassegnazione. #EarthDay2022 ... Leggi di più Leggi meno
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22/04/2022
Produrre la carta da scarti di cibo
La sostenibilità è ormai entrata nel vocabolario, e nelle strategie, di un numero sempre maggiore di aziende. Offrire opzioni sostenibili ai consumatori, come la carta prodotta dagli scarti alimentari per le cartiere, o alternative vegetariane per un ristorante, significa infatti non solo allinearsi con gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni prima che questi comportino sanzioni, ma anche allargare il proprio pubblico intercettando la nuova sensibilità verso il tema della sostenibilità. Per un'azienda però ridurre le emissioni e contemporaneamente allargare il proprio business è un processo complesso, che spesso obbliga a un ripensamento di tutta l'attività. Spesso per esempio le aziende sono a conoscenza delle loro emissioni dirette, ma non di quelle legate alla catena di approvvigionamento, come la CO2 emessa nella produzione e nel trasporto dei prodotti. È poi complicato capire quali azioni abbiano un impatto maggiore a livello di riduzione delle emissioni e da quale partire per rendere più sostenibile la propria attività nell'immediato. Per agevolare le PMI in questo percorso Meta ha creato, assieme a @smeclimatehub, @legambiente e @confindustriagiovani, il programma “Meta Boost: Guide to Green”. All'interno della piattaforma si trovano una serie di training, piani d'azione e informazioni utili per ridurre le emissioni della propria attività e portare la sostenibilità al centro del proprio business. ... Leggi di più Leggi meno
Industrie
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22/04/2022
Lasciare il segno: lo stiamo facendo nel modo sbagliato
Inutile girarci attorno: gli impatti delle attività umane sul Pianeta sono arrivati ovunque, modificando alcuni ecosistemi in maniera irreversibile. Ironicamente, questo enorme impatto sugli ambienti naturali è particolarmente sproporzionato rispetto al nostro peso a livello biologico. Se guardiamo solo al peso corporeo, infatti, non siamo particolarmente rilevanti: tutti gli esseri umani viventi oggi messi insieme valgono appena lo 0,01% della biomassa terrestre. Eppure il nostro impatto è visibile ovunque: questo progetto fotografico della NASA, chiamato ”Images of Change”, ci mostra come sono cambiati alcuni luoghi nel corso degli anni a causa dell'attività umana. E il nostro impatto non si ferma alla superficie terrestre: negli anni è arrivato all'atmosfera, con un'influenza sul clima dei prossimi decenni. Proprio due settimane fa l'ultimo report dell'IPCC, l'organo scientifico delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ha ribadito che per quanto stiamo cercando di ridurre il nostro impatto, non stiamo ancora facendo abbastanza per limitare gli effetti più preoccupanti del cambiamento climatico. C'è ancora tempo per invertire la rotta? Secondo l'IPCC, sì. Oltre ai dati preoccupanti sulle emissioni, il report mostrava come oggi disponiamo di tutte le tecnologie necessarie per portare avanti un cambiamento di sistema, riducendo sensibilmente la nostra dipendenza dai combustibili fossili e investendo su soluzioni per assorbire e immagazzinare la CO2 che emettiamo. C'è bisogno di costruire nuove collaborazioni tra pubblico e privato per estendere le soluzioni che abbiamo già: la Giornata della Terra che celebriamo oggi può essere il momento adatto per iniziare a lavorare insieme. #earthday #earthday22 #investinourplanet #giornatadellaterra ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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21/04/2022
Se le discariche fossero opere d'arte?
C'era una volta una discarica a Peccioli, in provincia di Pisa, dove confluivano i rifiuti di sei comuni. Si sa: di solito le discariche non sono ben viste, vuoi per gli odori a cui sono associate, vuoi per la visione molto negativa che abbiamo dei nostri rifiuti, sta di fatto che nessuno voleva la discarica vicino a casa. L'amministrazione di Peccioli, allora guidata dal sindaco Renzo Macelloni, decise di affrontare la questione in modo creativo e creare un nuovo modello di discarica. Così creò una società, dal nome eloquente di Belvedere Spa. Era il 21 aprile 1997. Da quel giorno, da luogo respingente e problematico la discarica è diventato luogo di ritrovo, attrazione turistica, teatro. Ha ospitato artisti internazionali, illustratori, cantanti d'opera. Ha cominciato a produrre biogas dai rifiuti e ha modificato il suo sistema di gestione, oggi basato su un azionariato popolare che vede il comune azionista di maggioranza e 900 piccoli azionisti, tra cittadini e privati, che partecipano attivamente alla vita e alle decisioni sulla discarica. Resta vero che le discariche non sono la soluzione ideale dove mandare i nostri rifiuti: se arrivano lì, è perché non siamo riusciti a riutilizzare e riciclare i materiali. Irrealistico pensare di non averne più bisogno, quindi: solo in Italia mandiamo in discarica circa il 21% dei rifiuti urbani, quasi 6,3 milioni di tonnellate. L'esempio di Peccioli, però, può essere di ispirazione per trasformare questi luoghi e il loro rapporto con le comunità che servono. #peccioli #discarica #rifiuti #arte ... Leggi di più Leggi meno
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21/04/2022
Quanti mezzi per spostare mille persone?
Come ci muoviamo in città ha un impatto importantissimo sull'ambiente e sulle evoluzione del sistema dei trasporti, ma anche sulla possibilità di ridurre le disuguaglianze. Pensiamoci: se l'opzione più veloce per raggiungere il posto di lavoro è farsi due ore di macchina tra andata e ritorno, è chiara la disparità con chi, invece, avendo la metro sotto casa ci mette 20 minuti. Il tempo che perdiamo utilizzando l'auto in città e il livello di inquinamento nei nostri centri urbani mostrano quanto il problema sia centrale in Italia. A Milano si perdono ogni anno, in totale, più di 18 giorni lavorativi spostandosi, a Roma addirittura 21. Peggio ancora se guardiamo i dati sull'inquinamento: il nostro Paese ha il triste primato di 4 capoluoghi nella top 10 europea di città con l'aria più inquinata. Per quanto a volte preferire l'auto ad altre forme di mobilità più leggera sia una scelta individuale, in molte città italiane il problema è la carenza di infrastrutture in grado di garantire opzioni di mobilità sostenibile sicure ed efficienti. Nel nostro Paese, del resto, le sfide non mancano. Le difficoltà a cui andiamo incontro quando decidiamo di costruire piste ciclabili o nuove linee della metro, infatti, riguardano spesso la morfologia dei centri storici e l'enorme patrimonio di resti sotterranei che richiedono valutazioni e permessi speciali per tutelare il patrimonio culturale. Ma quindi come possiamo risolvere il problema del traffico? Insieme a #VodafoneStories abbiamo fatto un giro (virtuale) per l'Europa, in un video in cui andiamo a vedere quali sono le soluzioni più efficaci che stanno provando a risolvere il problema del traffico e migliorare la qualità della vita in città: https://myvfapp-aem.vodafone.it/content/myvf-consumer/app/download.html #Città #ambiente #trasporti #mobilità #Vodafone #adv ... Leggi di più Leggi meno
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21/04/2022
La dimensione dei polli è quadruplicata
Alleviamo polli enormi. C'è chi parla di terapie ormonali, ma si tratta per lo più di una questione di razza. L'immagine è di uno studio dell'Università di Alberta, che ha allevato tre razze di polli commerciali di epoche diverse, nutrendole e crescendole nello stesso identico modo. Lo scopo: misurare le loro differenze genetiche a prescindere da altri fattori come il cibo o l'uso di ormoni e antibiotici. La crescita dei polli inizia nel 1947, quando la catena di supermercati americana A&P indice un concorso: il "Chicken of Tomorrow", cioè il "Pollo di domani". A&P sfida i produttori concorrenti ad allevare polli che crescano nel minor tempo possibile. A quel tempo il pollo è infatti ancora piuttosto costoso e riservato a occasioni speciali. Vincono la competizione gli Arbor Acres White Rocks e i Red Cornish Crosses. Le due razze vengono poi incrociate per creare la Arbor Acre, che ancora oggi è una delle razze di pollo più consumate al mondo. Ma negli anni '70 ulteriori interventi genetici portano allo sviluppo di polli letteralmente da fabbrica, non solo più grandi, ma anche più facili da macellare per via della loro conformazione. Un esempio è il pollo alla destra della foto, il Ross 308 Broiler, razza commerciale del 2005. L'interesse del settore agricolo e alimentare sta nel cercare di rendere sempre più efficiente il processo di trasformazione che parte dal mangime e arriva alla carne. Carne di petto, soprattutto. Finora ci si è riusciti. Oggi un pollo da carne cresce in meno della metà del tempo che il pollo più veloce impiegava nel 1948. Questa efficienza, però, è arrivata a un costo: non solo la carne ha meno sapore, ma i polli che mangiamo oggi crescono con problemi alle ossa, al cuore e al sistema immunitario. Ultimamente però c'è chi ha iniziato a suggerire che la tecnologia genetica sempre più avanzata dovrebbe essere piuttosto usata per eliminare fonti di sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi, e per ridurre il più possibile i rischi per la nostra salute derivanti dall'uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti. #pollo #alimentazione #salute ... Leggi di più Leggi meno
Industria (Cibo)
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20/04/2022
Pontevedra, la città senza automobili
Cosa significa vivere in una città senza auto?
Accessibilità (Leggi)
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19/04/2022
Aumentare il prezzo delle sigarette
CO2 (Inquinamento)
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19/04/2022
Le rinnovabili ci rendono dipendenti dalla Cina
Le rinnovabili sono davvero la soluzione per ridurre la nostra dipendenza energetica? Domanda più che lecita, in un mondo così interconnesso. Anche perché, stando alle stime del report Strategic Dependencies 2022 redatto dalla Commissione europea, il nostro continente ha ancora molta strada da fare su questo campo. Al momento la catena di approvvigionamento che riguarda la produzione di energie rinnovabili è più complessa di quella del gas (per cui molti Paesi europei dipendono in maniera massiccia dalla Russia), ma anch'essa ruota attorno a una grande potenza economica con un sistema politico e regole molto diverse dall'Occidente. Stiamo parlando della Cina. Sì, perché se è vero che vento e luce solare non ci mancano, per le tecnologie e gli impianti necessari a trasformarli in energia dipendiamo fortemente dalla Repubblica popolare, che è il primo esportatore a livello mondiale sia di pannelli solari, sia di turbine eoliche. Lo scenario macroeconomico, poi, è inequivocabile. Un'inflazione ai massimi storici e gli ultimi lockdown ordinati dalle autorità di diversi Paesi asiatici (tra cui la Cina) stanno mettendo a dura prova le spedizioni internazionali e sono solo parte di uno scenario che mette a rischio la nostra capacità di sviluppare impianti di rinnovabili. La questione non riguarda solo il prodotto finito: vengono processati in Cina anche molti dei materiali stessi di cui sono composti pale eoliche, pannelli e batterie per l'accumulo. Dal rame al cobalto, dalle terre rare al litio, i metalli necessari per la produzione di tecnologie verdi sono in maggioranza processati da aziende cinesi. La transizione energetica, insomma, apre ulteriori domande sulla globalizzazione e sulla capacità europea di rispondere alle sfide tecnologiche e ambientali necessarie per realizzarla. #energie #rinnovabili #cina #eolico #solare ... Leggi di più Leggi meno
Energie rinnovabili
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18/04/2022
Microplastiche nel sangue umano
In giro per gli oceani del mondo ci sono più di 24 triliardi di particelle di microplastica, provenienti da bottiglie, reti, sacchi, posate e qualsiasi altro oggetto plastico finito in mare. Le microplastiche hanno dimensioni estremamente ridotte (meno di 1 millimetro) e sono state trovate praticamente ovunque: dai fondali oceanici alla cima dell'Everest, persino nel nostro corpo e recentemente pure nel sangue. I tempi di degradazione della plastica sono lunghissimi e con questa plastica, quindi, dovremo convivere per ancora moltissimi anni. Diversi studi hanno confermato che le microplastiche entrano e permangono all’interno del nostro corpo da diverse fonti: acqua in bottiglia, molluschi, sale, birra. Esistono diverse indicazioni sul fatto che le microplastiche possono essere dannose per la salute, tramite meccanismi diretti ed indiretti. Direttamente le plastiche possono interferire con i globuli rossi e quindi ridurre la quantità di ossigeno trasportato, possono influenzare la flora batterica e creare disturbi intestinali. Indirettamente, le microplastiche possono interferire con il sistema endocrino e ‘mimare’ l’attività di alcuni ormoni creando diversi tipi di disturbi. Ma possiamo difenderci dalle microplastiche? I livelli su cui agire sono due. Il primo: ridurre la produzione di microplastiche. Per questo occorre ridurre l’uso di materiali plastici, soprattutto usa e getta, che rischiano di finire nel mare. Anche cosmetici e prodotti per la pulizia intima contribuiscono al fenomeno. Secondo, evitare il più possibile di assumere microplastiche, bevendo acqua microfiltrata, evitando quella in bottiglia e riducendo al minimo il consumo di cibo conservato in plastica. ... Leggi di più Leggi meno
Plastica
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15/04/2022
Il biologico è la soluzione migliore?
Il mercato del cibo biologico oggi vale circa 168 miliardi di dollari ed è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. L'Unione Europea ha stabilito che entro il 2030 un quarto di tutta la produzione europea di cibo dovrà essere biologica. E l'Italia, con una nuova legge, ha definito il biologico come un'attività di interesse nazionale. Non c'è dubbio che il sistema di agricoltura ”convenzionale” che abbiamo sviluppato nell'ultimo secolo sia una delle principali cause del degrado ambientale e dell'aumento delle temperature globali. Ma il biologico è davvero la scelta migliore per l'ambiente, e l'unica alternativa possibile al convenzionale? Secondo un'analisi di più di 100 studi scientifici, no. Ma come sempre la risposta è più complicata di quello che può sembrare. La nostra Silvia Lazzaris ha deciso di immergersi per un po' di tempo in questo argomento, studiando e parlando con esperti per cercare di trovare finalmente più chiarezza. ... Leggi di più Leggi meno
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11/04/2022
Promuovere la mobilità leggera con la gamification
Una mobilità più sostenibile passa anche dal cambiamento delle nostre abitudini individuali. Nato a Palermo, dal 2017 il progetto MUV (Mobility Urban Values) ha coinvolto oltre 10mila cittadini di 8 città europee in un grande esperimento di promozione della mobilità leggera, incoraggiandoli a scegliere bici e mezzi pubblici grazie a un’esperienza di gioco. Paolo Bovio ha intervistato con Domenico Schillaci, co-fondatore del design lab PUSH e CEO di MUV B Corp. ... Leggi di più Leggi meno
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11/04/2022
UPY - Fotoprogetto fotografia subacquea • Giornata nazionale del mare
Mari e oceani sono tra gli ecosistemi naturali da cui dipende la nostra vita. Ricoprono il 71% della superficie terrestre, sono i regolatori di calore che riscaldano l’atmosfera in inverno e raffreddano la temperatura in estate assorbendo circa il 90% del calore generato dalle emissioni. Ospitano l'80% di tutta la biodiversità, catturano enormi quantità di CO2 e forniscono cibo e sostanze nutritive a più di tre miliardi di persone. La FAO stima che a livello globale ci siano circa 60 milioni di persone impegnate nella pesca e secondo l'OCSE gli oceani contribuiscono all'economia globale con 1.500 miliardi di dollari l'anno, un numero che potrebbe raggiungere i 3.000 miliardi entro il 2030. Se non ci prendiamo cura di loro, però, i colori sgargianti delle barriere coralline sbiadiranno a ritmi ancora più elevati mettendo in pericolo non solo la vita di tutta la fauna marina, ma anche la nostra. Oggi l'Italia celebra la Giornata nazionale del mare. Per ricordare quanto fondamentale sia preservare le acque e la biodiversità marina, abbiamo deciso di celebrarla con alcune delle foto vincitrici dell’@upycontest “Underwater Photographer of the Year”, il concorso che premia le migliori fotografie subacquee del 2022. La competizione internazionale, nata in Inghilterra dopo la fondazione della British Society of Underwater Photographers nel 1967, celebra la fotografia subacquea in tutte le sue forme. Per questo ha creato ben 13 categorie diverse, ciascuna delle quali ha almeno tre vincitori. Sebbene ogni scatto sia diverso, ciascuna fotografia ci immerge in uno dei più importanti habitat naturali. Un ambiente che sta già soffrendo a causa delle temperature atmosferiche più elevate ed è minacciato dalle pratiche di pesca non sostenibili che mettono a rischio il ripopolamento della fauna marina. #giornatanazionaledelmare #sostenibilità #biodiversità #oceans ... Leggi di più Leggi meno
Pesci
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11/04/2022
Gli "usi" alternativi dei data center
Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, nel 2020 il consumo globale di elettricità nei data center è stato tra i 240 e i 340 Terawattora, circa l'1,11‑1,4% dell'uso globale di elettricità. L'elettricità, usata per il funzionamento e il raffreddamento dei server all'interno dei data center, provoca un grande inquinamento: addirittura, entro il 2040, i data center potrebbero essere responsabili del 14% delle emissioni mondiali di CO2. Molte aziende, per abbattere i costi e le emissioni, localizzano i propri data center in Nord Europa, dove le basse temperature permettono di risparmiare sul raffreddamento dei server. Ora, però, anche i Governi chiedono un maggior impegno alle aziende: alcuni Paesi, tra cui la Norvegia, per esempio, hanno formalmente richiesto alle imprese di esplorare nuove tecnologie in grado di riutilizzare il calore prodotto. In effetti una soluzione esiste: alcune aziende hanno già adottato nuove tecniche in grado di riutilizzare il calore generato dall'uso dei server per creare sistemi di teleriscaldamento, unità di riscaldamento centralizzate che scaldano più edifici. A Oslo, un intero quartiere è interamente riscaldato attraverso il calore prodotto dai data center di DigiPlex, azienda che sta investendo moltissimo su questo tipo di tecnologie. Nel nostro Paese esistono già alcune zone coperte da sistemi di teleriscaldamento: in futuro, questi potrebbero essere alimentati sfruttando il calore dei data center, offrendo un riscaldamento a prezzi più competitivi. #datacenter #internet #emissioni #CO2 ... Leggi di più Leggi meno
Industrie
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08/04/2022
Carta riciclata ed economia circolare
Spesso, quando pensiamo agli imballaggi, non consideriamo il loro valore dopo il nostro utilizzo. Quelli in carta e cartone, per esempio, grazie alla raccolta differenziata possono tornare ad essere nuova materia prima. Circa il 90% delle scatole che maneggiamo è infatti realizzato a partire da fibre di riciclo. È un esempio virtuoso di economia circolare in cui quello che per noi non ha più valore diventa una risorsa per la comunità. Per questo è fondamentale riciclare correttamente e conoscere le pratiche in vigore nel nostro comune. Per esempio: se il riciclo di cartoni della pizza e cartoni per liquidi varia da città a città, gli scontrini vanno sempre nell'indifferenziata perché sono quasi sempre composti da sostanze che reagiscono al calore e possono quindi generare problemi nelle fasi di riciclo. Per approfondire come funziona l’economia circolare della carta, @comieco ha organizzato dal 4 al 10 Aprile la Paper Week, una serie di eventi, talk e tour virtuali che danno una prospettiva nuova ad un settore che molto spesso ci sembra troppo tecnico per appassionarci. ... Leggi di più Leggi meno
Materiali
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08/04/2022
Come allungare la vita dei tuoi trucchi
Industrie
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06/04/2022
uova fresche o scadute come riconoscerle?
Industria
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06/04/2022
La grande migrazione climatica
Negli ultimi mesi del 2020 un numero record di persone, provenienti soprattutto dall'America Centrale, ha viaggiato verso il confine tra Stati Uniti e Messico a piedi o saltando illegalmente su un treno dal nome evocativo di 'La Bestia', per cercare asilo, fuggendo da violenza e corruzione. Ma soprattutto fuggendo da una serie di cambiamenti climatici che non avevano mai visto prima. La nostra Silvia Boccardi è stata in Guatemala, piccolo Paese del Centro America, in cui gli eventi climatici estremi stanno avendo effetti sulla popolazione locale e sull'ambiente più in fretta che in altre parti del mondo. Il Guatemala infatti, è uno dei Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico: si passa da uragani e alluvioni a secchezza estrema del terreno, tutti fenomeni naturali che impattano sulle coltivazioni a e sui terreni, che costringono così gli abitanti che vivono di agricoltura ad abbandonare le proprio case in cerca di un'alternativa migliore. ... Leggi di più Leggi meno
Migranti climatici
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05/04/2022
Le emissioni prodotte dalle città
Viviamo nel secolo delle città. I centri urbani occupano uno spazio tutto sommato ridotto delle terre emerse (il 3%), ma ospitano oltre la metà della popolazione mondiale e producono l'80% della ricchezza a livello mondiale. Sono però anche responsabili del 70% delle emissioni globali di carbonio. Quest'ultimo dato, calcolato dall'International Energy Agency (IEA) su dati IPCC, considera le emissioni associate all'uso finale di energia (elettricità, riscaldamento e trasporti); se si includono le emissioni associate ai prodotti consumati dai residenti in città, questa quota aumenterebbe fino all'80%. Nei prossimi decenni l'importanza delle città continuerà a crescere: l'ONU stima che entro il 2050 più del 70% della popolazione vivrà in un grande agglomerato urbano. Anche la domanda di energia e infrastrutture, quindi, è destinata ad aumentare, con un'impronta ambientale sempre più pesante. Le città però sono i luoghi dove il cambiamento si diffonde più rapidamente. Ne è un esempio la crescita delle reti internazionali sulle politiche climatiche guidate da città, come C40 e il Patto globale dei sindaci per il clima e l'energia. Questo patto è la più grande alleanza globale per la leadership climatica urbana, con oltre 11 mila città e governi locali aderenti in 142 Paesi. L'obiettivo è condividere buone pratiche per ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030. Lo sviluppo tecnologico di sensori nei centri urbani permette di creare banche dati dettagliate su qualità dell'aria, consumo di energia, modelli di traffico e diffusione delle aree verdi. Informazioni che possono aiutare le città a definire politiche climatiche più rapide ed efficaci. Da un recente studio del Sustainable Urban Regeneration Lab dell'Università Bocconi proprio sul Patto dei sindaci, i settori più rilevanti in termini di riduzioni di emissioni per le città sono gli edifici (26% del totale), la produzione energetica (24%) e i trasporti (22%). Ne abbiamo parlato con gli studiosi autori della ricerca, Edoardo Croci e Benedetta Lucchitta, nella puntata "Le città europee alla prova della sostenibilità" del nostro podcast ”Città”, disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme di streaming. #Città #Emissioni #CO2 #sostenibilità #rigenerazione #Will ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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04/04/2022
Architettura e città miniera – con Mario Cucinella
Ferro, alluminio, legno, pietra: la città ha già al suo interno i materiali che servono per costruire (o decostruire) la città stessa. Nasce da qui l’idea della “città miniera”. Riccardo Haupt ne parla con Mario Cucinella, architetto e designer, esplorando il ruolo dell’architettura nell’evoluzione dei centri urbani oggi. ... Leggi di più Leggi meno
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03/04/2022
Come si autorizzano gli impianti rinnovabili in Italia
Quando si parla di energia rinnovabile in Italia è proprio vero il detto ”chi ha il pane non ha i denti”. E mentre il tema delle fonti energetiche è sempre più al centro del dibattito negli ultimi anni, la quota di energia elettrica che produciamo da fonti rinnovabili, anziché crescere, è diminuita. Dal 2014 a oggi, infatti, siamo passati dal 43,5% di energia prodotta da rinnovabili al 41,2%. Non stiamo riuscendo a sfruttare il potenziale del nostro territorio, anche perché siamo ingarbugliati in processi autorizzativi lunghissimi: secondo un rapporto Althesys, infatti, per autorizzare la costruzione di un impianto di energie rinnovabili in Italia vanno messi in conto circa 66 mesi di ritardo rispetto ai tempi tradizionali. Per un impianto fotovoltaico, il numero di progetti in attesa di approvazione supera di ben 4 volte il totale degli impianti installati sul territorio nazionale. Non c'è dubbio che sia giusto tutelare l'ambiente bloccando i progetti che non rispettano i vincoli fissati dalla legge: ma la tutela ambientale non giustifica un ritardo così alto nello sblocco degli iter autorizzativi, se vogliamo rispettare gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione al 2030 e al 2050. Anche per gli impianti eolici, nonostante siano stati recentemente approvati 6 progetti, c'è ancora molta strada da fare. Appena il 3,2% dei 20 GigaWatt di progetti per i quali è stata richiesta l'autorizzazione dal 2017 ad oggi è stato autorizzato. Ora che i costi di produzione di energia da solare ed eolico si sono ridotti rispettivamente dell’85% e del 49% in 10 anni, mentre l'impennata dei prezzi dell'energia da fonti fossili ci spinge ancora di più ad andare in questa direzione, torna attuale il dibattito sulla necessità di snellire le procedure autorizzative. Il Decreto Energia approvato dal governo va in questa direzione. Il provvedimento pubblicato l'1 marzo contiene diverse misure che dovrebbero accorciare i tempi generali di approvazione e semplificare l'installazione di impianti solari su edifici e degli impianti eolici offshore. #energia #rinnovabili #sostenibilità #solare #eolico ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili (Innovazione)
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02/04/2022
Mangeremo carne sintetica?
Nel 1931, Winston Churchill su Strand Magazine immaginava il mondo cinquant'anni dopo e scriveva che "eviteremo l'assurdità di coltivare un pollo intero per mangiarne solo il petto o l'ala, coltivando queste parti separatamente in un mezzo adatto". Recentemente Bill Gates ha suggerito che gli abitanti dei Paesi ricchi dovranno presto consumare carne sintetica per limitare l'impatto umano sul cambiamento climatico. Ma cos'è la carne sintetica? Come viene coltivata? Ed è davvero meglio per l'ambiente? Ce ne parla @silvialazzaris ... Leggi di più Leggi meno
Dieta,Veganismo,Industria,Vegetarianismo
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31/03/2022
Le emissioni globali generate nelle città
Viviamo nel secolo delle città. I centri urbani occupano uno spazio tutto sommato ridotto delle terre emerse (il 3%), ma ospitano oltre la metà della popolazione mondiale e producono l'80% della ricchezza a livello mondiale. Sono però anche responsabili del 70% delle emissioni globali di carbonio. Quest'ultimo dato, calcolato dall'Agenzia Internazionale dell'Energia su dati IPCC, considera le emissioni associate all'uso finale di energia (elettricità, riscaldamento e trasporti); se si includono le emissioni associate ai prodotti consumati dai residenti in città, questa quota aumenterebbe fino all'80%. Nei prossimi decenni l'importanza delle città continuerà a crescere: l'ONU stima che entro il 2050 più del 70% della popolazione vivrà in un grande agglomerato urbano. Anche la domanda di energia e infrastrutture, quindi, è destinata ad aumentare, con un impronta ambientale sempre più pesante. Le città però sono i luoghi dove il cambiamento si diffonde più rapidamente. Ne è un esempio la crescita delle reti internazionali sulle politiche climatiche guidate da città, come C40 e il Patto globale dei sindaci per il clima e l'energia. Questo patto è la più grande alleanza globale per la leadership climatica urbana, con oltre 11 mila città e governi locali aderenti in 142 Paesi. L'obiettivo è condividere buone pratiche e soluzioni per ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030. Lo sviluppo tecnologico di sensori nei centri urbani permette di creare banche dati dettagliate su qualità dell'aria, consumo di energia, modelli di traffico e diffusione delle aree verdi. Informazioni che possono aiutare le città a definire politiche climatiche più rapide ed efficaci. Da un recente studio del Sustainable Urban Regeneration Lab dell'Università Bocconi proprio sul Patto dei sindaci, i settori più rilevanti in termini di riduzioni di emissioni per le città sono gli edifici (26% del totale), la produzione energetica (24%) e i trasporti (22%). Ne abbiamo parlato con gli studiosi autori della ricerca, Edoardo Croci e Benedetta Lucchitta, nell'ultima puntata del podcast ”Città”, disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme di screening. ... Leggi di più Leggi meno
CO2 (Inquinamento)
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31/03/2022
Mangeremo carne sintetica in futuro?
A dicembre 2020, Singapore è stato il primo paese ad approvare la commercializzazione di crocchette di pollo create con cellule cresciute in laboratorio. Ma cosa si intende precisamente per carne sintetica? Non si tratta di prodotti come Beyond Meat o Impossible Burgers, che sono creati in laboratorio, ma utilizzando ingredienti di origine vegetale. La carne sintetica è animale a tutti gli effetti, ma invece di provenire da un macello, proviene da una cellula. Ha iniziato ad essere considerata possibile grazie alla scoperta delle colture cellulari all’inizio del ventesimo secolo, e viene prodotta utilizzando molte delle stesse tecniche di ingegneria dei tessuti normalmente usate nella medicina rigenerativa. Ma come nasce la carne in laboratorio? E soprattutto, saremo destinati a mangiare carne sintetica in futuro? Ne parliamo con Silvia Lazzaris. ... Leggi di più Leggi meno
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30/03/2022
Temperatura record in Antartide
Picchi così verticali e improvvisi di solito sono spia del fatto che i sensori non funzionano. Stavolta, però, il dato è confermato e purtroppo è uno di quelli storici: la settimana scorsa nella stazione di Concordia in Antartide è stata registrata la temperatura di -12,2°C, la più alta mai registrata nell'area. Solitamente la media mensile si aggira attorno a -60°C, mentre le alte temperature di marzo sono attorno a -48°C. Il dato di settimana scorsa ha scosso la comunità scientifica, spingendo gli studiosi a parlare di temperature ”impossibili e inimmaginabili”. Ma da cosa dipendono? Questo record è stato causato da un ”fiume atmosferico”: una corrente di aria umida ha portato un'intensa quantità di precipitazioni, che si è poi diffusa su tutto il continente antartico scontrandosi con una ”cupola di calore” (cioè un'area di alta pressione). La cupola di calore ha agito come se fosse il coperchio di una pentola: ha intrappolato il calore al suo interno, impedendo all'umidità di fuoriuscire e facendo schizzare in alto le temperature. Si tratta di un fenomeno comune al Polo Sud, ma che non era mai stato registrato con questa intensità. Al momento è difficile, però, attribuire questo evento al cambiamento climatico, sia perché in Antartide sono comuni grandi oscillazioni di temperatura, sia perché la scienza del cambiamento climatico si misura in scale trentennali e per questo evento non ci sono ancora abbastanza dati per confermare l'ipotesi. La comunità scientifica è però d'accordo sul fatto che l'aumento della concentrazione di gas serra nell'atmosfera abbia contribuito a creare le condizioni per questo preoccupante record. È l'effetto che il climatologo Peter Kalmus ha chiamato ”loading the dice”, letteralmente ”aggiungere pesi a un lato del dado”, in modo da aumentare le probabilità di atterraggio sul numero opposto. Adattando l'immagine al record antartico: continuare ad emettere gas serra aumenta la probabilità che eventi estremi di questo tipo si verifichino con più frequenza. #ClimateChange #CrisiClimatica #Ambiente #Sostenibilità #Antartide ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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30/03/2022
Ecotips
Plastica
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29/03/2022
In Antartide c'è stato un aumento record di 40°
Picchi così verticali e improvvisi di solito sono spia del fatto che i sensori non funzionano. Stavolta, però, il dato è confermato e purtroppo è uno di quelli storici: la settimana scorsa nella stazione di Concordia in Antartide è stata registrata la temperatura di -12,2°C, la più alta mai registrata nell'area. Solitamente la media mensile si aggira attorno a -60°C, mentre le alte temperature di marzo sono attorno a -48°C. Il dato di settimana scorsa ha scosso la comunità scientifica, spingendo gli studiosi a parlare di temperature ”impossibili e inimmaginabili”. Ma da cosa dipendono? Questo record è stato causato da un ”fiume atmosferico”: una corrente di aria umida ha portato un'intensa quantità di precipitazioni, che si è poi diffusa su tutto il continente antartico scontrandosi con una ”cupola di calore” (cioè un'area di alta pressione). La cupola di calore ha agito come se fosse il coperchio di una pentola: ha intrappolato il calore al suo interno, impedendo all'umidità di fuoriuscire e facendo schizzare in alto le temperature. Si tratta di un fenomeno comune al Polo Sud, ma che non era mai stato registrato con questa intensità. Al momento è difficile, però, attribuire questo evento al cambiamento climatico, sia perché in Antartide sono comuni grandi oscillazioni di temperatura, sia perché la scienza del cambiamento climatico si misura in scale trentennali e per questo evento non ci sono ancora abbastanza dati per confermare l'ipotesi. La comunità scientifica è però d'accordo sul fatto che l'aumento della concentrazione di gas serra nell'atmosfera abbia contribuito a creare le condizioni per questo preoccupante record. È l'effetto che il climatologo Peter Kalmus ha chiamato ”loading the dice”, letteralmente ”aggiungere pesi a un lato del dado”, in modo da aumentare le probabilità di atterraggio sul numero opposto. Adattando l'immagine al record antartico: continuare ad emettere gas serra aumenta la probabilità che eventi estremi di questo tipo si verifichino con più frequenza. #climatechange #climatecrisis #crisiclimatica #pianeta #ambiente #sostenibilità #antartide ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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29/03/2022
Il cratere del Turkmenistan
CO2
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28/03/2022
Le città europee alla prova della sostenibilità
In tutto il mondo le città sono alla ricerca di soluzioni per contrastare la crisi climatica e fin dal 2008 migliaia di città europee aderenti al ”Patto dei sindaci” si sono date obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni. Ma queste iniziative sono efficaci? A che punto siamo? Paolo Bovio lo ha chiesto ai professori Edoardo Croci e Benedetta Lucchitta del centro di ricerca GREEN e Sustainable Urban Regeneration Lab dell'Università Bocconi, che da anni studiano l'efficacia delle politiche ambientali a livello urbano. ... Leggi di più Leggi meno
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28/03/2022
I superblocks di Barcellona
Si chiamano ”superblocks”, o ”superilles” in catalano, e rappresentano uno dei piani più innovativi per ridurre il traffico di auto in città e restituire spazio ai cittadini. Il piano pensato dall'urbanista Salvador Rueda per Barcellona arriva da lontano, dalla fine dell'Ottocento, quando si decise di impostare la città con la caratteristica struttura a blocchi. Già negli anni Novanta Rueda immaginò quindi di unire nove di quei blocchi creando degli spazi pubblici all'interno. In questa visione, le auto non sono completamente vietate: possono circolare lungo il perimetro del superblocco, ma al suo interno sono autorizzati a usarle solo i residenti dell'isolato, a velocità ridotta. Gli effetti attesi del progetto sulla qualità della vita urbana sono molteplici: questa struttura punta a ridurre l'impatto ambientale e le emissioni in città, migliorare la qualità dell'aria grazie ai nuovi spazi verdi, diminuire l'inquinamento acustico e creare nuovi spazi dove le persone possono socializzare con gli altri residenti del quartiere. La soluzione dei superblocchi, insomma, non risponde solo al desiderio di rendere i quartieri più percorribili e piacevoli, ma vuole essere anche uno strumento per bilanciare l'altissima densità di popolazione di Barcellona, che garantisce ai suoi abitanti solo 2,7 metri quadrati di spazio verde pro capite (contro i 9 metri raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità). Il progetto è stato introdotto per la prima volta nel 1996: ad oggi sono stati completati sei superblocchi e altri undici sono in cantiere, ma il piano di Rueda è di arrivare a 500. Di come sta cambiando il concetto di muoversi in città abbiamo parlato con Federico Parolotto, pianificatore della mobilità urbana e senior partner di MIC—Mobility in Chain nella puntata "Muorversi in città" del nostro #podcast ”Città” ➡️ https://lnkd.in/dGndG4r8 #Barcellona #Mobilità #Città #Auto #Traffico #Will ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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26/03/2022
L'ora legale ci aiuta davvero a risparmiare?
Tra sabato 26 e domenica 27 torna l'ora legale, e come ogni anno perdiamo un'ora di sonno. Poco prima, alle 20.30, ci sarà invece l'”Ora della Terra”, l'iniziativa globale per creare consapevolezza sul consumo di energia e sul cambiamento climatico attraverso l'azione simbolica di spegnere le luci per un'ora. Ora della Terra e ora legale sono iniziative con un obiettivo comune: la riduzione dei consumi energetici. Ma se l'Ora della Terra è nata nel 2007, l'idea alla base dell'ora legale va molto più indietro nel tempo. La prima volta che il concetto viene espresso è in un saggio del 1784 di Benjamin Franklin, che suggeriva di alzarsi un'ora prima per iniziare a lavorare con la prima luce e risparmiare sull'utilizzo serale delle candele. Per incoraggiare questo comportamento, Franklin propose satiricamente dei colpi di cannone per svegliare la gente all'alba e una ”tassa sulle persiane”. L'ora legale fu poi teorizzata concretamente all'inizio del '900 e introdotta per la prima volta da Germania e Regno Unito durante la Prima Guerra Mondiale per risparmiare l'elettricità impiegata per l'illuminazione. L'idea di fondo, infatti, è che se nei mesi estivi aumenta il numero di ore di luce che abbiamo alla sera passeremo meno tempo con le luci accese nelle nostre case di notte, risparmiando elettricità. Ma è proprio così? In Italia, secondo Terna, solo quest'anno risparmieremo oltre 190 milioni di euro grazie a un minor consumo di energia elettrica, ma per altri Paesi questo non vale. Nei Paesi della fascia tropicale, per esempio, la variazione delle ore di luce nell'arco dell'anno è minima e adottare l'ora legale non porterebbe ad alcun risparmio in termini di elettricità. Infatti la maggior parte dei Paesi di quella fascia non adotta questo sistema. Anche nei Paesi scandinavi l'adozione dell'ora legale si rivela poco efficace, per motivi diversi: lì infatti d'estate il sole tramonta già di suo molto tardi. L'idea migliore sembrerebbe, quindi, che ogni Paese scegliesse se adottare l'ora legale o l'ora solare in base alle proprie caratteristiche: è quello che ha chiesto una risoluzione del Parlamento Europeo nel 2019. #oralegale #orasolare ... Leggi di più Leggi meno
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25/03/2022
Un anno di Seaspiracy. Cosa abbiamo imparato?
È passato un anno dall’uscita di Seaspiracy su Netflix. Nel libro Politica Netflix parliamo di come questo documentario sia riuscito a dettare l’agenda politica e le scelte dei consumatori…
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25/03/2022
I "super blocks" di Barcellona
Si chiamano ”superblocks”, o ”superilles” in catalano, e rappresentano uno dei piani più innovativi per ridurre il traffico di auto in città e restituire spazio ai cittadini. Il piano pensato dall'urbanista Salvador Rueda per Barcellona arriva da lontano, dalla fine dell'Ottocento, quando si decise di impostare la città con la caratteristica struttura a blocchi. Già negli anni Novanta Rueda immaginò quindi di unire nove di quei blocchi creando degli spazi pubblici all'interno. In questa visione, le auto non sono completamente vietate: possono circolare lungo il perimetro del superblocco, ma al suo interno sono autorizzati a usarle solo i residenti dell'isolato, a velocità ridotta. Gli effetti attesi del progetto sulla qualità della vita urbana sono molteplici: questa struttura punta a ridurre l'impatto ambientale e le emissioni in città, migliorare la qualità dell'aria grazie ai nuovi spazi verdi, diminuire l'inquinamento acustico e creare nuovi spazi dove le persone possono socializzare con gli altri residenti del quartiere. La soluzione dei superblocchi, insomma, non risponde solo al desiderio di rendere i quartieri più percorribili e piacevoli, ma vuole essere anche uno strumento per bilanciare l'altissima densità di popolazione di Barcellona, che garantisce ai suoi abitanti solo 2,7 metri quadrati di spazio verde pro capite (contro i 9 metri raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità). Il progetto è stato introdotto per la prima volta nel 1996: ad oggi sono stati completati sei superblocchi e altri undici sono in cantiere, ma il piano di Rueda è di arrivare a 500. Di come sta cambiando il concetto di muoversi in città abbiamo parlato con Federico Parolotto, pianificatore della mobilità urbana e senior partner di @mobilityinchain nell'ultima puntata del nostro podcast ”Città”: si può ascoltare gratuitamente su tutte le piattaforme. #barcellona #barcelona #mobilità #città #podcast ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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25/03/2022
Inquinamento luminoso
CO2
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22/03/2022
Il consumo di acqua del rubinetto
Oggi è la Giornata mondiale dell'acqua, una risorsa tanto preziosa quanto poco conosciuta e tutelata. Ma qual è il nostro rapporto con l'acqua? I dati presentati dal report ”Community Valore Acqua per l’Italia” di The European House Ambrosetti ci mettono davanti a un paradosso: in Italia l'acqua del rubinetto è tra le migliori in Europa in termini di purezza, ma continuiamo a essere primi a livello europeo per consumo di acqua in bottiglia. A disincentivare il consumo di acqua pubblica nel nostro Paese sembrano essere principalmente due fattori: le notizie di cronaca sull'acqua contaminata e il sapore non sempre neutro. Se per il primo fattore si tratta di fenomeni circoscritti e immediatamente regolati da ordinanze pubbliche che avvertono del problema, per il secondo esistono già soluzioni pratiche e convenienti: acquistare una caraffa filtrante o filtri applicabili direttamente al rubinetto, oppure rifornirsi da una ”casa dell'acqua”. Le case dell'acqua sono una soluzione che si è diffusa negli ultimi 10 anni in diversi Comuni italiani e il servizio che offrono è semplice: erogare in modo gratuito per i residenti acqua pubblica ulteriormente filtrata, naturale o frizzante. Le persone che utilizzano le case dell'acqua spesso non si fidano o non amano il sapore dell'acqua del rubinetto e utilizzano quindi questo servizio, dove c'è la stessa acqua di casa ma ulteriormente depurata, così da avere un sapore neutro e un colore trasparente. Se da una parte, quindi, è utile informarci meglio sui nostri fornitori, e tenere sotto controllo le tubature di casa, dall'altra per essere sostenibili un primo passo importante è imparare a fidarci di più dell'acqua del rubinetto. #acqua #risorse #worldwaterday ... Leggi di più Leggi meno
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22/03/2022
Il consumo di acqua del rubinetto
Oggi è la Giornata mondiale dell'acqua, una risorsa tanto preziosa quanto poco conosciuta e tutelata. Ma qual è il nostro rapporto con l'acqua? I dati presentati dal report ”Community Valore Acqua per l’Italia” di The European House-Ambrosetti ci mettono davanti a un paradosso: in Italia l'acqua del rubinetto è tra le migliori in Europa in termini di purezza, ma continuiamo a essere primi a livello europeo per consumo di acqua in bottiglia. A disincentivare il consumo di acqua pubblica nel nostro Paese sembrano essere principalmente due fattori: le notizie di cronaca sull'acqua contaminata e il sapore non sempre neutro. Se per il primo fattore si tratta di fenomeni circoscritti e immediatamente regolati da ordinanze pubbliche che avvertono del problema, per il secondo esistono già soluzioni pratiche e convenienti: acquistare una caraffa filtrante o filtri applicabili direttamente al rubinetto, oppure rifornirsi da una ”casa dell'acqua”. Le case dell'acqua sono una soluzione che si è diffusa negli ultimi 10 anni in diversi Comuni italiani e il servizio che offrono è semplice: erogare in modo gratuito per i residenti acqua pubblica ulteriormente filtrata, naturale o frizzante. Le persone che utilizzano le case dell'acqua spesso non si fidano o non amano il sapore dell'acqua del rubinetto e utilizzano quindi questo servizio, dove c'è la stessa acqua di casa ma ulteriormente depurata, così da avere un sapore neutro e un colore trasparente. Se da una parte, quindi, è utile informarci meglio sui nostri fornitori, e tenere sotto controllo le tubature di casa, dall'altra per essere sostenibili un primo passo importante è imparare a fidarci di più dell'acqua del rubinetto. #Acqua #WorldWaterDay #Will ... Leggi di più Leggi meno
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21/03/2022
Muoversi in città — con Federico Parolotto
Trasporti pubblici, mezzi in sharing, bici e monopattini: oggi sono tante le soluzioni a disposizione delle città per superare un'impostazione della mobilità incentrata sull’auto privata. Ma in certi contesti l’auto resta insostituibile. Come sta cambiando la mobilità in città? Paolo Bovio ne discute con Federico Parolotto, pianificatore dei trasporti e senior partner di Mobility in Chain. ... Leggi di più Leggi meno
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21/03/2022
Perché la qualità dell'aria è pessima?
Forse non ci hai nemmeno fatto caso, ma sull'app meteo del tuo telefono puoi controllare l’indicatore della qualità dell'aria che, tra i diversi valori, tiene conto anche delle quantità di polveri sottili presenti PM2.5 e PM10. In inverno, molto spesso, la cartina dell'Italia mostra tutta la zona della pianura padana completamente rossa. Di certo la quantità di industrie presenti in questo territorio non aiuta la qualità dell'aria, ma non è solo una questione di emissioni elevate. La distribuzione dei rilievi montuosi rende i venti deboli; poi c'è il fenomeno dell’inversione termica; entrambi facilitano la formazione di banchi di nebbia e l'accumulo degli inquinanti atmosferici. L'aria della superficie, rimanendo fredda e densa, non riesce a scaldarsi, quindi non si solleva e non c'è ricircolo d'aria. Una ragione in più per preoccuparsi di ridurre le emissioni inquinanti: ne va della nostra salute. #emissioni #inquinamento #aria #pianurapadana ... Leggi di più Leggi meno
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21/03/2022
Perchè la qualità dell'aria è così pessima
Temperature
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18/03/2022
Errori che facciamo con la raccolta differenziata
Quali di questi non conoscevate? Avete altri consigli?
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18/03/2022
Errori che commettiamo tutti quando facciamo la raccolta differenziata
Plastica
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16/03/2022
Le abitudini dei giovani post Covid, nuove sanzioni contro la Russia e obiettivi di sviluppo sostenibile con Fondazione Italiana Accenture
Alcuni parlano di "Goblin Mode”: le abitudini che abbiamo acquisito durante la pandemia ci hanno resi dei goblin? E poi, sempre più aziende e piattaforme tech stanno abbandonando la Russia, quale sarà l’impatto? Infine nella Big Story, insieme a Simona Torre, direttrice generale della fondazione italiana Accenture, parliamo del ruolo delle fondazioni all’interno del nostro sistema economico e i progetti di sviluppo sostenibile che attualmente proprio Fondazione Italiana Accenture sta sviluppando. ... Leggi di più Leggi meno
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15/03/2022
One day one day
Disoccupazione (Lavoro)
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14/03/2022
La riqualificazione energetica e il superbonus 110
Il superbonus 110, varato nel 2020, ha dato impulso a una massiccia operazione di riqualificazione energetica degli edifici nelle città italiane. Questa misura presenta però delle criticità.
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14/03/2022
La storia del fast fahsion
Ogni anno introduciamo nel mondo più di 100 miliardi di nuovi capi di abbigliamento, e ogni secondo un camion pieno di tessuti è bruciato o buttato in discarica. Ma i costi nascosti del nostro abbigliamento non sono legati solo agli sprechi. I capi sono nella maggior parte dei casi confezionati da milioni di lavoratori tessili sottopagati e spesso sfruttati, senza diritti né tutele. Ma come siamo arrivati in questa situazione? Insieme a @silvialazzaris ripercorriamo la storia della nascita del fast fashion, dai primi vestiti confezionati, ai tentativi di democratizzazione dell'abbigliamento, alle degenerazioni più attuali. ... Leggi di più Leggi meno
Industrie (Inquinamento),Economia Circolare,Second Hand
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11/03/2022
Scelte energetiche sostenibili
Spesso sentiamo dire che nella lotta alla crisi climatica le nostre scelte individuali contano fino a un certo punto. Ma se è vero che sono governi e aziende a dover fare i passi più grandi, è vero anche che le nostre scelte di cittadini e consumatori possono orientare il mercato e la politica. Prendiamo ad esempio l'energia: passare a un fornitore che vende elettricità proveniente da fonti rinnovabili ha un forte impatto individuale a livello ambientale e dà un segnale forte al mercato. Più persone scelgono di alimentare la propria abitazione con le rinnovabili, più le scelte di governi e aziende saranno portate ad adattarsi alla nuova domanda, migliorando l'offerta. Secondo il report del Gestore Servizi Energetici (la società del Ministero dell'economia incaricata della promozione delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica), nel 2019 in Italia i consumi finali lordi coperti da fonti rinnovabili sono cresciuti rispetto all'anno precedente, rappresentando più del 18% del totale. Questa crescita è superiore al target (del 17%) assegnato all’Italia dalla Direttiva europea per il 2020: la strada da fare è ancora tanta. Scegliere energia rinnovabile per la propria abitazione o azienda contribuisce a ridurre sensibilmente le emissioni e l'inquinamento derivato dall'utilizzo delle fonti fossili. Le nostre scelte individuali possono ancora fare la differenza. ... Leggi di più Leggi meno
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11/03/2022
Vuoti a rendere
Plastica
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10/03/2022
Il problema della siccità
Questo inverno vi sarà capitato di passare vicino a un fiume particolarmente secco o di essere andati a sciare in una località particolarmente brulla e povera di neve. È normale, l’inverno 2021-2022 è uno dei più secchi degli ultimi anni. La responsabilità è come al solito della crisi climatica causata dalle emissioni che derivano dalle tante attività umane legate a settori come industria, energia e alimentazione. Ma contrariamente a quello che si può pensare le precipitazioni in Italia non stanno diminuendo, infatti la media di pioggia e neve degli ultimi 100 anni è stabile. Quello che sta cambiando è la distribuzione delle precipitazioni, ce infatti si concentrano in sempre meno giorni. Questo si traduce in prolungati periodi di siccità seguiti da piogge catastrofiche. Inoltre l’assenza di neve durante l’inverno non ci assicura la nostra riserva idrica per l’estate mettendo in forte difficoltà non solo l’agricoltura ma moltissimi altri settori. Infine il cambiamento climatico ha causato un aumento delle temperature medie rendendo i periodi di siccità ancora più devastanti. Purtroppo, soprattutto se i Paesi del mondo non metteranno in campo strategie efficaci per mitigare il cambiamento climatico, questa tendenza peggiorerà negli anni. In questo post, però, proviamo a raccontarvi anche alcuni sistemi con cui possiamo prepararci a gestire futuri periodi di siccità. #acqua #pioggia #siccità #crisiclimatica #italia ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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09/03/2022
La storia del fast fashion
Ogni anno introduciamo nel mondo più di 100 miliardi di nuovi capi di abbigliamento, e ogni secondo un camion pieno di tessuti è bruciato o buttato in discarica, dove nella maggior parte dei casi impiegherà più di un secolo per biodegradarsi. Ma i costi nascosti del nostro abbigliamento non sono solo legati agli sprechi. I capi sono nella maggior parte dei casi confezionati da milioni di lavoratori tessili sottopagati e sfruttati, senza diritti né tutela. Grande responsabilità le ha il mercato del fast fashion, l'industria dell'abbigliamento che produce collezioni ispirate all'alta moda, rinnovate in tempi brevissimi e vendute a prezzi bassi. Ma come nasce l'industria dei vestiti a basso costo? E perché è un problema? Con Silvia Lazzaris scopriamo la storia del fast fashion. ... Leggi di più Leggi meno
Economia Circolare
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09/03/2022
I vuoti a rendere
Viviamo nell’epoca del packaging: solo nel 2019 abbiamo generato quasi 80 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio, l’equivalente del peso di 12 milioni di elefanti. Per fare fronte a questo problema, molti Paesi hanno già introdotto la pratica del vuoto a rendere. Ma non l'Italia. Solo in Europa, Danimarca, Croazia, Estonia, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Slovacchia, Slovenia, Svezia hanno già questo sistema. Ogni Paese adotta politiche specifiche, ma in molti casi però nei supermercati di questi Paesi troviamo le Reverse Vending Machines (RVM) cioè delle macchinette dove si possono introdurre le bottiglie vuote e in cambio restituiscono uno scontrino con cui si possono acquistare prodotti dal medesimo importo. L’approvazione di una legge nazionale permetterebbe di rimettere in circolo gli oltre 7 miliardi di contenitori di bevande di plastica, vetro e alluminio che ogni anno in Italia vengono sprecati favorendo una più rapida transizione all’economia circolare. ... Leggi di più Leggi meno
Plastica
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07/03/2022
Le miniere di litio in Cile
Il litio è un metallo leggero alla base della produzione di batterie ricaricabili durevoli necessarie per accumulare energia da fonti rinnovabili, alimentare le auto elettriche, e far funzionare i nostri dispositivi elettronici. Ma se per uno smartphone ne servono 2-3 grammi, per un’auto elettrica ce ne vogliono dai 20 ai 30 chili. Sorgono quindi nuove preoccupazioni riguardo l’impatto che l’estrazione del litio avrà sull'ambiente e sulle popolazioni che abitano nei pressi dei grandi giacimenti. Comunemente l'estrazione di litio avviene attraverso due metodi: il primo consiste nel costruire una miniera, estrarre i minerali e separare il litio attraverso un processo molto complesso. Il secondo, quello che si utilizza in Cile, consiste nel pompare in superficie depositi d'acqua sotterranei. Il liquido salato viene lasciato evaporare in grandi piscine e il litio viene poi rimosso dai sali essiccati rimasti sul fondo. Nelle bellissime foto aeree di @tomhegen.de si vede il liquido allo stato iniziale (turchese) e dopo diversi mesi (giallo) con concentrazioni di litio al 6%. Il Cile è il Paese con le più grandi riserve di litio al mondo e l’estrazione di questo metallo è quindi una questione d’importanza strategica per il nuovo governo. Il neoeletto presidente del Paese, Gabriel Boric, ha il compito di riscrivere la Costituzione assieme alla nuova Assemblea costituente, composta solo da cittadini (molti dei quali attivisti) e che è presieduta dall'accademica indigena mapuche Elisa Loncon. Molti Paesi stanno guardando attentamente a quello che succederà in Cile nei prossimi mesi perché potrebbe definire nuovi canoni sociali e ambientali per l’estrazione di questo metallo. L’Assemblea cilena vuole infatti vietare l'estrazione nelle aree più sensibili, imporre regole più severe alle compagnie private e includere le popolazioni indigene nel processo decisionale. Si tratta di un passo chiave sia per quei Paesi in cui il settore minerario è centrale per lo sviluppo economico sia per il progresso globale verso la decarbonizzazione, vista l’importanza di questo metallo. #energia #litio #batterie #sostenibilità #cile #chile ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili (Innovazione)
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06/03/2022
Cosa dice il report IPCC
Mentre l'attenzione del mondo è, comprensibilmente, concentrata sulle notizie che arrivano dall'Ucraina, non possiamo purtroppo permetterci di dimenticare la minaccia che riguarda la nostra stessa vita sul Pianeta: la crisi climatica. Questa settimana è stato pubblicato il nuovo report del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, l’IPCC, con un messaggio chiaro e inequivocabile: le mezze misure non sono più una via percorribile. Redatto da 270 autori provenienti da 67 paesi, il report “Impacts, Adaptation and Vulnerability” fornisce una prospettiva tetra, ma con uno spiraglio di speranza, per il nostro futuro sul Pianeta. Le conseguenze dell’aumento della temperatura globale stanno infatti sconvolgendo i raccolti e causando effetti devastanti su tutti gli ecosistemi e questo mette ogni giorno milioni di persone a rischio di fame e malnutrizione. In generale il report mostra come gli effetti del cambiamento climatico sulla vita delle persone aumentino esponenzialmente il rischio per la sicurezza umana anche con incrementi minimi di temperatura. Per arginare questi rischi, il report si concentra sull'adattamento, ovvero le misure che mirano a ridurre l'impatto sociale ed economico del cambiamento climatico. Tra le soluzioni più efficaci analizzate dal report c'è la rigenerazione degli ecosistemi, in città e nei campi agricoli, che contribuisce a ripristinare l’equilibrio nella biodiversità, nel suolo e nell'atmosfera. Sempre più importante anche il ricorso alle na La direttrice esecutiva dell’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), Inger Andersen ha voluto ricordare come “l'umanità ha passato secoli a trattare la natura come il suo peggior nemico. La verità è che la natura può salvarci". Il prossimo rapporto dell’IPCC, quello dedicato alla mitigazione (ovvero il taglio delle emissioni di CO2) è atteso per aprile 2022. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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02/03/2022
Combattere la crisi climatica in città
Nel mondo il 55% delle persone vive in ambienti urbani e si stima che questa percentuale raggiungerà il 70% entro il 2050. Come evidenzia l'ultimo report dell'IPCC, l’aumento nella popolazione urbana è un ulteriore fattore di rischio per la sicurezza delle città, già molto toccate dalle conseguenze del cambiamento climatico come l’aumento delle temperature, l’intensificarsi delle piogge e l’innalzamento del livello del mare. Dall'altra parte i centri urbani sono per loro natura aggregatori di talenti e diversità e grazie a queste due caratteristiche è in città che spesso nascono discussioni politiche e idee di business per trovare soluzioni alla sfida climatica. Tra le politiche più efficaci per adattarsi al clima che cambia e ridurre il rischio per la sicurezza umana ci sono le nature-based solutions, ovvero soluzioni che utilizzano le proprietà degli elementi naturali e degli ecosistemi per risolvere sfide economiche e sociali. L’idea dietro questo concetto è di assecondare i processi naturali, agevolando la biodiversità a fare quello che sa fare meglio: regolare la temperatura e l’equilibrio generale del Pianeta. Le piante ad esempio sono tra le soluzioni più efficaci in assoluto per risolvere molti dei problemi che affliggono le città: mitigano la temperatura, purificano l’aria dagli agenti inquinanti, trattengono acqua, hanno effetti positivi sulla salute mentale delle persone e contribuiscono a creare nuovi posti di lavoro. Siamo abituati a pensare al verde urbano come luogo di svago e diamo per scontata l’importanza di piante e della biodiversità tutta sulla nostra salute. A volte la soluzione non è inventare nuovi strumenti ma cambiare prospettiva verso quelli, incredibilmente efficaci, che abbiamo già. ... Leggi di più Leggi meno
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28/02/2022
Combattere la crisi climatica in città
Nel mondo il 55% delle persone vive in ambienti urbani e si stima che questa percentuale raggiungerà il 70% entro il 2050. L’aumento nella popolazione urbana è un ulteriore fattore di rischio per la sicurezza delle città, già molto toccate dalle conseguenze del cambiamento climatico come l’aumento delle temperature, l’intensificarsi delle piogge e l’innalzamento del livello del mare. Dall'altra parte i centri urbani sono per loro natura aggregatori di talenti e diversità e grazie a queste due caratteristiche è in città che spesso nascono discussioni politiche e idee di business per trovare soluzioni alla sfida climatica. Tra le politiche più efficaci per adattarsi al clima che cambia e ridurre il rischio per la sicurezza umana ci sono le nature-based solutions, ovvero soluzioni che utilizzano le proprietà degli elementi naturali e degli ecosistemi per risolvere sfide economiche e sociali. L’idea dietro questo concetto è di assecondare i processi naturali, agevolando la biodiversità a fare quello che sa fare meglio: regolare la temperatura e l’equilibrio generale del Pianeta. Le piante ad esempio sono tra le soluzioni più efficaci in assoluto per risolvere molti dei problemi che affliggono le città: mitigano la temperatura, purificano l’aria dagli agenti inquinanti, trattengono acqua, hanno effetti positivi sulla salute mentale delle persone e contribuiscono a creare nuovi posti di lavoro. Siamo abituati a pensare al verde urbano come luogo di svago e diamo per scontata l’importanza di piante e della biodiversità tutta sulla nostra salute. A volte la soluzione non è inventare nuovi strumenti ma cambiare prospettiva verso quelli, incredibilmente efficaci, che abbiamo già. Nella nuova puntata del nostro podcast #Città, Riccardo Haupt parla di “nature-based solutions” con Stefano Boeri, architetto, urbanista e presidente della Triennale Milano ➡️ https://shor.by/law4 #NatureBasedSolutions #Natura #ClimateChange #urbanistica ... Leggi di più Leggi meno
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27/02/2022
Città come ecosistema: le soluzioni naturali – con Stefano Boeri
Se è vero che le città sono responsabili del 75% delle emissioni a livello globale, è da qui che bisogna partire per mitigare gli impatti della crisi climatica. Considerando la natura come nostra prima alleata e ripensando la città come un ecosistema di biodiversità. Riccardo Haupt parla di “nature-based solutions” con Stefano Boeri, architetto, urbanista e presidente della Triennale di Milano. ... Leggi di più Leggi meno
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26/02/2022
La certificazione di sostenibilità B Corp
I due terzi delle aziende certificate come B Corp nel 2020 ha migliorato le proprie performance economiche, la metà ha assunto dipendenti. Sono segnali che investire in modelli sostenibili e inclusivi paga. B Corp è una certificazione ufficiale rilasciata da un ente indipendente dopo un’analisi approfondita, il B Impact Assessment, delle performance aziendali in termini ambientali, sociali ed economici. Per le aziende di oggi sta infatti diventando vantaggioso adottare quella che gli economisti chiamano la stakeholder theory, cioè fissare come scopo dell’impresa la soddisfazione delle aspettative di tutti i portatori di interessi, dalle comunità in cui operano all'ambiente, dai loro dipendenti agli investitori. L’Italia è un laboratorio di innovazione in questo settore con due modelli diversi, B Corp e Società Benefit, che testimoniano l’interesse crescente nella sostenibilità aziendale. Il 2021 ha visto un aumento del 26% rispetto al 2020 nel numero di B Corp presenti nel nostro Paese. La sostenibilità non riguarda più solo l’ambiente ma è ormai un problema di prosperità economica nel medio e lungo termine. Da un lato sempre più consumatori chiedono alle aziende di ridurre il proprio impatto ambientale. Dall'altro i Paesi, nell'intento di raggiungere i propri obiettivi climatici, impongono costi sempre più alti alle aziende che non riducono (o compensano) le proprie emissioni di gas serra. Per l'inclusività vale lo stesso discorso: le B Corp mostrano che integrare comportamenti etici nelle dinamiche aziendali e contrastare le discriminazioni migliora il benessere dei dipendenti e posiziona l'azienda in modo competitivo in un mercato sempre più attento a questi temi. Non dobbiamo però immaginarci le B Corp come isole felici a compartimenti stagni. L'obiettivo della certificazione è infatti costruire un vero e proprio movimento per ispirare/coinvolgere sempre più aziende a rigenerare la società attraverso il business ed evitare che i costi della transizione ecologica ricadano sui lavoratori e sui consumatori. #bcorp #UnlockTheChange ... Leggi di più Leggi meno
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23/02/2022
Perché aumentano le bollette?
Aprire la bolletta di elettricità e gas in questo periodo sta diventando un film dell'orrore. La stangata sui prezzi ha diverse cause che negli ultimi mesi si sono sovrapposte e hanno raddoppiato, triplicato a volte, i costi dell'energia. I motivi sono diversi: c'è il periodo post-lockdown che ha visto un aumento repentino della domanda di energia ma una mancanza di disponibilità lato offerta. Ci sono i crediti di carbonio che le aziende inquinanti utilizzano per compensare le proprie emissioni e di cui l'Unione Europea ha diminuito la disponibilità (per spingere la transizione energetica) facendone alzare i prezzi. C'è la Russia, che per fare pressioni sull'approvazione finale del nuovo gasdotto Nord Stream 2 ha ridotto il gas erogato all'Europa, di cui è primo fornitore. Aggiungete che dicembre è stato particolarmente freddo e che c'è stato poco vento per alimentare le turbine eoliche ed ecco spiegata la tempesta perfetta che si è abbattuta sul mondo dell'energia. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici,Industrie (Inquinamento)
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21/02/2022
Le auto elettriche riducono le emissioni?
Auto elettriche o convenzionali, chi inquina di più? Dipende. Nella fattispecie, dipende dal tipo di energia che viene utilizzata. Le emissioni totali di un veicolo durante la sua vita (dal concessionario alla demolizione) sono frutto di una combinazione di fattori. Per valutare questi impatti, l'agenzia europea per l'ambiente ha utilizzato uno strumento chiamato LCA (Life Cycle Assessment) che permette di analizzare tutte le fasi di vita del veicolo, andando a valutarne passo per passo le emissioni. La produzione e lo smaltimento di un’auto elettrica sono meno green che per le auto con motore a combustione interna. Questo a causa della complessità dei veicoli elettrici e perché le auto convenzionali sono oramai una tecnologia consolidata da tempo. Ma per quel che riguarda l'energia utilizzata per lo spostamento, le auto elettriche competono maggiormente con le auto che utilizzano combustibili fossili. Analizzando i veicoli elettrici, non bisogna però ignorare l'origine dell'elettricità utilizzata per lo spostamento. Per un guadagno sostanzioso in termini di emissioni di CO2, quest'ultima dovrebbe provenire veramente da fonti green. Al contrario, si rischia solo di spostare il luogo dove si emette CO2, ma non si riducono le emissioni nella loro totalità. È questo il caso di energia prodotta interamente a carbone, dove l'auto elettrica è addirittura più inquinante di una normale. Secondo i calcoli dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, l'odierno mix di produzione dell'energia europea ci permette di risparmiare CO2 quando usiamo un'auto elettrica rispetto a un'auto convenzionale. Ma se l'energia provenisse solo da fonti rinnovabili l'impatto sarebbe ancora più grande. Le auto elettriche sono una soluzione percorribile, ma assieme alla quale i governi devono pensare a una infrastruttura di approvvigionamento energetico veramente sostenibile. Altrimenti, la mobilità elettrica rischia solo di essere un modo di nascondere lo sporco sotto il tappeto. ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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20/02/2022
Rigenerazione urbana e placemaking
Sempre più spesso sentiamo parlare di rigenerazione urbana. Da dove arriva questa idea e perché quella che stiamo vivendo può essere una stagione di rigenerazione? Paolo Bovio ne ha parlato con Elena Granata, docente di urbanistica al Politecnico di Milano e vicepresidente della Scuola di Economia Civile. Una puntata alla scoperta dei “placemaker”, figure ibride e inedite, al lavoro per ridare vita agli spazi abbandonati. ... Leggi di più Leggi meno
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18/02/2022
3 consigli per risparmiare energia
Dieta
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18/02/2022
Come risparmiare energia cucinando la pasta
Oggi è la Giornata Internazionale del risparmio energetico e abbiamo deciso di condividere con voi questo segreto culinario che oltre a farti risparmiare economicamente, aiuterà anche l'ambiente. Molti credono che sia il bollore dell’acqua a far cuocere la pasta, ma in realtà la cottura avviene grazie al calore che viene trasferito dall’acqua. Se invece di avere l’acqua a 100 gradi la abbiamo a 90, la quantità di calore che trasmettiamo è molto simile e quindi la pasta si cuoce lo stesso, anche se l’acqua non bolle! L’importante è non spegnere il fornello troppo presto e non alzare spesso il coperchio, perché se la temperatura si abbassa la pasta potrebbe non cuocersi. Tutto questo ti permetterà di risparmiare circa il 50% dell’energia totale che forse ti sembrerà poco ma moltiplicato per tutti i giorni e soprattutto per tutte le persone che cucinano pasta ogni giorno, non è poi così poco. ... Leggi di più Leggi meno
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13/02/2022
Ripensare lo spazio con l'urbanistica tattica
Quali cambiamenti si innescano quando amministrazioni locali e privati si attivano per restituire spazio pubblico ai cittadini? E quali sono le buone pratiche per coniugare le esigenze della viabilità con la vivibilità dello spazio urbano? Paolo Bovio ne parla con Demetrio Scopelliti, direttore pianificazione urbana e spazio pubblico di AMAT e Regina De Albertis, presidente Assimpredil ANCE ... Leggi di più Leggi meno
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11/02/2022
Rigenerazione Urbana
Oggi proviamo a capire come saranno le città del futuro, tra costruzione di verde, rigenerazione urbana e nuovi progetti grandiosi! Scopriamolo insieme
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11/02/2022
La più grande area marina dell'emisfero occidentale
Buone notizie per l'ambiente: presto sarà stabilita la più grande area marina protetta dell'emisfero occidentale. I leader di Colombia, Costa Rica, Ecuador e Panama hanno trovato un accordo alla COP26 per proteggere una delle aree più importanti al mondo per la biodiversità. Le aree marine protette sono porzioni di oceano su cui i governi pongono limiti all'attività umana, come per esempio la pesca. Questa iniziativa è particolarmente importante perché la zona selezionata è un hotspot di biodiversità grazie alle molte specie che passano di lì lungo proprie rotte migratorie. La pesca sarà ridotta moltissimo, ma non eliminata completamente da queste aree – infatti al momento le specie che popolano questi mari danno da mangiare e da vivere a milioni di cittadini sudamericani. Sarà però consentito pescare solo in alcune parti dell'area protetta, e soltanto per certi tipi di pesca e certi tipi di specie. Il presidente della Costa Rica, Carlos Alvarado Quesada, ha detto: "Non aspettiamo che qualcuno venga e ci dica qual è la cosa giusta da fare. Sappiamo qual è la cosa giusta da fare, ed è proteggere queste aree e questi ecosistemi. Sappiamo che garantiranno un futuro a noi, ai nostri figli e ai nostri nipoti, e per questo lo stiamo facendo". Per finanziare la protezione di quest'area, poi, i Paesi hanno anche avuto idee creative: ad esempio, l'Ecuador sta cercando di pagare il proprio debito nazionale attraverso i propri sforzi di conservazione. Il presidente dell'Ecuador, Guillermo Lasso, ha presentato il suo piano alla COP26: espandere la riserva marittima delle Galapagos per cancellare circa un miliardo di dollari di debiti. "Questo sarebbe il più grande scambio di debiti-per-conservazione mai fatto dall'umanità" ha detto il ministro dell'Ambiente ecuadoriano, Gustavo Manrique. Al momento però il governo non ha offerto una proposta dettagliata che spieghi esattamente come funzionerebbe l'iniziativa. ... Leggi di più Leggi meno
Plastica (Inquinamento),Mare (Ambiente),Pesci (Fauna),Dieta
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10/02/2022
I passi avanti del Regno Unito sulla fusione nucleare
C’è una vecchia battuta sulla fusione nucleare che dice che la commercializzazione di questa tecnologia è distante 30 anni e sempre lo sarà. Oggi però questa distanza sembra diventata realistica. I ricercatori del programma sperimentale Joint European Torus (JET) hanno infatti annunciato di essere riusciti quasi a triplicare la quantità di energia generata dal processo di fusione. Ad oggi tutti i reattori commerciali utilizzano la fissione nucleare, ovvero la scissione di atomi pesanti (uranio) in atomi più leggeri. L'energia che si libera da questo processo è usata per scaldare l'acqua in vapore, che a sua volta muove le turbine per produrre elettricità. La fusione nucleare prova a fare il contrario: generare calore dall'energia liberata fondendo atomi leggeri (due isotopi dell'idrogeno) in uno più pesante. È esattamente la stessa reazione che alimenta il sole. Le reazioni di fusione sono però difficili da stabilizzare per periodi lunghi - l'esperimento del JET è durato 5 secondi - ed è molto costoso ad oggi, in termini economici ed energetici, creare le condizioni necessarie perché avvengano. La prima centrale dimostrativa a fusione dovrebbe essere costruita entro il 2040 in Francia, dove si sta sviluppando Iter, il più grande progetto di fusione nucleare del mondo. Probabilmente ci vorranno più di 30 anni per arrivare a commercializzare la fusione nucleare e connetterla alla rete elettrica, ma da oggi quell'orizzonte su cui si è spesso ironizzato sembra essere più vicino. ... Leggi di più Leggi meno
Nucleare
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09/02/2022
Il giusto mix di rinnovabili per la transizione energetica in Europa - con Simone Tagliapietra
Qual è la posizione di Spotify in merito alla vicenda di Joe Rogan? E poi, perché Meta sta minacciando di oscurare Facebook e Instagram in Europa? Infine, Riccardo Haupt si confronta con Simone Tagliapietra sul dibattito legato alla "tassonomia europea", la classificazione degli investimenti ritenuti sostenibili in Europa dal punto di vista ambientale. ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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09/02/2022
No, biologico e biodinamico non sono la stessa cosa
Si è appena concluso un dibattito acceso alla Camera sulla differenza tra agricoltura biologica e biodinamica. Un disegno di legge sull'agricoltura biologica, proposto da Italia Viva e approvato in Senato a maggio, includeva un comma che equiparava il metodo di agricoltura biodinamica a quello di agricoltura biologica. La comunità scientifica però non è d'accordo con questa equiparazione e ha chiesto per mesi di eliminare dal testo ogni riferimento all'agricoltura biodinamica, considerata una pratica priva di fondamenti scientifici, superstiziosa ed esoterica. Se infatti è vero che in molti casi l'agricoltura biodinamica è anche biologica, è anche vero che le due hanno presupposti completamente diversi. L'agricoltura biologica, per quanto non perfetta, è regolata da norme informate da evidenza scientifica. L'agricoltura biodinamica no, perché include pratiche legate a spiritualismo, antroposofia e astrologia. La Camera oggi ha votato all'unanimità per eliminare l'equiparazione. I riferimenti al metodo biodinamico erano contenuti negli articoli 1, 5 e 8 del disegno di legge e in particolare nel comma 3 dell’articolo 1 della legge che recitava: “Ai fini della presente legge, il metodo di agricoltura biodinamica, che prevede l’uso di preparati biodinamici, applicato nel rispetto delle disposizioni del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, è equiparato al metodo di agricoltura biologica”.  Se fosse passata l’equiparazione, le aziende che utilizzano il metodo dell’agricoltura biodinamica avrebbero potuto usufruire dei fondi pubblici della ricerca destinati al biologico. Il testo però dovrà ora tornare al Senato, che aveva approvato l'equiparazione il maggio scorso, per una quarta lettura. #biologico #biodinamico #agricoltura ... Leggi di più Leggi meno
CO2 (Inquinamento),Dieta (Cibo)
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08/02/2022
100mila pesci morti al largo della Francia
Pesci (Fauna)
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08/02/2022
L'ambiente in Costituzione
La Camera ha approvato in via definitiva, nella quarta e ultima lettura, il ddl per la tutela dell'ambiente in Costituzione, che modifica gli articoli 9 e 41 della Carta. Nella votazione finale è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi in questa seconda deliberazione, come già era avvenuto al Senato il 3 novembre dell’anno scorso, dopo che il testo aveva ottenuto il via libera di entrambi i rami del Parlamento in prima deliberazione. Per questa modifica della Costituzione non sarà previsto il referendum popolare confermativo perché la legge di revisione costituzionale è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. La finalità è quella di dare ulteriore concretezza alla "tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali" previsto già dall'articolo 117 della Costituzione. Accanto a quella dell'ambiente, si parla anche di tutela della biodiversità e degli ecosistemi e viene introdotto per la prima volta un riferimento all'"interesse delle future generazioni”. In Parlamento se ne discuteva da circa 40 anni, dalla sentenza del 1979 con con cui la Cassazione sottolineava il diritto ciascun uomo alla salute e quindi ad un ambiente salubre. Ma il vero inizio del dibattito risale ai lavori dell’Assemblea Costituente, durante i quali fu ampio e polarizzato il dibattito attorno alla scrittura dell’Articolo 9. Oggi diventa realtà. #costituzione #ambiente #sostenbilità ... Leggi di più Leggi meno
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07/02/2022
Il tappeto di pesci (morti) al largo della Francia
La Francia e il commissario europeo per l'ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius, hanno annunciato l’apertura di un’indagine per capire cosa sia veramente successo al largo delle coste francesi, dove un peschereccio ha disperso 100 mila pesci morti. Secondo la @seashepherd, infatti, il peschereccio potrebbe aver rilasciato volontariamente il pescato per non colmare con pesci poco redditizi le quote totali e ammissibili di pesca assegnategli. Questa pratica, però, come ha sottolineato Reuters, è vietata dell’Unione Europea che stima che, a livello globale, ogni anno vengano gettati tra i 7 e i 10 milioni di tonnellate di pesce. ... Leggi di più Leggi meno
Pesci
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05/02/2022
Ogni anno sprechiamo un terzo del cibo che produciamo nel mondo
Produrre cibo costa. Costa risorse come acqua, suolo, fatica, tempo. E cercare di sfamare una popolazione che è cresciuta esponenzialmente in un solo secolo ha intensificato questi costi, portandoci a usare le risorse della terra più velocemente di quanto abbiano bisogno per rigenerarsi. Eppure ogni anno finiamo comunque per scartare o sprecare un terzo di tutto il cibo che produciamo nel mondo. Nei Paesi più privilegiati del mondo, in cui la maggior parte delle varietà di cibo è presente ogni giorno in qualsiasi supermercato a prezzo bassissimo, i consumatori hanno responsabilità per circa la metà degli sprechi alimentari. L'altra metà invece viene buttata già prima di raggiungerci, spesso però sempre per accontentare aspettative sempre più impossibili da parte di noi consumatori. A volte perché il cibo non è esteticamente perfetto, altre perché non rispetta misure standard, altre ancora perché leggermente ammaccato. Ma anche perché ci sono punti di rottura in un sistema logistico sempre più articolato che ignora la stagionalità. Ogni anno, un terzo del raccolto europeo non arriva neanche sugli scaffali dei negozi. Uno su tre pesci catturati nel mondo va a male prima di aver raggiunto i nostri piatti. E le vite di 12 miliardi di animali vengono sacrificate senza sfamare nessuno. In occasione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, può essere utile capire quali sono i prodotti alimentari che sprechiamo di più e perché. Secondo i dati del monitoraggio Ipsos e del rapporto "Il caso Italia" pubblicato dall'Università di Bologna e Last Minute Market, nell'ultimo anno lo spreco di cibo in Italia è salito di nuovo dopo un crollo all'inizio della pandemia, aumentando del 15% rispetto al 2020. In Italia gli alimenti che sprechiamo di più sono frutta fresca, insalate, pane fresco, verdure, e poi cipolle, aglio e tuberi. La metà degli intervistati hanno ammesso che la ragione principale per lo spreco è semplicemente dimenticare il cibo in frigo, trovandolo poi scaduto o deteriorato. Questo tipo di risposte rende evidente che non risolveremo il problema degli sprechi finché non torneremo a riconoscere al cibo di nuovo il valore che merita. ... Leggi di più Leggi meno
Dieta
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04/02/2022
Il problema della neve a Pechino 2022
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03/02/2022
La guerra sulla tassonomia
Blackout nell’europa dell’Est, mancanza di approvvigionamenti, prezzi alle stelle e una politica energetica che oggi fà acqua da tutte le parti. Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di energia solare ed eolica come la soluzione per il raggiungimento degli obiettivi ambientali, ma ora più che mai, questo non è abbastanza. Il messaggio dietro alla proposta della Commissione è chiaro. Occorre fare dietrofront e aprire le porte a Nucleare e Gas naturale, se vogliamo evitare una crisi energetica che genererebbe danni ben più grandi. La contraddizione è chiarissima: a prescindere da un loro ruolo come tecnologie di transizione, nucleare e gas non sono verdi in senso stretto. Il nostro Guglielmo Paternesi ci spiega come la tassonomia energetica Europea sia solo un enorme compromesso. ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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02/02/2022
Cos'è la Tassonomia UE per la finanza sostenibile?
La Commissione Europea ha adottato oggi il secondo atto delegato della Tassonomia europa per la finanza sostenibile, quello sull'inclusione di gas e nucleare come fonti di transizione. Una decisione che aveva già attirato molte polemiche e accuse di greenwashing in quanto, in particolare per il gas, una fonte non "verde" viene inclusa come investimento sostenibile. Il gas naturale infatti non può essere considerato una fonte di energia pulita in quanto la sua combustione genera emissioni di CO2 e metano non trascurabili. A parità di energia utilizzata il gas produce il 30% in meno di CO2 rispetto al petrolio e il 40% in meno rispetto al carbone. Per questo la Commissione ha deciso di includere questa risorsa all'interno della Tassonomia come fonte “di transizione”, considerata la lentezza per l’approvazione di impianti a energia rinnovabile. Anche attorno al nucleare il dibattito rimane acceso: è infatti potenzialmente utile a sopperire all'intermittenza delle fonti rinnovabili ma per i Paesi che devono costruire nuove centrali i costi sono molto alti e i tempi lunghi in termini di realizzazione e operatività. E rimane sempre il tema dello stoccaggio delle scorie. Ci sono infine questioni strategiche. Gli stati membri differiscono molto nelle fonti energetiche utilizzate. La Francia per esempio consuma molta energia proveniente dal nucleare mentre Italia e Germania puntano sul gas naturale. Ci sono poi paesi come Austria, Danimarca, Olanda e Svezia che si oppongono all'inclusione di entrambe le fonti nella Tassonomia. Le clausole inserite per consentire il finanziamento di gas e nucleare vengono viste da questi paesi come troppo permissive e inadeguate per gli obiettivi climatici europei. Seppure considerate “attività transitorie”, gli investimenti in gas e nucleare saranno infatti considerati a tutti gli effetti conformi alla Tassonomia e quindi etichettati come sostenibili. La palla passa ora a Consiglio dell'UE e Parlamento Europeo, che possono bocciare la proposta. #tassonomia #clima #ambiente #energia #nucleare #gas #rinnobaili #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
Policies
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02/02/2022
Tassonomia per la finanza sostenibile
La Commissione Europea ha adottato oggi il secondo atto delegato della Tassonomia europea per la finanza sostenibile, quello sull'inclusione di gas e nucleare come fonti di transizione. Una decisione che aveva già attirato molte polemiche e accuse di greenwashing in quanto, in particolare per il gas, una fonte non "verde" viene inclusa come investimento sostenibile. Il gas naturale infatti non può essere considerato una fonte di energia pulita in quanto la sua combustione genera emissioni di CO2 e metano non trascurabili. A parità di energia utilizzata il gas produce il 30% in meno di CO2 rispetto al petrolio e il 40% in meno rispetto al carbone. Per questo la Commissione ha deciso di includere questa risorsa all'interno della Tassonomia come fonte “di transizione”, considerata la lentezza per l’approvazione di impianti a energia rinnovabile. Anche attorno al nucleare il dibattito rimane acceso: è infatti potenzialmente utile a sopperire all'intermittenza delle fonti rinnovabili ma per i Paesi che devono costruire nuove centrali i costi sono molto alti e i tempi lunghi in termini di realizzazione e operatività. E rimane sempre il tema dello stoccaggio delle scorie. Ci sono infine questioni strategiche. Gli stati membri differiscono molto nelle fonti energetiche utilizzate. La Francia per esempio consuma molta energia proveniente dal nucleare mentre Italia e Germania puntano sul gas naturale. Ci sono poi Paesi come Austria, Danimarca, Olanda e Svezia che si oppongono all'inclusione di entrambe le fonti nella Tassonomia. Le clausole inserite per consentire il finanziamento di gas e nucleare vengono viste da questi Paesi come troppo permissive e inadeguate per gli obiettivi climatici europei. Seppure considerate “attività transitorie”, gli investimenti in gas e nucleare saranno infatti considerati a tutti gli effetti conformi alla Tassonomia e quindi etichettati come sostenibili. La palla passa ora a Consiglio dell'UE e Parlamento Europeo, che possono bocciare la proposta. #tassonomia #clima #ambiente #energia #nucleare #gas #rinnovabali #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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01/02/2022
i grandi marchi di moda stanno rinunciando alle pellicce naturali
L'ultimo è stato Dolce&Gabbana. A partire dal 2022 il brand ha scelto di "dismettere l'uso della pelliccia animale in tutte le sue collezioni" optando per l'eco-pelliccia realizzata con materiali riciclati e riciclabili. Ma sono sempre più i Paesi che vietano e i siti di e-commerce e i brand che rinunciano a llepellicce naturali. Marchi come Prada, Armani, Michael Kors, Burberry o il colosso Kering hanno scelto di non usare più pellicce naturali per venire incontro alla nuova sensibilità dei consumatori. La California ha decretato che entro il 2023 non sarà più permessa le vendita di pellicce naturali di coyote, visone e coniglio. La Norvegia, così come altri Paesi europei, ha annunciato che vieterà tutti gli allevamenti di animali da pelliccia entro il 2025. E il portale di moda Farfetch non vende più prodotti con pelliccia naturale. Secondo l'associazione di categoria Fur Federation, il mercato delle pellicce naturali è già crollato dai 40 miliardi di dollari del 2015 ai 33 del 2018. D'altra parte, secondo il centro studi Technavio, il mercato della pelliccia sintetica crescerà a una media del 19% l'anno, fino a raggiungere i 129 milioni di dollari nel 2023. Cifre infinitamente minori, il cui trend in ascesa suggerisce però un cambio di rotta. L'annuncio di Dolce&Gabbana arriva dopo che in Italia è appena entrata in vigore la legge che vieta allevamenti e l'uccisione di visoni, volpi, procioni, cincillà e di tutti gli animali, di qualsiasi specie, usati per ricavarne delle pellicce. L’Italia è il ventesimo Paese europeo che introduce severe restrizioni a questa attività, e si accoda così a un trend che sta diventando sempre più ampio. È un passo avanti nella transizione del mondo del fashion verso un modello più sostenibile e cruelty-free ma bisogna ricordare che anche una pelliccia prodotta con materiali sintetici non è automaticamente sostenibile, perché i materiali potrebbero non essere riciclati o riciclabili. Per ridurre ulteriormente il proprio impatto, diverse compagnie stanno esplorando nuovi materiali in un'ottica circolare e rigenerativa. ... Leggi di più Leggi meno
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31/01/2022
Quanto spazio occupano i parcheggi nelle principali città italiane
Stiamo affrontando la sfida più grande nella storia dell’umanità: quella di coniugare finalmente ambiente e sviluppo, senza continuare a distruggere gli ecosistemi. E questo sviluppo, anche grazie alla dura lezione della pandemia, dovrà per forza definirsi sostenibile per poter porre un freno all'attività di distruzione del nostro pianeta. Su questa linea, la Commissione Europea l’anno scorso ha approvato un progetto importante, il Green Deal, che ha l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Per raggiungerlo bisognerà accelerare ogni sforzo in tutti i settori, tra i quali rientra anche quello della mobilità. Le città italiane sono invase dalle macchine, parcheggiate o in movimento. Solo a Milano, per parcheggiare tutte le 688.223 auto presenti, serve uno spazio grande 22 volte Parco Sempione. Le vittime dell’inquinamento dell’aria in Italia sono ancora troppo alte: 80.000 morti premature secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. E proprio il traffico è uno dei fattori che produce più inquinanti. C’è bisogno quindi di ripensare le città, la loro mobilità e la qualità della vita dei cittadini che le vivono. Per farlo, però, non basterà fare i conti solo con i numeri e gli spazi. Dovremo iniziare a fare ragionamenti che includano il tempo, la velocità, la qualità delle azioni che compiamo ogni giorno. Bisognerà cioè mettere in pratica un vero e proprio cambio culturale. Delle trasformazioni e delle sfide di cui i grandi agglomerati urbani sono, allo stesso tempo, oggetti e protagonist parliamo nel nostro nuovo podcast, “Città”. Un viaggio alla scoperta delle città che cambiano, insieme a esperti di urbanistica e di housing, architetti, professionisti della sostenibilità, come pure della cultura, dello sport e della ristorazione: le persone che inventano, oggi, i luoghi del futuro che abiteremo. Il podcast è disponibile su tutte le piattaforme, link in bio. #città #urban #city #citygram #instacity #mobilità #parcheggi #auto #podcast ... Leggi di più Leggi meno
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31/01/2022
Parcheggi nelle città italiane
Stiamo affrontando la sfida più grande nella storia dell’umanità: quella di coniugare finalmente #ambiente e #sviluppo, senza continuare a distruggere gli ecosistemi. E questo sviluppo, anche grazie alla dura lezione della pandemia, dovrà per forza definirsi sostenibile per poter porre un freno all'attività di distruzione del nostro pianeta. Su questa linea, la Commissione Europea l’anno scorso ha approvato un progetto importante, il #GreenDeal, che ha l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Per raggiungerlo bisognerà accelerare ogni sforzo in tutti i settori, tra i quali rientra anche quello della mobilità. Le città italiane sono invase dalle macchine, parcheggiate o in movimento. Solo a #Milano, per parcheggiare tutte le 688.223 auto presenti, serve uno spazio grande 22 volte Parco Sempione. Le vittime dell’inquinamento dell’aria in Italia sono ancora troppo alte: 80.000 morti premature secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. E proprio il traffico è uno dei fattori che produce più inquinanti. C’è bisogno quindi di ripensare le città, la loro mobilità e la qualità della vita dei cittadini che le vivono. Per farlo, però, non basterà fare i conti solo con i numeri e gli spazi. Dovremo iniziare a fare ragionamenti che includano il tempo, la velocità, la qualità delle azioni che compiamo ogni giorno. Bisognerà cioè mettere in pratica un vero e proprio cambio culturale. #Città #City #Mobilità #Parcheggi #Auto ... Leggi di più Leggi meno
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29/01/2022
Il nuovo volto del sistema elettrico italiano - con Massimiliano Garri, Direttore Innovation del Gruppo Terna
Cosa sta accadendo al mercato azionario dei titoli tech? Quali conseguenze ha avuto sul prezzo delle criptovalute? E poi, quale sarà il futuro del sistema energetico in Italia? A questa risposta prova a dare una risposta Riccardo Haupt insieme a Massimiliano Garri, Direttore Innovation & Market Solutions del Gruppo Terna ... Leggi di più Leggi meno
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26/01/2022
L'aumento delle temperature globali
Ed Hawkins è un climatologo dell'Università di Reading appassionato di visualizzazione dei dati. Nel 2018, per rendere il cambiamento climatico più accessibile a un pubblico non scientifico ha creato le Warming Stripes, quel codice a barre colorato dove si mostra l'aumento della temperatura media globale dal 1850 al 2018, passando dal blu al rosso scuro. Il grafico, utilizzato in una versione precedente anche durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2016, è diventato virale perché, senza bisogno di dati numerici e spiegazioni, rende immediatamente l'idea di quanto nell'ultimo decennio le temperature medie abbiano subito un'impennata. Hawkins è tornato negli ultimi giorni con questa visualizzazione che, di nuovo, non lascia spazio a interpretazioni. Il trend è innegabile, e una ricerca del Copernicus Climate Change Service uscita a inizio anno ce lo conferma: gli ultimi 7 anni sono stati i più caldi mai registrati. Il 2021 è stato infatti il quinto più caldo di sempre e ha visto molti dei segnali del cambiamento climatico intensificarsi, a partire dall'aumento in frequenza e in intensità di eventi estremi come incendi e inondazioni. Ne sono testimonianze il record stabilito la scorsa estate, in Sicilia, della temperatura più alta mai registrata in Europa (48.8°C) così come le alluvioni in Germania che hanno causato decine di morti, o gli incendi in Siberia e le ghiacciate primaverili in Francia. La scienza deve sempre scendere a compromessi per riuscire a comunicare al pubblico dati e numeri in maniera coinvolgente. L'incertezza e la complessità sono infatti percepite dalla maggior parte dei media come ostacoli, ma Hawkins ci ha mostrato che è possibile veicolarle in maniera intuitiva e diretta. #showyourstripes #climatechange ... Leggi di più Leggi meno
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26/01/2022
Olimpiadi invernali... senza neve
Le Olimpiadi Invernali di Pechino 2022 saranno le prime alimentate al 100% da neve artificiale. Ma la neve artificiale è stata indispensabile anche ai giochi di Sochi del 2014, quando circa l’80% della neve era artificiale. A Pyeongchang quattro anni dopo, quella quota era il 90%. È infatti diventato sempre più raro, a causa del cambiamento climatico, trovare Paesi che possano fare affidamento sulla neve naturale per ospitare la manifestazione. La neve artificiale ha comunque un vantaggio per quanto riguarda le competizioni: rende la le piste più solide e uniformi. Ci sono però due problemi principali con questa soluzione: richiede quantità d’acqua enormi e per evitare che si sciolga troppo velocemente deve essere mischiata con additivi chimici. Nel caso del Zhangjiakou, la regione vicino a Pechino dove si svolgeranno le Olimpiadi, questo problema si aggrava a causa delle condizioni delle sue riserve idriche, già fortemente sfruttate per le attività agricole. La scelta di quest’area non è casuale ma segue un piano strategico del governo: creare una versione cinese delle Alpi, una destinazione per il turismo invernale che attragga nuovi settori e contribuisca a sollevare dalla povertà la regione. Il problema dell’acqua non è nuovo: in una nota del 2015, il Comitato Olimpico aveva espresso la preoccupazione riguardo al fatto che Pechino “stesse sottovalutando la quantità di acqua necessaria per l'innevamento". Pechino ha risposto a queste critiche dicendo che i sistemi di innevamento sono alimentati da fonti rinnovabili e che tutte le nuove piste sono fornite di serbatoi per la raccolta della neve artificiale sciolta. Tuttavia, le accortezze previste dal governo cinese non convincono gli esperti, soprattutto riguardo la scelta dell’area, tra le più aride della Cina, e il rischio di contaminazione che la neve artificiale potrà avere sul ciclo idrico. #Olympics #Beijing2022 #Pechino2022 #Olimpiadi #reels ... Leggi di più Leggi meno
Montagna
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25/01/2022
Cosa rallenta le energie rinnovabili?
La transizione energetica italiana è in bilico tra tutela del paesaggio e necessità di passare alle energie rinnovabili. In fila per l'approvazione ci sono abbastanza impianti per doppiare gli obiettivi climatici al 2030. Ma dal 2014, siamo riusciti ad autorizzare solo l'1,3% delle richieste. Il nostro @guglielmopaternesi ci guida all'interno del mondo delle energie rinnovabili e delle loro autorizzazioni, per scoprire come sia possibile che per autorizzare ogni impianto si impieghino circa 66 mesi più del dovuto. ... Leggi di più Leggi meno
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20/01/2022
Un orto subacqueo in Italia
Mare (Ambiente)
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20/01/2022
La carbon tax in Europa
Nei prossimi anni l'Europa introdurrà una nuova tassa per limitare l'impatto climatico della produzione e del consumo di alcuni prodotti e attività. La tassa sul carbonio, o carbon tax, non è una novità. È stata introdotta per la prima volta dalla Finlandia nel 1990, e da allora l'hanno adottata altri 18 paesi europei. L'Unione Europea, però, sta cercando di introdurre una carbon tax più omogenea per tutti i Paesi membri. E soprattutto vuole introdurre la prima tassa sul carbonio che si paga anche alla dogana, impedendo agli stati europei di farsi belli a casa mentre in realtà scaricano il peso delle emissioni su altri Paesi. Ma quali potrebbero essere gli effetti sulle nostre vite di una tassa di questo tipo? Ce ne parla @silvialazzaris ... Leggi di più Leggi meno
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19/01/2022
Come sarebbe un'Italia alimentata dall'energia eolica offshore?
Un'Italia alimentata da turbine eoliche offshore (cioè quelle in mare aperto) avrebbe queste sembianze. Tanti impianti a largo della Puglia, molti tra Sardegna e Sicilia, pochi di questi nel Mar Tirreno e nell'Adriatico Settentrionale. Queste non sarebbero necessariamente ancorate sul fondo, dato che gli impianti possono anche essere galleggianti. Si stima che, in un mondo privo di emissioni, la percentuale ottimale di energia generata dalle centrali eoliche offshore sia del 7,5%. Una tecnologia dalle potenzialità enormi, che deriva principalmente dalla loro grandezza e dalla possibilità di sfruttare i forti venti dei canali. Lontane dagli occhi della popolazione possono raggiungere altezze fino a 242 metri e ognuna di queste può soddisfare il fabbisogno di una cittadina di 20mila abitanti. Prendendo le aree più ventose del pianeta, il The Economist ha immaginato come possa prendere forma un mondo completamente alimentato ad energia eolica. Con una superficie di circa 360.700.000 km², basterebbe "solo" il 2% del nostro oceano per prescindere da qualsiasi altra forma di energia. Nella realtà dei fatti, sebbene l'energia eolica non sarà mai in grado di soddisfare il fabbisogno mondiale essendo di sua natura intermittente ed altamente imprevedibile, questa è fondamentale al raggiungimento del net-zero. In Italia, al momento, non ci sono centrali eoliche offshore operative, nonostante il loro scarso impatto visivo e la loro capacità di generazione le rendano più convenienti delle loro corrispondenti sulla terraferma. I 39 impianti qui rappresentati, al netto di un impianto a largo di Taranto, sono fermi in fila per l'approvazione, per un totale di 17 GW. Quasi il 15% di tutta la potenza installata (da qualsiasi fonte di energia) sul territorio italiano. ... Leggi di più Leggi meno
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19/01/2022
Rigenerazione urbana in Italia
L'Italia si sta muovendo sul fronte della rigenerazione urbana? Si, ed è un momento da non perdere. A dicembre 2021, con la firma del ministro della Transizione ecologica Cingolani, si è raggiunto il primo punto di svolta di una delle linee di intervento previste nella missione 2 del PNRR, quella dedicata alla rivoluzione verde e transizione ecologica (che nel complesso ha ricevuto circa 70 miliardi dal totale del PNRR compresi i fondi complementari). Con il via all’investimento “Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano” per cui sono previste risorse pari a 330 milioni di euro, le 14 città metropolitane italiane vedranno così crescere nuove aree verdi con la “messa a dimora” di 1,6 milioni di alberi quest’anno e i restanti 5 milioni nel 2024. La necessità di aumentare i polmoni verdi nelle città nasce da un'analisi ISPRA riguardo il consumo del suolo e l'inquinamento dell’aria. Nel documento del ministero si leggono sia i preoccupanti indicatori di inquinamento atmosferico nei capoluoghi di città metropolitane (con capofila Torino), sia la percentuale di consumo di suolo sulla superficie totale della città (con capofila Milano). Il governo ha così realizzato la grave mancanza di servizi ecosistemici nelle città italiane. Il fatto che manchino i servizi che gli elementi naturali ci offrono a supporto della nostra vita, significa avere meno capacità di regolare i gas serra emessi, meno servizi ricreativi educativi ed estetici e anche minor valore economico. Anche FILI, uno dei più grandi progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana e non urbana in Europa, ha deciso di unirsi alla sfida di rendere l'Italia più verde. Tra le svariate iniziative del progetto si prevede anche la piantumazione di 800 mila alberi in 24 Comuni Italiani e la creazione di una "Foresta Sintetica Pensile" alla stazione di Milano Cadorna che produrrà ossigeno per la città. Per migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini, governo e imprese decidono quindi di rigenerare il nostro territorio partendo dalla creazione di nuove aree verdi, strategia che risulta essere ancora una volta quella vincente per ambiente e persone. #FILI #rigenerazioneurbana ... Leggi di più Leggi meno
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14/01/2022
La raccolta dell'umido in Italia
Da quest’anno per tutti i comuni italiani diventerà obbligatorio separare gli scarti organici dagli altri rifiuti. L’Italia ha introdotto l’obbligo di raccolta differenziata dell’umido grazie al decreto legislativo 116/2020, che recepisce la direttiva europea 2018/851 in materia di rifiuti e lo ha fatto con due anni in anticipo rispetto a quando l’obbligo sarà introdotto per tutti i Paesi membri, nel 2024. L’Italia è tra i leader in Europa per riciclo della frazione organica, con 6,6 milioni di tonnellate (dato ISPRA 2020). L’organico inoltre si conferma la frazione più raccolta in Italia, con il 39,5% del totale. Di questo totale, il 71,6% arriva da cucine e mense. Perché la raccolta dell’umido è così importante? La raccolta dell’organico è una grande opportunità perché dietro la materia di “scarto” che gettiamo nei cassonetti c’è materia viva, fatta di microorganismi essenziali per rendere fertile un terreno. Per quanto riguarda la produzione agricola il compost è fondamentale nel ridurre la dipendenza da fertilizzanti chimici e rende più sano il suolo. Dal punto di vista climatico invece il compost aiuta a ripristinare la capacità delle piante e del suolo di assorbire e immagazzinare CO2 dall'atmosfera. Infine, quel materiale organico trattato dai cosiddetti “digestori” può essere fonte di energia rinnovabile (biogas) a basse emissioni. Il suolo rappresenta una delle grandi sfide legate al cambiamento climatico e questa direttiva è un passo verso l'adozione di pratiche circolari che aiutino contemporaneamente l'ambiente e l'economia. ... Leggi di più Leggi meno
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12/01/2022
I problemi dell'acquacoltura
L'acquacoltura è spesso presentata come il compromesso per soddisfare in modo sostenibile una domanda di pesce sempre in aumento. La FAO per esempio considera una priorità lo sviluppo di questo settore in Africa e nelle regioni dove la crescita della popolazione e le sfide climatiche metteranno sempre più a repentaglio la sicurezza alimentare. Ma alcune problematiche legate a questa pratica ci spingono a chiederci come vogliamo rapportarci agli animali di cui ci cibiamo. Animal Equality ha condotto un'inchiesta che rivela i metodi crudeli e insostenibili degli allevamenti intensivi di pesce in diverse regioni dell'India. Il documentario mostra immagini di abuso e massacro di animali e di lavoro minorile. Oltre ai temi del maltrattamento degli animali e dello sfruttamento dei minori, altri problemi riguardano l'utilizzo ingente e l'inquinamento delle risorse idriche, e la somministrazione di antibiotici che rischia di determinare conseguenze gravi dal punto di vista della salute pubblica. Ha senso parlare di quello che succede negli allevamenti di pesce in India perché ci può capitare di mangiare pesce indiano: secondo i dati della World Bank del 2019, l'Italia importa circa 290 tonnellate l'anno di pesce dall'India – una quantità sufficiente a sfamare più o meno il fabbisogno annuo di diecimila italiani. Ma il vero tema è che gli allevamenti mostrati da Animal Equality non sono affatto un caso isolato – e l'80% del pesce che mangiamo proviene dall'estero, con circa la metà del pesce importato proveniente da nazioni esterne all'Unione Europea. La situazione indiana ci aiuta quindi a mettere a fuoco un paradosso legislativo. Nonostante alcune inchieste abbiano evidenziato gli stessi identici problemi in alcuni allevamenti di pesce europei, le leggi europee sono tra le più rigide in materia di sostenibilità e benessere degli animali. Eppure una grossa fetta delle nostre importazioni arriva da paesi con leggi molto più blande – sembrerebbe che in un certo senso gli stati europei stiano esternalizzando i danni ambientali, sociali e morali ad altri paesi mentre si prendono il merito delle politiche verdi a casa. Ce ne parla @silvialazzaris ... Leggi di più Leggi meno
Pesci
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11/01/2022
Perché gli aerei volano vuoti
In questi giorni sta rimbalzando un po' ovunque la notizia che molte compagnie aeree stanno facendo volare i propri aerei senza passeggeri. Dietro al fenomeno dei cosiddetti “aerei fantasma” ci sono alcune regolamentazioni europee per l'assegnazione degli slot negli aeroporti. Le regole nascono per favorire la concorrenza permettendo alle compagnie più giovani di aggiudicarsi gli slot orari qualora non vengano utilizzati a sufficienza dalle compagnie che occupano le fasce orarie più favorevoli. Storicamente, infatti, gli slot sono un patrimonio economico fondamentale per le compagnie aeree, specialmente per le maggiori che ormai da tempo si sono aggiudicate slot orari più favorevoli per i passeggeri, avendo così un gran vantaggio rispetto alle compagnie più piccole. Oggi però, grandi e piccole compagnie, pur non avendo passeggeri a bordo, sono costrette a far decollare i loro voli per non perdere i loro diritti di atterraggio e decollo, nonostante sia economicamente e ambientalmente svantaggioso. Pre-pandemia a tutte le compagnie aeree veniva imposto l'obbligo di effettuare almeno l’80% dei propri voli. Ma con l’avanzare dei contagi la percentuale è stata abbassata al 50%. In vista dell’estate del 2022 la Commissione, ha deciso di fissare la soglia al 64% da marzo ad ottobre 2022. Mentre nei cieli europei volano migliaia di aerei con il solo personale a bordo, la Commissione si è impegnata a ridurre di almeno il 55% le emissioni entro il 2030. Considerando quanto impattano gli aerei in termini di emissioni di CO2, queste regolamentazioni sembrano quindi contrastare gli obiettivi del Green Deal europeo. ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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10/01/2022
GLAC-UP protegge i ghiacciai
Si può salvare un ghiacciaio? È quello che sta provando a fare GLAC-UP, la start-up italiana nata ad agosto 2020 da tre ragazzi e una ragazza che, durante il loro percorso di studio, hanno deciso di fondare e avviare le prime operazioni nel ghiacciaio del Presena, tra le province di Brescia e Trento. Spinti dall’avvertimento dell’Agenzia Europea dell’Ambiente che stima che nei prossimi 80 anni quasi il 90% del volume dei ghiacciai non esisterà più, i quattro amici hanno deciso di fare qualcosa. Sono partiti dal modello di business - ormai di successo - del coinvolgimento di privati e aziende che, attraverso l'adozione di una porzione di ghiacciaio tramite il loro sito, contribuiscono all'acquisto dei teli geotessili. Grazie a questi teli riflettenti, larghi 5 metri e lunghi 70 metri ciascuno, i ghiacciai vengono coperti e protetti dal calore solare durante l'estate. Ad oggi, la copertura durante i mesi più caldi sembra essere uno dei sistemi più efficaci per ridurre lo scioglimento dei ghiacci. Tra gli obiettivi della start-up @glac_up, che ha iniziato le sue prime operazioni in questi mesi, c'è quello di contribuire a proteggere porzioni sempre più estese del ghiacciaio Presena, sensibilizzando quante più persone. Quindi non ci resta che augurare loro buona fortuna in questo ambizioso progetto! #climatechange #innovation #startup ... Leggi di più Leggi meno
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08/01/2022
Un aereo elettrico da record
Mentre a Glasgow si svolgeva l'inaugurazione della COP26, il pilota Gary Friedman, fondatore della compagnia ElectricAir, ha pilotato un aereo biposto completamente elettrico sullo stretto di Cook, in Nuova Zelanda. È decollato da un aeroporto della cittadina di Omaha, nell'Isola del Sud, e ha percorso 78 chilometri a un'altitudine di 305 metri sul livello del mare fino all'atterraggio, nell'Isola del Nord. Questa piccola impresa segna un nuovo record per i velivoli elettrici e farla coincidere con l’inizio della Conferenza per il clima non è stato un caso. Friedman voleva infatti tentare di richiamare l’attenzione sulla necessità di scommettere su voli sostenibili. L’elettrificazione dei voli potrebbe contribuire in modo sensibile alla riduzione dell'inquinamento e potrebbe essere determinante nella battaglia contro il cambiamento climatico. Passi avanti in tal senso si stanno vedendo da parte di aziende e nazioni. Ad esempio la Norvegia punta a elettrificare la totalità dei voli interni entro il 2040. Se poteste, scegliereste un aereo elettrico per volare? #aerei #aereo #airplane #volare #ambiente #sostenibilità #green #fontirinnovabili #cop26 ... Leggi di più Leggi meno
Rinnovabili
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07/01/2022
Quanto inquina internet
Qui su internet usiamo spesso parole come «Sostenibilità» ed «Emissioni»: ma quanto inquiniamo semplicemente stando seduti a navigare con uno smartphone?
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07/01/2022
L'introduzione della plastic tax
Dal 3 luglio gli Stati membri dell’Unione Europea hanno vietato la vendita di alcuni prodotti usa e getta in plastica come cotton fioc, posate e piatti, cannucce, aste per palloncini, e alcuni contenitori per cibo e bevande. Ma c’è un’altra direttiva UE che non è ancora entrata in vigore: la plastic tax. La tassa sulla plastica sarà calcolata in ogni Stato membro in base al peso dei rifiuti di imballaggi di plastica non riciclabili generati in un anno. Grazie a questa imposta, il costo degli imballaggi non riciclabili aumenterà e si spera che possa portare consumatori e produttori a scegliere prodotti più ecologici. In Italia però questa iniziativa continua a essere posticipata. Prevista inizialmente per 80 centesimi al kg dall’UE, la tassa è stata poi fissata a 45 centesimi al kg in Italia. L’entrata in vigore era fissata per luglio 2020, poi per gennaio 2021, poi luglio 2021, poi ancora gennaio 2022. E ora l'ultima legge di bilancio l'ha spostata al 2023. Una delle ragioni del rinvio italiano è che il nostro Paese è uno dei centri più importanti in Europa per la produzione di imballaggi in plastica. E la tassa, che dovrà essere versata dai produttori e gli importatori di plastica, è considerata troppo gravosa dal settore – già penalizzato dalle misure di contenimento della pandemia. Di certo non si potrà posticipare all’infinito: ridurre del consumo di imballaggi usa e getta in plastica è una necessità. La produzione mondiale di plastica è aumentata di circa venti volte rispetto agli anni ‘60, e ogni cittadino italiano produce circa 250 chili di rifiuti costituiti da imballaggi l’anno. Di questi, la maggior parte in plastica, che potrebbe impiegare decenni e a volte anche secoli per deteriorarsi. Forse allora non abbiamo il tempo di aspettare l’entrata in vigore di nuove direttive per cambiare il nostro comportamento. Possiamo per esempio iniziare a ridurre drasticamente il nostro consumo di acqua in bottiglia e di imballaggi di plastica usa e getta, prediligendo il più possibile alternative biodegradabili o riutilizzabili. #plastica #plastic #plasticfree #plastictax #plasticwaste #plasticpollution ... Leggi di più Leggi meno
Plastica
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06/01/2022
Il consumo di carbone
Ad oggi, il numero di Paesi europei che producono carbone è crollato da 12 a 2 in 30 anni. Per più di 100 anni, Europa e Stati Uniti hanno consumato la maggior parte del carbone bruciato nel mondo, per poi cominciare a diminuire nei primi anni 2000. Negli ultimi due anni questo declino ha subito un'accelerazione, portando il consumo a calare del 35%. Una buona notizia, che testimonia la voglia di lasciarsi alle spalle i combustibili fossili, ma che rischia di limitare la nostra visione sul tema. Il carbone infatti, è tutt'altro che scomparso dalla faccia del pianeta. Ad oggi, India e Cina sono responsabili di più di due terzi del suo consumo mondiale. Nel mondo, complici i prezzi dell'energia in rialzo, il carbone sta tornando ad essere competitivo, specialmente dove le emissioni di CO2 non sono svantaggiate per mezzo di strumenti politici, come i certificati verdi o la carbon tax, e dunque godono di supporto da parte dei governi. Se a questo si aggiunge come molte nazioni stiano tentando di ristrutturare la propria economia a seguito dei danni causati dal Covid-19, non è un risultato sorprendente che la domanda di carbone sia cresciuta del 4.5% nel 2021, e con questa anche le emissioni di CO2. (Le stime sono ancora preliminari) In Italia la produzione di energia da centrali a carbone approvvigiona ancora l'8% dell'elettricità che consumiamo ogni giorno. In Polonia è il 70%, in Germania il 24%, nel Regno Unito circa il 2%. Rispetto a dieci anni fa, la percentuale italiana è stata pesantemente ridotta, grazie alla chiusura o alla riconversione in impianti a gas delle centrali a carbone. Le ultime rimaste sono 7: in Liguria, in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, nel Lazio, in Sardegna (due) e in Puglia. Lo smaltimento totale delle centrali a carbone italiane è previsto dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e Clima per il 2025. Una data a rischio per via delle procedure di autorizzazione troppo lente. La conversione delle centrali a carbone verso il gas infatti richiede una Valutazione Impatto Ambientale. E per le centrali rimaste attive, queste procedure sono già in ritardo. #carbone #coal #energia #energy #gas #elettricità ... Leggi di più Leggi meno
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06/01/2022
Impatto ambientale del latte
Negli ultimi anni, in Italia, il consumo di latte vaccino è diminuito a favore di quello di origine vegetale. E questa è una buona notizia: una riduzione del consumo di latte vaccino infatti rappresenta sempre più una necessità dal punto di vista ambientale. Le bevande vegetali vengono però ancora tassate più di cinque volte tanto rispetto al latte vaccino, rendendole molto più costose e poco accessibili. Qual è l’impatto ambientale della produzione del latte e delle sue alternative? E quali responsabilità dovremmo prenderci come consumatori e cittadini? Ce lo racconta @silvialazzaris #latte #sostenibilità #lattevaccino #ambiente ... Leggi di più Leggi meno
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05/01/2022
Cos'è la PAC?
L'Europa è sommersa da montagne di burro, dice un articolo di Repubblica del 1983. A quel tempo le scorte di burro della Comunità Economica Europea sono già talmente piene che non resta altra soluzione se non cercare di vendere il surplus al di fuori dai confini europei a prezzi stracciati. Perché però gli agricoltori europei del 1983 – ma spesso anche quelli odierni – continuano a produrre senza sosta nonostante non ci sia un mercato per i loro prodotti? Questo comportamento si spiega con la Politica Agricola Comune europea, acronimo PAC. Di recente potremmo averne sentito parlare perché molti giovani attivisti, organizzazioni ambientali e rappresentanti di piccoli produttori hanno chiesto di ritirare l'ultima proposta di riforma di questa politica. Ma cos'è la PAC? Perché ogni tanto crea montagne di burro e laghi di latte, e perché fa tanto discutere? Ce ne parla @silvialazzaris ... Leggi di più Leggi meno
Policies (Clima)
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04/01/2022
industrie e cambiamento climatico
Quante volte abbiamo sentito dire che il cambiamento climatico non esiste perché fa freddo? Lo scetticismo nei confronti della crisi climatica ha rallentato per anni l’azione dei governi, nell’assenza di una forte pressione da parte dell’opinione pubblica, che era intenta a discutere più dell’esistenza o meno del cambiamento climatico che delle possibili soluzioni. E se fa impressione la quantità di tempo che abbiamo sprecato, fa ancora più arrabbiare l’idea che quel tempo non l’abbiamo sprecato per caso ma perché il dubbio è stato diffuso volutamente (e con malizia) tra le persone. Non è una teoria del complotto ma una storia che comincia molto prima che di crisi climatica si cominciasse anche solo a parlare. Le origini dello scetticismo climatico risalgono alla prima grande crisi dell’industria del tabacco. La storia ce la racconta Jaqueline Illy. ... Leggi di più Leggi meno
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02/01/2022
Che fine fanno i nostri resi?
Forse in questi giorni qualcuno di noi si sta attivando per restituire regali indesiderati. La tendenza a restituire prodotti comprati o ricevuti in regalo infatti si intensifica soprattutto in questo periodo. L'anno scorso, dopo le festività natalizie, gli americani da soli hanno restituito prodotti per un valore di 101 miliardi di dollari. Ma dove finiscono i nostri resi? Al contrario di quello che potremmo pensare, la maggior parte degli articoli restituiti non viene rivenduta attraverso gli stessi canali da cui è stata comprata – in alcuni casi non viene rivenduta affatto. Hitendra Chaturvedi, professore di Supply Chain Management della W.P. Carey School of Business, ha spiegato che dal momento in cui restituiamo un ordine, in media da cinque a sei entità o aziende agiscono da intermediarie prima che il prodotto arrivi alla sua destinazione finale. E ci sono quattro destinazioni possibili: rivendita a prezzo pieno, a prezzo ribassato, riciclo di alcune parti, e discarica. Il problema, secondo Chaturvedi, è che purtroppo per alcuni prodotti il costo di elaborazione e restituzione sarebbe superiore al valore del prodotto. Per questo la maggior parte di prodotti più economici finiscono in discarica, e solo una piccola parte viene rivenduta a prezzo ribassato. Alle aziende che vendono prodotti costosi invece, conviene distruggere un prodotto piuttosto che immetterlo sul mercato difettoso o scontato. Il risultato? Ogni anno generiamo milioni di tonnellate di rifiuti provenienti dai resi. Per risolvere il problema avremmo bisogno di impegno su più fronti. Chi compra potrebbe cercare di capire se quel regalo sarà davvero gradito da chi lo riceve. Chi riceve potrebbe privilegiare alternative al reso che diano nuova vita ai prodotti, per esempio donandoli o rivendendoli su app, siti o mercatini dell'usato. E i rivenditori potrebbero impiegare sistemi di logistica più sofisticati e investire più risorse nell'ispezione dei capi restituiti, per ridurre la percentuale di prodotti che finiscono in discarica. E poi: è anche l'ora di normalizzare i regali usati e il riciclo di quelli che non abbiamo apprezzato! #resi #regali #2gennaio #spreco #riciclo #sostenibilità #consumi #consumismo #NationalReturnsDay ... Leggi di più Leggi meno
Economia Circolare
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29/12/2021
L'aumento dei prezzi del caffè
Dopo acqua e tè, il caffè è la terza bevanda più consumata al mondo. I maggiori produttori sono Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia ed Etiopia. Questi Paesi, come tutti gli altri coltivatori di chicchi di caffè, stanno però affrontando una carenza di caffè; in particolare della varietà Arabica, che rappresenta più della metà della produzione mondiale. Le forniture sono state decimate a causa degli eventi climatici estremi che hanno coinvolto anche questi Paesi durante gli scorsi mesi. Il fenomeno che più ha danneggiato i raccolti è quello de “La Niña”, il fenomeno meteorologico che causa il raffreddamento del Pacifico nell’America Meridionale e che spinge l’acqua più calda verso l'Asia. Durante questo fenomeno, generalmente, in America del sud si tende ad avere più siccità con temperature invernali più secche e calde del normale. La National Oceanic and Atmospheric Administration afferma che La Niña non solo si è sviluppata per il secondo anno consecutivo, ma dovrebbe durare fino all'inizio del 2022, influenzando le temperature e diminuendo le precipitazioni. L’attuale crisi climatica viene così riflessa nell’aumento dei prezzi del caffè, così come nei prezzi di tutta la produzione alimentare in generale. Il Wall Street Journal riporta infatti che Il caffè ha registrato il più grande aumento dei prezzi dei futures di qualsiasi bene nel 2021, toccando un +80%. Secondo gli studi, a causa degli eventi meteorologici avversi che proseguiranno nei prossimi mesi, il mercato del caffè potrebbe impiegare anni per riprendersi. Per queste ragioni, la comunità scientifica e i produttori di caffè stanno sviluppando varietà di caffè più diversificate e più adatte a vivere ad alte temperature. Tra le più promettenti pare esserci la Stenophylla, un raro caffè selvatico dall'Africa occidentale dal sapore simile alla varietà Arabica, ma potenzialmente in grado di tollerare temperature di almeno 6°C in più rispetto. #caffè #caffetime #coffee #coffeetime #instacoffee #caffeineaddict ... Leggi di più Leggi meno
Industria
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28/12/2021
Lotta allo spreco dopo Natale
Industria
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20/12/2021
Le foreste che perdiamo ogni anno
Le foreste coprono circa un terzo della superficie terrestre globale. Più della metà si trova in realtà in soli cinque Paesi: Federazione Russa, Brasile, Canada, Stati Uniti d'America e Cina. Anche se le foreste non sono equamente distribuite in tutto il mondo, la cosa certa è che la loro deforestazione e il loro degrado continuano a verificarsi a ritmi allarmanti, il che contribuisce in modo significativo alla continua perdita di biodiversità. La FAO stima che, dal 1990, 420 milioni di ettari di foresta siano andati persi a causa della conversione ad altri usi del suolo, sebbene il tasso di deforestazione sia diminuito negli ultimi tre decenni. Infatti tra il 2015 e il 2020, il tasso è stato stimato a 10 milioni di ettari l'anno, in calo rispetto ai 16 milioni di ettari all'anno degli anni '90. Ma questo è ancora ben lontano dal bastare. Questo trend potrebbe forse essere invertito a seguito dell'ultima Conferenza delle Parti dello scorso novembre, la COP26. Oltre 130 Paesi infatti, hanno ribadito lo stop alla deforestazione entro il 2030. Ad oggi manca ancora un piano di implementazione. Non sarà né facile né immediato fermare la deforestazione, ma è la prima volta che ad un impegno tale vengono affiancati finanziamenti e coinvolti attivamente sia i governi che le realtà private. #Treedom #LetsGreenThePlanet ... Leggi di più Leggi meno
Foreste
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17/12/2021
Emissioni e sprechi a Natale
Ogni anno a Natale noi italiani sprechiamo mezzo milione di tonnellate di cibo, gli inglesi stracciano 83 km quadrati di carta da regalo, e nel mondo 25 miliardi di dollari finiscono spesi in regali non desiderati. C'è poi il problema degli abeti e le decorazioni di plastica, sostenibili soltanto se li usassimo per un ventennio. Come possiamo evitare gli sprechi senza rovinarci le feste? Potremmo anzitutto evitare di cucinare più di quanto pensiamo che saremo in grado di mangiare, consumare tutto quello che si è cucinato nei giorni successivi, o donare quello che avanza. Fare una lista per Babbo Natale anche da adulti potrebbe essere una buona idea per evitare regali indesiderati. Una soluzione semplice sarebbe impacchettare i regali con tessuti riutilizzabili o carta grezza. Infatti, la carta rivestita di qualsiasi tipo di cera, plastica, glitter o pellicole (ovvero la maggior parte della carta regalo) non è riciclabile. I nostri alberi di plastica dovrebbero essere longevi, e farci compagnia almeno per un ventennio di festività. Se non siamo sicuri di riuscire a farli durare così a lungo, possiamo comprare alberi veri, tagliati o con ancora le radici. L'albero con le radici nel vaso è forse un po' più piccolo degli altri, ma è anche la scelta più sostenibile perché può essere ripiantato subito dopo le feste. Anche un albero vero tagliato, però, se prodotto in un vivaio specializzato che lo rimpiazzerà subito con una pianta nuova, è una soluzione più sostenibile e biodegradabile rispetto a un albero di plastica. Per le decorazioni potremmo prediligere materiali come il vetro e il legno. E per ridurre le emissioni potremmo evitare di ordinare troppi regali online e comprare da negozi fisici. Poi c'è l'idea forse più tabù di tutte: comprare regali usati. Un vestito vintage, un vecchio gioco in buone condizioni, un oggetto per la casa. Comprando oggetti usati, non solo ridurremmo le emissioni legate ai trasporti e l'estrazione di risorse naturali necessarie per produrre oggetti nuovi – salveremmo anche dalla discarica oggetti che possono ancora essere utili e portare gioia a qualcuno. ... Leggi di più Leggi meno
Plastica (Inquinamento)
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16/12/2021
Com'è fatto il JEANS?
I jeans li vediamo ovunque, negli anni hanno rappresentato intere generazioni e classi sociali. Ma sai cosa c'è dentro? Il successo di questo capo d'abbigliamento è proprio legato al modo in cui viene prodotto e in questa puntata di What's Inside proviamo a capire insieme quali sono i pregi di questo tessuto e quali le sfide per renderlo più sostenibile riducendone l'impatto sull'ambiente. Ci sono diverse soluzioni che si possono mettere in campo, a cominciare dalle materie prime. La canapa, ad esempio, è sempre più al centro di una rivoluzione del settore tessile. Pian piano si sta rivelando un materiale sempre più utile a ridurre il nostro impatto perché richiede meno acqua, pesticidi e suolo per essere coltivata. Anche per questo è stata scelta da Levi's® per la realizzazione di capi più sostenibili, assieme alla tecnica Water ... Leggi di più Leggi meno
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15/12/2021
Da dove vengono le decorazioni natalizie
Poco più di un milione di abitanti, 250 chilometri a sud-ovest di Shanghai. Più di 600 fabbriche piene di abeti artificiali, palline, neve finta, cappelli di Babbo Natale e renne a LED. E soprattutto rosso, rosso dappertutto. La città di Yiwu è il vero Polo Nord. Ce lo rivelano due percentuali: le sue fabbriche producono il 60% di tutte le decorazioni natalizie prodotte nel mondo e l'80% delle decorazioni natalizie esportate ogni anno dalla Cina. La metà della produzione di Yiwu viene esportata negli Stati Uniti. L'altra metà è spedita in Europa e nel resto del mondo. Il business del Natale porta a Yiwu più di 4 miliardi di euro l'anno, ma quella della città è un'economia stagionale e, come sappiamo, nelle economie stagionali i diritti dei lavoratori spesso soffrono. Gli operai delle fabbriche di Yiwu guadagnano una cifra pari a quasi 300 euro al mese nella bassa stagione, e solo nei mesi che precedono il Natale lo stipendio può raggiungere e superare i 900 euro al mese – a patto però di lavorare turni di 12 ore e spesso esposti a solventi nocivi. La pandemia poi, avendo interrotto o distorto le catene di approvvigionamento da ormai due anni, ha reso il lavoro delle fabbriche di Yiwu ancora più precario. L'attività era già stata dimezzata lo scorso anno, quando la pandemia ha gettato nel caos il settore delle spedizioni globali e i principali clienti hanno annullato gli ordini. Ma quest'anno le difficoltà sono state aggravate dalla carenza (e quindi dall'aumento del prezzo) delle materie prime che ha contribuito alla più rapida inflazione dei prodotti provenienti dalle fabbriche cinesi negli ultimi 25 anni. Da metà ottobre poi la città è stata colpita da una crisi elettrica in corso in Cina, che ha costretto i produttori a dipendere da generatori o sospendere del tutto la produzione. Le soluzioni, per i produttori cinesi, sono due: aumentare i prezzi dei prodotti o cancellare gli ordini. Questo significa che se quest'anno volessimo comprare nuove decorazioni natalizie, potremmo incontrare più difficoltà a trovarle a basso costo. Un'occasione, forse, per riflettere e decorare le nostre case in modo più semplice e sostenibile. Foto di @chenronghuistudio ... Leggi di più Leggi meno
Industrie
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15/12/2021
Giustizia climatica, Vanessa Nakate
Vanessa Nakate, la giovane attivista ugandese diventata uno dei volti più conosciuti del movimento "Fridays for Future”, in un’intervista al The Guardian ribadisce il suo impegno nel lottare per i Paesi che soffrono maggiormente la crisi climatica e che, però, sono spesso lasciati fuori dalla conversazione. Durante l’intervista Vanessa Nakate sottolinea che nonostante sia una questione difficile per molti, riconoscere le responsabilità individuali e nazionali dei singoli Paesi è fondamentale per fare fronte a questa crisi climatica. Ancora più cruciale, ricorda, è coinvolgere tutti i Paesi, non escludendone nessuno. Oggi l'attivista porta avanti un messaggio ben chiaro: è fondamentale concepire i soldi spesi per la crisi climatica non come aiuti, ma come riparazioni a quei Paesi che soffrono maggiormente le conseguenze del cambiamento climatico. Con gli impegni presi attualmente, Vanessa ricorda che stiamo percorrendo la strada che va verso un aumento di 2,4°C. Questa è una condanna a morte per tanti, racconta, e le promesse non fermeranno il riscaldamento: solo un'azione reale e concreta lo farà. #climatechange #climateaction ... Leggi di più Leggi meno
Policies
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14/12/2021
Come ridurre lo spreco in casa
Plastica
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13/12/2021
L'impatto ambientale della vita online
Calcolare l’impatto del nostro uso di Internet sulle emissioni di anidride carbonica è particolarmente difficile. La società di consulenza Capgemini, ha però stimato l'impatto dei data center, nei quali vengono immagazzinati ed elaborati i dati di Internet e che sono responsabili dell'1% della domanda mondiale di energia. Questa percentuale, nonostante l'aumento delle attività digitali, è rimasta costante negli ultimi anni grazie all'uso di alternative energetiche più efficienti e la centralizzazione dei data center in grandi magazzini. In un recente report, la stessa azienda calcola che l’inquinamento provocato da questi magazzini genererebbe il 4% delle emissioni totali di CO2 nell'atmosfera. Le grandi aziende tecnologiche stanno lavorando per ridurre il proprio impatto: Apple punta a raggiungere l'obiettivo di "carbon neutrality" entro il 2030; Samsung, in Cina, Europa e USA utilizza il 100% di energia rinnovabile mentre, entro il 2050, Microsoft ha intenzione di eliminare dall'ambiente tutto il carbonio che l'azienda ha emesso (direttamente o attraverso i propri dispositivi) da quando è stata fondata nel 1975. Inoltre, i maggiori produttori di device si stanno muovendo verso l'utilizzo di materiali riciclati e a basso impatto. Infine sono già state sviluppate tecnologie che permettono di utilizzare il calore prodotto dai data center per riscaldare gli edifici nelle loro prossimità. È comunque importante riconoscere come Internet abbia avuto un impatto positivo: grazie alle nuove tecnologie, infatti, oggi abbiamo a disposizione degli strumenti che ci permettono di avere un minor impatto sull'ambiente. Basti pensare all'avvento delle videoconferenze che permettono di evitare lunghi viaggi in aereo e, di conseguenza, di risparmiare grandi quantità di CO2. In ogni caso, buone pratiche come spegnere la videocamera durante le call se non è strettamente necessaria o archiviare in cloud solo ciò che effettivamente non possiamo mantenere in locale possono ulteriormente ridurre il nostro impatto e aiutarci a vincere la sfida della crisi climatica. ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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10/12/2021
Buone notizie per l'ambiente
L’Italia è caratterizzata da un patrimonio di biodiversità tra i più significativi in ambito europeo sia per numero totale di specie animali e vegetali, sia per l’alto tasso di endemismo, ovvero il fenomeno per cui alcune specie vegetali o animali sono esclusive di un certo territorio. Il nostro Paese infatti ospita circa la metà delle specie vegetali e circa 1/3 di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa. Incredibile vero?  Malgrado questa ricchezza, come ovunque nel mondo, la biodiversità italiana sta rapidamente diminuendo come conseguenza diretta o indiretta delle attività umane.  Il 50% delle specie di vertebrati presenti in Italia è a rischio estinzione e l'86% degli habitat risulta essere in uno stato di conservazione inadeguato o sfavorevole. Ogni giorno perdiamo 16 ettari di suolo fertile che viene trasformato da cemento e asfalto. Ma cosa succede invece quando le persone, le associazioni, le ONG come WWF, si rimboccano le maniche? Tanto, e a volte si compiono anche piccole magie.  Nel 2020 sono state registrate oltre 200 nidificazioni sulle nostre spiagge della grande tartaruga marina Caretta caretta, specie minacciata dall’estinzione. Ed è anche ricomparsa dopo decenni la foca monaca nell’Isola di Capraia.  ... Leggi di più Leggi meno
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09/12/2021
Le emissioni del traffico aereo sono più che duplicate nell’ultimo ventennio
Oggi, l'aviazione è responsabile circa del 2% delle emissioni di CO2 mondiali e la sua decarbonizzazione rappresenta una delle priorità nell'agenda dell'Unione Europea per il 2050. Difatti, l'aviazione contribuisce all'economia, generando un volume d'affari di 500 miliardi di euro e dando lavoro a 9.3 milioni di persone nella sola Europa. Il settore del trasporto aereo sta già iniziando la sua Transizione green, ma l’importante è velocizzare il processo. Come riuscire a decarbonizzarlo, così da garantirne una crescita più sostenibile? Alla luce degli obiettivi ambientali da raggiungere entro il 2050, per continuare a volare è necessario innovare l'intero settore. Nel trasporto aereo bisogna distinguere due grandi mondi: quello delle compagnie aeree e quello degli aeroporti, i luoghi di partenza e atterraggio degli aerei. Rispetto alla situazione che si avrebbe continuando a volare come facciamo adesso, le emissioni nette sarebbero ridotte così: -21% grazie ai motori a idrogeno; -17% grazie ai kerosene-powered o agli aerei ibridi/elettrici; -46% grazie ai carburanti sostenibili, ad esempio prodotti a partire da rifiuti e scarti che altrimenti sarebbero destinati alla discarica; -16% tramite altre misure tra cui l'efficientamento tecnologico dell'organizzazione del traffico aereo. Per quel che riguarda gli aeroporti, la situazione è più promettente. Le aerostazioni infatti negli ultimi anni hanno portato avanti piani di decarbonizzazione volti a utilizzare più energia rinnovabile per l'approvvigionamento energetico dei terminal. L'utilizzo di veicoli elettrici nella mobilità aeroportuale e la cogenerazione per la produzione di energia mirano ad accelerare il processo di transizione ecologica degli aeroporti. Gli aeroporti di Milano Malpensa e Linate nel giugno del 2019 hanno aderito all'iniziativa “NetZero2050” che raccoglie più di 200 aeroporti in giro per il mondo e nel 2021 hanno alzato l’asticella puntando alla riduzione delle loro emissioni entro il 2030. La decarbonizzazione del settore aereo passa per l'impegno di tutti gli attori coinvolti, affinché la crescita del traffico aereo sia sostenibile per l'ambiente. ... Leggi di più Leggi meno
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08/12/2021
Le filiere produttive dei nostri vestiti
Sappiamo che probabilmente, da qualche parte, i diritti di alcuni lavoratori sono stati negati per produrre la maglietta che stiamo per comprare. Ma i dettagli della storia sono tanto sfuocati e distanti da noi da farcene dimenticare. Il problema è che le filiere produttive dei nostri vestiti sono tanto lunghe e opache da creare un intorpidimento morale. Conoscere più a fondo la storia dei nostri prodotti è l'antidoto contro questo torpore. Il Fashion Transparency Index del 2020, compilato da accademici e organizzazioni non governative, ha analizzato l'operato dei più grandi 250 marchi globali di vestiti sulla base di più di 200 indicatori. La gamma di indicatori va dall'impatto climatico e ambientale a questioni sociali come le condizioni di lavoro, la libertà di associazione, la parità di genere e la trasparenza sui fornitori. Il rapporto ha rivelato che mentre la maggior parte dei brand ha migliorato molto la propria trasparenza su temi come corruzione, discriminazione, spreco energetico ed emissioni di gas serra, non c'è pressoché alcuna trasparenza sulle condizioni dei lavoratori. Si sa nulla o pochissimo su salari, termini dei contratti di lavoro, licenziamenti e provvedimenti disciplinari, orari lavorativi e durata delle pause concesse ai lavoratori. Meno di un quinto dei brand è riuscito a spiegare come i propri fornitori, che spesso hanno sede in mercati emergenti, applichino i codici di condotta della compagnia. Un primo passo per risolvere il problema è cercare di comprare in modo più consapevole: e cioè meno, di seconda mano, e investendo sui brand che operano in modo virtuoso. Per scoprire poi quali brand meritano la nostra fiducia, potremmo scrivere direttamente alle aziende chiedendo di condividere più informazioni. Potremmo chiedere, per esempio, i nomi e gli indirizzi dei fornitori, i tipi di servizi svolti da ogni fornitore, se i fornitori hanno un sindacato, e la percentuale di lavoratori migranti o con un contratto temporaneo. Chiedere più trasparenza alle aziende, infatti, non vuol dire soltanto avere più elementi per fare la nostra scelta, ma anche incentivarle a tenere in considerazione le nostre priorità. ... Leggi di più Leggi meno
Greenwashing
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06/12/2021
Le città con l'aria più inquinata
Dichiarato dall’OMS come uno dei rischi più grandi per la nostra salute, l’inquinamento dell’aria è un problema da non sottovalutare. Basti pensare che l’India a novembre ha dovuto imporre il primo lockdown per la scarsa qualità dell'aria e minimizzare il contatto dei suoi cittadini al pericolo. Perché è così dannoso? Perché le polveri sottili, specialmente le PM2,5 (cioè quelle di diametro inferiore a 2,5 microgrammi su metro cubo d’aria), sono talmente piccole da riuscire a navigare all’interno dei nostri polmoni fino ad entrare nel circolo sanguino e da lì attaccare i nostri organi. Le PM2,5 sono ancora più pericolose delle più note PM10. Prima la brutta o la bella notizia? Partiamo dalla bella. In Europa si registra un costante e considerevole miglioramento della qualità dell’aria. Le morti premature causate dalle polveri fini sono diminuite del 10%, ma non è abbastanza. Infatti, l’ultimo report dell’Agenzia Ambientale Europea, rivela che la concentrazione di PM2,5 è ancora troppo elevata. Il killer invisibile conta 207.000 morti l’anno in Europa, nel mondo quasi 7 milioni. Non a caso, l’OMS ha quest’anno proposto delle linee guida per migliorare la qualità dell’aria globale, riducendone i limiti massimi di concentrazione. Starà ora all’Europa e ai singoli stati prendere i provvedimenti necessari per rispettare i nuovi limiti. #Sostenibilità #Inquinamento #Italia #smog #PolveriSottili #aria ... Leggi di più Leggi meno
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05/12/2021
La terra che ci stiamo mangiando
Stiamo consumando troppo suolo. Anche in Italia. Secondo l'Ispra, nel nostro Paese la copertura artificiale del suolo è ormai arrivata a 7,11% del territorio nazionale (era il 7,02% nel 2015, il 6,76% nel 2006), rispetto alla media UE che è al 4,2%. Per gli esperti le conseguenze sono anche economiche: «I costi dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici che il suolo non è più in grado di fornire a causa della crescente impermeabilizzazione e artificializzazione, sono stimati in oltre 3 miliardi di euro l’anno». Qualche numero, nella Giornata internazionale del suolo promossa ogni 5 dicembre dalla FAO: ogni ettaro di terreno fertile assorbe circa 90 tonnellate di carbonio, può drenare quasi 4 milioni di litri d'acqua, e può sfamare sei persone per un anno. Se quell'ettaro è cementificato, la CO2 verrà liberata nell'atmosfera, l'acqua non verrà drenata e le 6 persone non saranno sfamate. Anche per questo l'Europa si è posta come obiettivo l'azzeramento del consumo di suolo entro il 2050. Infatti, il suolo è una risorsa naturale non rinnovabile: per ricostruirne uno strato di 10 centimetri possono servire fino a 2 mila anni. ... Leggi di più Leggi meno
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05/12/2021
Fornelli solari
Temperature (Clima)
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01/12/2021
Gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne al mondo
Negli ultimi decenni l’aumento della popolazione umana, la crescita dei redditi e i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori hanno portato a un aumento globale del consumo di carne, uova e latticini. Di tutti i sistemi umani che utilizzano a proprio beneficio le risorse naturali, quello che più è responsabile della crisi climatica che stiamo affrontando è il sistema alimentare. Secondo il WWF, almeno l’80% della perdita di biodiversità dipende dall’agricoltura, dimostrando come le scelte alimentari possano avere un effetto determinante sulla presenza e abbondanza delle altre specie e sullo stato degli ecosistemi in cui vivono. Cosa mangiamo, dove e come lo produciamo, come lo trasportiamo e consumiamo. Ogni dettaglio gioca un ruolo fondamentale nella lotta alla crisi climatica. #carne #vegano #vegetariano #crisiclimatica #theresnoplanetb #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
Dieta
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27/11/2021
Stiamo distruggendo la biodiversità con le nostre attività
Stiamo distruggendo la biodiversità con le nostre attività. Degradiamo interi ecosistemi presumibilmente per il nostro stesso benessere, quando in realtà non facciamo altro che minacciarlo. Il più importante fattore diretto della perdita di biodiversità nei sistemi terrestri durante gli ultimi decenni è infatti stato il cambiamento dell’uso dei suoli e, principalmente, la conversione di habitat primari incontaminati in sistemi agricoli, mentre la gran parte degli oceani è stata oggetto di pesca eccessiva. Ma quante specie stiamo perdendo a causa nostra? Partiamo dal presupposto che non sappiamo con precisione quante ce ne siano sulla Terra. Gli scienziati si sono fatti un'idea più precisa di quante stelle ci siano nella galassia, piuttosto che di quante specie ci siano sulla Terra. Ma anche se non le conosciamo tutte, sappiamo bene cosa sta succedendo a tutte quelle specie che invece abbiamo già scoperto. Oggi stiamo vivendo la sesta estinzione di massa. Normalmente l'estinzione è un fenomeno naturale, ma questa volta di naturale ha ben poco. Siamo noi ad averla non solo causata ma ad averla portata a dei ritmi senza precedenti. Il 75% della superficie terrestre non coperta da ghiaccio è già stata significativamente alterata, la maggior parte degli oceani è inquinata e più dell’85% della superficie delle zone umide è andata perduta. E circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione. Perché distruggiamo le loro case, cioè gli habitat. La biodiversità è un elemento chiave per la nostra salute e per la nostra stessa sopravvivenza. Proteggere gli ecosistemi non significa solo salvare gli animali, ma salvaguardare anche la nostra specie. #WWFItalia #biodiversità #animali #specie #estinzione #sostenibilità #ThereIsNoPlanetB ... Leggi di più Leggi meno
Plastica
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26/11/2021
Black Friday
Il Black Friday è un’iniziativa che induce spesso ad acquistare cose non necessarie, proprio in un momento in cui il nostro impatto sul pianeta dovrebbe diminuire. Sempre più aziende e consumatori si dichiarano contrari ad una giornata che di sostenibile ha poco o niente. ... Leggi di più Leggi meno
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26/11/2021
Gli sconti del Black Friday
In Italia e in tutto il mondo oggi si celebra il Black Friday, una maratona agli sconti su qualsiasi tipo di prodotto. Secondo Black Friday Global quest'anno gli italiani spenderanno in media 203 euro a testa. Ma chi paga davvero il conto di questo sovraconsumo? Noi e il pianeta. Il tipo di consumo non sostenibile promosso durante il Black Friday, infatti, mette a dura prova le risorse ed è devastante. Secondo un rapporto Green Alliance del 2019, l'80% dell'elettronica e dell'abbigliamento, oltre agli imballaggi di plastica in cui sono avvolti, finisce in discarica, incenerimento o, nel migliore dei casi, riciclaggio di bassa qualità a volte dopo una vita molto breve. Il Black Friday spesso ci induce ad acquistare cose di cui non abbiamo davvero bisogno, tutto a discapito del nostro pianeta e dei diritti di migliaia di lavoratori in tutto il mondo. Oggi, prima di fare quell'acquisto, fermati 5 secondi e chiediti: "Ne ho davvero bisogno?" #blackfriday #boycottblackfriday #stopfastfashion #fastfashion #theresnoplanetb ... Leggi di più Leggi meno
Economia Circolare
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25/11/2021
Environmental photography of the year
‘Occhio non vede, cuore non duole’. E invece no. Vedere è importante, soprattutto se si tratta di qualcosa che nonostante ci accomuni tutti sentiamo ancora spesso troppo lontana. Dove a volte non arrivano le parole, arrivano le immagini. L’arte serve anche a questo. E oggi, serve tanto. Catturare l’attenzione sul nostro impatto e ispirare a vivere in modo più sostenibile è una battaglia con cui si scontrano tanti ogni giorno. È anche l’intento del concorso The Environmental Photographer of the Year, i cui vincitori delle varie categorie sono stati annunciati alla COP26. Giunto alla sua 14a edizione, ogni anno il concorso racconta con le sue immagini gli effetti della crisi climatica che stiamo vivendo e celebra la capacità dell'umanità di sopravvivere e innovare. Lo spagnolo Antonio Aragòn Renuncio è l’autore che si è aggiudicato il premio per la categoria miglior fotografo del 2021. La sua foto, ambientata in Ghana, mostra un bambino che dorme all'interno della sua casa distrutta dall'erosione costiera sulla spiaggia di Afiadenyigba. La foto accende i riflettori sull'innalzamento del livello del mare nei paesi dell'Africa occidentale, che ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Oltre alle 7 foto vincitrici, ognuna per una categoria diversa, quest’anno sono state inviate più di 7000 fotografie, arrivate da oltre 119 paesi. ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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25/11/2021
Cose a cui pensare quando prenotiamo il ritorno a casa per Natale
Il settore dei trasporti è responsabile di circa un quinto delle emissioni globali di anidride carbonica (CO2). In alcuni Paesi i trasporti possono rappresentare una delle porzioni più rilevanti dell'impronta di carbonio di un singolo individuo. Se avete bisogno di viaggiare qual è il modo meno impattante per farlo? Il governo inglese ha redatto una classifica dei diversi mezzi di trasporto in base ai gas serra che emettono. I gas serra vengono misurati in equivalenti di anidride carbonica (CO2eq), il che significa che si tiene conto anche dei gas serra non CO2 e dei maggiori effetti di riscaldamento delle emissioni dell'aviazione ad alta quota. Risultato: nel complesso, il modo più efficiente per spostarsi e non impattare sull'ambiente è il treno. Per intenderci, prendere un treno invece di un'auto per distanze di media lunghezza ridurrebbe le emissioni di circa l'80%. Usare un treno invece di un volo nazionale ridurrebbe le tue emissioni di circa l'84%. Esistono comunque anche altre variabili da tenere in considerazione: ci possono essere infatti ampie variazioni nelle emissioni che dipendono anche dalla lunghezza del tuo viaggio, dalla la fonte di elettricità con cui è alimentata la rete ferroviaria, dal tasso di occupazione del trasporto pubblico e da quante persone viaggiano in una sola auto. Le vacanze di Natale rappresentano uno dei momenti dell'anno in cui tendiamo a spostarci di più. Per questo oltre a prezzi, durata del viaggio e comodità, dovremmo fare attenzione a che mezzo scegliamo per viaggiare. La buona notizia è che, complice una maggiore attenzione per le questioni ambientali nel dibattito pubblico, il 43% degli italiani oggi dichiara di fare più attenzione alla sostenibilità dei propri spostamenti, come rileva una ricerca realizzata dall’istituto di ricerca Eumetra MR per Trainline, app che riunisce milioni di tratte, tariffe e orari di compagnie ferroviarie in 45 Paesi. #trainline ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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24/11/2021
Corrida de recortadores
Questa che vedete è una corrida non violenta che non prevede la morte del toro Al posto dei toreri infatti ci sono degli atleti che schivano il toro con acrobazie Lo spettacolo si chiama corrida de recortes o concurso de recortadores Gli atleti e recortadores ottengono punti per le acrobazie con cui schivano il toro più si avvicinano al toro più alto è il voto dei giudici ma anche se i tori non vengono uccisi c'è chi critica questa alternativa alcuni animalisti infatti sono contrari perché lo spettacolo causa molto stress agli animali E VOI COSA NE PENSATE? ... Leggi di più Leggi meno
Animali (Fauna)
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24/11/2021
Mappa logica Black Friday
Come ogni anno torna puntuale l’appuntamento con il Black Friday e ogni anno sembra che questa giornata svolterà le nostre vite facendoci risparmiare su ogni acquisto. Finalmente potremo comprare quella t-shirt che tanto abbiamo desiderato al 50% o quell’accessorio a €1 al posto di 3. Ma dovremmo chiederci se ne abbiamo davvero bisogno. Durante il Black Friday nel mondo si verifica un incremento del 663% degli acquisti. Ma è da tempo che sappiamo che il nostro modo di consumare è insostenibile per l'ambiente e anche per le persone, visto che molti dei prodotti che acquistiamo a prezzi stracciati vengono realizzati con una scarsa considerazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. A chiunque è capitato di comprare vestiti che poi vengono indossati al massimo tre o quattro volte. E per ogni prodotto che acquistiamo, usiamo energia, materie prime e risorse che vengono sprecate inutilmente. E allora, prima di lasciarci andare a inutili acquisti compulsivi, prendiamoci cinque secondi e chiediamoci: ne ho davvero bisogno? E cerchiamo di non ignorare la risposta perché questo modello di consumo deve essere ripensato. Per approfondire, non perderti l'episodio di LOOP, il nostro appuntamento settimanale dedicato ai grandi temi del cambiamento. Iscriviti al link in bio per riceverlo venerdì. Fonte mappa: @sorteztoutvert #blackfriday #stopwasting #theresnoplanetb #stopbuying #buynothingday ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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23/11/2021
Come conservare i tuoi alimenti in frigorifero
Dieta
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22/11/2021
La soia tra miti e verità
Veganismo
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19/11/2021
Lo squalo divorato
Mangeresti carne di squalo? probabilmente no ma non è escluso che tu l'abbia fatto. Lo squalo è un animale preziosissimo per gli ecosistemi marini eppure la sua sopravvivenza è a rischio a causa della pesca eccessiva. Uno dei motivi per cui è «desiderato»? Le sue pinne, che possono valere anche 20 mila dollari. Ne parliamo qui. ... Leggi di più Leggi meno
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19/11/2021
Auto, bici, tram...di chi è lo spazio delle nostre città?
Mobilità
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19/11/2021
L'intelligenza artificiale può contribuire a salvaguardare il pianeta?
L'intelligenza artificiale può contribuire a salvaguardare il pianeta? La risposta è sì, se un utilizzo consapevole dei dati incontra l’esperienza umana, la curiosità e la partecipazione di tutte e tutti al cambiamento. In questo post raccontiamo tre esempi di come l’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale da parte degli esseri umani possa svolgere un ruolo determinante nella partita più importante che stiamo giocando: salvaguardare gli straordinari ecosistemi naturali del nostro pianeta. Partiamo dalla foresta pluviale amazzonica, che si estende per 5,5 milioni di chilometri quadrati – un'area più grande dell'UE, vasta quasi la metà degli Stati Uniti – e svolge un ruolo fondamentale di assorbimento di CO2 dalla nostra atmosfera. Ma c’è un problema: ogni mese più di 800 chilometri quadrati di foresta vengono distrutti. Oggi è possibile sfruttare i dati forniti dalle immagini satellitari per costruire modelli che riconoscono i primi segni di deforestazione della foresta pluviale amazzonica, così da poter intraprendere un'azione immediata. Negli ultimi cento anni la popolazione di ghepardi si è ridotta del 93%, ma l’intelligenza artificiale può aiutare a dare a una possibilità a questa splendida specie. Purtroppo questi animali non si trovano più nel 76% dei loro precedenti habitat e assistiamo a casi in cui i cuccioli di ghepardo vengono contrabbandati dall’Africa (con una perdita, durante il viaggio, di 5 animali su 6). Attraverso il tracciamento digitale delle loro impronte è però possibile studiarne i comportamenti e contribuire a proteggere una specie a rischio estinzione. Infine le api, fondamentali per la vita perché responsabili dell’impollinazione del 75% di tutte le specie vegetali, ma il cui numero di colonie sta diminuendo per mancanza di accesso al cibo. Grazie allo studio dei dati uditivi possiamo sviluppare algoritmi che indicano i livelli di stress degli alveari e lo stato dell’ape regina, anticipando il problema. La grande sfida di oggi è come riuscire a coniugare le nuove tecnologie con l'esperienza umana, per utilizzare l'intelligenza artificiale e i dati in maniera etica e salvaguardare il nostro pianeta. #DataforGood #SAS ... Leggi di più Leggi meno
Foreste (Ambiente),Animali (Fauna)
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18/11/2021
Dopo COP26
Non serviva la #COP26 per confermarci che eravamo fuori strada. Ci aveva già pensato l’ultimo report dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) pubblicato ad agosto. La COP26 serviva a rimetterci sulla giusta strada, riunendo i 197 Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi e – con le innegabili prove scientifiche alla mano – mettere d’accordo tutti sulla gravità della crisi climatica e sull’urgenza di agire. Ci si aspettava di più da questa COP? Sì. Ma facciamo un passo indietro, provando a guardare la questione dall’alto. La Conferenza delle Parti di quest’anno ha goduto di una visibilità senza precedenti. Per due settimane tutto il mondo ha puntato gli occhi su Glasgow. Ma quando c’è così grande attenzione su questioni così complesse come la crisi climatica, il rischio di ridurre tutto a una secca divisione positivo/negativo è dietro l’angolo. Semplificando la questione e amplificando solo gli aspetti critici. L’eco-ansia arriva anche da qui.

 E quindi, come giudicare se le decisioni prese a COP26 sono state efficaci? 
La risposta è che è troppo presto per dirlo. 

Le dichiarazioni di queste ultime due settimane, infatti, sono da considerarsi parziali. Al Glasgow Climate Pact sottoscritto da tutti i Paesi a fine conferenza si è aggiunto, per iscritto, un piano intermedio per il 2030 che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 45%. Non solo. A Glasgow si è deciso di anticipare la prossima scadenza per l'aggiornamento degli impegni nazionali, i cosiddetti NDCs, previsti ogni 5 anni dall'Accordo di Parigi: i Paesi dovranno presentarli entro il 2022, anziché entro il 2025. Per la prima volta, inoltre, il sistema di conteggio delle emissioni sarà univoco, perché si è riusciti a trovare l’accordo su un metodo di rendicontazione unico per tutti i Paesi. Questo dovrebbe assicurare più chiarezza e trasparenza sulle emissioni. 
Sarà a partire da quegli impegni aggiornati e dalla loro verifica che potremo misurare con precisione la traiettoria globale di aumento delle temperature. È solo tra un anno, insomma, che capiremo meglio se i partecipanti a COP26 hanno fatto davvero sul serio. #cop26 #glasgow #thereisnoplanetb ... Leggi di più Leggi meno
COP
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18/11/2021
Certi hamburger fanno giri immensi...
È il novembre 2012. L’autorità irlandese per la sicurezza alimentare fa un test su un lotto di hamburger di manzo surgelati e scopre che al posto della carne di manzo nei prodotti c’è un misto di carne di cavallo e maiale. I prodotti controllati sono destinati alla catena di supermercati Tesco, e la conseguenza possiamo immaginarla. Appena i risultati delle indagini vengono pubblicati a gennaio 2013, la carne di Tesco viene ritirata dagli scaffali, la catena di supermercati subisce un danno di oltre 300 milioni di sterline, e per un po’ nel Regno Unito il consumo di carne processata cala del 30 percento. Ripercorrere il viaggio degli hamburger del cosiddetto "horsemeat scandal" – che fa il giro d'Europa, passando per Regno Unito, Lussemburgo, Francia, Cipro, Olanda e Romania – è parecchio utile per capire cosa significhi comprare da una catena alimentare globale complessa e interconnessa, fatta di una rete fittissima di intermediari e compagnie subappaltate. Se da un lato pare un miracolo che questo sistema complesso riesca a riempire i supermercati di tutta Europa ogni giorno, dall’altro si stima che siano centinaia i punti in cui l’integrità della catena può rompersi. Il problema delle catene alimentari molto lunghe non è soltanto di sostenibilità, legato a trasporti emissioni e sprechi. Allungare le distanze e aumentare il numero di persone che mettono mano a un prodotto significa automaticamente moltiplicarne anche i rischi di contaminazione e contraffazione. E quando il sistema è così complesso, è più facile che i vari attori della filiera si rimbalzino le colpe senza che il vero responsabile finisca per essere perseguito. Ci si chiede da tempo come potremmo introdurre più trasparenza e rendere più semplice tracciare il nostro cibo. Molti suggeriscono la blockchain come soluzione al problema. Ma siamo davvero sicuri che basterebbe? Ce ne parla @silvialazzaris ... Leggi di più Leggi meno
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17/11/2021
Jeans jeans jeans
I jeans li vediamo ovunque, negli anni hanno rappresentato intere generazioni e classi sociali. Ma sai cosa c'è dentro? Il successo di questo capo d'abbigliamento è proprio legato al modo in cui viene prodotto e in questa puntata di What's Inside proviamo a capire insieme quali sono i pregi di questo tessuto e quali le sfide per renderlo più sostenibile riducendone l'impatto sull'ambiente. Un jeans può consumare dai 2.600 agli 8.000 litri di acqua, ma per fortuna esistono oggi diverse tecnologie e materie prime che possono ridurre questo consumo. La canapa, ad esempio, è sempre più al centro di una rivoluzione del settore tessile. Pian piano si sta rivelando un materiale sempre più utile a ridurre il nostro impatto perché richiede meno acqua, pesticidi e suolo per essere coltivata Anche per questo è stata scelta da Levi's® per la realizzazione di capi più sostenibili, assieme alla tecnica Water ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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15/11/2021
Il ghiacciaio artificiale in India
Temperature (Clima)
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12/11/2021
Giustizia climatica
Tra le conseguenze del cambiamento climatico non c'è solo la minaccia agli ecosistemi naturali del nostro Pianeta, ma anche la crescita delle diseguaglianze sociali. I dati mostrano che le responsabilità per il cambiamento climatico sono prevalentemente dei Paesi economicamente più sviluppati, come raccontano i grafici presentati in questo post. (Per una lettura corretta dei dati, va tenuto presente che tra i più grandi emettitori di CO2 e Paesi economicamente più sviluppati rientrano, in particolare, Cina e India: data l'enorme quantità di popolazione, il dato pro capite ad essi riferito appare più basso, ma i dati assoluti sono comunque molto alti.) Eppure non sono i più grandi emettitori a soffrirne di più. Al contrario. Ad essere maggiormente colpiti sono, ancora una volta, i Paesi che hanno meno risorse economiche. E all’interno di ciascun Paese sono le comunità più povere a subire il maggior impatto. È un paradosso, ed è un’ingiustizia. La crisi climatica si intreccia infatti con le grandi questioni dei diritti umani e dell'eguaglianza sociale. Non a caso, si parla sempre più spesso del concetto di “giustizia climatica”, al centro anche delle discussioni della #COP26 in corso a Glasgow. In un certo senso, le sfide del nostro tempo convergono verso uno stesso punto: non sarà possibile raggiungere la giustizia climatica senza giustizia sociale, giustizia economica e giustizia di genere. Per questo sarebbe impensabile riuscire in una transizione equa e sostenibile senza, prima di tutto, riuscire ad attuare piani che tutelino i territori e le fasce di popolazione più esposte agli effetti più disastrosi del cambiamento climatico. Da dove partire, però? Chi avrebbe la responsabilità di occuparsene? E come ottenere che ogni Paese riesca a bilanciare i problemi di casa propria con quelli di Paesi lontani? Domande per nulla semplici, che richiedono risposte ancora più complesse. Del tema tratterà anche il professor Carlo Alberto Redi nella conferenza Science for Peace and Health, organizzata da @fondazioneumbertoveronesi, che si terrà dal 15 al 18 novembre e potrà essere seguita in streaming. #giustiziaclimatica #thereisnoplanetb #sostenibilità #climatechange #scienceforpeaceandhealth ... Leggi di più Leggi meno
Policies
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11/11/2021
Negli ultimi vent'anni le importazioni di avocado dell'Unione Europea sono quintuplicate, ma quali sono le conseguenze ambientali e sociali del consumo sempre più frequente di questo frutto? L'avocado coltivato in zone aride come Africa, Messico, e America Latina è spesso causa di siccità regionali e deforestazione illegale. I problemi sono anche sociali: l'aumento della domanda e del prezzo dell'avocado hanno attirato l'attenzione di mafie locali, che specialmente in Messico estorcono gli introiti dagli agricoltori tenendoli a lavorare nei campi in condizioni di grave sfruttamento. Le distanze che l'avocado deve percorrere per raggiungerci in Europa, poi, si traducono sia in emissioni che in sprechi. Secondo una ricerca effettuata sugli avocado provenienti dal Kenya e riportata dalla FAO, si potrebbe stimare che per ogni avocado che consumiamo un altro sia stato buttato. Gli avocado infatti sono frutti delicati che mal sopportano i lunghi viaggi: spesso si ammalano a causa delle pratiche di maturazione controllata delle navi mercantili, o marciscono dopo essere stati ammaccati durante le fasi di trasporto e confezionamento. Ma cosa possiamo fare noi? Anzitutto possiamo cercare avocado provenienti da commercio equo e solidale, che garantiscono che i produttori siano stati pagati uno standard minimo. Ancora meglio cercare avocado prodotti direttamente in Europa: l'aumento delle temperature nel mediterraneo sta infatti rendendo paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Grecia sempre più adeguati per la produzione di frutti tropicali. Possiamo poi evitare di sprecarli, aprendoli solo quando siamo certi che siano maturi. E soprattutto consumarli con moderazione, trattandoli come uno sfizio. #avocado #avocados #sustainability #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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10/11/2021
La tecnologia che cattura la CO2
Mantenere l'aumento della temperatura terrestre sotto la soglia di 1,5°C è l'obiettivo che i leader mondiali si sono posti con l'Accordo di Parigi. Alcuni settori economici, però, stanno facendo più fatica a decarbonizzare. È il caso delle industrie siderurgiche, petrolchimiche e cementiere che, insieme, raggiungono il 52% delle emissioni mondiali. Per questo è necessario trovare alternative in grado di rimuovere la CO2 dall'atmosfera, immagazzinandola sotto terra o riutilizzandola. Le strategie possibili sono due: ecosistemi naturali da un lato e tecnologia dall'altro. Oceani, foreste e suolo sono nostri grandi alleati che attraverso le correnti oceaniche, il fitoplancton e la fotosintesi sono in grado di sequestrare e conservare carbonio nel terreno per secoli. L'alternativa è sviluppare nuove tecnologie di sequestro del carbonio. Sono in molti a riporvi grandi speranze, non solo i CEO delle Big Tech come Elon Musk – che ha annunciato di aver messo in palio 100 milioni di dollari per il miglior progetto di cattura della CO2 – ma anche le grandi aziende si stanno attivando, affiancando iniziative portate avanti a livello governativo da Paesi come Norvegia e Australia. Una delle innovazioni più promettenti è la "Direct Air Capture" che permette di assorbire CO2 dall'atmosfera immagazzinandola per poi rivenderla. Questo processo, oggi ancora molto costoso, viene anche criticato come controintuitivo. Infatti, uno dei maggiori acquirenti di CO2 è l'industria petrolifera che utilizza l'anidride carbonica per rendere il petrolio meno denso, facilitando il processo di estrazione e quindi rendendo il prodotto (utilizzato in industrie ad alte emissioni) meno costoso. L'obiettivo è chiaro: dobbiamo contenere l'aumento delle temperature sotto gli 1,5°C. Per farlo dobbiamo sfruttare tutte le tecniche a nostra disposizione. In primis salvaguardare gli ecosistemi naturali che di per sé svolgono questa funzione. È poi necessario continuare ad investire per rendere le innovazioni tecnologiche economicamente sostenibili e arrivare ad un punto nel quale sarà più conveniente catturare CO2 rispetto che emetterla. #co2 #carboncapture #thereisnoplanetb #emissioni ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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09/11/2021
Il discorso di Obama a Cop26
Era l'uomo più atteso della giornata di lunedì 8 novembre alla #COP26, e Barack Obama non ha deluso le attese. Almeno dal punto di vista retorico. Dal palco della conferenza di Glasgow l'ex presidente degli Stati Uniti si è rivolto ai giovani con un discorso dal tono appassionato e solenne, secondo lo stile che lo ha reso celebre fin dall'inizio della sua carriera politica. Obama ha sottolineato che le giovani generazioni hanno un ruolo cruciale in questo momento storico. Non solo perché il cambiamento climatico “lo avete studiato a scuola” - ha detto Obama - “ma soprattutto perché potete insegnarlo ai vostri genitori, nonni ed insegnanti che probabilmente ascolteranno più voi che noi politici”. Due le vie per prendere parte attiva al futuro: la politica e le scelte che compiamo quotidianamente come consumatori. L'ex presidente democratico ha rivendicato l'importanza dell’Accordo di #Parigi del 2015, evidenziando i progressi fatti e criticando il suo successore Donald Trump per averne bloccato l'attuazione. In tutto il suo intervento Obama non ha risparmiato giudizi politici, definendo “scoraggiante” il fatto che i leader di Cina e Russia non abbiano partecipato alla conferenza. Concludendo il suo discorso Obama ha enfatizzato che non abbiamo fatto abbastanza per affrontare la crisi climatica, ma si è dichiarato fiducioso perché crede che costruire un futuro migliore sia possibile e necessario. Obama è però stato anche criticato dagli attivisti, in particolare dalla 25enne ugandese Vanessa Nakate che sul proprio profilo Twitter ha rispolverato un discorso di Obama alla COP15 del 2009, in cui l'allora presidente prometteva 100 miliardi per combattere il cambiamento climatico. Da allora, ha sottolineato Nakate, gli Stati Uniti hanno infranto la promessa e ancora oggi non stanno contribuendo a sufficienza: “Questo costerà perdite di vite umane in Africa – ha scritto –. Tu vuoi incontrare i giovani della Cop26. Noi vogliamo i fatti.“ #COP26 #COP26Glasgow #COP26action #BarackObama #ClimateAction #ClimateChange #ClimateEmergency #ClimateCrisis #SaveThePlanet #ClimateActionNow #ClimateChangeIsReal #EveryDayClimateChange #reels #reelsinstagram #reelsinsta ... Leggi di più Leggi meno
Policies
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09/11/2021
Le ferite del nostro pianeta possono essere guarite
COP
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08/11/2021
Le nostre abitudini fanno la differenza
Quante volte ci è capitato di impiegare più tempo ad arrivare in ufficio o all’università in macchina rispetto a quando abbiamo usato la bici o il tram? Uno studio della National Association of City Transportation Officials (NACTO) ci spiega perché. Partendo dal presupposto che misurare e ottimizzare gli spostamenti e le modalità di viaggio è fondamentale se vogliamo migliorare gli spazi stradali e le tempistiche dei nostri viaggi, la NACTO ha deciso di tenere conto del numero di persone che effettivamente si spostano su una determinata strada invece del più comune dato sulla velocità del traffico. Questo parametro ha permesso di avere un quadro più completo di come si muovono i cittadini all’interno di una città. Lo studio ha rivelato che mentre in una corsia di veicoli privati (ipotizzando 1-2 persone per auto e dai 600 agli 800 veicoli all’ora) si potrebbero spostare da 600 a 1.600 persone all'ora, in una corsia di autobus si potrebbero muovere fino a 8.000 persone all'ora, fino a 9.000 persone a piedi e addirittura fino a 25.000 persone con i mezzi su rotaia (per ogni direzione di marcia). I numeri parlano chiaro: la mobilità condivisa è chiave nel facilitare gli spostamenti di tutte e tutti. Quando i mezzi pubblici sono a nostra disposizione e la nostra città è fornita di tram, metro o autobus, usiamoli! Considerando i livelli critici di inquinamento atmosferico causato dalle autovetture sulle quali viaggiamo, se ottimizzassimo gli spostamenti preferendo bicicletta o tram arriveremmo prima a destinazione e contribuiremmo a salvaguardare l’ambiente. #sharedmobility #climate #mobilità #traffico #città #city #mobility ... Leggi di più Leggi meno
Mobilità
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08/11/2021
Le città più sostenibili d'Italia
Nei prossimi anni i grandi centri urbani saranno sempre più protagoniste della transizione ecologica e già oggi le città che investono per migliorare le proprie performance ambientali investono per migliorare la qualità di vita dei cittadini. Il nuovo rapporto pubblicato da Legambiente e Ambiente Italia ha classificato l’ecosistema urbano in 105 capoluoghi di provincia italiani analizzando alcune aree chiave: qualità dell'aria, acqua, politiche di gestione dei rifiuti e mobilità pubblica. La fotografia scattata non è particolarmente positiva. Dal confronto con il report 2020 emerge infatti uno stallo generalizzato, ma con un peggioramento delle voci relative a trasporto pubblico, livelli di smog (nonostante la parziale diminuzione del traffico veicolare registrato durante i lockdown) e perdite della rete idrica. Il report restituisce una classifica generale delle performance ambientali delle città italiane incrociando 18 diversi indicatori, con pesi diversi in base alla macro-area di riferimento: la mobilità rappresenta il 25%, aria e rifiuti il 20%, acqua e ambiente urbano il 15% e infine energia il 5%. In questa speciale classifica, l’unico capoluogo di provincia che supera gli 80 punti su 100 è #Trento. Tra le province più esemplari troviamo poi #ReggioEmilia, #Mantova e #Cosenza. Nonostante la situazione generale non sia migliorata, è però interessante notare che a seconda dei diversi parametri troviamo esempi virtuosi in tutto il Paese. Per esempio, in tema di mobilità, #Milano si classifica prima per offerta di trasporto pubblico, mentre #Macerata è il capoluogo di provincia con la minore dispersione d’acqua. #Brindisi e #Matera sono prime per quanto riguarda, rispettivamente, l’uso efficiente del suolo e gli spazi dedicati alle aree verdi. Anche in questo caso il buon utilizzo delle risorse #PNRR rappresenta una sfida chiave, con importanti investimenti per i Comuni. Sono 1,5 i miliardi di euro stanziati per progetti di sviluppo della raccolta differenziata e realizzazione di impianti di riciclo. Sono poi previsti 600 milioni per interventi su fognature e depuratori e 900 milioni per migliorare l'efficienza delle reti idriche. #città #sostenibilità ... Leggi di più Leggi meno
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07/11/2021
Il cratere in Turkmenistan che continua a bruciare
Che crediate nell’aldilà o meno, nel deserto del Turkmenistan c’è un posto chiamato la ‘Porta dell’Inferno’. Si tratta di un cratere, largo quanto un campo di calcio, che brucia ininterrottamente. La voragine non è un fenomeno naturale, seppur visivamente tanto spettacolare da diventare la meta turistica per eccellenza del Paese. Brucia dal 1971, quando un gruppo di geologi iniziò a trivellare proprio in quel punto alla ricerca di gas. Il terreno però collassò improvvisamente e per evitare la fuoriuscita di gas, come il metano, i geologi decisero di innescare un incendio sperando che in qualche giorno il fuoco avrebbe consumato tutto il gas combustibile nella caverna. Chiaramente, così non è stato. ‘Porta dell’Inferno’ a parte, il problema è sistemico per il Paese. Il Turkmenistan è uno dei Paesi con più perdite di metano al mondo. Non solo: in quanto gas serra, il metano rientra nelle cause del riscaldamento climatico se immesso nell’atmosfera e il suo effetto è 80 volte più alto di quello della CO2. Tuttavia, dato che il metano è incolore e inodore – il famoso "odore di gas" è in realtà aggiunto artificialmente per questioni di sicurezza – l’unico modo per accorgersi delle perdite è via satellite. Dei 50 rilasci di metano nell’atmosfera più gravi nel 2019 indovinate quanti provengono dal Turkmenistan? Ben 31. Queste perdite oggi potrebbero, ma soprattutto dovrebbero, essere evitate quasi del tutto, perché risolvibili. Tante sono banalmente dovute a valvole malfunzionanti. Come abbiamo raccontato nel nostro podcast Tyranny, il Turkmenistan è guidato da un ex dentista, diventato poi dittatore, ed è uno dei luoghi più repressivi del pianeta. Ad oggi non è affatto chiaro come si possa persuadere il Paese, e il suo strano leader, a ridurre il suo impatto ambientale. ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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05/11/2021
L'impatto dei Paesi sul cambiamento climatico
Quanti di noi il primo dell’anno stilano i buoni propositi? E quanti ne riusciamo a portare effettivamente a termine? Solitamente passano i mesi e la lista rimane lì, finché arriva un nuovo anno e quei propositi è tempo di riscriverli da capo. Nulla di troppo diverso da ciò che sta succedendo a livello globale con le dichiarazioni dei Paesi sulla loro futura neutralità carbonica. Con la differenza che da questi buoni propositi dipende il futuro della nostra specie. Ovunque guardiamo siamo inondati da promesse di emissioni zero e piani strategici per velocizzare la transizione ecologica. Ma servono i giusti punti di riferimento per riuscire a contestualizzarli. Da dove e perché arrivano questi impegni? È dal 2015, con l’Accordo di Parigi, che i Paesi firmatari sono tenuti a presentare e aggiornare i loro obiettivi sul lungo termine, ogni 5 anni per l’esattezza. Si chiamano i Nationally Determined Contributions (NDCs). Come leggere gli NDCs? Le emissioni devono rimanere sotto la soglia che permetta di ridurre l'aumento della temperatura globale entro il limite degli 1,5˚C rispetto alla temperatura media della terra prima dell'età industriale. Per raggiungere questo obiettivo, entro il 2030 si dovrebbero dimezzare le emissioni globali, ed entro il 2050 dovremmo raggiungere la neutralità carbonica. Ogni piano deve contribuire al raggiungimento di questo traguardo. Ma come si posizionano gli NDCs di oggi rispetto al loro scopo? Ci sono non poche incongruenze tra le politiche attuali, quelle dichiarate e soprattutto quelle necessarie per stare al di sotto degli 1,5˚C. Questo è quanto dichiara l’ultimo studio di The Climate Action Tracker, che analizza gli impegni dei Paesi che emettono l’80% di emissioni globali. Ad oggi, la grande maggioranza dei Paesi ha un livello insufficiente di piani. Anche se, breaking news di un report di Climate Resource del 3 Novembre, dopo gli ultimi impegni dichiarati questa settimana alla COP26, vediamo per la prima volta nella storia le proiezioni sotto i 2˚C nel 2100. Buone notizie anche se basate solo su prese d’impegno. La spinta per il cambiamento e la volontà di mettere in atto politiche più severe sono un grandissimo punto di partenza, ma ora servono piani d’azione concreti, con target minuziosamente specifici, date di scadenze ben definite e vincoli misurabili. #climateaction #climatecrisis #climatechange #cop26 ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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04/11/2021
Da Roma è tutto, linea a Glasgow
Negli ultimi giorni non si parla d’altro che di G20 e COP26. Ma di cosa si sta parlando veramente a queste conferenze? E quali sono i risultati ottenuti sinora? Silvia Boccardi e Francesco Rocchetti ne parlano con Alberto Guidi, Research Assistant dell’Osservatorio Geoeconomia dell’ISPI. ... Leggi di più Leggi meno
COP
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04/11/2021
UK spreca carne a causa Brexit
Se nelle scorse settimane si era parlato della mancanza di trasportatori di carburante, che aveva causato non pochi problemi all’approvvigionamento alle stazioni di riferimento, oggi l'ultimo problema causato dalla Brexit riguarda la produzione di carne. In questi giorni, infatti, nel Regno Unito ci sono migliaia di carcasse di animali destinati al macello che non possono essere macellati perché migliaia di lavoratori stagionali stranieri non possono più essere contrattualizzati facilmente. La causa, ancora una volta, sono le restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori introdotte con l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Secondo le associazioni di categoria mancano più di 10.000 operatori nel settore, e il governo britannico starebbe pensando a una deroga per concedere ad appena 800 lavoratori di entrare nel Paese e lavorare per 6 mesi. La storia completa ce la racconta @miaceran su #TheEssential, il podcast che racconta l'attualità dall'Italia e dal mondo in 5 minuti, tutti i giorni solo su @spotifyitaly (ascoltalo al link in bio) ... Leggi di più Leggi meno
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03/11/2021
Il salvataggio degli oceani di Oceans Cleanup
Boyan Slat sognava di salvare l'oceano dalla plastica e per farlo ha messo in piedi un sistema di raccolta dei rifiuti in mare su larga scala. Si chiama System 002 ed è la tecnologia in grado di catturare e raccogliere facilmente la plastica nell'oceano. Tra gli obiettivi del giovane CEO di @TheOceanCleanup, c’è quello di ripulire la Great Pacific Garbage Patch, l’enorme ammasso di plastica presente nell’oceano Pacifico. La no-profit fondata da Boyan, oltre ad aver ideato un sistema di pulizia, raccoglie i dati riguardanti l’inquinamento marino da plastica. Secondo i loro calcoli quasi l’80% della plastica proviene da soli 1000 fiumi nel mondo e arriva a pesare fino a 2,7 milioni di tonnellate l'anno. Ma come funziona la tecnologia dietro questa invenzione? Molto semplicemente, due navi collegate da un tubo a forma di V avanzano e convogliano i rifiuti in un unico punto in mare. Navigando parallelamente a velocità sostenuta le due navi raggruppano i rifiuti nel sistema di raccolta che, una volta colmo, viene sigillato e trasportato sulla nave. Una volt a bordo, i rifiuti vengono puliti e trasportati a terra, dove vengono riciclati. Il loro motto è: “Catch, rinse, recycle and repeat - until the oceans are clean” ovvero “raccogli, risciacqua, ricicla e ripeti - finché gli oceani non sono puliti”. #climatechange #climateaction #innovation #climatecrisis #oceancleanup #plasticaste #stopplasticwaste ... Leggi di più Leggi meno
Plastic cleaning,Plastica (Inquinamento)
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03/11/2021
Una dieta sostenibile
Le nostre scelte possono fare la differenza nella lotta contro il cambiamento climatico
Dieta
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02/11/2021
COP26
Gli inizi della COP26, la più importante conferenza annuale sulla crisi climatica, non sono dei migliori. Dopo un passaggio di testimone parecchio debole e inconcludente del G20 avvenuto a Roma questo weekend, ora la COP26 di Glasgow dovrà farcela con le proprie forze. Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite, si è dichiarato insoddisfatto ma con ‘speranze non sepolte’. Ieri, alla 26esima Conferenza delle Parti (COP), è iniziata la sfilata dei capi di Stato e di governo che hanno aperto con messaggi di allarme. Qui una raccolta delle citazioni più forti che racchiudono la prima giornata della COP26. Alle parole dei leader a COP26 fanno da contraltare le posizioni di tre potenze, Cina, Russia e India, che hanno annunciato degli obiettivi incompatibili con quelli firmati nell’Accordo di Parigi. Cina e Russia infatti hanno spostato la data della loro decarbonizzazione dal 2050 al 2060, mentre l’India addirittura al 2070. Come inizio poteva andare molto meglio, ma la conferenza è ancora lunga. #cop26 #climateaction #climatecrisis #climatechange ... Leggi di più Leggi meno
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02/11/2021
Dobbiamo contenere l'aumento delle temperature
Questa è la prima settimana di COP26, la più importante conferenza sulla crisi climatica. Un evento con l’ambizioso (ma fondamentale) obiettivo di creare un piano d’azione per rimanere al di sotto degli 1,5˚C di aumento di temperatura globale. Da questo dipende il futuro della nostra specie. E non è per essere drammatici o catastrofisti, è scienza. Avete presente quando un palloncino si gonfia, si gonfia, e poi per la pressione scoppia? Ecco, immaginiamoci la Terra come quel palloncino. È resiliente, tiene botta, ma se sorpassa un limite, scoppia. E quel limite sono gli 1,5˚C. Superati quelli, infatti, si innescheranno dei processi non-lineari, irreversibili ed esponenzialmente più pericolosi per la nostra stessa sopravvivenza. La Terra ha il clima di oggi da ormai circa 10,000 anni, da quando siamo entrati in una nuova era geologica, l’Olocene. Prima c’era l’era glaciale, prima ancora i dinosauri in Antartide. Condizioni in cui non avremmo potuto vivere come oggi.  Diventa quindi una questione esistenziale riuscire a mantenere il clima stabile. Ma cosa lo rende stabile in principio? Secondo la teoria elaborata da Johan Rockström, tutto dipende dai ‘planetary boundaries’, i nove limiti del pianeta che regolano la nostra vita: il cambiamento climatico, l’acidificazione degli oceani, lo strato di ozono, la biodiversità, il ciclo dell’acqua, il ciclo dei nutrienti, lo sfruttamento del suolo, inquinamento chimico, e gli aerosol atmosferici. 
Sono tutti interconnessi e per ognuno ci sono tre livelli di sicurezza: la zona sicura, di incertezza, e oltre l’incertezza.  Tra questi 9, ce n’è uno più urgente degli altri in questo momento: il cambiamento climatico. Oggi siamo ancora in zona gialla, ma ci stiamo rapidamente avvicinando alla zona rossa, in cui entreremo se supereremo gli 1,5 gradi di riscaldamento. Ce ne parla @jaquelineilly #climatechange #climateaction #climatecrisis #cop26 ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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01/11/2021
La produzione di vino e i cambiamenti climatici
I cambiamenti climatici stanno cambiando il processo di produzione del vino. L’aumento delle temperature causa una precoce maturazione dell’uva, che viene vendemmiata prima che abbia raggiunto la maturazione ottimale, con conseguenze sulla qualità del vino prodotto. Secondo uno studio del 2019 pubblicato sulla rivista National Academy of Sciences un aumento della temperatura di 2 gradi da qui al 2050 potrebbe portare a far scomparire il 56% delle aree vitivinicole nel mondo. In Paesi come Italia e Spagna la percentuale di aree perse salirebbe fino al 65%. Per questo motivo alcuni produttori di vino stanno pensando di spostare i vigneti verso aree meno calde, dove in futuro il clima sarà ideale per la coltivazione della vite. In Piemonte esistono varietà di spumante che viene prodotto a 800 metri di altezza, in terreni dove un tempo esistevano skilift. Altri produttori invece stanno spostando la produzione di vino in regioni con temperature più basse, come la Scandinavia, un’area dove fino a poco fa era impensabile avviare una produzione di vino, e che invece potrebbe rappresentarne il futuro. Se da un punto di vista qualitativo non è ancora chiaro l’effetto sul vino di questo spostamento, è evidente che in termini economici Paesi come l’Italia rischiano di perdere una quota considerevole di introiti. Negli ultimi 10 anni l’export italiano di vino è aumentato notevolmente, passando dai 4,4 miliardi di euro del 2011 ai 6,3 miliardi di euro del 2020, un aumento del 43%. Secondo uno studio del 2019 questo trend potrebbe crollare. Una possibile soluzione potrebbe essere puntare sulle varietà d’uva con una migliore capacità adattiva e di aumentare la biodiversità dei vitigni: in questo modo, secondo lo studio, si potrebbero dimezzare le perdite delle regioni vitivinicole da qui al 2050. Inoltre è fondamentale evitare che il riscaldamento globale superi i 2 gradi da qui ai prossimi trent’anni, intervenendo con politiche decise e mirate. #wine #winelovers #winelover #winestagram #vino #vinoitaliano #vinorosso #vinobianco #instawine ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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01/11/2021
La produzione di vino rischia di sparire a causa della crisi climatica
Il #ClimateChange cambia il processo di produzione del #vino: la produzione di vino in #Italia rischia di sparire a causa della #CrisiClimatica
Temperature
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31/10/2021
I Paesi responsabili del cambiamento climatico
L’Indonesia quinta in classifica tra i Paesi con più emissioni? Non siamo né abituati a vederla in quella posizione né ce lo aspetteremmo, probabilmente. Questa è una classifica un po’ atipica, ma altrettanto interessante e poco conosciuta. Non si parla di emissioni annuali, ma di emissioni cumulative dal 1850 ad oggi. Non solo. Non guarda unicamente alle emissioni dovute ai combustibili fossili, ma le somma con quelle derivanti da sfruttamento del suolo e deforestazione. Non si è soliti usare le emissioni cumulative, la maggior parte delle volte le classifiche sono basate solo sui combustibili fossili. Quando invece, come qui, le due cose si sommano cambiano le carte in tavola, e di conseguenza la classifica. Abbiamo infatti Brasile e Indonesia nella top 5, prevalentemente per le loro storiche attività di deforestazione (per la produzione di gomma, tabacco, olio di palma, soia, allevamenti). Ma cos’altro capiamo da quest’analisi? Per prima cosa, che il 50% di emissioni totali dal 1850 sono state generate negli ultimi 40 anni. Assurdo, vero? In secondo luogo, permette anche di capire quante poche emissioni ci rimangono prima di superare la soglia critica di 1,5˚C di aumento di temperatura globale, quella sotto la quale dovremmo restare secondo l’obiettivo dell’Accordo di Parigi. Ai livelli di oggi, ci basterebbero 7 anni per superare gli 1,5˚C. Questo weekend è iniziata la COP26, la più attesa conferenza sulla crisi climatica, dove tutti i 197 Stati Membri dell’ONU si riuniranno per affrontare il rapido aumento di temperatura. È lì che si deciderà come fermare la corsa verso l'aumento della temperatura globale. Una cooperazione globale e unita può e dev’essere il punto di svolta. D’altra parte, la posta in gioco è piuttosto alta. ... Leggi di più Leggi meno
CO2
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31/10/2021
La classifica delle emissioni CO2
Emissioni di CO2, chi sale e chi scende #ClimateAction
CO2
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30/10/2021
Animali in trappola
L’oceano ricopre il 70% della nostra Terra e assorbe un terzo dell’anidride carbonica. È il nostro più potente alleato contro la crisi climatica e ci assicura benessere, cibo, economia. Ma, come vedete dalle foto vincitrici del prestigioso Ocean Photography Award (concorso che celebra anche la conservazione subacquea) non lo stiamo trattando troppo bene. Le sfide principali per i nostri oceani nel decennio appena iniziato sono tre: 1) Il cambiamento climatico, che causa l’innalzamento del livello del mare. Un Pianeta più caldo comporta per l’oceano perdita di ossigeno, maggiore acidificazione, ondate di calore marine sempre più frequenti e più intense che portano alla perdita della biodiversità; 2) La sicurezza alimentare. Dovremo sfamare 7,8 miliardi di persone, e al tempo stesso evitare di decimare le risorse del Pianeta. Per farlo è indispensabile puntare su un consumo più consapevole, oltre che su pesca e acquacoltura sostenibili per permettere agli stock ittici di rigenerarsi; 3) La lotta all'inquinamento. Complessivamente ogni anno, circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare, più di 500 mila tonnellate solo nelle acque del Mediterraneo. Le cause dell’inquinamento dell'acqua sono molteplici: tra le maggiori, sicuramente gli scarichi dei rifiuti industriali, la pesca e l’acquacoltura non sostenibili. E l'inquinamento dei mari dovrebbe interessarci anche perché c'è una stretta connessione tra salute del mare e la nostra: quello che buttiamo in mare, ce lo ritroviamo in tavola. #endplasticpollution #noplastic #wildlife #ClimateChange #plasticwaste #stopwaste #stopplasticwaste ... Leggi di più Leggi meno
Mare
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29/10/2021
Come evitare lo spreco in casa
5 cose che non compro più per ridurre lo spreco di carta e plastica in casa #climateaction #saneabitudini #sostenibilità
Plastica
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28/10/2021
Tesla, privacy e transizione energetica
Rinnovabili (Innovazione)
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28/10/2021
Cosí Recup combatte lo spreco alimentare
Industria
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27/10/2021
Il pannello solare a forma di girasole
Questo pannello #solare si muove come un #girasole per assorbire più #luce durante il giorno #climateaction #climatechange #imparcontiktok #LearnOnTikTok #perte #green #sostenibilità #fy #sicilia #saneabitudini
Rinnovabili
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27/10/2021
Gli allagamenti di Catania
La quantità di pioggia che si sta riversando in queste ore sulla Sicilia è ben oltre quella che normalmente cade in sei mesi. L’allerta meteo è stata annunciata nelle ore scorse dal Comune di Catania, dove i danni stanno aumentando di ora in ora. Le immagini delle strade allagate, le piazze che diventano laghi e le auto sommerse sono molto eloquenti. Mostrano la violenza di un nubifragio definito dai meteorologi il ciclone “Medicane”, dall’unione delle parole Mediterranean e hurricane. Questo impetuoso nubifragio è l’ennesimo evento climatico estremo che quest’anno ha colpito il nostro Paese. Incendi massicci, alluvioni, inondazioni, e tempeste stanno infatti diventando sempre più frequenti. La World Meteorological Organization ha infatti dichiarato che il numero di disastri ambientali è aumentato di cinque volte negli ultimi cinquant'anni a causa del cambiamento climatico. Se non adottiamo politiche e azioni concrete per abbassare le temperature atmosferiche globali, la frequenza con la quale questi eventi si manifesteranno diventerà sempre maggiore. #catania #nubifragio #climatechange #climatecrisis #climateaction ... Leggi di più Leggi meno
Fenomeni climatici
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26/10/2021
Come fare una spesa plastic free?
Come fare una #spesa #plasticfree ♻️ #climateaction #climatechange #climate #greentips #sostenibilità #zerowaste #imparacontiktok #foryou #perte
Dieta
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25/10/2021
Gli impatti della nostra dieta
Siamo una specie ingombrante. Con le nostre attività abbiamo notevolmente modificato tre quarti dell’ambiente terrestre e più del 60% di quello marino. È sfamarci, con la conversione di foreste e praterie in colture e pascoli, l'attività che più di tutte ci spinge a modificare gli habitat. Perdere habitat, poi, è solo l'inizio di una catena di problemi. Significa perdere le specie che li abitano e di conseguenza rinunciare sempre di più a quei servizi silenziosi e invisibili che un ecosistema funzionante ci garantisce ogni giorno – per esempio la nostra salute e quella delle piante che coltiviamo per sfamarci e curarci. Forse facciamo ancora fatica ad accorgercene, ma stiamo erodendo le fondamenta stesse delle nostre economie e dei nostri mezzi di sussistenza. La buona notizia è che possiamo farci qualcosa. Uno studio pubblicato su Nature Sustainability ha mappato la possibile espansione dei terreni dedicati alla produzione alimentare entro il 2050 e ha valutato l'impatto di diverse soluzioni. Tra queste l'adozione di una dieta che riduca il consumo di alimenti di origine animale, il dimezzamento dello spreco alimentare e l'ottimizzazione di commercio e produzione. Gli studiosi hanno concluso che continuando sulla stessa rotta – con la crescita prevista della popolazione mondiale e nessuna variazione negli stili di vita e nell’ottimizzazione della produzione – nei prossimi trent’anni avremmo bisogno di oltre un quarto in più dell’attuale terreno utilizzato per produrre cibo. La perdita di biodiversità in Africa e America Latina sarebbe drammatica. Adottare ciascuna delle soluzioni, in particolare l'ottimizzazione della produzione, potrebbe risolvere in parte il problema. La strategia vincente, però, sarebbe adottare tutte le soluzioni insieme. In questo caso non solo ridurremmo al minimo la perdita di habitat, ma in molti Paesi il bisogno di terreno diminuirebbe nonostante un aumento della popolazione. Lo studio, insomma, conferma quello che sappiamo da tempo: non sarà una singola soluzione o tecnologia salvifica a risolvere i problemi ambientali di cui siamo responsabili, ma un insieme di approcci e un ripensamento dei nostri sistemi produttivi e dei nostri stili di vita. ... Leggi di più Leggi meno
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22/10/2021
Trucchi per un armadio più sostenibile
Ogni gesto quotidiano che riusciamo ad aggiungere alla lista delle azioni sostenibili rende il nostro mondo migliore, anche se imperfetto. Partiamo dal nostro armadio, dove il nostro tasso di consumo sicuramente è tra i più alti. Diciamolo, è molto facile farsi tentare dalle nuove collezioni che settimanalmente riempiono alcuni negozi o svaligiarne altri quando ci sono i saldi perché tanto ‘costa poco’. Ma facciamo un passo indietro. L’industria del fashion è il secondo settore più inquinante al mondo. E se anche la colpa non è solo dei consumatori, c'entriamo anche noi. Le regole base per rendere il nostro armadio un po’ più sostenibile sono: riduci, riusa, ricicla e recupera. E tu come cerchi di rendere il tuo armadio più sostenibile? #modasostenibile #LiveInLevis ... Leggi di più Leggi meno
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22/10/2021
Gli effetti dell'aumento della temperatura terrestre
Guardando davanti a noi, non troppo in lontananza, abbiamo un bivio. Una strada ci porta alla rigenerazione, l’altra ci porta alla distruzione. La prima limita l’aumento di temperatura a 1,5˚C, la seconda supera i 3˚C. Stiamo vivendo una corsa contro il tempo. Restare entro la soglia degli 1,5˚C gradi di surriscaldamento globale – come stabilito dall'Accordo di Parigi del 2015 – è fondamentale. Oggi siamo già a +1˚C. Per centrare l'obiettivo è necessario dimezzare le emissioni globali entro il 2030. Entro il 2050 dobbiamo arrivare a zero emissioni. Ma quando si parla di non dover superare gli 1,5˚C non si tratta solo di contenere il riscaldamento del pianeta, si parla di preservare i confini stessi del pianeta. Che cosa sono i confini del pianeta? Sono quei limiti che permettono di mantenere stabili le condizioni di vita sulla Terra. Perché sì, la Terra ha dei limiti. Ci sono nove sistemi che reggono le fila di tutto, tra i più minacciati rientrano il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’acidificazione dei mari. Tutti e nove questi sistemi sono però talmente interconnessi che destabilizzarne uno provoca un effetto domino sugli altri, un effetto fuori dal nostro controllo. Un esempio. Il cambiamento climatico è causato dall’incremento delle emissioni di CO2. Questo a sua volta causa l’acidificazione degli oceani, che poi impatta le specie marine come i coralli, la cui diminuzione va a intaccare la biodiversità marina, impattando anche sulle nostre risorse di cibo. Più aumenta la temperatura, più aumenta il rischio di destabilizzare questi sistemi interconnessi. E anche solo mezzo grado centigrado di aumento medio può fare un'enorme differenza. Gli 1,5˚C vanno visti come un indicatore della nostra zona sicura: superata questa soglia, gli impatti della crisi climatica passano dall'essere distruttivi all'essere sempre più catastrofici e irreversibili. Come, purtroppo, iniziamo a vedere sempre di più. Dove siamo oggi? Di certo fuori rotta, secondo l’ultimo report dell’IPCC. Con la rotta presa oggi arriveremo agli 1,5˚C nel 2030, e ai 3˚C nel 2100. #sostenibilità #ambiente #thereisnoplanetchange ... Leggi di più Leggi meno
Temperature
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22/10/2021
Rigenerazione
In collaborazione con Levi's, Ale ha intervistato Niccolò Cipriani, founder di Rifò
Second Hand,Economia Circolare
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19/10/2021
Milano ha vinto il "2021 Earthshot Prize"
E niente, abbiamo vinto pure questa: l'Earthshot Prize, uno dei più prestigiosi premi per la sostenibilità al mondo. Il premio è promosso dalla Royal Foundation e voluto fortemente dal prinipe William e da sua moglie Kate. Da qui al 2030, ogni anno consisterà in 1 milione di sterline dato a ciascuno dei 5 progetti di sostenibilità più innovativi al mondo, che possano aiutarci a ridurre l'impatto ambientale sul nostro pianeta. Quest'anno a vincere è stata anche la città di Milano, con la sua @FoodPolicymi, progetto che grazie ai suoi 3 hub di quartiere e alla cooperazione tra aziende, mense, ong e supermercati, permette di recuperare e redistribuire ogni giorno 350 chili di cibo che altrimenti andrebbe buttato. #foodwaste #fightwaste #stopwaste #climatecrisis #climatesolutions #sustainability #eartshotprize #sostenibilità #zerowaste ... Leggi di più Leggi meno
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19/10/2021
La crisi climatica messa a nudo
In Israele, sul Mar Morto, duecento persone si sono spogliate per attirare l'attenzione sul cambiamento climatico, in particolare per sensibilizzare l'opinione pubblica sul graduale abbassamento delle acque del lago che ogni anno arretra di circa un metro. Questo grande lago salato infatti è una delle principali attrazioni turistiche della regione, ma sta scomparendo anche perché Israele e Giordania hanno deviato gran parte dell'acqua per agricoltura e acqua potabile, mentre l'estrazione di minerali e l'evaporazione accelerata dai cambiamenti climatici hanno aggravato il problema. L'installazione dal vivo è opera dell'artista Spencer Tunick, famoso per le sue foto di nudi scattate in tutto il mondo, che ha scelto di coprire i volontari con vernice bianca per evocare la storia biblica della moglie di Lot che si trasforma in una statua di sale. #environment #climatechange #art #sand #deadsea ... Leggi di più Leggi meno
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19/10/2021
È davvero tutto un "bla bla bla"?
È davvero tutto un «bla bla bla»? Nel suo discorso al summit #Youth4Climate a #Milano, Greta Thunberg è riuscita ancora una volta a imporre l’agenda nel dibattito sul clima, facendo diventare virale nuovamente la sua lotta, con pochi gesti o parole, immediati e capaci di rimanere impressi. La rabbia è più che comprensibile, specie per una storia trentennale di annunci in parte disattesi o di accordi non vincolanti e quindi non seguiti da misure concrete da parte di tutti. C’è però, ovviamente, sempre un ulteriore grado di complessità, a cui non dobbiamo mai rinunciare. Ce ne parla il nostro Francesco Oggiano. ... Leggi di più Leggi meno
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16/10/2021
Il sistema alimentare globale
In due secoli abbiamo stravolto il nostro rapporto con il cibo, e non solo in peggio. È facile romanticizzare il sistema alimentare preindustriale, ma fino a due secoli fa il cibo era tutt'altro che democratico. Molto costoso, poco sicuro, e per nulla garantito. Qualità, quantità e sicurezza del cibo sono aumentate di anno in anno nella maggior parte del mondo. Il sistema che abbiamo messo in piedi, però, non è affatto perfetto. Non solo non ci ha ancora aiutati a risolvere importanti difficoltà – un terzo della popolazione mondiale soffre ancora di malnutrizione per difetto o per eccesso di nutrienti. Ma ha anche causato tutta una nuova serie di problemi. Il sistema alimentare attuale accentra la maggior parte della produzione nelle mani di grandi gruppi industriali e reti di intermediari subappaltati. Costringe i piccoli e medi fornitori a ricorrere a lavoro sottopagato. Genera un quarto delle emissioni di gas serra globali. Ed è tra le principali cause della deforestazione tropicale e del deperimento delle risorse naturali. Eppure buttiamo via quantità enormi di questo cibo ecologicamente e socialmente costosissimo. Così i danni generati dal nostro sistema alimentare finiscono per costare al mondo circa dodicimila miliardi di dollari l'anno. Gli esperti del settore annunciano all'unisono che il nostro sistema alimentare è, essenzialmente, rotto. Le nostre scelte di consumo sono fondamentali, ma i nostri sforzi devono essere affiancati da politiche coraggiose, che incentivino pratiche di produzione e distribuzione più virtuose. Individuare le politiche necessarie al cambiamento era uno degli obiettivi del primo vertice ONU per ripensare il sistema alimentare. Ma c'è chi non è rimasto convinto dall'efficacia dell'evento. Il relatore speciale ONU per il cibo Michael Fakhri, per esempio, ha criticato la forte influenza delle multinazionali, che al vertice hanno potuto imporre la propria agenda di soluzioni. I rapporti del vertice sono stati poi criticati per aver usato un linguaggio generico, definendo soluzioni poco concrete. E allora usiamo questo World Food Day per chiedere impegni più concreti e vincolanti a governi e aziende. Le parole non bastano. #WorldFoodDay #FoodHeroes #Alimentazione #Cibo #FAO ... Leggi di più Leggi meno
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16/10/2021
A cena con Luca Travaglini
In occasione del World Food Day, abbiamo deciso di auto invitarci a cena dagli amici di @Chef in Camicia ed è nato un nuovo format In questa prima puntata di "A cena con..." abbiamo invitato (e fatto cucinare) Luca Travaglini, "agricoltore innnovativo" co-founder e co-Ceo di Planet Farms, una delle realtà più importanti nel mondo del vertical farming: la coltivazione verticale e sostenibile. A partire dalla consapevolezza che "siamo quello che mangiamo" Luca, assieme a Daniele Benatoff, ha ideato un sistema di coltivazione indoor che consente di utilizzare non il suolo, ma lo spazio sopra ad esso. Planet Farms ha nello stabilimento di Cavenago, in provincia di Monza e Brianza e alle porte di Milano, il più grande impianto di coltivazione verticale al mondo c